COSTUME: tacchi contro sorrisi

Notizia di pochi giorni fa trasmessa dal telegiornale: una ragazza assunta come receptionist e hostess per una importante società, licenziata per non aver usato scarpe con tacco 7 cm durante le ore di lavoro, come da clausola contrattuale..

Ci sembra una notizia non di clamore giornalistico ma…

Al momento dell’assunzione, in cui normalmente non ci si presenta con un attillato vestito animalier, profonda scollatura e tacchi a spillo, la ragazza ha dato di sé una buona impressione. Riservata, preparata, seria, buone referenze, elegante, discreta in un vestito non appariscente e di buon taglio.

L’incaricato alle interviste per le assunzioni ne è stato positivamente colpito e la ha assunta…ma, con l‘obbligo di andare in ufficio vestita decorosamente e con tacchi di 7 cm.

Torna a casa felice: nuovo lavoro,buono stipendio, orario umano, week end liberi. Strana quella clausola sull’altezza dei tacchi… ma a questo la poveretta non ha dato peso.

Il  lavoro va avanti da un po’ di tempo. Ha girato accompagnando i suoi visitatori in giro nella società di cui oramai fa felicemente parte, li ha condotti  su e giù per le scale per ore con i suoi tacchi alti, sorridente e gentile.

La sera, stanca morta, ma felice della sua nuova attività lavorativa. I piedi un po’ gonfi e provati dalle terribili scarpe ma…. una bacinella tiepida con tanto sale grosso da loro sollievo. Pronta per il giorno seguente.

Tutto bene quindi fino a che il suo capo la chiama per dirle che il giorno dopo il giro sarebbe stato lungo ben 7 ore. Sette  ore di tacchi a spillo.

Lei ha pensato bene di arrivare precisa e puntuale all’appuntamento, con la sua divisa blu perfettamente stirata, in ordine, pettinata, trucco leggero e… scarpe basse.

Ha fatto il suo giro con i clienti visitatori ma, al suo rientro in ufficio, viene chiamata con urgenza in direzione: LICENZIATA perché, contrariamente a quanto stabilito al momento dell’assunzione, NON AVEVA durante le ore di lavoro le scarpe con il tacco alto.

Ora se è vero che diversi erano i patti, ci sono considerazioni di cui anche negli uffici del personale dovrebbero tenere conto.

Preferiremmo essere accompagnati da una hostess che, dopo un’ora di scarpe torturanti, smette di sorridere, anzi fa terribili smorfie di dolore e comincia ad essere quasi brusca per il desiderio di correre a mettere i piedi in salvo in morbidi pantofoloni o acqua calda, o preferiremmo una ragazza in scarpe basse con il sorriso sul volto?


Il sorriso ha una importanza enorme: quello delle commesse che ci accolgono nei negozi, negli uffici al nostro primo apparire, negli ospedali verso i malati, rivolto a bambini che piangono un giocattolo rotto.Un sorriso è un enorme conforto sempre. Dimostra appoggio, affetto, complicità e trasmette gioia e serenità.La sua presenza ci attira, in una casa ospitale, in un ristorante, in un negozio. La sua assenza è respingente:entriamo nei ristoranti per il sorriso di un cameriere, a volte più importante della qualità del cibo,torniamo a casa felici perché un sorriso ci accoglierà sulla porta, ritorniamo in un negozio per una commessa gioiosa.

Per cui

Facciamo una petizione per il sorriso e… le scarpe basse

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