ARCHITETTURA: Il Foro Italico

NL36 - foro italico - sala delle armi OKSono andata a visitare recentemente la Casa delle Armi, uno dei capolavori dell’architetto Luigi Moretti, bell’edificio di forma architetturale essenzializzata, asciutta, frutto di un’evoluzione raffinata e moderna del concetto di classicismo. In quella zona, dedicata tutt’ora alle attività sportive, si sarebbe aperto, all’inizio degli anni Venti, una pagina interessante della storia della città e del suo rapporto con lo sviluppo sportivo dei giovani italiani.

Il Ministro Ricci, allora Sottosegretario all’Educazione Nazionale e Presidente dell’Opera Balilla, aveva appena ricevuto l’incarico di “riorganizzare la gioventù specialmente dal punto di vista morale e fisico”.

Come primo passo in quello che doveva essere uno dei programmi leader dello spirito modernista del suo tempo,foro_mussolini Renato Ricci intraprende una serie di viaggi per imbastire il suo progetto ed arricchirlo dell’esperienza di altre realtà in giro per il mondo.  Arriva in Inghilterra, prende contatto personalmente con il celebre Baden Powel,  fondatore, nel 1907, del movimento mondiale degli scout. Parte per l’America con l’idea di studiare il sistema dei Colleges dove all’interno dei campus si svolgono le prime sfide sportive importanti del paese con particolari regolamenti legati allo studio e alla pratica dello sport con fine agonistico. Ed infine si reca in Germania, dove conosce i movimenti artistico-architettonici della Bauhaus di Gropious, – che rappresenta allora il punto di riferimento fondamentale per tutti i movimenti d’innovazione nel campo del design e dell’architettura legati al razionalismo e al funzionalismo -.

Arricchito da questa esperienza decide di creare un vasto complesso sportivo ed educativo innovativo, una vera e propria “Città dello sport”.

Sceglie come luogo la paludosa area della Farnesina,NL36 - foro italico - complesso-sportivo-foro antichi e preesistenti possedimenti della famiglia Farnese, di proprietà del demanio militare, tra ponte Milvio, il Tevere, la storica Villa Madama e le pendici di Monte Mario. La data dell’inaugurazione sarà fissata il 5 febbraio 1928, il giorno della posa della prima pietra dell’Accademia di Educazione Fisica il cui progetto, insieme alla grande maggioranza dei progetti in zona, fu affidato all’Architetto Enrico Del Debbio. L’imponente edificio, del colore rosso polveroso dei campi da tennis, sarà destinato ad ospitare l’Accademia dove formare gli istruttori ginnico-sportivi con l’idea fascista di prepararli a curare l’educazione fisica e spirituale dell’intera gioventù italiana. Seguono lo Stadio dei Marmi, lo Stadio dei Cipressi, poi Olimpico, e il Monolite Mussolini (inaugurati Il 4 Novembre del 1932 da Benito Mussolini) posto all’entrata del Foro per segnare l’ingresso a Roma in direzione del Vaticano in alternativa ad un’altra entrata con il futuro Ponte XXVIII ottobre (oggi di Corso Francia) di Armando Brasini. Seguiranno lo Stadio dei Marmi circondato dalle colossali statue di atleti, ciascuna offerta da una provincia italiana,  il Palazzo delle Terme e l’accademia della Musica.

L’area della città dello Sport si doveva concludere geograficamente con, da una parte, il grande edificio destinato a diventare Palazzo del Littorio, cioè sede di rappresentanza del Partito Nazionale Fascista e degli organismi collegati, ora Ministero degli Esteri e dall’altra parte, la Casa delle Armi di Luigi Moretti (1936) con i suoi elegantissimi e razionali volumi.

L’architetto Moretti introduce una grandissima novità in quella struttura: la tradizione vuole che l’aspetto di un NL36 - foro italico - foto dell'epocaedificio venga progettato per rimanere inalterato con il cambiare della luce solare durante l’anno e che la natura che lo circonda si trasformi secondo i ritmi stagionali. In questo caso, invece, la presenza di alberi sempreverdi (pini, allori, ecc.) fa da sfondo stabile al cangiante cambio di colore dell’edificio ricoperto di una superficie di marmo bianco di Carrara. Ci sarà, dall’inizio della realizzazione del grande complesso sportivo, una grande attenzione al paesaggio urbano, ai valori ambientali del territorio dove l’architettura  gioca con il verde che lo circonda.

Con l’arrivo della seconda guerra mondiale e il decadere del regime fascista, il progetto subisce una battuta d’arresto e molti edifici non vengano realizzati come previsti all’origine. Comunque la storia dell’illuminato progetto di Renato Ricci riprende dopo la guerra, spesso coinvolgendo gli stessi architetti che ne avevano partecipato all’origine (Del Debbio, Moretti..).

Nel 1950 nuovi interventi coinvolgono ancora questa zona della città per progettare, pochi anni dopo, le Olimpiadi che vedranno protagonisti proprio questi spazi. Le grandi opere necessarie sono finanziate dal Coni, a cui lo Stato aveva concesso il monopolio delle scommesse calcistiche, e realizzate nell’ambito di una moderna programmazione urbanistica con il meglio che l’architettura e l’ingegneria italiana potessero offrire.

4 commenti per “ARCHITETTURA: Il Foro Italico

  1. Ferruccio Kustermann Kindelan
    10 Aprile 2015 at 15:00

    Un bell’articolo su un tema interessante che, a mio avviso, andrebbe allargato a tutta l’impronta monumentale che il Fascismo ha lasciato a Roma e in tutta Italia.
    In particolare alla luce del poco e del brutto fatto negli ultimi 70 anni.
    Ferruccio Kustermann Kindelan

    • 24 Aprile 2015 at 12:25

      Grazie per l’incoraggiante commento. Gli spazi concessi per gli articoli sulla Lampadina sono limitati, percui non mi sono potuto troppo dilungare. Farò, senz’altro un altro o altri articoli sul tema, come già fatto nel passato con l’articolo su Adalberto Libera. Concordo con lei sull’eccellenza dell’architettura razionalista del primo novecento italiano riconosciuta nel mondo come un periodo magico della storia dell’architettura occidentale. E concordo anche sul fatto che, negli ultimi 70 anni siamo davanti, in Italia, ad un tristissimo deserto (riconosciamo qualche raro sprazzo) nel campo dell’architettura.

  2. Enrica
    23 Marzo 2015 at 9:54

    Come sempre, articolo molto interessante. Volevo solo aggiungere che, nell’ambito del circuiti internazionali di tennis (open, tennis masters, ecc) lo stadio “Pallacorda”, chiamato ora “Nicola Pietrangeli” è considerato il più bello del mondo. Mica male!

    • Marguerite de Merode
      23 Marzo 2015 at 12:01

      Grazie per il suo commento e per il supplemento di informazione!
      Trovo che l’insieme del progetto e la sua applicazione ancora validissima oggi sia affascinante. Di una qualità straordinaria che non potevo resistere alla voglia di scrivere un articolo sulla Lampadina per condividere il mio entusiasmo.

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