ABBIAMO OSPITI – ARTE: Georges Braque, al Grand Palais di Parigi

Articolo di Manù Selvatico Estense – Autore ospite de La Lampadina

Per tutta la sua vita, il «Normanno», ha cercato delle nuove soluzioni nel campo della pittura. Inventore del cubismo, con Picasso, autore del primo «papier-collé», iniziatore del quadro-oggetto, ha sempre seguito una direzione personale e innovativa.

Al Grand Palais, Brigitte Léal, direttrice del Musée National d’Art Moderne du Centre Pompidou, inquadra in maniera stringata un’opera vasta e differenziata come il secolo che l’ha vista svilupparsi.

Quella di un saggio zen, con la criniera bianca come le sue care scogliere dell’Alta Normandia.

Léal parte dal fauvismo di Matisse (1905) e del discepolo di Cézanne, per proseguire con il paesaggista amante delle materie come la sabbia (1939) e terminare nell’esplosione simbolica degli Uccelli (1960).

Ci trasporta in un percorso cronologico e tematico, 14 sale di una scoperta ininterrotta, punteggiate da piccoli gabinetti fotografici che permettono di approfondire aspetti non molto noti della carriera di Braque.

In una scenografia concisa, che quasi ci stordisce per la densità simbolica, vengono sottolineate le affinità elettive dell’artista. Con Picasso nel periodo del cubismo analitico, sintetico e classico ma anche, in modo meno intenso, con la musica di Satie e la poesia di Reverdy.

Lungo questo cammino si può seguire l’immane lavoro effettuato sui paesaggi, senza alcuna presenza umana, sulle nature morte, fino alla scoperta, sul tardi, di un cielo precedentemente quasi ignorato.

Tutti gli aspetti di Braque vengono messi in luce in modo assai efficace per presentare la complessità di questo artista di genio che ci appare come un essere in continuo movimento, alla ricerca quasi ossessiva della perfezione.

Non va dimenticato che tutte le opere precedenti il fauvismo sono state distrutte dall’autore stesso per un forte sentimento di prostrazione artistica e quasi di autolesionismo.

La tavolozza dei colori provoca una reazione di grande stupore: si passa dall’audace policromia del «Paesaggio di L’Estaque» (fauvismo) alle ossessive mono o bicromie delle «Chitarre e bicchieri» e della «Scacchiera» (cubismo e papier-collé).

Risulta evidente che, nei suoi quadri, al di là di tanta luminosità, esiste un’atmosfera che li gestisce come un filo conduttore.

Per sottolineare l’eclettismo dell’artista, una sala é interamente dedicata alle sue sculture, ispirate dall’archaismo della Grecia primitiva: composizioni in bronzo la cui superficie, granulosa, ricorda la materialità dell’argilla allo stato originale. I dettagli anatomici, molto stilizzati, sono rappresentati da profonde incisioni.

La Mostra finisce con l’apoteosi simbolica degli «Uccelli», queste immagini succinte ed isolate che ci fanno scoprire la meditazione sull’immensità dello spazio, che ha accompagnato l’ultimo atto della vita creativa dell’artista, segnata dalla forte presenza di questo motivo.

fino al 06/01/2014

Manù Selvatico Estense

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