CULTURA: Calendario e giorni inesistenti

Il 7 gennaio mattino, mia moglie (i lettori de La Lampadina avranno capito che mia moglie è la mia musa ispiratrice) mi fa: “Mi ha detto Paola” – la nostra colf che è ucraina e cristiana ortodossa – “che oggi per loro è Natale. Le ho fatto gli auguri.”
La sera mi dice:
“Ho fatto gli auguri a Delia” – la colf cristiana ortodossa di mia suocera – “ma questa mi ha detto: Io non sono mica ucraina! Il nostro Natale è il 25″.
“Entrambe sono cristiane e ortodosse. Mi spieghi come stanno le cose?”

Io ho cominciato a parlarle di “calendario giuliano” e “calendario gregoriano” ma mi sono accorto che le mie conoscenze erano insufficienti (e che la confusione nella testa di mia moglie, anziché diminuire, aumentava!) e che necessitavo di un approfondimento.

Internet e Wikipedia sono state i miei strumenti di lavoro. Una sintesi di quanto ho appreso – e trasmesso a mia moglie – lo metto in comune con voi.

Domanda – Perché è necessario un calendario e qual è il problema a definirlo?
Risposta – Un calendario è necessario per l’organizzazione della vita civile. Perché questa sia “ordinata” è stato generalmente riconosciuto che anno civile e anno solare (tempo impiegato dalla terra per ritrovarsi nella stessa posizione nella sua rivoluzione intorno al sole) debbano coincidere.
Il problema è che l’anno solare è composto di un numero di giorni che NON è intero! (l’anno solare MEDIO – non conviene entrare nel discorso del perché si debba considerare un anno solare medio! – è di 365,2422 giorni.)
I diversi calendari hanno cercato qualche sistema “pratico” per approssimare l’anno civile all’anno solare.
A noi interessa soprattutto quello che è accaduto nella nostra parte del mondo.

Calendario giuliano e calendario gregoriano
Il calendario “giuliano” è detto così perché fu “promulgato” da Giulio Cesare nella sua veste di “pontefice massimo” la più alta autorità religiosa della Roma classica (una prima scoperta: il collegamento tra “calendario” e “religione”). Calendario “ufficiale” di Roma, è stato adottato nei confini dell’impero e successivamente esteso a tutti i popoli che adottavano la religione cristiana.
Elaborato dall’astronomo greco Sosigene riprendeva un precedente “calendario egizio”.
Il calendario giuliano prevede un anno “normale” di 365 giorni con, una volta ogni quattro anni, l’aggiunta di un giorno – anno bisestile (366 giorni). In questo modo l’anno civile MEDIO risulta essere di 365,25 giorni (365 giorni e 6 ore.)

Una buona approssimazione?
Mica tanto! C’è una differenza di 11 minuti e 14 secondi. Questa differenza si accumula anno dopo anno, con la conseguenza che la data “civile” dell’inizio delle stagioni si allontana sempre di più dalla data “solare”. E basta lasciar passare …un migliaio di anni!

A questo punto interviene la “religione”.
Il Concilio di Nicea (325 dC), per dirimere una lunga controversia che aveva squassato la Chiesa, stabilì che la Pasqua – la massima festa cristiana – si celebrasse la domenica dopo la prima luna successiva al 21 Marzo, data definita come inizio UFFICIALE della primavera.

Poiché dopo 1200 e rotti anni, quei modesti 11 minuti e 14  secondi erano diventati la ragguardevole cifra di dieci giorni, il papa Gregorio XIII decise di prendere provvedimenti: andando avanti di quel passo dopo qualche altro migliaio di anni la Pasqua si sarebbe celebrata durante l’estate solare!

Sentita una commissione di esperti, il papa riformò il calendario: per riallineare data civile e data solare SOPPRESSE 10 giorni di calendario (il giorno successivo al 4 Ottobre fu – per decreto – il 15 Ottobre. Tenetelo a mente: se qualcuno vi chiedesse che cosa è successo di rilevante il 10 Ottobre del 1582 si starebbe prendendo gioco di voi, perché quel giorno non c’è mai stato!) e ridusse la durata MEDIA dell’anno civile dichiarando NON BISESTILI tutti quegli anni di fine secolo il cui numero non fosse divisibile per 400 (per intenderci il 1900 non è stato bisestile, il 2000 si) – in questo modo la durata media divenne di 365,2425 con una discrepanza residua nei confronti dell’anno solare di soli 26 secondi.

Il calendario riformato fu adottato rapidamente dai paesi cattolici (potenza della Chiesa Cattolica!). I paesi protestanti lo adottarono in epoche successive (calvinisti, luterani e anglicani nel XVIII secolo). Quelli ortodossi ancora dopo. (In ogni paese ci sono dunque 10 giorni mancanti, ma in momenti diversi!).

Una curiosità: il Calendario Gregoriano è stato adottato dall’URSS nel 1918, fino allora era in vigore il calendario Giuliano; la famigerata “Rivoluzione di Ottobre” secondo il nostro calendario (gregoriano) è avvenuta a Novembre!

Qual è la situazione oggi? La maggior parte delle nazioni del mondo occidentale e gli organismi sovranazionali come l’ONU usano il calendario gregoriano (potenza dell’Occidente!). Il Calendario gregoriano non è però UNIVERSALE: infatti, alcuni paesi musulmani usano il calendario islamico, in Israele si usa il calendario ebraico, in estremo oriente si usa prevalentemente il calendario cinese, in India quello indiano. Esistono anche un calendario thailandese e altri calendari locali.

Ma per dare risposta alla domanda di mia moglie, “perché Paola e Delia, entrambe ortodosse celebrano il Natale in due giorni diversi”, manca ancora un particolare.

Gli Stati dell’Europa orientale hanno adottato per l’uso civile il calendario gregoriano, ma alcune Chiese ortodosse, la Chiesa Ortodossa Ucraina tra queste, (come noto nell’Ortodossia non c’è un’autorità centrale come nel Cattolicesimo) hanno mantenuto per l’uso liturgico il calendario giuliano!

Terminato il mio sforzo, ho letto alla mia “musa” il mio elaborato.

Il commento?

Troppo complicato!

4 commenti per “CULTURA: Calendario e giorni inesistenti

  1. Manù Selvatico Estense
    2 Marzo 2013 at 18:04

    Magnifico articolo, assai ben spiegato, ma caduto nelle orecchie di una casinara: ho capito solo la metà e continuo a chiedermi perché questo mondo adooooora fare casini anche quando non é necessario!!! Grazie comunque del lavoro…

  2. Testi Mario
    27 Febbraio 2013 at 13:55

    Articolo molto interessante per l’argomento, complesso ma spiegato in modo chiaro, costato, penso, una faticosa ricerca.

    • Beppe Zezza
      27 Febbraio 2013 at 14:22

      Dove c’e’ gusto non c’e’ perdenza – dicono a Roma.
      Nessuna fatica!

  3. Alessandro Masetti
    25 Febbraio 2013 at 18:12

    Grazie Beppe, molto interessante.

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