ABBIAMO OSPITI – ROMA: Piazza San Pietro e il cuore di Nerone

Articolo di  Giulia Pasquazi Berliri – Autore Ospite de La Lampadina

Sampietrini a San Pietro, foto di Michela Fazi

Sampietrini a San Pietro, foto di Michela Fazi

Tutti conosciamo quel tipo di selciato romano – i sanpietrini – che un tempo agevolava molto la movimentazione di carri e carrozze e che ancora oggi ritroviamo in molte strade e piazze del centro storico. Purtroppo la loro manutenzione è tutt’altro che adeguata e, questo, per una serie di motivi che certo non mi metto a disquisire! Infatti mi ritrovo a parlare di sanpietrini per una ragione diversa dal loro mantenimento e cura e cioè a proposito di una curiosità che li riguarda. Infatti fra i 2 milioni di sanpietrini che pavimentano l’enorme piazza di San Pietro, se ne nasconde uno molto particolare, detto “il cuore di Nerone”. Si tratta di un piccolissimo bassorilievo a forma di cuore trovato da alcuni bambini che giocavano nella piazza molti anni fa e da loro soprannominato in questo modo per nessun motivo particolare. cuore_1

È conosciuto anche con i nomi di “Cuore di Bernini” e “Cuore di Michelangelo” e le leggende che corrono su questa piccolissima opera d’arte sono numerosissime.
Secondo la prima è opera del Bernini in segno di un amore mai trovato; la seconda racconta che è frutto del lavoro di Michelangelo come simbolo di un amore infranto, un’altra sostiene che fu una donna a crearlo per ricordare il marito condannato a morte ingiustamente. E ce n’è anche un’ultima che narra che il cuore fu inciso tristemente da un soldato durante il discorso che Garibaldi tenne proprio lì il 2 luglio 1849, prima di ripartire da Roma, sancendo così di fatto la fine della famosa “Repubblica Romana”. Quale di questa sia la più verosimile o attendibile non è dato saperlo.
Altrettanto infattibile è intraprendere la ricerca del sanpietrino senza una minima traccia data la sua piccolezza nel complesso della piazza. Inutile è anche seguire il consiglio di coloro che invitano a cercarlo come in una caccia al tesoro: senza indicazioni precise su dove si trova è impossibile vederlo! Ma ecco dove cercarlo.
La rosa dei Venti A circa 10 metri dall’obelisco centrale, per terra corre tutto intorno a disegnare un cerchio di marmo la “Rosa dei Venti”, cioè delle aree della piazza in cui è presente un disco più chiaro con l’indicazione della direzione geografica e del nome del vento corrispondente.
Il nostro strano “cuore di Nerone” si trova nel riquadro del sud-ovest, cioè quello del Libeccio, cioè sul lato sinistro della piazza se si guarda la facciata della basilica.

Abbandoniamo le leggende e parliamo di un fatto più probabile. Il nostro misterioso oggetto è – come già detto – molto vicino al disco “sud-ovest” del Libeccio, nella Rosa dei Venti. Bisogna sapere che tutta la disposizione del pavimento con la Rosa dei Venti fu opera nel 1817 dell’abate astronomo Filippo Luigi Gilij, autore fra l’altro anche di linee nel pavimento, nell’altro lato della piazza, che di fatto trasformano l’obelisco vaticano in una gigantesca meridiana.
agri-romani-historia-naturalis-tres-partes-divisa-sive-a58bcaa2-5526-4391-99eb-b44d7ffaecd6L’ipotesi è che, rimaneggiando tutto il pavimento, il nostro abate sia in qualche modo coinvolto nella posa del cuore di Nerone. Detto ciò, cerchiamo informazioni sull’abate Filippo Luigi Gilij. Scopriamo che egli, oltre che astronomo, era anche un esperto naturalista, tanto che aveva creato anche una sorta di giardino botanico in Vaticano nel quale coltivava unicamente piante del Sud America. Sud America? Il disco del Libeccio, relativo al sud-ovest… ecco che qualcosa torna. Andiamo avanti. L’abate aveva scritto, nel 1789, un libro di botanica: “Osservazioni fitologiche sopra alcune piante esotiche introdotte in Roma”. Il libro è pieno di disegni di piante oramai comuni per noi ma assolutamente nuove per la sua epoca. In particolare un paragrafo è interessante, e descrive quello che l’abate battezza con orgoglio come il “solanum lycopersicum pyriforme”, e correda il paragrafo con un disegno della pianta della quale parla con un certo entusiasmo, soprattutto perché è il primo a coltivare questa pianta. Ma che pianta è? Il pomodoro! Questo è stato scoperto in Sud America, e venne coltivato in Europa proprio in quegli anni per la prima volta.

L’abate descrive la specie “pyriforme”, cioè quello di forma a pera, quello noto oggi come pomodoro “a peretta” o “a lampadina“. Questa è una specie nota ancora oggi con il nome scientifico che ha coniato l’abate!

confrontopomodoroA questo punto (vedere la terza foto qui sotto) non resta che confrontare il cuore di Nerone, rovesciato, con il pomodoro a lampadina…e, strano ma vero, non si riesce più a vedere il cuore. Infatti si vedono due pomodori penzolanti da un rametto centrale, inserito proprio nel riquadro della Rosa dei Venti che richiama, indirettamente, al Sud America.

3 commenti per “ABBIAMO OSPITI – ROMA: Piazza San Pietro e il cuore di Nerone

  1. 11 maggio 2017 at 17:54

    Ottimo,
    con un approfondimento “credibile”.

  2. Cristina Tuccimei Calabresi
    8 maggio 2017 at 23:25

    Molto carino, divertente, interessante, una delle tante curiosità che ci raccontano Roma e la fanno amare sempre di più, fortunati noi che ci siamo nati e ci viviamo.
    Bravi.

  3. Carlotta Staderini
    2 maggio 2017 at 13:56

    Molto interessante e divertente questa storia!

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