Notre Dame come la fenice

Di tutte le proposte che sono arrivate in seguito al dramma dell’incendio di Notre Dame a Parigi, una si distingue per la sua originalità. L’azienda olandese, Concr3de, ha proposto di utilizzare la stampa 3D per ricostruire fedelmente e in tempi rapidi alcune parti della cattedrale, in particolare la statuaria. La chiesa era stata interamente scansionata nel 2015 dallo storico dell’arte Andrew Tallon e si potrebbe utilizzare i materiali di scarto prodotti dall’incendio, ossia una mistura di pietra calcarea e cenere. Le materie prime molto antiche sono impossibili da recuperare in altro modo, visto che il calcare luteziano usato per costruire Notre-Dame, proveniva da miniere oggi sepolte da tempo sotto la città, mentre i tronchi della copertura in legno erano 1.300 querce,  praticamente una foresta di oltre venti ettari, del 13esimo secolo. Questa tecnica potrebbe essere usata non solo per la statuaria ma anche per le pietre della volta e per parti della guglia. Una soluzione più veloce e decisamente più economica rispetto all’ipotesi di scolpire tutto ex novo. E in un certo senso, anche più evocativa: si manterrebbero l’estetica e i materiali originali, ma servendosi di tecnologie tipiche del nostro tempo. Facendo rinascere, letteralmente, l’edificio dalle proprie ceneri.
MdM

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