ABBIAMO OSPITI/CURIOSITA’ – Il fondotinta: viaggio nel tempo

Articolo di Giulia Pasquazi Berliri, autore ospite de La Lampadina

“Se belli si vuole apparire, un po’ si deve soffrire”: verissimo! Nel corso della storia, il make-up ha mietuto molte vittime, desiderose di apparire piacenti all’occhio altrui. Sin dal 10mila a.C. le donne (ma anche gli uomini talvolta) si truccano, peccato che gli unguenti e le sostanze usate non siano sempre state sicure come invece lo sono oggi. Vari tipi di tossine, piombo, mercurio, arsenico: sono solo alcune della sostanze che venivano usate ed abusate!
Il cosiddetto fondotinta rappresenta uno dei cosmetici più antichi utilizzato per uniformare e possibilmente schiarire la pelle e il colorito del viso, così come imponeva la moda fino agli inizi del ‘900.
Gli Egizi sbiancavano le loro facce con la cerussa, una sorta di cera oggi più nota come biacca o bianco di piombo che, soprattutto quella di Rodi, era molto rinomata anche presso gli antichi greci. Il primo fondotinta della storia è stato inventato proprio dagli antichi Egizi nel lontano 3300 a.C. e a quei tempi era considerato “bello” chi aveva un volto bianchissimo, quindi le donne egiziane di alto lignaggio, compresa la regina Cleopatra e le sue ancelle, solevano schiarire la pelle del viso con la polvere di caolino, un’argilla morbida di origine naturale.
I Romani invece mescolavano la biacca col guano (escrementi fermentati di uccelli marini) ottenendo così un orribile strato duro e bianco del tutto simile all’intonaco. Marziale, negli “Epigrammi” al libro ottavo, derideva a questo proposito la matrona Fabulla, definendola colei che “non è bellissima ne’ giovane ma si circonda di amiche brutte e vecchie per risultare più bella” e che, addirittura si rifiutava di camminare sotto la pioggia per paura che la sua faccia potesse sciogliersi!”
Invece Ovidio era a favore dei visi imbiaccati tant’è vero che nella sua ”Ars Amatoria” scriveva: “Ogni amante sia pallido: questo è il colorito adatto a chi ama”, e nel suo trattato “Medicamina faciei” dava addirittura la ricetta di un fondotinta schiarente di sua invenzione i cui ingredienti erano orzo, lenticchie, uova, corna di cervo, bulbi di narciso, farro e – ovviamente – cerussa.
Anche nel 1300 un viso era considerato bello solo se bianchissimo; perciò le signore si spalmavano sul volto grandi quantità di dense creme ottenute mescolando ossido d’argento e di mercurio a grasso animale, burro compreso. Nel Rinascimento si usava il “lustro”, belletto a base di Trebbiano, vino usato a Firenze nella Farmacia di San Marco e nella Fonderia di Cosimo de’ Medici, quest’ultima una sorta di vero e proprio laboratorio alchemico.
Nel ‘700, in risposta all’ideale aristocratico – che imponeva pelle color madreperla col blu delle nobili vene posto in evidenza da particolari matite morbide a base di lapislazzulo – dame e cavalieri s’incalcinavano l’aspetto con lucidissime pomate collose composte di olii, burro di cacao e farine, chiudendosi poi in stanzine apposite per spolverizzarci sopra chili di cipria formata con polvere d’amido e talco.
Giuseppe Parini, nel “Giorno”, a proposito di questa abitudine del Giovin Signore, scriveva:
Ecco che sparsa
pria da provvida man la bianca polve
in piccolo stanzin con l’aere pugna,
e degli atomi suoi tutto riempie
ugualmente divisa. Or ti fa cuore,
e in seno a quella vorticosa nebbia
animoso ti avventa.

Pensando al Giappone, una delle prime immagini che viene alla mente è probabilmente quella delle geishe e del loro particolare trucco, risalente alla cultura giapponese del XVIII secolo. Ma già dai secoli precedenti, in Giappone, lo standard di massima bellezza prevedeva un volto totalmente bianco, sintomo di nobiltà. Tra le donne sposate dell’aristocrazia giapponese si diffuse anche una pratica tesa a risaltare ancora di più il pallore del volto: si chiamava “ohaguro” e prevedeva l’annerimento dei denti con un colorante, per dare una sensazione di maggior candore al volto bianco. La sostanza usata come tintura era però molto tossica perché composta da una polvere di ferro.
Per tutto l’Ottocento furoreggiarono il visi pallidi: un incarnato diafano esprimeva nobiltà non solo di stirpe ma pure d’animo; solo i popolani e i contadini esibivano facce colorite a causa dell’esposizione al sole. Per cui una damigella perbene sarebbe stata ben poco credibile nei suoi svenimenti se avesse sfoggiato due gote rubizze. La pelle chiarissima era dunque segno di grande fascino e femminilità, in quanto si diceva che il pallore fosse legato all’intensità dei sentimenti. Il pallido poi richiamava la Luna, l’anelito dello “Sturm und Drang”, la sofferenza wertheriana; così continuarono a imperversare sulle toelette delle signore i “belletti bianchi”, micidiali composti di piombo e bismuto, o mandorle amare e sublimato corrosivo, ingredienti questi che mescolati assieme formavano il bicloruro di mercurio, che è la base del cianuro e, pertanto, estremamente tossico. Venivano spalmati a più strati su faccia, collo e, con gli abiti scollati, anche su spalle e seno; ma contenendo appunto queste sostanze, avevano pure la curiosa prerogativa di diventar neri venendo a contatto con gas o idrogeno solforato. Così spesso accadeva che signore dalla nivea epidermide, dopo essere state troppo vicine a lampade a gas o aver fatto una capatina nel “camerino di decenza“, in cui per questioni igieniche l’idrogeno solforato abbondava, si tramutassero all’improvviso in tante negrette!
Fortunatamente la Moda, dal primo ventennio del Novecento annunciò che un colorito naturale – socialmente opposto a quello cadaverico dato dalla tisi, diffusissimo mal dell’epoca – fosse simbolo di salute, vivacità, sensualità ed “ésprit”; da quel momento i fondotinta divennero colorati e soprattutto, per nostra fortuna, composti da ingredienti molto più innocui.
Il primo passo verso il fondotinta moderno lo ha compiuto il marchio Shiseido, che nel 1906 ha lanciato la prima polvere per viso color carne. Arinobu Fukuhara, ex capo farmacista della Marina Imperiale giapponese, fondò la Shiseido Pharmacy nel 1872: si tratta della maggiore azienda giapponese per la produzione di cosmetici e prodotti di bellezza, oltre che della più antica azienda del settore nel mondo. Con il passare del tempo i fondotinta si sono “evoluti” e sono diventati sicuri e al passo con le esigenze delle donne e ai cambiamenti nel loro stile di vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *