TECNOLOGIA – La littorina ed i treni

Il 18 ottobre 1932, Mussolini sale sul nuovissimo e avveniristico treno denominato Fiat ALB.48 per andare ad inaugurare la stazione di Littoria (ora Latina), la nuova cittadina al centro della Pianura Pontina. Era quasi la conclusione di quello sforzo enorme che aveva trasformato la zona da una palude malsana in un terreno fertile e rigoglioso e la Stazione ferroviaria era un punto di arrivo importante.
Cosa di più entusiasmante che non compiere il viaggio su questa novità tecnologica della Fiat? Sedersi sulle carrozze ben imbottite rivestite di pelle che poi avrebbero portato operai, turisti e altro in poco più di un ora da Roma a Latina a un velocità massima di oltre 110 km ora, il doppio della velocità media dei treni allora in servizio?  In quella occasione, celebrando la giornata, un giornalista del Popolo d’Italia descrisse la allora futuristica automotrice dandole il nome di “Littorina”, proprio per celebrare la destinazione di quel viaggio. Il “nome” piacque molto, e si dice, che il Senatore Agnelli lo apprezzò così tanto da adottarlo per tutte le sue “nuove” automotrici e divenne tanto popolare da sopravvivere per decenni alla fine del regime.
Le littorine erano state concepite come autobus su rotaie, avevano dei veri e propri motori di autocarri a benzina o diesel. Erano strutture leggere e riuscivano a portare da 60 a 120 persone secondo la loro configurazione a una velocità impensabile per quel tempo. 
Erano anche di estrema maneggevolezza  e di manutenzione molto semplice: in caso di guasto del motore lo si poteva sostituire quasi “al volo” minimizzando così i tempi di fermo dell’automotrice.
Ne è passato del tempo da allora. Fino a qualche anno fa le potevi ancora vedere sfrecciare su qualche linea secondaria o su per qualche frazione montagnosa, ora penso non esistano più se non in qualche museo ferroviario. È stato un grande treno e all’avanguardia nei trasporti su rotaia. Nella sua lunga vita furono costruite nelle varie configurazioni e motori, circa 250 “littorine”, qualcuna perfino esportata in altri paesi.
Una velocità di 110 km orari, oggi, ci fa sorridere a confronto dei 250 della nostra alta velocità ma ancor più pensando a quanto potremmo disporre tra qualche anno. Il futuro è dato dai treni a lievitazione magnetica. La cosa interessante di questi mezzi è che funzionano grazie a un sistema di elettromagneti, e non hanno bisogno di ruote né il contatto con le rotaie né di supporti esterni di energia, ma sfruttano semplicemente le proprietà fisiche della materia: il fenomeno della permeabilità magnetica consiste nella “tendenza di ogni materiale a generare autonomamente un campo magnetico”. La velocità potrebbe raggiungere i 600 km orari, cioè coprire la distanza Roma-Milano in circa un’ora. Tutto il mondo guarda con interesse a questi nuovi sistemi, studi, ricerche, sperimentazione si susseguono quasi freneticamente.

Tra i primi ad adottarli sono stati i Cinesi, e già da qualche anno, li hanno messi in funzione sulla linea Shanghai centro e l’aeroporto. Compiono Il tragitto, di 33 km, in soli 7 minuti e 20 secondi. Ad una velocità media di 250 km orari con delle punte di 430 km.

Anche noi Italiani, sembra, avremo presto il nostro treno di questo tipo Lo hanno progettato alcuni ricercatori dell’Ales Tech, un centro legato alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Potremmo vedere già i primi treni (ma anche tram e metropolitane) senza rotaie a partire dal 2022? Speriamo, certo così, per le distanze medio-brevi, ci potremmo dimenticare dell’aereo, dei lunghi tragitti per l’aeroporto, le inutili attese…

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