CULTURA – Le chiese ortodosse

Luglio-Settembre è tempo di vacanze. Spesso si va all’estero. Può capitare che si vada in Grecia, in Russia o in qualche paese dell’Europa orientale e ci si trovi a mettere il naso dentro una chiesa ortodossa. Rimarremmo forse sorpresi di trovarla così diversa da quelle alle quali siamo abituati in Italia. Qualche parola ci aiuterà a comprendere meglio quello che vediamo o abbiamo visto.
La prima cosa che potremmo osservare è la divisione della Chiesa in due parti distinte: una zona riservata esclusivamente al clero e un’altra al popolo. (Qualcosa di simile c’era anche nelle nostre chiese prima della riforma Liturgica del Concilio. Forse i più anziani tra di noi ricordano la “balaustra” che divideva il “presbiterio” dall’“aula”).
La divisione è operata mediante una parete, o un simulacro di parete, ricoperta da immagini, con tre porte che introducono nella zona retrostante non accessibile al comune fedele o al visitatore: è la “iconostasi” – letteralmente “supporto per le icone” (il termine “icona” non è altro che la traslitterazione del vocabolo greco per “immagine”).
Le icone sono forse una degli oggetti più conosciuti e che più caratterizzano ai nostri occhi la Chiesa Ortodossa. Tutti forse sappiamo della controversia nell’Alto Medioevo – prima della separazione tra Chiesa cattolica e Chiesa Ortodossa – tra coloro che – basandosi su quanto affermato nell’Antico Testamento – ritenevano blasfemo rappresentare materialmente cose attinenti la divinità (iconoclasti) e coloro che invece la ritenevano non solo cosa giusta ma anche buona (iconofili). La controversia terminò con la vittoria di questi ultimi. Questo ha permesso lo sviluppo di tutta l’arte sacra, che ha seguito due percorsi diversi in Occidente e in Oriente.
Mentre in Occidente la pittura sacra è stata “realistica” e quindi ha rappresentato l’umanità dei personaggi rappresentati (non provando alcuna remora a prendere come modelli di santi e sante anche persone “chiacchierate” per la loro moralità dubbia), in Oriente la pittura ha seguito un percorso “spirituale”: dipingere un’icona è considerato un atto religioso al quale ci si può accingere solo dopo un percorso spirituale, contemplare una icona è un “atto sacro” come leggere la Sacra Scrittura.
Le “icone” orientali sono rimaste pressoché sconosciute in Occidente fino agli inizi del XX secolo quando sono state fatte conoscere soprattutto dagli esuli russi in fuga dalla rivoluzione comunista. Da allora sono state oggetto di studio e ammirazione per la loro bellezza.
La seconda cosa che ci può sorprendere è la totale assenza di banchi o sedie. Eppure abbiamo inteso che le celebrazioni liturgiche orientali sono molto lunghe! Ed è proprio così: una liturgia domenicale “normale” (la Messa) non dura meno di un’ora e mezza.
A differenza dei cristiani occidentali, i fedeli ortodossi non sono tenuti a partecipare a tutta la liturgia, neanche di domenica! I fedeli vanno in Chiesa e ci stanno per tutto il tempo che ritengono necessario: fanno qualche preghiera, magari assistono al momento dell’assoluzione dei peccati o fanno la comunione (che avviene mangiando un pezzetto di pane intinto nel vino) – baciano qualche icona e poi vanno via. Lo spirito con il quale partecipano è quello con cui un assetato si avvicina a una fontana: dopo avere bevuto ed avere spento la sete si allontana.
Sarà difficile anche vedere dentro la Chiesa qualche statua. In alcune Chiese ortodosse la realizzazione di statue è formalmente proibita mentre in altre è permessa. Fa parte tuttavia della Tradizione Ortodossa che alle statue si dia poco spazio – alcuni dicono che questo dipenda da motivi storici legati alle vicende della iconoclastia prima e della dominazione mussulmana poi.
Un’ultima annotazione riguarda infine le cupole: numero, colore e forma hanno tutte un significato (in particolare nelle chiese ortodosse russe).
Una sola cupola ricorda che Dio è uno solo, tre cupole fanno riferimento alla Trinità, cinque cupole rappresentano Cristo contornato dai quattro Evangelisti, sette cupole rimandano ai sette concili ecumenici sui quali si basa la Chiesa Ortodossa dal punto di vista dogmatico e dottrinale, nove cupole significano i nove ranghi angelici, e tredici cupole rappresentano Cristo circondato dagli Apostoli.
Per i colori: l’oro è caratteristico della Luce divina e della natura incorruttibile, il rosso della Resurrezione, il bianco è l’abito dei martiri e il colore della purezza, Il verde è il colore dello Spirito Santo, il blu è quello mariano.
La forma a cipolla richiama la fiamma di una candela, espressione della preghiera rivolta a Dio, la forma a scudo rimanda alla lotta spirituale.
La comunicazione di notizie poco conosciute fa parte della “mission” della nostra Lampadina!

2 commenti per “CULTURA – Le chiese ortodosse

  1. Beppe
    4 settembre 2018 at 21:47

    Caro Vittorio
    grazie per il tuo apprezzamento.
    Spero che ci potremo incontrare presto

  2. Vittorio Rocco
    4 settembre 2018 at 12:45

    Caro Beppe,
    articolo interessante. Sempre stimolante vedere come diversamente si interpreta il culto nei diversi luoghi e come i diversi culti assumano un significato molto simile.
    Un caro saluto a voi tutti,
    Vittorio Rocco di Torrepadula

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *