LA LAMPADINA – LIBRI: Spesso sono felice

In questo numero Giulia Pasquazi Berliri ci propone la lettura di un libro appena dato alle stampe, ed ecco ciò che ne pensa.

Spesso sono felice
di Jens Christian Grøndhal
Uscita: gennaio 2017
Casa Editrice: La Feltrinelli
Pagine 112

Per dirla in maniera riduttiva è un libro sull’amore e sulle relazioni familiari ma in realtà parla di espiazione e perdono, sofferenza e rinascita. Un romanzo che cattura il Lettore, ma non subito: occorrono alcune pagine per afferrare la situazione. Infatti la lettura prende forma lentamente, proprio come la vita stessa, per finire con lo svelare e svelarsi in una sorprendente ricchezza di contenuti.
La morte di una persona cara è un avvenimento che segna indelebilmente la vita di chi rimane. Si cercano modi per affrontare il dolore, esorcizzarlo, farci i conti e imparare finalmente a conviverci. È quello che fa la settantatreenne Ellinor, protagonista di “Spesso sono felice”, ultimo romanzo del danese Jens Christian Grøndhal.
Ellinor perde il grande amore della sua vita in modo inaspettato ed improvviso: non è più una donna giovane e, per di più, non è mai stata particolarmente socievole. Come farà ad elaborare il lutto di suo marito Georg?
L’autore ci accompagna in un viaggio nella vita della protagonista, che a sua volta si racconta in una lunghissima lettera alla sua migliore amica Anna, morta anni prima in un incidente che coinvolse anche il primo marito di Ellinor. Inizialmente lo scenario è confuso, non è ben chiaro chi sia Ellinor, né chi sia la donna a cui scrive: sono molti i punti in comune tra le due, molti i “noi”, i “nostri”, i ricordi vissuti insieme. Dopo qualche pagina si delinea perfettamente la relazione tra le due, unite all’inizio da un forte rapporto di amicizia e in seguito da un legame molto più complesso: ciò che le accomuna è proprio Georg che, prima di essere marito di Ellinor, è stato marito di Anna. Nel suo lungo flusso di coscienza, la protagonista racconta all’amica come è stata la vita con Georg dopo la sua morte, dalle prime serate in cui si consolavano a vicenda per le rispettive perdite, all’accettazione della loro relazione da parte di Morten e Stefan, figli di Georg, a ciò che amava e detestava di lui. Per la prima volta, sapendo che non potrà mai ottenere risposta dall’amica morta, le parla di ciò che ha tenuto dentro per tutta la vita, per paura di essere additata, giudicata o di far soffrire qualcuno.
“Spesso sono felice” è una storia che mette in piazza gli aspetti che ogni famiglia apparentemente perfetta tende a nascondere: il tradimento, la gelosia, le antipatie e le incomprensioni.
Credo che questo romanzo racchiuda un importante insegnamento: non esiste un metodo univoco per affrontare un momento difficile. Ognuno lo fa a modo suo e, nonostante gli altri dicano cosa ci fa bene e cosa no, solo noi, nel nostro intimo, sappiamo davvero ciò che ci è indispensabile per stare meglio. Grøndhal lo racconta ai lettori in modo semplice, trasportandoli in una lettura scorrevole che fa riflettere in sole cento pagine sulla sofferenza e sulle difficoltà della vita. Ci insegna che dobbiamo farcela autonomamente perché, in fin dei conti, che abbiamo settant’anni o venti, saremo sempre da soli a fronteggiare il nostro dolore.
Giulia Pasquazi Berliri

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