COSTUME: parole nuove

La nostra bellissima e armoniosa e musicale lingua ha subito in tempi recenti assalti feroci: faxare, twittare, messaggiare, impiattare… e quanto altro. Se può veramente essere necessario inventare nuovi nomi per qualcosa di nuovo (ed è, se non sbaglio, in atto uno studio sulla immissione di nuovi termini nel dizionario italiano), penso che, invece, occorra con urgenza provvedere alla cancellazione, o sostituzione, di vecchi termini.

La nostra infanzia ha vissuto con momenti di assoluto terrore la lettura delle terribili fiabe classiche. Piene di orchi, di streghe fameliche, di bambini abbandonati nel bosco salvati, ingegnosamente, da briciole e sassolini. Una serie di storie di cattiverie, malvagità e ingiustizie mostruose che, non si sa veramente perché venissero lette la sera ai bambini.
Bambini che poi, invece di addormentarsi sereni, imploravano uno spiraglio di luce e di porta socchiusa per venire rassicurati dai normali rumori della casa, per non avere incubi terribili e paure di perfidi esseri probabilmente, addirittura, nascosti sotto il letto e suggeriti comunque dalle letture serali.
Autori di tanta perfidia erano molto spesso terribili invenzioni della fantasia ma anche normali esseri umani, fra cui semplici persone di genere femminili… ma cattive: LE MATRIGNE.

La matrigna fa la parte del leone in Cenerentola. Il padre, debole, non compare in difesa della figlia del primo matrimonio e permette che la nuova moglie, la matrigna, appunto, la tratti come una schiava. Piena di polvere di cenere del camino, con un secchio in mano per pulire tutto il castello.

Di contro alle due figlie del precedente matrimonio nulla viene negato: Il padre, pavido, non compare per le due figliastre, per arginare la loro prepotenza, per metterle in riga finalmente. Né tantomeno in difesa della figlia.

Questo nelle fiabe.

Nella vita:

Abbiamo parlato molte volte di come, forse vivendo molto più a lungo, nella nostra società convulsa e difficile, sia una difficile impresa ed un grosso impegno fare sì che un matrimonio duri per sempre. Intervengono nuovi legami che creano famiglie allargate. Alle feste, a Natale, ai compleanni fanno la loro comparsa l’amica di papa o l’amico di mamma seguiti a volte da figli di unioni precedenti
Quando poi questi nuovi legami vengano ufficializzati accade che:

L’affettuosa  amica di papà diventi la MATRIGNA

Il gentile amico di mamma diventi il PATRIGNO

Gli amati figli di ambedue diventino i FIGLIASTRI.

ORRORE!

Come non far venire alla memoria di eventuali figli piccoli i terribili protagonisti delle loro fiabe infantili?

Come convincerli che la realtà è altro e che possono accogliere serenamente il nuovo legame?

Sì è vero, un escamotage esiste. Basterebbe dire i “figli di mio marito” o “figli di mia moglie”, ma questo dà idea di un distacco affettivo che non c’è (o almeno non dovrebbe esserci!)

Se poi si arrivasse giovani al secondo matrimonio si parla, per fare una distinzione (orrore!), di figli e figlie di PRIMO LETTO

Nella vita ci descriviamo via, via come figli, figlie, sorelle, fratelli, mogli, mariti, madri, padri, nonne e nonni.

Come può accadere che poi ci si trasformi in MATRIGNE, PATRIGNI, FIGLIASTRI, SORELLASTRE,

E come procediamo poi? i… NIPOTASTRI di NONNASTRI?

Non ho parole.

Penso, in effetti, che ne occorrano di nuove!

1 commento per “COSTUME: parole nuove

  1. Giorgio
    2 ottobre 2017 at 22:44

    Brillannte come sempre, ma… “Di contro alle due figlie del precedente matrimonio… ”
    Qualcosa non torna!

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