CULTURA – Irene Brin

Il 30 novembre alla Casa Internazionale delle Donne è stato premiato il libro di Claudia Fusani, “Il tuo nome sarà Irene, il romanzo della vita di Irene Brin” che ripercorrere l’esistenza di una donna unica, un’icona del suo tempo, divenuta un vero modello di emancipazione femminile.
Sono passati cinquant’anni dalla scomparsa della prima ambasciatrice del “Made in Italy” nel mondo, la cui gran personalità faceva dire a Indro Montanelli che “non era solo scrittrice, opinionista, commerciante, intellettuale, editor e gallerista, Irene Brin era mille cose insieme”. Lei diceva di sé che “nelle difficoltà, bisogna mantenere arroganza ed allegria”. Questa donna notevole anticipa un modello femminile intraprendente e instancabile, dai mille interessi, avida di avventure e conoscenza.

Parliamo di Maria Vittoria Rossi, di origine ligure, che nasce a Roma il 14 giugno 1911. Parla almeno cinque lingue. È brillante, cresce in una famiglia composita e multiculturale e sua madre, di origine ebrea, colta e poliglotta, le trasmette l’amore per l’arte e per la letteratura.
Nel ’35 a 24 anni incontra al ballo della Cavalleria al Grand Hotel Excelsior di Roma, Gaspero Del Corso, aitante giovane ufficiale nato in Eritrea. Nasce tra di loro un amore improvviso, un sodalizio per la vita. Scoprono di avere in comune la passione per l’arte, per la lettura e per i viaggi e si sposano quasi subito.
La giovane donna diventa prestissimo un’apprezzata giornalista, tanto che Leo Longanesi la invita a scrivere per il suo giornale, “Omnibus”, un settimanale di attualità politica e letteraria in cui tiene una rubrica di cronache mondane scritta con malizia e raffinatezza, intitolata Giallo e Rosso. Quando scrive adotta vari pseudonimi: Marlene, Oriane, Mariù, Maria Del Corso, Geraldina Tron, e altro, però è Longanesi che le sceglie lo pseudonimo Irene Brin che “diventa tutt’uno con lei perché più di tutti rispecchia la persona e il particolare tipo di giornalismo che lei incarna: colto, brillante, leggero, talvolta caustico, mai superficiale, mai nemmeno sfiorato da un’ombra di volgarità. O di supponenza. O di intellettualismo a buon mercato.”

Sotto il nome della‘Contessa Clara’, scrive anche per «La Settimana Incom Illustrata» una rubrica tutta dedicata al mondo femminile dove distribuisce consigli, scrive di moda e di bon ton.

Irene Brin diventa quello che oggi verrebbe chiamato nel gergo del XXI esimo secolo una “influencer”. Avesse avuto un “Blog” sarebbe stato seguitissimo. Diventa il punto di riferimento di un’intera generazione di donne alle quali insegna come vestirsi, cosa cucinare, come comportarsi, di cosa parlare e come riprendere in mano la propria vita.

È in quel periodo, tra gli anni ’40 fino agli anni ‘60 che questa donna moderna, brillante e raffinata scrive il suo famoso “Galateo”. Parla di un’Italia “che vuole dimenticare guerra e povertà; diventa una lente rivelatrice di un’epoca, provata dalle sofferenze, ma ricca di entusiasmo e di desideri semplici, una voce da leggere come pillole quotidiane. Mette a fuoco attraverso una sorprendente ironia il rapporto con l’arte, con il costume, con le tradizioni, con la vita.”

È considerato l’utile testimonianza di questo periodo così singolare, la prima fashion editor italiana, ambasciatrice del talento dei sarti italiani nel mondo. Grazie al suo dinamismo e alla sua raffinatezza cosmopolita, contribuisce al successo di firme come le sorelle Fontana, Capucci, Lancetti, e tanti altri. Come riconoscimento dell’intensa attività svolta come giornalista in Italia e all’estero, per lo sviluppo e l’affermazione della moda italiana nel mondo, le viene conferita Il 2 giugno del 1955, l’onorificenza di Cavaliere Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana.

Un pomeriggio del 1950, passeggiando per Park Avenue a New York, indossa con grande classe e disinvoltura un tailleur di Fabiani, si sente interpellare da una scheletrica e elegantissima signora: «Ma dove l’ha preso quel tailleur? Di chi è?» Questa singolare e indiscreta persona è Diana Vreeland, mitica e tremenda direttrice di “Harper’s Bazaar” che le dà a breve il ruolo di “Rome Editor“ per la sua rivista.

Irene non si limita al mondo della moda e del giornalismo, vent’anni prima, insieme al marito Gaspero, aveva aperto  la “Galleria l’Obelisco” in via Sistina 146, una galleria d’arte e libreria d’antiquariato: la prima galleria della Roma del Secondo dopoguerra in grado di rianimare le attività culturali della città. La si sente dire: «Capii che Roma era diventata il centro del mondo. E valeva la pena di partecipare all’esplosione». Quest’affermazione, è l’euforica risposta alla liberazione dalla guerra. Con l’apertura della galleria, racconta con proposte decisamente anticonformiste, i cambiamenti dell’Italia post-bellica e i mutamenti di costume in un paese affascinato dal modello americano.

La prima mostra viene dedicata a Morandi, lanciato proprio dalla galleria dove passeranno poi tutte le avanguardie degli anni Cinquanta-Sessanta, ma anche tutti i “classici” dell’anteguerra: Afro, Capogrossi, Fontana, Burri, Pomodoro accanto all’“epurato” Sironi, a Morandi, De Chirico, Balla, Campigli. E poi, per la prima volta in Italia, arrivano i grandi stranieri: Matta, Magritte, Kandinskij, Moore, Calder, Dalí, Bacon, Rauschenberg.
La galleria diventa luogo di incontri per Luchino Visconti, Massimo Girotti, Renato Guttuso e tanti altri. Le sue case di Roma e di Sabaudia saranno il ritrovo d’elezione della società letteraria romana. Irene Brin è considerata una delle più importanti animatrici della vita culturale della città.

Muore di tumore nella casa di famiglia, a Sasso di Bordighera il 31 maggio 1969.

Non va dimenticata questa donna poliedrica e trasformista, proprio come l’epoca che ha raccontato. È stata scrittrice, gallerista e giornalista, maestra di “posta del cuore” e di buone maniere, moderna come sa essere solo chi riesce a interpretare il cambiamento.

2 commenti per “CULTURA – Irene Brin

  1. Marguerite de Merode
    8 Dicembre 2019 at 17:36

    Non ho resistito, visto l’anniversario della sua morte e del conseguente libro, di rievocare questa grande donna.
    Grazie per il suo apprezzamento

  2. Elisabetta Vitalini Sacconi
    7 Dicembre 2019 at 7:55

    Molto interessante, doveva essere davvero un bel personaggio, peccato non averla conosciuta!

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