COSTUME: le mezze stagioni non esistono più!

Continuiamo a ripeterlo: si passa all’improvviso da un caldo torrido a un freddo glaciale, e viceversa, in qualsiasi periodo dell’anno.
Ma in verità sono addirittura le stagioni a non esistere più e la loro scomparsa oltre a gravissimi scombussolamenti climatici ha cancellato una vecchia tradizione di famiglia:
IL CAMBIO STAGIONE.
Come spiegare ai giovani questo vecchio rito? A loro che passano da una stagione all’altra con la sola eliminazione di un golf? Che usano gli stessi jeans, le stesse T shirt, le stesse scarpe per tutta la durata dell’anno?
Ma, tanto tempo fa, in uno stesso periodo, in molte case…
“Domani si fa il cambio stagione!” Era annunciato con tono perentorio. A nulla serviva cercare di difendersi: “Ho un sacco di compiti, ho catechismo, devo preparare il ricamo di economia domestica”… (anche questo facevamo!)
Non ci si poteva sottrarre.
E così, il giorno dopo, si apriva una stanza sui cui letti, bene allineate, giacevano pile di vestiti, rimasti piegati dalla precedente stagione, meticolosamente divisi per grandezza.
Si cominciava dai più grandi. Quello che non stava più bene era passato al mucchietto seguente per sorelle o fratelli più piccoli.
Sembrerebbe un’operazione indolore; perché il difendersi da un’operazione tanto semplice?
Perché bisognava provare uno per uno vecchi vestiti adorati e vestiti da sempre odiati e allora cominciava la tragedia.
Per i primi, oramai troppo piccoli ma da cui mai avremmo voluto separarci, non approdavano a nulla tentativi disperati, accucciandosi e piegando le ginocchia. “Ti tira” era il giudizio inappellabile. E l’amato indumento passava al secondo gruppo.
Per i secondi, d’altra parte, gonfiarsi, tirarsi su al massimo, non sortiva a nulla. Altro giudizio insindacabile “Ti sta ancora un amore” e l’orrendo indumento ci avrebbe costretto a un altro anno di convivenza.
Sofferenza nel lasciare ad altri un vestito amato, sofferenza nell’ancora dover convivere con il mostro.
Il MOSTRO: in ogni casa ce n’era uno. Se ne parlava tra ragazzini terrorizzati.NL16 - 8 - mezze stagioni -2- in-your-shoes
Venivano tirati fuori dall’armadio, ben stirati, non spiaccicati come gli altri, protetti da fogli di carta velina. Arrivati in famiglia non si sa più da dove e da quanto. Le sembianze erano diverse: un terribile cappotto di spigato siberiano “Nuovo di Zecca”, un paio di knicker bocker “Come sono sempre eleganti”, un cappotto di casentino talmente arancione da essere quasi fosforescente, peggiorato da un collo di pelliccia e un minacciosissimo perché “Sta bene sia ai maschi sia alle femmine”.
Sulla guerra ai mostri, alleanza globale.
I grandi, praticamente stando sui tacchi, si stendevano a dismisura trattenendo il fiato e allargando le spalle “Che peccato. Troppo piccolo”. Un sospiro di sollievo. Battaglia vinta.
I piccoli, all’arrivo del mostro si stringevano nelle spalle, piegavano le ginocchia, insaccavano il collo, assumendo l’aspetto di Cucciolo di Biancaneve. “Che peccato, è veramente ancora troppo grande.” E per un anno la minaccia era scongiurata
Il dolore per il vestito amato passato ad altri, per il vestito odiato rimasto con noi per un’altra stagione, superato dalla gioia e dal sollievo di essere ancora una volta sfuggiti all’innominabile indumento.

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3 Commenti
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Carla Tinarelli
1 Maggio 2013 19:02

Questo fa affiorare ricordi di tutti!!!!Sempre divertente,brava

Alberta
25 Aprile 2013 19:32

E… Quando le sorelle dovevano essere vestite uguali ?…l ‘odiato indumento veniva portato,il proprio, per un palio d ‘anni e poi per altri due o tre quello identico della maggiore con l ‘orlo …ridotto ai minimi termini…Oggi gli psicologi infantili inorridiscono a simili….omologazioni del povero minore frustrato nella ricerca della …sua identità !!!!

Anna Caracciolo
24 Aprile 2013 17:59

molto carino e divertente!!!