NATURA: La morte delle api

L’ho trovato tempo fa nell’articolo di un giornale “di nicchia”, (“La Croce”), che non penso molti lettori de La Lampadina leggano. Ho pensato che valesse la pena metterne un estratto a disposizione dei nostri amici.
E’ la poesia della natura che ci affascina. Quella natura che dovremmo avere il tempo di osservare per ritrovare un poco quella “naturalezza” (scusate il bisticcio) che il nostro mondo ipertecnologizzato ci ha fatto perdere.
Parla delle api.
Della morte delle api.
Le api – quelle “operaie” – vivono per lo più solo 50 giorni, 60 le più robuste. Solo quelle nate a fine agosto possono arrivare fino a 180 giorni. (Le api “regine” possono arrivare anche a 5 anni: i soliti privilegi delle aristocrazie!)
Ma quando l’ape muore che ne succede del suo corpicino?
Da questo punto in poi è un virgolettato – non voglio guastare l’emozione che la lettura ha suscitato in me.
“Le api al mattino prendono i cadaveri e li portano in volo a distanza dall’alveare, adagiandoli preferibilmente su di un filo d’erba. “Cerimonia alla quale ho assistito personalmente innumerevoli volte” [parla l’apicoltore Francesco Colafemmina].
In tutti gli alveari sani non si troveranno mai resti o la minima traccia di sporcizia. E’ una scena che mi ha commosso sino quasi alle lacrime: l’ape defunta adagiata su un filo d’erba, lasciata al soffio del vento e al tocco lieve della brezza, prima che il sole sorga.
Immaginiamo di vederlo nella prima alba, alle 6, d’estate. Le api che trascinano le loro sorelle e le vedi cercare un filo d’erba, sceglierlo, poggiarsi con quel peso e poi d’un tratto lasciarlo tornare alla terra. E’ commovente. Senza dubbio alcuno.
Così muore l’ape. Ma come si accomiata l’uomo? Chi lo porta via dal suo “alveare” umano, la città, il condominio, poi dove lo adagia con tanta poesia? Chi ha pietà di lui?  Chi sono i suoi “fratelli” che al pari delle sorelle api, lo adageranno su un filo d’erba o un fiore di maggio o sulla terra lieve?”

2 commenti per “NATURA: La morte delle api

  1. Grazia Saporito
    2 aprile 2018 at 17:37

    Molto bella questa storia di api. Addirittura commovente, mi ha fatto capire come il mondo
    animale e vegetale sia migliore del mondo “umano”. La natura con le sue regole e la sua vita
    è stupenda siamo noi uomini che stiamo cambiando…

  2. Stefano Gentile
    2 aprile 2018 at 16:14

    E’ bellissima questa storia. Non lo immaginavo pur ritenendomi un animalista sfegatato. Grazie Beppe

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