COSTUME: il mio Mosè

Per cominciare bene una giornata, basta poco in genere.
Basta il sorriso di un marito, di un figlio, di un nipote, un ciao al telefono, una mail di buongiorno, un cornetto caldo, un caffè portato a letto, un sole sfacciato.
Per proseguire la giornata occorre poi una ricreazione a metà mattina, al bar.
Con la mia socia e sorella è una tradizione irrinunciabile, soprattutto a inizio settimana: ci si racconta il nostro fine settimana, ci si aggiorna sui nostri amici.
E così, puntuali, alle dieci e mezzo varchiamo la soglia del nostro solito bar.
“BUONGIORNO GIOIE”
“BUONGIORNO BELLEZZE”
“BUONGIORNO PRINCIPESSE”
E’ il saluto di Mosè per noi.
Non è UN cameriere del bar: è IL cameriere del bar. Una memoria mostruosa nel ricordare il caffè al vetro, il cappuccino senza schiuma, il caffè macchiato freddo ma con un po’ di panna, il thè, ma tiepido. Corre come un pazzo, magrissimo che il grasso non ha il tempo di attecchire su di lui, energico, sorridente e festoso.
Non ricordiamo da quanto tempo è cominciato questo saluto urlato e plateale che fa girare puntualmente tutti gli avventori che stupefatti lasciano a mezza aria la loro tazzina del caffè. Si girano incuriositi: si aspettano l’ingresso di due sventole ed invece… arriviamo noi.
Un po’ ci vergogniamo, ma l’accoglienza ci spinge a un radioso sorriso divertito, a raddrizzare le spalle, a tener la pancia in dentro. Questo saluto ci illumina. Ci sorridono ridendo anche tutti gli altri camerieri insieme agli avventori ripresi dallo stupore.
Un rito oramai che non viene interrotto nemmeno dalla partenza di Mosè che prima delle sue vacanze istruisce a dovere gli altri camerieri e così , anche in sua assenza, parte il coretto.
Un “BUONGIORNO GIOIE” non si può negare mai.
Se per caso entriamo nel bar accompagnate da un cavaliere il coretto non parte.
“BEH CHE SUCCEDE?”
Mosè risponde che non vorrebbe creare imbarazzi.
Ma poco tempo fa, al nostro avvicinarsi per la nostra quotidiana ricreazione,troviamo il bar sbarrato, chiuso.
In pochi giorni dietro la serranda si accumulano mucchi di cartacce. La desolazione più totale. E che ne sarà di Mosè?
Ci spingiamo tristissime per il nostro caffè in altri bar dei dintorni. Camerieri musoni, proprietari maleducati, non un buongiorno quando paghiamo, non un sorriso quando entriamo, teste basse e nemmeno un arrivederci. Ma tanto non ci torneremo.
Viene quasi voglia di rinunciare alla nostra sosta di metà mattina.
Ma proviamo ancora.
Entriamo nell’ultimo bar inesplorato della zona e
“BUONGIORNO PRINCIPESSE”
Eccolo, in fondo alla sala, c’è lui: Mosè
Come nel passato gli avventori ci guardano stupefatti, e come prima poi ci sorridono. Ci raddrizziamo, parte il nostro sorriso interno.
Ora di nuovo, finalmente, possiamo cominciare felici la nostra giornata.
Lalli Theodoli

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2 Commenti
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carla sterbini
1 Ottobre 2014 11:01

Siete state molto fortunate a ritrovare Mosè!!! Anche io mi vorrei unire al vostro caffè, uno di questi giorni vengo!!!
Evviva, come sempre, la tua simpatia! abbracci Carla

Ilaria
30 Settembre 2014 17:06

ma a questo punto….quasi ci hai fatto piangere,il nome del bar è d’obbligo, è un articolo molto carino e vero.Ilaria