ABBIAMO OSPITI – ATTUALITA’: Invito ad una lettura, ovvero commento all’articolo di Beppe Zezza su Chomsky

Articolo di Alessandro Berra – Autore Ospite de La Lampadina

A Beppe Zezza circa il suo articolo su Noam Chomsky, sulla nascita e l’uso della comunicazione.

Chomsky ha colpito l’autore con l’ipotesi che la “specie” umana sia dotata di una grammatica universale innata. L’innatismo non mi appare molto convincente perché figlio dell’ignoranza: tutto ciò che non si capisce potrebbe essere spiegato definendolo “innato”.

Affascinanti, invece, gli studi (neppure tanto recenti) del gruppo di ricerca in fisiologia umana dell’Università di Parma, facente capo a Giacomo Rizzolatti (1937- vivente). A quello che ho capito, studiando il comportamento dei neuroni quel gruppo di scienziati si è domandato com’è che noi umani riusciamo ad afferrare immediatamente il significato delle azioni degli altri, comprendendone intenzioni ed emozioni.

Costoro hanno individuato, fra quel centinaio di miliardi di neuroni presenti nell’umano, un gruppo, denominato “neuroni specchio” che si attivano (”sparano”, dicono i neurofisiologi) sia quando compiamo una certa azione che quando la vediamo compiere da altri. Cioè nel cervello umano (ma le prime scoperte sono state fatte nel cervello di alcuni primati) ci sono questi neuroni preposti all’imitazione.

E quel che segue non sono più sicuro di averlo letto nei lavori del Rizzolatti o nei tanti altri studi che si sono sforzati di dedurne delle conseguenze ed ipotizzare delle spiegazioni: di fronte ad un “altro” che compie un atto, il bambino NL30 - carteggio berra zezza - neuroni_specchio“imita”: il neurone innescato crea una catena di neuroni – assoni – dendriti che porta l’impulso al muscolo, cercando di attivarlo perché compia l’azione vista. E se l’imitazione va a buon fine, quel circuito è “memorizzato”: in qualsiasi analoga situazione si sarà in grado di ripristinarlo, così come di riconoscerlo quando vedremo compiere l’azione da altri. Quanto spesso, nella comune esperienza, seguiamo l’azione altrui partecipando delle sue tensioni muscolari?

Il che mi sembra significare che le prime attività del neonato dovranno essere rivolte a creare questa fitta rete di circuiti che permettano al cervello di ripetere quello che altri avranno fatto. Più circuiti verranno “installati”, più semplice sarà crearne di nuovi, sfruttando i collegamenti già “inseriti”. Più il bambino viene sollecitato e prima sarà in grado di portare velocemente a termine i suoi successivi collegamenti.

La madre sta parlando al bambino? I neuroni specchio del neonato cercheranno di stabilire quei collegamenti che, partendo dal cervello, attivano, sul percorso neurone – dendrite – neurone, quei muscoli della fonazione, quei movimenti complessi della bocca (come potremmo insegnarli, se neppure ne siamo consapevoli?) che il bambino è, nella sua natura, chiamato a replicare.NL30 - carteggio berra zezza - quote Ramachandran

Convincente? Secondo me, assolutamente persuasivo ed illuminante! Chi non ha notato il neonato, appena in grado di fissare attentamente, che osserva la madre con occhi sgranati per poi concentrarsi nel tentativo di imitazione? E, in una fase successiva, il bambino “lalla”: cerca di mettere ordine nei suoni che ha imparato a ripetere e cerca di imitare, con una concentrazione degna di grandi imprese.

Si formerebbero così quei misteriosi circuiti che fanno nascere il linguaggio.

Per chi fosse interessato a saperne di più, lo stesso Rizzolatti (con Lisa Vozza) ha dedicato all’argomento un volumetto “Nella mente degli altri. Neuroni specchio e comportamento sociale”. Ma sempre Rizzolatti ha scritto sul tema volumi un po’ più complessi, come “So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio”.

Quanto all’affermazione che Chomsky NL30 - carteggio berra zezza - Rizzolattisarebbe il “maggior intellettuale pubblico del mondo”, domando: come si fa una classifica degli intellettuali e come si misurano, con un dato quanto possibile obiettivo, i loro apporti? Più facile misurarne la notorietà, che non è molto obiettiva: è facile essere sulla bocca di tutti (questa, oggi, è Notorietà) purché si dicano cose “fuori del comune”; o no?

E allora via a chi le spara più grosse; e la notorietà unita ad una certa aria scientifica diventa Fama.
Alessandro Berra

E questa è la risposta di Beppe Zezza

Gentile Alessandro Berra,
innanzitutto grazie per il suo commento al mio articolo e per le indicazioni di lettura. Che stimolano la mia (malcelata) vocazione di sapere “di tutto un po’’”. Non mancherò di cercare il libretto che cita.

Sto ora leggendo – con un po’ di fatica, perché l’altra faccia del “sapere di tutto un po’”  è quella di “sapere ( e quindi comprendere) poco di tutto” – “Linguaggio e problemi della conoscenza” del citato Noam Chomsky. Affascinante!
Vorrei fare qualche osservazione al suo commento.
Sono d’accordo che la nozione di “innato” sia figlia della “ignoranza”. Io la vedo correlata alla nozione di “mistero” che Chomsky usa: innato è qualcosa la cui origine non sappiamo razionalmente spiegare.
Forse dovremmo aggiungere: “oggi”!
Quanto al discorso relativo ai “neuroni specchio” , io direi che illustra il  “come” avvenga l’apprendimento, cioè il “meccanismo fisiologico”, ma non fa fare alcun  passo in avanti sul “perché” –sul “come mai ciò avviene”  – cioè sull’aspetto “filosofico” della questione, quello che Chomsky chiama “il problema di Platone” (reminiscenze degli studi classici: “idee innate”).
Chomsky nel suo libretto  mette in evidenza che caratteristica del linguaggio è la “creatività”: “In un discorso non si ripete semplicisticamente ciò che si è udito ma si producono nuove forme linguistiche e non ci sono limiti a tali innovazioni”.
In altri termini il linguaggio non è solo “imitazione”.
Quanto alla definizione di Chomsky come “il maggior intellettuale pubblico del mondo” è chiaro che non si tratta di una “definizione scientifica” fondata su criteri specifici “misurabili” e “ripetibili”.
E’ frutto di un “sondaggio” (e tutti noi siamo ben coscienti della validità “scientifica” dei sondaggi!) ed è un’opinione (nulla di più di una mera “opinione”) espressa da un pur autorevole giornale come il “New York Times”.
Sono peraltro d’accordissimo che specialmente per i contemporanei, la notorietà, legata a doppio filo ai “media” , non deve essere in alcun modo confusa con il “valore”: su questo potrà essere giudice solo la storia.

Cordiali saluti

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