ABBIAMO OSPITI – CULTURA – Le perle: storia e stranezze

Articolo di Giulia Pasquazi Berliri
Strano ma vero: il termine “perla” deriva dal latino “pernula” (da “perna”, prosciutto!), il nome con cui si indicava la conchiglia che la contiene e la cui forma di ovale allungato ricordava agli antichi romani, curiosamente, la coscia del maiale. A dispetto di questa etimologia, una bellissima leggenda dice che la perla sia il frutto dell’amplesso fra l’acqua marina e la luce della luna, dentro l’alcova formata da un’ostrica aperta e così, anche in virtù di questa sua origine, è sempre stata ritenuta un prezioso dono del mare agli umani. Si dice che anche Venere, dea dell’amore, della bellezza e della fertilità – nata da una conchiglia bivalve fecondata dalla spuma del mare – non ne potesse fare a meno e che addirittura fosse uscita dall’acqua completamente nuda, ma con perle attorno al candido collo. Un’altra antica leggenda egizia racconta che le perle sono un dono del dio Horus, re del Firmamento. Infatti, quando Horus, divinità di pace e di fecondità, scese sulla terra per trovare una moglie mortale, lo fece viaggiando lungo l’arcobaleno, alle cui estremità vi erano il cielo e la terra. Man mano che Horus camminava lungo l’arcobaleno, quasi scivolasse su una tavola, alcune gocce di colore caddero dall’arco. Nella discesa, ogni singola goccia mescolò luce e colore al chiaro di luna. Queste iridescenti unioni di luci e colori rotolarono dolcemente verso il mare dando vita, con il loro prezioso contenuto, alle perle.
La perla fa parte del bagaglio culturale di moltissimi popoli antichi e numerosi racconti tradizionali lo confermano: gli Ebrei conoscevano la perla donata da Abramo alla schiava Agar – di cui la moglie del patriarca, Sarah, era gelosa – ed anche quella che il saggio re Salomone portava in fronte. In Grecia divennero formalmente famose nel periodo ellenistico grazie ai bottini di guerra di Alessandro Magno di ritorno dai territori asiatici; esse erano sacre ad Afrodite e, come emblema dell’amore e del matrimonio, al tempo di Alessandro Magno, ornavano l’orecchio destro degli uomini (nonostante i monili prediletti dal genere maschile fossero di solo oro) ed entrambe le orecchie delle donne.
La perla nella lunga tradizione cristiana ha assunto significati e simbologie differenti a seconda delle epoche e non può prescindere dall’eredità lasciatale dalla mitologia pagana. Già nei testi orientali dell’VIII secolo a.C. si parla di perle come di cose fantastiche; secondo una leggenda araba le perle altro non sono che gocce di rugiada cadute in mare durante una notte di luna piena e “bevute” dalle ostriche. Leggenda che fu ripresa da Plinio il Vecchio il quale asserì che le ostriche nel tempo degli amori “si aprono quasi sbadigliassero, si riempiono di rugiada che le feconda e partoriscono poi perle”.
Credenze a parte, l’unica cosa certa è che da sempre furono considerate preziosissime e talvolta il loro culto, specie a Roma, raggiunse delle vere ridicolaggini: Pompeo si fece fare un ritratto interamente composto di perle; Nerone ne faceva ricoprire i letti; l’imperatore Caligola (21-41 d.C.) donò al suo cavallo (quello che aveva già nominato senatore) una collana di perle; ma affinché la moglie non fosse gelosa, ne regalò una anche a lei spendendo qualcosa tipo quaranta milioni di sesterzi (un miliardo di vecchie lire). E lo storico Svetonio (70-140 d.C.) ci racconta che il generale romano Aulio Vitellio (15-60 d.C.) riuscì a finanziare un’intera campagna militare vendendo un solo orecchino di perle della madre. I vincitori dei giochi sportivi ricevevano perle in dono. Anche le donne ne erano naturalmente avide; ma poiché le perle più grosse erano diventate il distintivo delle prostitute, le mogli “per bene” adottarono dei pendenti formati da esemplari più piccoli, detti appunto “le perle della rispettabilità“. Diffusissime nella Roma Imperiale erano delle tazze ornate di perle.
Gli antichi attribuivano alle perle moltissime virtù: calmavano l’ira, lenivano i dolori di stomaco, rinsaldavano le amicizie, accendevano la passione perché afrodisiache, rinforzavano le ossa e sbiancavano la pelle; per questo Cleopatra era solita berne un po’ sciolte nell’aceto di vino, costosa usanza che, tuttavia, fu seguita da molte nobili dame sino al Settecento.
In generale erano considerate una panacea contro ogni malattia; quando Lorenzo il Magnifico fu in punto di morte, gli diedero da bere una pozione di vino con dentro cinque etti di perle tritate. Ovviamente non servì a nulla, se non a sprecare un patrimonio e a dargli probabilmente il colpo di grazia!
Nel Medioevo, tuttavia, qualcuno iniziò a sparger la voce che “portavan lacrime”, seguendo la leggenda che fossero nate dalle lacrime degli angeli ribelli: e la superstizione dice che quando vengono ricevute in dono, per scongiurare ogni rischio basta “pagarle” dando una monetina al donatore… Proprio in quel periodo storico la perla è, infatti, portatrice di significati più cupi, talvolta un presagio di disgrazia. Alla perla veniva affidata ad esempio la capacità di scoprire i ladri. Per far questo era necessario porre una perla in una coppa rovesciata, recitando alcune formule magiche e pronunciare i nomi dei sospettati; al nome del colpevole si dice che essa si sarebbe mossa, iniziando a roteare.
Molto spesso la perla simboleggia le lacrime della Madonna, soprattutto quella con la caratteristica forma a goccia. E’ sempre in questa epoca storica che assistiamo a numerose rappresentazioni sacre del Cristo o della Madonna le cui lacrime assumono la forma di una perla vera e propria. Nell’arte orafa cristiana invece, furono usate abbondantemente per adornare oggetti sacri. In questo caso la perla veniva associata alla regalità e alla divinità di Cristo, un esempio per tutti la Corona del Sacro Romano Impero. E altrettanto dicasi per le rappresentazioni della Vergine Maria. Difatti nell’iconografia sacra sono parecchi i quadri che raffigurano la Madonna adornata di perle – come la Madonna del Santuario di Valverde o quella col Bambino e due angeli dipinta da Filippo Lippi – e altrettanto accade nei testi religiosi dove più volte lei stessa è definita Perla, nel senso di “pura“. Dall’epoca rinascimentale in poi la perla nell’arte cattolica (a differenza di quella profana in cui le perle sono simbolo di ricchezza e potere) adorna le vesti e i capelli nelle rappresentazioni delle sante, simbolo di castità e di purezza d’animo, e vengono riprese anche da ricche signore e regnanti che ne fanno uno dei gioielli prediletti per adornare vesti in virtù di una femminilità eterea, quasi lunare e innaturale.
Uno tra i sovrani più longevi di sempre (regnò per ben 65 anni), la regina Vittoria, fu una vera amante delle perle. Fin dall’adolescenza ne ricevette in gran quantità, ed è probabilmente per questo motivo che, data la sua grande passione, anche lei usava regalarle ai suoi 9 figli ed ai suoi 42 nipoti ad ogni occasione. Lei stessa adorava ovviamente indossarle al collo e alle orecchie ma anche circondarsi di perle per adornare con queste sia vestiti che ambienti, come è possibile osservare dai suoi numerosi ritratti. Dato il suo ruolo e la costante presenza di questa gemma bianca, la Regina Vittoria d’Inghilterra dettò la moda del suo tempo, confermando la perla come principale attrice nei gioielli dell’epoca assieme al diamante. Dalla morte del suo amato marito, il principe Alberto, lei indossò sempre abiti neri e commissionò gioielli adornati di sole perle nere per poter portare il lutto anche nelle occasioni ufficiali.
Come scrisse la giornalista Paola Jacobbi su Vanity Fair, quando nel 1979 il Partito Conservatore inglese decise di candidare Margareth Thatcher a Primo Ministro, un paio di cosiddetti geni della comunicazione politica le chiesero di modificare il suo look da severa insegnante. “Via il cappellino. E via la collana di perle” dissero. La Lady di ferro rispose: “Passi per il cappellino. Ma le perle non sono negoziabili”.

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