ABBIAMO OSPITI – STORIA DI ROMA – Via degli Zingari

Articolo di Giulia Pasquazi Berliri – Autore Ospite de La Lampadina

Ci troviamo a Roma, nel Rione Monti, in quella che era l’antica “Subura” romana (oggi Suburra) il cui nome significherebbe “zona abitata sotto la città”, ed è proprio questa l’impressione che si ricava sia scendendo in Piazza della Suburra dalle scale di Via Cavour, in prossimità della fermata metropolitana della linea B, o salendo in San Pietro in Vincoli dalle scale della Salita dei Borgia, ma anche scendendo da Via Nazionale per Via dei Serpenti o Via del Boschetto.
Sub urbe” stava, infatti, ad indicare la parte bassa della città rispetto al nucleo originario posto sopra il Palatino. La Subura entra a far parte dell’area urbana della Roma Antica quando il sesto re di Roma Servio Tullio, di origine etrusca, la scelse per la propria residenza.
Questa era la zona più autentica e popolare dell’Urbe, il luogo delle grandi contraddizioni sociali e umane della capitale dell’Impero. Nella Subura si trovavano – e qualche traccia la si trova ancora oggi – i bordelli più malfamati, le bettole e le locande più insicure. Era un’area affollatissima, sporca, rumorosa e soprattutto pericolosa, anche a causa dei numerosi incendi e crolli delle cosiddette “insulae”, edifici molto alti dove un numero illimitato di famiglie plebee vivevano ammassate. Anche Giulio Cesare e il poeta Marziale videro i natali nella Subura e, secondo la tradizione, vi si recavano spesso sia Nerone travestito per saggiare gli umori del popolo, che Messalina, in incognito, alla ricerca di trasgressione.

In piena Suburra c’è Via degli Zingari, che va dall’omonima piazza a quella adiacente della Madonna dei Monti, e che prese il nome dalle carovane di zingari che affluirono a Roma a partire dal ‘600 e che si concentrarono soprattutto in questa zona: gli uomini lavoravano pentole e stoviglie di metallo, mentre le donne andavano in giro a leggere il futuro sulle mani dei passanti in cambio di offerte. L’area in cui si trova Via degli Zingari, in origine si chiamava del Pozzo di Proba forse perché qui esisteva un pozzo in un campo di proprietà della matrona cristiana Anicia Fultonia Proba. Pozzo di Proba è, infatti, una corruzione del termine Puteus Probae. Il grande umanista e conoscitore della Roma antica Giulio Pomponio Leto (1428 –1498) nel suo trattato De vetustate Urbis ex Publio Victore et Fabio, descriveva così quel luogo: “In ipsa valle non longe a templo sancti Vitalis est puteus cui dicitur puteus divae Probae: nam proba virgo eum fecit.”
In Via degli Zingari oggi vi è una lapide in memoria del genocidio nazista dei Nomadi e degli Ebrei. Gli zingari, con la loro cultura nomade, rappresentavano per i nazisti un’inaccettabile anomalia dell’ordine sociale e minacciavano la purezza della razza e furono quindi anche loro perseguitati e deportati nei campi di sterminio dove morirono a migliaia: tra il 1939 e il 1945 vennero uccisi oltre 500.000 zingari. La storia della deportazione e dello sterminio degli zingari è una storia dimenticata e tutt’oggi la documentazione è frammentaria e lacunosa. Eppure la persecuzione degli zingari in epoca nazista è l’unica, oltre a quella ebraica, dettata da motivazioni esclusivamente razziali: proprio come gli ebrei, infatti, gli zingari furono perseguitati e uccisi in quanto ritenuti “una specie parassita”, degna soltanto di venire estirpata in modo definitivo.

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