COSTUME – Vita in città

Alzata di ottimo umore. Esco decisa ad ignorare tutte le magagne della splendida città in cui vivo. Alla fermata dell’autobus un display elettrico informa sull’orario di arrivo dei vari mezzi: per uno mancano 5 fermate cioè 15 minuti, per un altro due fermate 7 minuti, quello che, per sfortuna, mi occorre, è in arrivo fra 50 minuti (SOB). Ma come siamo divenuti tecnologici e moderni! Uomo avvisato …etc., per cui decido di avviarmi a piedi: il sole è piacevole e non fa troppo caldo. L’orologio su via Nazionale segna le 11.00. Ho mezz’ora di tempo prima del mio appuntamento. Decido di curiosare un po’ per i negozi. Cosa che faccio molto di rado. Procedo lenta. Esco col mio pacco. Fuori dal negozio un orologio segna  le 12.00.
Mamma mia non farò mai in tempo. Ho bighellonato troppo a lungo. Comincio a correre. Mi secca ritardare. L’appuntamento è con un vecchio cliente che è sempre molto impegnato e non ha tempo da perdere. Arrivo trafelata, in disordine scarmigliata, ansante. Mi scuso per il ritardo. “Ma quale ritardo?”, mi dice ”Puntuale come sempre!” Pensavo fosse ormai quasi mezzogiorno. Sono invece le 11.30 esatte. Quando esco incredula dall’appuntamento guardo con attenzione gli orologi per la strada. Uno indica l’una, un altro le quattro (di quanti giorni fa?). Proseguendo vedo che quasi tutti sono in totale disaccordo di almeno venti minuti in avanti o indietro. Quanti, come me, hanno corso come pazzi per poi frenare alla vista di un secondo orologio? Se non sono affidabili sarebbe meglio levarli o scrivere il messaggio che tristemente e tanto spesso ci accompagna “Fuori servizio. Abbiate pazienza stiamo lavorando per voi.” Quel PER VOI mi ha sempre infastidito. Si fa finta di farci un grande PERSONALE favore quando invece ci si limita a fare, e per lo più in tempi lunghissimi, semplicemente quanto dovuto.
Come funziona l’appalto degli orologi stradali? Chi se ne occupa? O chi se ne dovrebbe occupare? Quanti sono? In attesa di scoprire il colpevole occorre ignorarli del tutto. Impossibile capire quale dica la verità. Forse nessuno. La funzione dell’orologio dovrebbe essere quella di dare l’ora esatta e non di “dare i numeri” come fanno.
Dovrebbe, oltretutto, essere un servizio senza costi dato che ognuno ospita un bel cartello pubblicitario. Il primo ad utilizzare gli orologi pubblici in questo senso fu il sig. Sogno. Si occupava, nel dopo guerra, degli orologi del centro storico di Roma che allora erano un numero ridotto. Non so quanti siano a Roma adesso. Mi si dice che ora a Milano nel centro siano 1354. Il giornalista  Giannattasio  citava  tempo fa sul Corriere un vecchio detto romano. “A Roma difficile che due orologi segnino la stessa ora e comunque non è detto che una sia quella giusta”. Pare che questa totale mancanza di uniformità di informazione sul tempo nella capitale sia un antico difetto. Tutti i misuratori di orari della antica Roma, che fossero meridiane, clessidre o orologi ad acqua, facevano dire a Seneca che era “Più facile mettere all’unisono i filosofi che gli orologi“. Ciò nonostante abbiamo avuto un breve minuto di gloria qualche anno fa. In un articolo di Piovani sul Messaggero del 2015, titolato “Qualcosa a Roma è cambiato” si raccontava dello stupore di un giornalista del New York Times,  che, tornato a Roma dopo molti anni, aveva trovato tutti gli orologi che funzionavano alla perfezione.
Siamo nel 2019 e aspettiamo fiduciosi che qualcosa a Roma di nuovo cambi.

NdR: consoliamoci: non succede solo a Roma…

1 commento per “COSTUME – Vita in città

  1. Manù Selvatico Estense
    9 Ottobre 2019 at 1:42

    Non preoccuparti Lalli, a Parigi – che dicono loro (i francesi!!) è la più bella, colta, organizzata città del mondo – tutti gli orologi fanno sempre la stessa ora perché sono fermi! E toc!

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