Mostre – La Roma dei re. Nella capitale, una Mostra racconta i primordi dell’Urbe.

Di Maria Giovanna Forlani

La Mostra, allestita nelle sale dei Musei Capitolini, si articola in un percorso suddiviso tra primo e secondo piano di palazzo Caffarelli. Voluta dal Sovrintendente Claudio Parisi Presicce, e curata da Isabella Damiani, è preminentemente destinata alle scuole e si apre con un suggestivo video, ricchissimo di particolari tecnici propri della ricerca archeologica.
Interessante la Mostra per ogni tipo di visitatore, perché attraverso una grande quantità di reperti archeologici, autentici e restaurati, relativi alla vita quotidiana ed al culto degli dei, si ricostruiscono e documentano costumi, ideologie, tecniche, trasformazioni sociali e culturali che riaffiorano dalla leggenda; un viaggio avvincente che propone un percorso storico-archeologico che ha inizio con la Fondazione di Roma (753 a.C.) e giunge alla proclamazione della Repubblica (509 a.C.).
I 7 Colli sono il teatro di innumerevoli campagne archeologiche dalle quali sono emerse stratificazioni di materiali e di oggetti che testimoniano i rapporti con le civiltà limitrofe da cui nasce una prima urbe non sul Palatino ma sul Campidoglio.
I reperti esposti (tra cui oggetti di lusso o di prestigio) consentono di ricostruire i ruoli, le figure sociali ed i costumi delle comunità romane. Le sale della Mostra dedicate ai Fori (Foro Boario, Campidoglio, Foro di Augusto, Esquilino, Quirinale), attestano i mutamenti delle capacità tecniche delle comunità e indicano come la Roma Capitolina accogliesse o escludesse altre civiltà e culture.
La Mostra copre l’arco temporale dal 753 a.C. (anno al quale convenzionalmente si fa risalire la Fondazione di Roma ad opera di Romolo), fino al 509 a.C. allorché Tarquinio il Superbo è messo al bando ed è instaurata la Repubblica.
Tutto questo può rappresentare un buon punto di riferimento da cui partire per arrivare forse a scoprire che i 7 Re di Roma potrebbero essere stati più di 7. Così come i 7 Colli non sono 7.
Il percorso si divide in 8 sezioni, ciascuna dedicata ad un’area archeologica. Prediligiamo quella dedicata al Foro Boario e quella del Tempio di Giove.
La prima è costellata di resti di templi e di bellissime ceramiche rosso-brune e bianco-nero in stile della Magna Grecia; la seconda contiene una suggestiva ricostruzione architettonica dedicata al padre dei Dei.
L’area archeologica del Foro Boario si estende alle pendici del Campidoglio ove furono scoperti resti di tombe e di due templi di età repubblicana dedicati alle divinità Fortuna e Mater Matuta, insieme ad un corpus di terracotta dipinte, il più ricco di tutta l’area archeologica di Roma.
In mostra il bellissimo frontone di un tempio raffigurante Ercole e Atena, Arianna e Dioniso. Un’altra sezione è dedicata al Palatino con numerosi frammenti di santuari dei Re con oggetti devozionali.
Nella sezione dedicata al Tempio di Giove recentemente sono state scoperte le fondazioni del Tempio, di grandi dimensioni e solennità, dedicato a Giove Capitolino, risalente alla Tarda Regalità. Con esse sono emerse anche le infrastrutture legate all’approvvigionamento idrico della zona delle quali si è evidenziata la grande modernità.

Di particolare fascino è l’ampio spazio dedicato al Marco Aurelio (161-180 d.C.); la statua, collocata al primo piano del Museo davanti ad un’immensa vetrata, pare risalire al 136 d.C. Verosimilmente essa fu innalzata per celebrare le vittoria dell’Imperatore sulle popolazioni germaniche e destinata al Foro Romano. Nel 1538, Paolo III Farnese, Papa piacentino, ne promosse il restauro e la pose come   perno del grande complesso architettonico del Campidoglio affidato a Michelangelo.

Il grande artista volle il Marco Aurelio come simbolo del potere invincibile dell’Urbe e tale resta anche oggi. Nel 1990 date le conseguenze delle intemperie ne fu realizzata una copia che sostituì l’originale, il quale, restaurato, ora è custodito per l’appunto, nei Musei Capitolini.
Per il “turista per caso” la grandiosità dell’esposizione è di singolare impatto emotivo e culturale. È bello immergersi nella leggenda delle origini di Roma e rivivere lo scorrere del tempo attraverso le pietre parlanti.
Aperta fino al 5 maggio 2019

 

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