COSTUME – C’era una volta… l’accompagnatore

Nei viaggi di gruppi si occupava che tutto scorresse il più possibile liscio e senza intoppi, che i viaggiatori si sentissero  tutelati e protetti. A lui ci si rivolgeva in caso di richieste particolari: un materasso duro, un asciugacapelli non previsto, un posto vicino all’autista per eventuali disagi di stomaco. L’età media dei viaggiatori è però negli ultimi tempi molto cresciuta. I quarantenni di una volta sono stati sostituiti da coppie o singoli decisamente più anziani. Tante mogli o mariti rimasti soli o single precedentemente troppo occupati, si mettono a viaggiare in tarda età in tour organizzati. Non avevano voluto o potuto farlo prima: mariti che non amavano viaggiare, nipotini consegnati durante le vacanze, lavoro  impegnativo. Ora, meglio tardi che mai, i nipotini sono adulti, il lavoro è solo un ricordo, per cui… si parte.
Compagnia  ed itinerario già stabiliti e  nessun problema tranne quello di stare il meglio possibile e divertirsi. Così vediamo scendere e salire dai pullman o dai treni non più adulti scattanti, ma persone vagamente traballanti sulle loro gambe. Le visite turistiche richiedono ora un tempo maggiore, sia per le frequenti soste ai bagni, che per le camminate di avvicinamento da un posto all’altro.
Nelle persone  “più che ADULTE” poi, la memoria fa a volte cilecca. Qualche anziano si infila, distratto, in un pullman che va in tutta altra direzione e solo le grida disperate delle anziane amiche lo fanno scendere per imboccare quello giusto. La compagnia li diverte, ascoltano e raccontano tutto della loro vita. Secoli che nessuno li ascoltava con tanta attenzione. A casa alzano spesso gli occhi al cielo in risposta ai loro racconti: tutto già detto e più  e più volte. Invece qui tutto è nuovo per tutti. Ma le chiacchiere li distraggono. Non sono attenti alle indicazioni dell’accompagnatore per cui gli appuntamenti diventano un po’ vaghi. “Ci aveva detto alle cinque?” “No alle quattro”. “In Piazza Garibaldi?” “No in Piazza della Repubblica.” Metà gruppo va da una parte ed il resto dall’altra. L’accompagnatore recupera tutti a fatica e li conduce davanti al museo dove li affida, sollevato, alla Guida. Nel rientrare nel bus ricorre all’appello per essere sicuro di non perdere nessuno. Ma alcuni non sentono per cui… non rispondono e vengono ritenuti assenti. Si scatenano le ricerche. Chi lo ha visto l’ultima volta e dove?Si sarà infilato in un altro pullman (come il giorno prima)? Ignari delle ricerche sono invece tranquillamente rintanati in fondo al pullman dove stanno schiacciando un sonnellino. La lieve sordità li ha protetti dal trambusto. Trascorre del tempo agitato prima che ci si avveda finalmente della loro presenza.
In viaggio squillano i telefonini. Figli e nipoti vogliono notizie. Sono ansiosi e preoccupati per lo scatto di indipendenza dei nonni. Ma loro, spesso, non sanno rispondere. Chiudono il telefono invece di parlare e dall’altra parte i parenti si preoccupano del silenzio. Chiamano l’accompagnatore che, senza perdere la calma porge il suo telefonino “Non tocchi nulla per carità” e la comunicazione è ristabilita. Alzandosi dai ristoranti l’appello dei presenti non basta: bisogna fare l’appello alle borse (rimaste attaccate alle spalliere delle sedie) ed ai cappotti (se non fa freddo). A lui chiedono se pioverà, se farà freddo, se farà caldo, se sarà faticoso. Richiedono delucidazioni che sono state appena fornite. In un recente bellissimo viaggio abbiamo solo:

lasciato un telefono in carica al bar della Stazione nel passaggio dal bus al treno. In questo caso la piccola ineducazione di un vicino in treno ci ha salvato. Aveva ascoltato con attenzione tutte le nostre conversazioni, incuriosito da discorsi su arte contemporanea, su carriere diplomatiche e non gli era infine sfuggito l’urlo di dolore della nostra amica “Il mio telefonino, con tutte le prenotazioni alberghiere… è rimasto in carica nel bar della stazione!!!” Il signore si alza, si presenta, si scusa per aver ascoltato le nostre chiacchiere e ci comunica che però può esserci di aiuto. Immediatamente riesce dal treno a mandare un suo incaricato a riprendere il telefonino smarrito. Viva la sua vivace curiosità.

Una valigia è stata invece semplicemente lasciata nella piazza dopo essere stata scaricata dal bus. La proprietaria si sentiva leggera, ma pensava solo di essere meno stanca. Non si era assolutamente accorta di non trascinarsela più dietro con le rumorose rotelle.

Un portafoglio è stato lasciato a terra nel ristorante. Il  proprietario, la mattina seguente grazie ad un foglietto  messo di nascosto “per ogni evenienza” dal figlio lo ha chiamato. E di seguito ha chiamato la proprietaria del portafoglio.. “Ma signora, non si era accorta di averlo perso?” “No, me lo dice lei adesso. Comunque i soldi li avevo in tasca” “Si ma qui dentro ci sono i suoi documenti  e le carte di credito complete dei codici!” Il figlio ha chiamato la madre preoccupatissimo!

L’accompagnatore non ha battuto ciglio a tutto ciò. Si è totalmente adeguato da tempo alle esigenze dei “nuovi” viaggiatori ed alle loro manchevolezze. Da tempo sa che la parola accompagnatore è totalmente insufficiente.
Sarebbe ormai meglio essere chiamato con qualcosa a che fare con “badante”.

1 commento per “COSTUME – C’era una volta… l’accompagnatore

  1. Yamuna
    6 Maggio 2019 at 21:46

    Che bello questo club di viaggiatori, mi sembra sì una necessità ma anche un’ottima filosofia di viaggio. Dopotutto esiste lo slow food, perché non pensare anche allo slow travel? Io comprerei subito il biglietto.

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