COSTUME: Sto bene… grazie!

Il mio penultimo pezzetto pubblicato dalla Lampadina parlava di piccole storie in ospedale. Si è scatenato un mare di telefonate “Che succede? Quando ti hanno ricoverato? Hai avuto un incidente?”
Nessuno ha pensato che il pezzetto fosse ispirato a vecchi racconti da altri ricevuti o semplicemente..inventato.
Questo mi ha fatto riflettere sullo scrivere, in genere. Scrivere di passioni, di amori, di avventure, di sentimenti, vissuti da donne perdute, da uomini senza cuore, da avventurieri, da preti, da suore e quanto altro, non può voler dire che chi scrive sia stato, ovviamente, tutte queste persone. Che inoltre possono appartenere a diversi ambienti sociali ed essere di diversissime età ed appartenere a diverse epoche storiche. Come si può allora poter parlare di cose tanto lontane dal nostro essere? Per poter scrivere di tutto, di tutto bisogna aver avuto esperienza. Esperienza non diretta, o non solo diretta, ma acquisita mediante un’assimilazione da tante letture, da racconti ricevuti, da sensazioni e sentimenti che, in qualche modo, facciamo nostri.
Si dice che la lettura, lo studio,  l’ascolto attento di altrui esperienze permettano  di vivere tante vite diverse, in luoghi lontani, tanto poco somiglianti alla nostra. Salgari non era un pirata e non era mai stato nei Caraibi. Inchiodato alla sua scrivania. Jules Verne non ha fatto il giro del mondo in ottanta giorni e non ha percorso ventimila leghe sotto i mari. Con una serie di informazioni reali, un animo aperto all’ascolto delle esperienze altrui, sia sentimentali che fisiche, ed un po’ di fantasia, assolutamente necessaria, la mente vola. Al  punto che, senza aver mai vissuto nulla del genere, possiamo raccontare la storia di una missionaria o di un ladro, di un gentiluomo o di una prostituta, e siamo  in grado di riviverne e farne rivivere quindi tutte le emozioni senza per questo che ci si domandi se il nostro passato sia “specchiato”…o  totalmente immorale.
Quanto uno scrittore porta sulla carta è sempre in un certo senso “autobiografico” ma non nel senso letterale della definizione. Vuol dire che insieme a tante cose veramente, personalmente, vissute si aggiungono impressioni arrivate da lontani ricordi, da forti sensazioni, da antiche letture: fatti che abbiamo talmente assimilato che sono divenuti nostri, parte della nostra vita.
Se una seriosa e morale scrittrice parla di sesso sfrenato e di vite dissolute non affanniamoci a cercare nel suo passato. “Ah faceva tanto la santa! Ecco qui la verità!” Avrà invece con animo aperto letto o ascoltato e immaginato vite diverse dalla sua. Ugualmente se  ci parla con terribile realismo di atroci torture … ben lungi da essere stata sottoposta ad una tale agonia:sensibilità e fantasia e immedesimazione. Andiamo ad assistere a molti film di animazione: vite di formiche, di cani, di leoni, di dinosauri, che parlano e agiscono con l’anima e le sensazioni e le reazioni che noi non essendo formiche, cani o dinosauri attribuiamo loro. In qualche modo è quello che si fa nel costruire personaggi  dei libri.
Se siamo attenti intorno a noi, siamo curiosi e interessati, viviamo non solo la nostra vita, ma anche quella di molti altri esseri umani diversissimi da noi.
Per cui…. Grazie!  Sto bene!

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2 Commenti
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3 Settembre 2019 10:35

Proprio così, brava. Scrivere, leggere, è come viaggiare da una vita all’altra.

Diego Mazzonis
2 Settembre 2019 22:41

Hai perfettamente ragione, Lalli. E come sempre , pure divertente .