ATTUALITÀ – Londra e Roma: che aeroporti?

Articolo di Gian Carlo Ruggeri – Autore Ospite de La Lampadina

I cinque aeroporti di Londra non sono sufficienti a gestire il traffico aereo londinese. I primi di giugno, Theresa May ha approvato la costruzione di una terza pista d’atterraggio e d’involo per l’aeroporto di Heathrow. Il governo, però, è diviso per i costi e l’impatto ambientale. La decisione in argomento è stata presa dopo una consultazione popolare avvenuta fra il 17 gennaio e il 28 marzo dell’anno corrente. Nell’ottobre 2016, il governo annunciò che una nuova pista nord ovest era lo schema preferito per l’espansione capacitiva degli aeroporti nel sud est dell’Inghilterra. Con tale annuncio, il Governo ha voluto dare un chiaro segnale al mondo che il Paese è aperto al commercio e che l’espansione di Heathrow costituisce un’opportunità per assicurare sia alla Nazione che alle future generazioni il possesso delle infrastrutture necessarie ai futuri bisogni. L’opera potrà produrre migliaia di opportunità addestrative e lavorative, nonché creerà, a lungo termine, una “eredità sostenibile”. Fra i cinque aeroporti londinesi sopra menzionati, esiste il “London City Airport”. Situato nel London Borough of Newham (Outer London), borgo di Londra che si trova nella parte orientale della città, l’aeroporto è stato progettato nel 1981 per soddisfare le necessità del distretto finanziario di Londra, ed é stato inaugurato nel 1987 dalla Regina Elisabetta II. Lo scalo è stato ideato per operazioni Short Take Off Landing (STOL; decollo ed atterraggio corti), dispone di un’unica pista orientata 90°/270°, lunga  1.508 metri e dotata di assistenza strumentale. È il quinto aeroporto, per ordine d’importanza, della capitale britannica. I passeggeri raggiungono lo scalo tramite la London City Airport DLR Station, che fa parte della Docklands Light Railway, inaugurata nel 2005. Due linee di mezzi di superficie (Transport for London; 473 e 474) completano le possibilità di trasporto. Nella settimana 19 – 25 del recente mese di marzo 2018, 101.336 clienti sono partiti / arrivati allo “Square Mile’s favourite airport”, con 1525 voli. Queste cifre superano del 2% il record stabilito nel 2016. In particolare, durante il giovedì 22 della suddetta settimana, si è avuto il “best record” per il transito di 18.607 passeggeri. Il trentunenne aeroporto è stato portato a tali risultati dalle accurate ed elevate prestazioni della British Airways e della Flybe, quest’ultima, compagnia aerea regionale britannica a basso costo, facente parte della European Low Fares Airline Association.  Le destinazioni più frequentate comprendono, fra le altre, Amsterdam, Dublino ed Edimburgo. La peculiare collocazione, per così dire, “cittadina”, rende l’aeroporto agibile anche in condizioni climatiche particolari, come una relativamente recente intensa nevicata invernale che ha provocato la cancellazione di moltissimi voli negli aeroporti situati lontano dalla città.
E la capitale d’Italia? Roma ha due aeroporti principali: Fiumicino e Ciampino. Fiumicino ha quattro piste, ovvero: 16R/34L – 16L/34R – 16C/34C – 07/25; le prime due di 3900 m, la terza di 3600 m e la quarta di 3309 m, quest’ultima usata prevalentemente per i decolli. Ciampino ha una sola pista, la 15/33, di 2200 m.
I due aeroporti ospitano traffico intercontinentale e si comprende facilmente che – nonostante la buona volontà gestionale – il sistema non è sufficiente a soddisfare le esigenze di un mondo in movimento. Ma parliamo un poco di un altro aeroporto: Roma – Urbe. Inaugurato nel 1928 con il nome di Aeroporto del Littorio, classificato attualmente come Aeroporto Internazionale, offre ospitalità ai voli commerciali, alle Scuole di Volo (fra cui lo storico Aeroclub di Roma), ai voli privati, all’Aerotaxi, alla Protezione Civile e alla componente elicotteristica, anche militare. Dotato di varco doganale e di polizia di frontiera, ha una pista di 1084 m, la 16/34.
Se gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino hanno trovato, sin dal 1974, nuove ed efficienti forme di gestione, l’aeroporto dell’Urbe, con la sua storia, è rimasto, per così dire “terra di nessuno”.
Situato sulla via Salaria, a pochi minuti di auto dal quartiere Parioli, non è mai stato adeguato al crescente traffico aereo e alle dimensioni dei nuovi aerei commerciali. E’ chiaro che lo scalo non potrebbe mai accogliere velivoli “wide body”, come, per es., l’Airbus 319, ma l’effettuazione di lavori sulla pista, un suo diverso orientamento e l’installazione di impianti per l’atterraggio strumentale, eccetera, renderebbero l’aeroporto dell’Urbe il “Rome City Airport”, sul modello del succitato London City Airport, situato nel cuore della City, centro finanziario fra i più importanti del mondo. L’Urbe ha le potenzialità di ospitare traffico regionale: flusso che, con gli attuali velivoli a getto o turboelica, potrebbe consentire il collegamento diretto tra Roma e città italiane o straniere, nell’ambito di un raggio di 1000 – 1500 Km. Questo, fra l’altro, snellirebbe il traffico di Fiumicino e Ciampino, senza tralasciare, last but not least, un alleggerimento del traffico merci su gomma e la movimentazione, come su accennato, di flussi regionali con altri aeroporti potenzialmente utili (vedi, ad esempio, Foligno, anch’esso caduto nell’oblio). L’aeroporto della via Salaria, non dimentichiamolo, negli anni Trenta, fu uno degli aeroporti europei con il maggior movimento di aeromobili e passeggeri. E’ stato possibile in Inghilterra: ma da noi, con la nostra più che rispettabile “Storia aeronautica”?

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