Note di viaggio – La Lampadina nella Milano Anni Trenta

Articolo di Isabella Confortini Hall

A metà dell’aprile appena trascorso, una compagine di soci interessata e vivace ha seguito Ludovico Pratesi alla scoperta di una Milano Anni Trenta tutta da conoscere.
La due giorni nella città meneghina, inizialmente progettata per la visita della Fondazione Prada in occasione della mostra POST ZANG TUMB TUUUM. Art Life Politics: Italia 1918-1943, un’imperdibile, amplissima e accurata panoramica dell’arte nell’arco di un decisivo trentennio per la società italiana ed europea, si è poi rivelata un susseguirsi di momenti temporalmente e spazialmente immersivi nella dimensione artistica e sociale della prima metà del 1900.
Il Clubino, fondato 150 anni fa ci ha ospitato per cena, giusto per iniziare ad assaporare il décor inizio secolo, mentre l’altera compostezza dell’architettura del Museo del Novecento, ospitato a dieci passi dal Duomo nel Palazzo dell’Arengario, progettato “solo” da Griffini, Magistretti, Muzio e Portaluppi,  ci ha accolti con la grande rampa a spirale proiettandoci direttamente nel Quarto Stato di Pellizza da Volpedo e da lì è iniziato il nostro viaggio a ritroso in un tempo affatto lontano e per lungo periodo, assai negletto.
La cavalcata è continuata con la visita alla Collezione Jannaccone, che ha sede nello studio legale di Giuseppe Jannaccone, collezionista dalla due anime, una moderna e l’altra contemporanea; lo studio ospitava molte delle numerosissime opere collezionate, ed era meritatamente affollato in occasione della sua apertura al pubblico per Miart2018.
La domenica mattina, complice il silenzio e la quiete delle strade milanesi in giorno di festa, abbiamo gustato con calma le opere esposte nelle stanze di casa Boschi di Stefano, sita in una palazzina realizzata all’inizio degli anni Trenta del Novecento dall’Architetto Piero Portaluppi, la dimora di Stefano Boschi e Marieda Di Stefano che racchiude una selezione di circa 300 opere delle oltre duemila della loro collezione donata al Comune di Milano nel 1974.
Ci attende Villa Necchi Campiglio, esempio unico di villa urbana appartenente alla facoltosa imprenditoria milanese di inizio secolo, Angelo Campiglio e le sorelle Necchi. La villa progetta all’inizio degli anni 30 da Portaluppi, contempla piscina e campo da tennis, il tutto con arredi decò, che pervadono ogni singola area della casa. Ma lo stile di Portaluppi per l’epoca era troppo innovativo, troppo semplice e poco sontuoso, non convenzionale e soprattutto non dimostrava le vere disponibilità economiche dei proprietari e così, la famiglia, nel 1938, si avvalse della visione di Tomaso Buzzi che apportò modifiche notevoli in molti degli ambienti della villa, introducendo uno stile settecentesco più “sicuro” e decisamente comprensibile, che però mal si integra con l’originale disegno di Portaluppi, creando una discrasia decorativa non indifferente.
La villa, nonostante ciò, comunica comunque la percezione chiara e netta di un’incredibile visione prospettica dell’architettura del tempo, un progetto moderno e avanguardista che non concede garantisti ripensamenti classici.
Siamo stati grati e riconoscenti ospiti di Roberto e Giuliana Michetti, che ci hanno accolti magnificamente nella loro casa con altri amici milanesi e tutti abbiamo festeggiato con gioia il compleanno di Ludovico!
Conversazioni varie ed appassionate, confronti Milano/Roma inevitabili, certo due città ad oggi con diverse evoluzioni.
Come ultima tappa della nostra cavalcata, Ludovico ha scelto l’Hangar Bicocca, che molto si discosta da ciò che abbiamo visto finora. Ma Lui ha ragione: dopo aver rinfrancato il corpo allo Juta Cafe dell’hangar, in un ambiente informale e sereno, ci attendono I sette palazzi celesti di Kiefer, ormai installazione permanente, data la quasi impossibilità di smontarli e trasferirli in altro luogo. Finiamo in effetti con un fuoco di artificio. La percezione è molteplice, i palazzi sono fortemente emozionali; i quadri evocativi; l’atmosfera è sospesa..
E con questo ultimo tocco da maestro, salutiamo Ludovico, guida imprescindibile, attenta, interessata al parere di noi che a volte ci ribelliamo a qualcosa che non capiamo, e al concetto stesso che non ci sia nulla da capire.. ma in questa trasferta d’arte era tutto emotivamente percettibile.
Alla prossima dunque, ci vediamo a Palermo, capitale europea della Cultura e quest’anno sede di Manifesta12!

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