ABBIAMO OSPITI/NATURA – Formiche in cattedra: l’algoritmo lo hanno inventato loro

Articolo di Elvira Coppola Amabile, Autore Ospite de La Lampadina

Non è uno scherzo! È una straordinaria scoperta scientifica illustrata da Donato Grasso professore di Zoologia Etoecologia e Sociobiologia all’Università di Parma.
Al Festival Foodscienze di Mantova il professore nel presentare il libro “il formicaio intelligente” (Zanichelli 2018), spiega cosa possiamo apprendere dagli insetti. Le scoperte sono sorprendenti, appassionandoci ad incredibili rivelazioni su migliaia di modi di essere formiche. Frammenti di natura che nascondono tesori di incredibile bellezza!
Le interazioni sociali tra animali, piante e microrganismi, stanno catturando vivacemente l’attenzione degli scienziati e la nostra, osservatori curiosi avidi di sapere.
Le nuove frontiere della scienza si stanno orientando verso questo mondo affascinante. Nello studio delle relazioni tra insetti e piante si è evidenziata l’importanza agronomica e l’utilizzo di questa conoscenza. La ricerca in campo medico si sta concentrando sulla  potenzialità antibiotico-naturale che secernono i loro organismi. Inoltre viene già applicata praticamente la loro straordinaria capacità organizzativa, vero e proprio algoritmo.
Le colonie che costruiscono le formiche sono dei superorganismi con proprietà emergenti che li inducono a fare cose che i singoli individui mai potrebbero fare. Un microcosmo organizzato, autonomo, efficiente, collaborativo. Costruiscono nidi giganteschi, raccolgono cibo in modo ottimale trasportandolo secondo i percorsi più rapidi, difendono i nidi costruiti con foglie, formano ponti con i corpi o zattere in caso di alluvioni del loro nido. Su di essi si muovono, regolando il traffico lungo le piste di foraggiamento o di percorrimento per trarsi in salvo.
Mille volte da ragazzini ci siamo incantati a guardare le file delle formiche su e giu incessantemente sulle cortecce degli alberi sui muri sul terreno. Le spiavamo le studiavamo cercavamo di capire…
Ecco, ora gli scienziati hanno scoperto molto di più. E lo studio della loro organizzazione ci può essere di grande aiuto.
Le loro attività collettive sono decentralizzate. Non c’è un capo ma i singoli individui si attengono a semplici regole che producono qualcosa di superiore alla somma delle parti.
Applicando in modo appropriato queste regole sono stati studiati alcuni software e sono stati  modellati ispirandosi a questi algoritmi utilizzati dalle formiche.
Insomma imitando le formiche vere sono state costruite delle formiche virtuali.
I software basati su questi algoritmi permettono operazioni di smistamento merci, calcolo dei percorsi migliori per raggiungere i punti interessati, regolamento del traffico stradale. Si studiano robot autoassemblanti. Addirittura sono stati impiegati per ottimizzare alcune linee internet.
Interessante. Stupefacente. E forse lo avevamo intuito. Ma non finisce qui.
La ricerca sta approfondendo lo studio delle sostanze che le formiche secernono. I veleni che producono dalle ghiandole con cui sono costituiti i loro organismi aprono altre frontiere di applicazione.
Le formiche sono ancora una volta di aiuto all’uomo. In che modo?
Molte di queste sostanze vengono studiate opportunamente perché costituiscono dei veri e propri antibiotici naturali. L’importanza di queste scoperte e dell’applicazione in medicina è straordinaria per cercare di contrastare i ceppi resistenti che l’abuso degli antibiotici tradizionali sta determinando nelle terapie vanificandole.
Oramai lo stafilococco come altri batteri patogeni quando non rispondono più alle cure fanno paura. Gli studi degli scienziati per trovare soluzioni a questo problema si intensificano e includono anche le reazioni delle sostanze secrete dalle formiche. Esse mimano naturalmente gli antibiotici e si evidenziano possibilità di neutralizzare i batteri laddove questi antibiotici non abbiano più efficacia. Una speranza incoraggiante.
Studi di laboratorio segnalano risultati interessanti persino contro alcune cellule tumorali, campo questo nel quale si procede con grande prudenza ovviamente.
All’Università di Parma il professore Grasso, osservando la funzione delle formiche nel controllo biologico delle piante, individua un’altra possibile applicazione studiando l’interazione degli insetti con le piante. Alcune formiche in quanto predatori entrano in stretto contatto con alcune piante. Se ne cibano. Piante erbacee o da frutto ad esempio, emettono nettare di cui le formiche si nutrono e in cambio esse controllano il ciclo vitale delle piante difendendole dall’attacco di insetti dannosi. In pratica diventano i loro guardiani o bodyguard per usare un termine più attuale. Allora perché non sfruttare questa straordinaria sapienza evolutiva, che esiste da oltre 100 milioni di anni? Quindi le formiche vengono studiate per poterle utilizzare nel controllo biologico degli insetti dannosi alle piante.
Uno dei vantaggi potrebbe essere di non dover ricorrere a sostanze chimiche altamente inquinanti.
Lo studio di questi sistemi complessi soggetto di ricerca non è soltanto fine a se stesso ma sta rivelando infinite possibilità di applicazione in molti svariati ambiti.
Un patrimonio di inestimabile valore per gli uomini.

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