ABBIAMO OSPITI/ROMA – La vigilia di Natale

Articolo di Nicoletta Fattorosi Barnaba, Autore Ospite de La Lampadina

La notte tra il 23 e il 24 dicembre si svolgeva il cottìo del pesce al Portico d’Ottavia, una delle pescherie più antiche e famose di Roma, spesso unico punto della zona ad avere la luce, perché quando si scaricava il pesce era ancora buio e le fiaccole illuminavano le lastre di marmo dove veniva sistemato il pescato.
Le origini del mercato del pesce si fanno risalire a tempi lontani addirittura al 542 ab urbe condita.
Lo troviamo al Portico d’Ottavia dal XII all’inizio del XIX secolo. Possiamo affermare che questo sia il diretto erede del “Forum Piscium” dell’antica Roma, collocato tra il Foro Romano, il Foro Boario e il Foro Olitorio (Via del Teatro di Marcello). È strano pensare che il Portico d’Ottavia, per volere di Augusto dedicato alla sorella Ottavia, abbellito di splendide statue, usato dagli spettatori del teatro di Marcello, sia divenuto uno dei posti più popolari della Roma papalina.
Il pesce arrivava da Civitavecchia, Nettuno, Fiumicino, Anzio, Terracina, Fogliano; doveva essere “cottìato”(=venduto all’asta all’ingrosso. Il prezzo più elevato raggiunto da una quantità di pesce costituiva il limite massimo di vendita per l’intera giornata). Il termine deriva dal latino cotidie = ogni giorno, oppure da quot, quoties ossia la quotazione.
Pietro Romano così ci tramanda: “Dato il segnale con la campana, si cominciava a mettere all’asta il pesce; ma i cottiatori o banditori e gli acquirenti usavano dei termini tutti propri, convenzionali, derivati in gran parte dall’ebraico, ed espressi poi con cadenze ignote ai profani; i quali nulla intendevano di quel gergo e quanto al prezzo vero d’acquisto non ne capivano un bel nulla […] invece di 3 dicevano “Ghimmene”, invece di 4 e ½ “Albano maghiz”, maghiz voleva sempre dire mezzo, e “Shingà” 7 e ½, che era il valore del carlino di una volta. Infine per fare a mezzo di una partita di pesce da acquistare, bastava dire “famo a ghazimme”, frase divenuta proverbiale”.
Sappiamo che i pesci più grandi, ossia quelli che oltrepassavano la misura di 5 palmi erano riservati alle autorità. Le lastre del mercato appartenevano alle famiglie nobili di Roma, che le affittavano ai pescivendoli, la cosa strana è che una lastra poteva appartenere a più famiglie, evidentemente c’era un buon guadagno!
Il cottìo, per un certo periodo, si è tenuto sulla piazza di Ponte, che era quella dove si innesta ponte S. Angelo verso S. Pietro. Era animata da venditori di generi alimentari che occupavano anche l’atrio della chiesa dei Ss. Celso e Giuliano. Il posteggio veniva diviso in parti uguali tra il Capitolo di S. Celso e l’Ospedale di S. Spirito. La  pescheria  stava sotto una tettoia.
Il pesce veniva quindi messo su delle pietre piatte che l’Ospedale S. Spirito affittava ai pescivendoli romani (dopo che erano serviti per i vari usi in ospedale) e quindi venduto al minuto. L’inizio all’asta era dato dal suono di una campana. Il Belli ci ricorda l’evento con il sonetto intitolato proprio Er Cottivo: Ė finito er cottivo?-ehée, da un pezzo/.-Già, prezzettacci?-Ma de che! Ma indove!/Inzinenta, fratello, che nun piove,/la pesca è moscia, e nun ribassa er prezzo.-/Sai c’hai da dì? Ch’er popolo c’è avvezzo./Ma ebbè dunque, di’ ssù: damme le nòve.-/Eh, l’alicette e la frittura a nove:/li merluzzi e le trije a dieci e mezzo:/le linguattole e ‘r rommo a du’ carlini:/a un papetto la spigola e ‘r dentale;/e ssu sto tajo l’antri pesci fini.-/e, di’ un po’, lo sturione quanto vale?-/ne so venuti dua, ma ppiccinini,/essò iti in regalo a un cardinale.
Pio VII trasferì il cottìò in una pescheria delle Coppelle; dopo l’unità d’Italia, quando nel 1870 Roma diventa capitale, il cottìo si trasferisce a S. Teodoro, fino al 1927, quando venne spostato ai mercati generali, perdendo il fascino di una tradizione antica. Sappiamo che verso la fine di questa tradizione, siamo nei primi anni ’20 del secolo scorso, era diventato un appuntamento di élite. Abbiamo una cronaca del 1922, che ci racconta quell’evento: “Dagli alberghi di lusso e dalle case signorili vengono gentiluomini in marsina, dame in abito da ballo, che hanno interrotto il giro delle danze per assistere al caratteristico mercato”.

1 commento per “ABBIAMO OSPITI/ROMA – La vigilia di Natale

  1. Benedetta Carrega
    6 Dicembre 2019 at 21:20

    Voglio ricevere sempre La lampadina .net
    Articoli molto unteressanti

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