ARTE – Divagazioni sulla mostra di Bacon

Francis Bacon: la mostra “En toutes lettres”di Parigi, visitata con il “gruppo Lampadina” e sotto la sapiente guida di Ludovico Pratesi, mi ha lasciato per lo meno perplesso per la crudezza e durezza dei suoi dipinti. Naturalmente ogni artista ha la propria storia, la propria personalità, il modo di pensare e i tempi in cui realizza le proprie opere.
Francis Bacon stimolato da alcuni accadimenti della vita, ha concepito il più delle Sue opere nei momenti più turbolenti di un percorso travagliato e sconsiderato.
Egli apprezzò molto i dipinti di Picasso, Velasquez e fu amico di molti artisti del suo tempo. Lavorava con le fotografie e per dare l’idea di averle trovate in maniera casuale, le strappava, le sgualciva, e poi le lasciava sul pavimento sporco del suo studio. Oggi i suoi dipinti valgono millioni di dollari. Ma come è arrivato a essere considerato uno degli artisti di maggior valore del momento?

Dunque, Francis Bacon, figlio di un padre militare, autoritario che lo costringeva ad andare a cavallo se pur malato, nei casi di errori lo faceva frustrare dai suoi stallieri in sua presenza. I primi rapporti omosessuali proprio con gli stallieri presso i quali si rifugiava per scappare dal padre.

Il padre lo sorprende mentre indossa indumenti intimi della mamma e lo caccia malamente di casa. Già quindicenne prima in un college poi ospitato da un parente depravato. Finito nelle mani di una zia, che lui amava molto, che si curava di lui, ma lo spingeva a rubacchiare per pagare l’ affitto di casa e pubblicava sui giornali locali i servigi di Francis per uomini facoltosi.
Fu grande amico di Lucien Freud, simpatico il disegno che fece proprio Freud di Bacon con i pantaloni leggermente calati, era stato lo stesso Bacon a scegliere questa posa, dicendo “Secondo me devi disegnarmi così perché la parte qui sotto è importante».
Visse a Monte Carlo per un periodo di tempo, andava pazzo per il casinò, amava la sensazione di perdere e vincere al gioco. Rimase celebre la sua frase “Non potete capire quale enorme richiamo ha il gioco d’azzardo quando avete un disperato bisogno di soldi e potete ottenerne giocando».

Una personalità complessa, riusciva a parlare con chiunque e ben apprezzato da molti. Frequentava bar dove si giocava a poker e al casino e lì beveva, beveva, lo davano per spacciato a 40 anni quando tra un bar e l’altro riusciva a scolarsi 3-4 bottiglie di champagne. Un grande amore suicida e un altro ancora più grande, nevrastenico, cattivo, che lo teneva soggiogato abusando di lui, in un’occasione ha cercato di scaraventarlo giù da una finestra procurandogli ferite al volto e cicatrici che si è portato avanti tutta la vita. Tanti altri amori maschili di vario genere che gli hanno procurato gioia di dolore.

Il più dei dipinti esposti a Parigi è stato concepito proprio nei periodi più duri della sua esistenza, l’amico morto riverso per terra, il sangue, un rapporto carnale tra i due amanti, organi disegnati nella loro crudezza, e organi interni in un torace squartato, volti stravolti e tanti altri di ugual peso.

Certo sono un profano in un mondo di arte contemporanea, in qualche modo mi intriga e mi incuriosisce, mi è però difficile coniugare la vita assolutamente dissoluta di Bacon, con il “genio”, la rapidità del suo successo e il valore dei suoi dipinti.
Certo artisti scapestrati e fuori delle righe tanti, poi anche bravi e geniali, pochi però raggiungono le vette di Bacon. Ho quasi l’impressione che, oltre ad un valore pittorico, un percorso di vita turbolenta di un artista, riesca ad innescare una curiosità particolare a chi osserva i suoi quadri suscitando una motivazione e una giustificazione che trovino un senso. Poi l’interpretazione e la valorizzazione da parte dei grandi galleristi su ciascun artista e i suoi dipinti, riescono, evidentemente, ad individuare o forse meglio, orientare il gusto per un pubblico “lungimirante” così da ottenere quei valori, impensabili almeno per noi poveri mortali.

2 commenti per “ARTE – Divagazioni sulla mostra di Bacon

  1. Enzo Ancarani
    19 Gennaio 2020 at 17:09

    Sono perfettamente d’accordo con la valutazione su Francis Bacon da parte di Carlo Verga. Anch’io mi sono sempre chiesto come mai si sia sempre dato tanto credito artistico a questo personaggio, del quale però non conoscevo i particolari sul suo sviluppo educativo e mentale. Grazie per inviarmi sempre così puntualmente il vostro giornale culturale.

  2. Gustavo delli Paoli Carini
    7 Gennaio 2020 at 8:37

    Articolo interessante e stimolo per una riflessione sull’Arte, sull’Arte contemporanea. Credo che non sia un caso se la pittura cosiddetta Moderna/Contemporanea, in contrapposizione alla pittura Classica, figurativa (semplifico), sia nata più o meno insieme alla psicanalisi. Guardare aldilà delle apparenze può sconcertare chi è abituato a “semplificare” l’analisi della realtà e capire soltanto ciò che appare. Sicuramente il ruolo dei galleristi e dei mercanti d’arte è importante…ma non abbastanza da “creare” un genio se non vi è una profonda sostanza. Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *