STORIA: La schiavitù

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Il termine “schiavo” è una forma corrotta della parola “slavo”, i popoli slavi erano infatti per gli europei una normale forma di approvvigionamento degli schiavi.

La “schiavitù” è stata diffusa in tutto il mondo e sotto tutte le latitudini, si praticava nell’Egitto dei faraoni e nell’antica Mesopotamia, in Grecia era da tutti vista come un istituto di diritto “naturale” (Anche i grandi filosofi  Platone e Aristotele la giustificarono; quest’ultimo diceva: “certi esseri, subito dalla nascita, sono destinati, parte a essere comandati, parte a comandare”. Alla sua morte, possedeva come proprietà personale, quattordici schiavi).  Per i Romani, invece, l’uomo non era schiavo “per natura” ma lo poteva diventare; lo schiavo romano poteva quindi essere liberato e ottenere la cittadinanza. Gli schiavi liberati, detti “liberti”, potevano assurgere anche a incarichi amministrativi imp
ortanti.

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L’economia della civiltà romana si fondava largamente sulla schiavitù – alimentata dalle guerre di conquista. E uno dei motivi del suo declino è stato indicato nel ridursi della disponibilità di schiavi causato dall’arresto dell’espansione dell’impero.
L’abrogazione della schiavitù è un effetto culturale dell’affermazione del cristianesimo che ha proclamato l’uguaglianza “ontologica” [dell’essere] di tutti gli uomini.
Sugli effetti pratici che la diffusione di questa religione ha avuto sull’istituzione “schiavitù” occorre tenere ben presente che il cristianesimo ha alla sua radice tenuto distinti l’aspetto “civile” da quello più propriamente “religioso” (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”): in altri termini da un lato l’asserire che tutti gli esseri umani hanno pari dignità può convivere, senza contraddizione, con “istituzioni” che li raggruppino  in  categorie con  diritti civili diversi (la dignità umana personale non dipende dal ruolo che uno ricopre nella società: lo “spazzino”  ha la stessa dignità del Presidente della Repubblica!) e per questo la Chiesa primitiva non ha mai chiesto formalmente l’abolizione della schiavitù, dall’altro, tranne poche eccezioni limitate nel tempo e nello spazio, il cristianesimo non è mai stata una “teocrazia” che  identifica “legge civile” e “norma religiosa”  (una cosa è “il peccato” – contravvenzione alla norma religiosa – altro è il “reato” – contravvenzione alla legge civile). Il riconoscimento dell’esercizio della “schiavitù” come “peccato grave” risale a Tommaso d’Aquino.

Nel Medio Evo periodo nel quale il mondo occidentale è stato fortemente influenzato dal cristianesimo, la schiavitù è praticamente scomparsa dall’Europa per motivi sia religiosi che storico-economici. (Il primo paese a proibire la tratta degli schiavi fu la Repubblica Serenissima di Venezia nel 960).

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La schiavitù è ricomparsa con le conquiste coloniali di Spagnoli e Portoghesi.
Le autorità religiose che si sono susseguite nel tempo: il papa Eugenio IV nel 1435, poi Pio II, Sisto IV, Paolo III e Urbano VIII condannarono a più riprese con la scomunica la riduzione in schiavitù dei popoli del Nuovo Mondo – con scarsa efficacia pratica! (A dire il vero anche ecclesiastici di un certo rilievo – ahimè, ciò accade sempre – non seguirono le indicazioni del Magistero papale).

Il movimento “abolizionista” per la proibizione legale della schiavitù nasce negli USA, verso la metà del XVIII secolo ad opera di cristiani riformati:  i”quaccheri”, calvinisti puritani, ad esso aderirono successivamente anche fedeli di altre confessioni cristiane  e fu portato avanti da credenti cristiani.  Con grandi contrasti sfociati  nella guerra di secessione, conclusasi nel 1865 con l’abolizione dello schiavismo in tutti gli Stati dell’Unione.

Nel Regno Unito la tratta degli schiavi fu abolita nel 1807 e la schiavitù in tutte le colonie nel 1834. I proprietari di schiavi vennero indennizzati: una sorta di “esproprio” come quello della Riforma agraria italiana degli anni Cinquanta.

In Francia il commercio fu messo fuorilegge nel 1831 dal re Luigi Filippo e la schiavitù abolita nel 1848 anche lì venne riconosciuta  una ricompensa ai proprietari.

In America Latina l’emancipazione degli schiavi venne proclamata insieme con l’indipendenza dalla Spagna tra  il 1813 (Argentina) e il 1854 (Perù e Venezuela). Solo in Brasile la scNL41 - schaivitu - abolizione-schiavitu-corbis-672hiavitù rimase legale fino al 1888.

Nel 1926 i membri della Società delle nazioni sottoscrissero un Trattato contro il commercio degli schiavi e contro la schiavitù. La Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, la vieta in tutte le sue forme.

Una cosa poco nota è che gli “illuministi” in grande maggioranza furono “schiavisti”: Voltaire – uno dei più conosciuti – era “razzista” (sosteneva che i negri erano una razza inferiore e investiva il suo denaro nella tratta degli schiavi!)

nL41 - schiavitu - schiavi neri condotti dai padroni berberiNell’Islam la schiavitù è legittimata da diversi passi del Corano, dalla prassi di Maometto e dei primi musulmani, e dalla secolare tradizione islamica; possono essere ridotti in schiavitù solo i non musulmani.

I territori islamici, che nell’Ottocento vennero via via conquistati dalle potenze europee,  si adeguarono alle legislazioni europee, ma il commercio di schiavi di fatto non è cessato anche se ha preso a declinare d’intensità in particolare dopo la prima guerra mondiale.

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In Arabia Saudita la condizione di schiavitù è stata dichiarata ufficialmente illegale solo nel 1962, in Mauritania nel 1980.

Esiste oggi la schiavitù? Formalmente (cioè in modo accettato pubblicamente dagli ordinamenti statali) non più; sostanzialmente, ahimè, è ancora molto diffusa in forme diverse.

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Per questo articolo sono largamente debitore del libro di Rodney Stark: A Gloria di Dio come il cristianesimo ha prodotto le eresie, la scienza, la caccia alle streghe e la fine della schiavitù, Lindau, 2011

2 commenti per “STORIA: La schiavitù

  1. Beppe
    6 Ottobre 2015 at 17:11

    Sono assolutamente d’accordo con te che qualsiasi discorso “storico” vada contestualizzato. E che il “razzismo” fosse largamente condiviso nel mondo al tempo di Voltaire non c’è alcun dubbio (che TUTTI fossero razzisti mi pare tuttavia una affermazione troppo apodittica). Che Voltaire abbia posseduto degli schiavi l’ho letto da più parti, non posso dire di avere verificato la veridicità della fonte, anche il fatto di una molteplicità di riferimenti non è di per sé una conferma. Che in alcuni passi dei suoi scritti si sia espresso in modo contrario alla schiavitù, a mio parere, non è incompatibile con il possedere personalmente degli schiavi (di persone che vivano tutta la loro vita in modo totalmente coerente con il proprio pensiero, nel mondo, ce ne sono sempre state assai poche).
    Il concetto di “libertà” è molto vasto. Su Wikipedia trovi un articolo lunghissimo che mostra come la riflessione filosofica sul concetto di “libertà” abbia attraversato tutta la storia della cultura. Nel Medioevo cristiano non si è tanto riflettuto sulla schiavitù (anche se ne parla S. Tommaso) non la si è praticata!
    Il mio articolo vuole richiamare l’attenzione sul fatto che l’abolizione della schiavitù sia stato un tema spinto e portato avanti da persone che avevano un retroterra culturale cristiano. E che il “seme” sta nel concetto di “uguaglianza” che ha una radice cristiana.

  2. Carlotta Staderini
    6 Ottobre 2015 at 15:52

    Caro Beppe, occorre “CONTESTUALIZZARE” sempre. Quando parli di Voltaire, era certamente “razzista” così come lo erano TUTTI ma proprio TUTTI in quell’epoca. Voltaire riteneva che i neri fossero una razza inferiore ai bianchi: meno civilizzati e quindi con un intelletto minore. Egli riteneva che fossero incapaci di pensieri profondi, ma combattè contro la schiavitù e non mi risulta che investi mai i suoi denari in imprese schiaviste. Attacca la tratta degli schiavi e l’uso della schiavitù nel “Commentaire sur l’Esprit des lois” (1777) e si congratula con Montesquieu per aver chiamato “obbrobrio” questa odiosa pratica. Insomma, vorrei proprio spezzare una lancia e difendere Voltaire da tale infamante accusa. Gli Illuministi, certamente capovolgono la visione del mondo e dal quel momento la religione non è più cosa certa. La libertà, intesa come “diritto naturale” viene da John Locke e da Voltaire e non dal medioevo cristiano, secondo me.

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