ABBIAMO OSPITI – CULTURA: Il mare nelle vene: la nascita di Afrodite

Articolo di Elvira Coppola Amabile, Associazione Marevivo – Autore Ospite de La Lampadina

Lo sapete che la composizione del nostro sangue è molto simile a quella dell’acqua del mare della quale contiene tutti gli elementi costitutivi. Non è straordinario?

Ma la cosa più straordinaria è che mentre il mito e le leggende sanno di questa realtà scientifica da sempre, i nostri scienziati si sono impadroniti di questa conoscenza sola da qualche decennio.

Tutti i popoli del mondo narrano che dal mare hanno avuto origine tutte le creature e tutte le cose. Del resto anche nelle ricerche sullo spazio gli scienziati cercano sempre di capire se c’è acqua nei pianeti per dedurre se c’è qualche forma di vita.
L’ultima di pochi mesi fa è che su Marte ci sarebbe acqua salata.

Sotto una spinta di forze ignote e ancora indecifrabili per noi, negli abissi oceanici circa cinque miliardi di anni fa, le molecole primordiali si organizzavano per riprodursi. Così nasceva la vita.

Navigando tra storie e leggende di tutti i popoli della terra vediamo sempre venire dalle profondità marine creature come pesci e anfibi che si spingono sulla terra mutando per viverci.

I miti greci narrano della nascita di Afrodite formulando innumerevoli versioni che si adattano via via alle fantasie e alle realtà dei luoghi d’origine, come se “..l’uomo facesse Dio a sua immagine e somiglianza.”.

Questo solo per parafrasare l’inizio della Genesi della nostra religione tradizionale.

I miti dell’antica Grecia e in seguito quelli dell’antica Roma, ci seguono da secoli. Puntualmente ci riferiamo ad essi nella quotidianità del nostro linguaggio per dire ad esempio di una bella donna: una Venere. Definiamo spesso Giunonica una signora prosperosa. Una fanciulla fiera,  sportiva, amante della natura viene descritta come una “Diana cacciatrice”. Mentre un Satiro è un uomo licenzioso. Un bel giovanotto è un Adone e uno molto forte è un Ercole.

Potrei continuare a lungo, ma è chiaro il concetto. Fa parte del nostro bagaglio culturale attingere quasi inconsapevolmente, a questi antichi e fantastici miti per definire un atteggiamento comportamentale o una caratteristica fisica.

Non voglio dilungarmi sull’uso della mitologia che le vecchie e le nuove scuole di psicoanalisi fanno per spiegare vizi, passioni, crimini. Per non parlare delle innumerevoli raffigurazioni artistiche.

Il mito ci segue. Il mito siamo noi. L’acqua del mare ci scorre nelle vene e con essa la memoria ancestrale del Caos dal quale proveniamo.

Ebbene tra le tante versioni sulla nascita di Afrodite o Venere, la più intrigante, quella che più mi ha coinvolto anche emotivamente mi è sembrata questa che ora vi racconto.

“In principio era il Caos. I Caos era tutto e nulla. Solido e liquido. Luce e tenebra. Fuoco e ghiaccio. Pieno e vuoto. Il miscuglio da cui ebbe origine ogni cosa.

E venne Gea, la Terra.

E partorì Urano, il Dio delle Acque, colui che circonda.

Urano si unì a Gea sua madre e la fecondò. Così nacquero i Titani e i Ciclopi e i Giganti dalle cento braccia.

Ma Urano temeva che i figli gli togliessero il potere sull’Universo.

Allora li rapì alla madre e li nascose nel ventre stesso di lei Gea.

E così fece ogni volta che nascevano nuovi figli.

Li prendeva e li ricacciava nelle viscere della Terra costringendoli a vivere nelle tenebre.

Gea penso lungamente a come fare per liberare i suoi figli.

Trovò un minerale nelle sue montagne che chiamò ferro e lo estrasse da se stessa.
Dentro trovò anche il fuoco per forgiarlo. E lo forgiò allora a forma di falce tagliente.

Riunì quindi i suoi figli spiegando loro cosa fare per sottrarsi alla tirannia del padre Urano.

I figli pur volendo vendicarsi si rifiutarono. Soltanto Cronos accettò.

Era nel ventre della madre armato della falce tagliente. Attese pazientemente che il padre, ignaro dell’agguato, si accostasse alla sposa cercando l’amplesso e, quando stava per penetrarla, lo evirò.

Urano urlò di dolore, ma il figlio aveva gettato nell’oceano i suoi organi genitali.


Il Fato si era compiuto e il mare accolse tra i flutti la virilità di Urano.

Doveva essere un giorno bellissimo e le onde cullavano e inghiottivano. Trascinavano negli abissi e lasciavano riemergere.

Cullavano e avviluppavano. Cullavano e lenivano. La spuma amorevole magica miracolosa e leggera compiva il miracolo.

Lentamente le onde modellavano. Lentamente il sole scaldava.
La trasfigurazione si compiva. Lentamente chiome lunghe e bionde si materializzavano fluttuanti come alghe chete. Membra levigate, pelle soffice vellutata color di luna. Seni e labbra dolci, denti perlacei. Ventre e fianchi, miracolo di seducenti movenze si dispiegavano levandosi dai flutti.

Dagli abissi del mare. Dalla spuma delle onde, nasceva Afrodite, la Dea dell’Amore.

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Alberto
2 Novembre 2015 19:07

Tanto bello che sembra frutto di una fervida fantasia.Comunque emozionante.Claude Bernard definì’ il sangue “le milieu interne” ipotizzando che,nell’evoluzione degli esseri viventi,una volta usciti dal mare questi hanno ricreato, all’interno,l’ambiente che avevano lasciato.Da qui la somiglianza della composizione del sangue con quella dell’acqua di mare.