CULTURA: i manifesti Mele al Museo di Capodimonte

Nel mese di dicembre al Museo di Capodimonte si è svolta la cerimonia di apertura di tre stanze che raccolgono in maniera definitiva il meglio della collezione di cartelloni della Ditta Mele, donati dalla “Fondazione E. Mele” al museo. Vi hanno partecipato più di mille invitati che hanno poi visitato le stupende gallerie e a seguire una colazione nei grandi e imponenti cortili.
La tradizione e l’imprenditorialità dei fratelli Mele ancora una volta è stata ricordata!
Questa interessante storia inizia nel 1889 quando i fratelli Emiddio e Alfonso Mele decidono di dare una svolta alla loro impresa e dopo aver visto le Galleries La Fayette a Parigi e Harrods’ a Londra pensano di creare qualcosa di simile a Napoli.
Nascono così i Grandi Magazzini Mele, nel grande edificio vicino al Teatro San Carlo, offrono alla clientela un’ampia scelta di merci (oltre mille) che vanno dall’abbigliamento agli articoli per la casa fino a orologi e champagne (di loro produzione!), creano addirittura un ufficio postale e la possibilità di ordinare da un grande catalogo e di ricevere la merce a casa.
Questa formula completamente innovativa per l’epoca ha un enorme successo che durerà fino agli anni Trenta del Novecento, quando la crisi e le guerre costringono i fratelli a chiudere.
Naturalmente l’innovazione del “grande magazzino” è anche nella pubblicità: vengono chiamati i più importanti artisti di cartelloni dell’epoca per promuovere specialmente l’abbigliamento e nasce così una collezione di importanti manifesti. Gli artisti sono Marcello Dudovich, Leonetto Cappiello, Franz Laskoff, Aleandro Villa e tanti altri.
Si escogitano anche altre idee: le zebre al posto dei cavalli per la consegna dei pacchi, un “moro” all’ingresso dei magazzini e gruppi di eleganti nobili spiantati che si aggiravano curiosi intorno alle vetrine, facendo pensare di essere clienti. Lo stesso succede oggi con Abercrombie che anche in pieno inverno mette fuori dall’ingresso del negozio di New York due bei fusti a torso nudo!
Questi e molti altri gli espedienti per combattere la concorrenza!
In ricordo di tutto questo nasce ad opera della figlia di Emiddio, Anna Maria Mele nel 1989 un’importante fondazione il cui scopo è mantenere le tradizioni e l’artigianato partenopeo e così si organizzano corsi per la lavorazione del corallo, per il restauro delle famose figure del presepe, maestri d’ascia e molte altre iniziative per lo sviluppo del territorio.

1 commento per “CULTURA: i manifesti Mele al Museo di Capodimonte

  1. Alfonso Mele
    28 Gennaio 2013 at 1:49

    Cara Lucilla, io mi attribuisco il merito di aver, seppur tardivamente, assolto con un pagamento tardivo un debito alla memoria, esaltando i valori dell’imprenditoria Campana con l’evento di Capodimonte. Tu hai la virtù, con il tuo scritto, di mantenere vivo il ricordo della manifestazione invogliando gli assenti per un grand tour nel labirinto artistico di Napoli, nel quale includere un passaggio a Capodimonte nelle sale Mele. Il tuo articolo riflette rigorosità e completezza di argomentazione e trasuda la sensibilità artistica dell’autore, patrimonio non solo genetico ma risultato di una passione coltivata e maturata nello studio e nell’assidua partecipazione ad eventi culturali. Grazie e a presto Alfonso

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