ABBIAMO OSPITI/INGEGNERIA – Il ponte sullo stretto di Messina: un’avventura tecnica e tecnologica

Articolo di Massimo Cestelli Guidi, Autore Ospite de La Lampadina

Perché il ponte previsto sullo stretto di Messina costituisce un’avventura tecnica e tecnologica? Per comprendere il motivo di una mia tale definizione, riguardo il progetto del ponte, è necessario esaminare alcune caratteristiche del progetto, paragonandole alle opere della stessa tipologia strutturale già realizzate.
Intanto è bene precisare che il progetto attualmente redatto per il ponte si trova soltanto nella fase di progetto preliminare, perché il progetto definitivo non è stato mai terminato. Le fasi di progettazione delle opere previste dalla legge Merloni sono tre: progetto preliminare, progetto definitivo e progetto esecutivo. Il progetto definitivo, pur definendo compiutamente le opere da realizzare, non è un progetto cantierabile, ma è il progetto per le gare d’appalto. Cantierabile è il progetto esecutivo che generalmente viene redatto dalle stesse Imprese che hanno vinto l’appalto.
Nel caso del ponte sullo Stretto, la concessione per la realizzazione del ponte è stata affidata in base al progetto preliminare.
Nel 1969 l’ANAS aveva indetto un concorso di idee per l’attraversamento viario e ferroviario dello stretto di Messina. Fra le varie soluzioni presentate (alcune infattibili e fantasiose: ponte di barche, ponte sostenuto da aerostati, ecc.) c’era una soluzione particolare ideata da mio zio, Carlo Cestelli Guidi, denominata il “Ponte di Archimede“, costituita da una galleria sommersa di quel tanto per far passare le navi che transitavano nello Stretto.
Una galleria completamente interrata sul fondo del mare non era possibile realizzarla perché, dato che il fondo marino si trova 80 metri al disotto del livello del mare, la galleria sarebbe emersa in superficie 20 Km circa oltre Reggio Calabria ed altrettanti oltre Messina. Chi avesse voluto usarla per andare da Reggio a Messina avrebbe dovuto percorrere circa 100 Km.
La galleria del Ponte di Archimede sfruttava per la stabilità verticale la spinta di Archimede (“un corpo immerso in acqua riceve una spinta dal basso verso l’alto proporzionale al volume del liquido spostato”) e per la stabilità laterale, per contrastare le notevoli correnti dello stretto, la realizzazione di tiranti ancorati nel fondo marino. I tiranti avevano anche la funzione di impedirne la tendenza al galleggiamento quando la galleria risultava scarica sia del traffico viario che di quello ferroviario.
Il concorso è stato vinto da una soluzione presentata dall’ing. Musmeci, soluzione costituita da una Tensostruttura molto simile alla tipologia classica dei ponti sospesi, tipo il “Golden Gate” in California a San Francisco.
Il progetto del Ponte sullo Stretto prevede proprio un ponte sospeso, tipologia strutturale molto diffusa nel mondo perché realizzando grandi luci (la luce di un ponte è la misura della distanza fra i piloni) consente di superare grandi fiumi, profonde valli, ecc.
Con questa tipologia strutturale, il ponte di luce maggiore attualmente realizzato nel mondo è il Ponte Akashi Kaikyo in Giappone, situato non lontano dalla città di Kobe. La luce di questo ponte sospeso è di 1990 metri, quasi 2 Km. Quello previsto sullo Stretto di Messina dovrebbe avere una luce di 3300 metri e molto probabilmente non si prevede di realizzarlo, dato che la seconda fase di progettazione (progetto definitivo ) non è stata terminata ed attualmente è ferma.
Il ponte Akashi, struttura antisismica, viene costantemente monitorato, soprattutto dopo che si sono verificati i terremoti di notevole intensità, come l’ultimo che si è verificato a Kobe.
Il Ponte previsto sullo Stretto nel complesso rappresenta un notevole salto di qualità sia dal punto di vista tecnico che tecnologico. Se si pensa che per passare dalle luci di circa 1500 metri (Golden Gate, ponte sul Bosforo, ecc.) alla luce di circa 2000 metri del ponte Akashi sono passati circa 50 anni, il passaggio da 1990 m a 3300 m in meno di due decenni, rappresenta un salto tecnico e tecnologico che può definirsi “avventuroso”.
Paragonando questi due ponti relativamente alla portanza, alle deformazioni ed alle azioni impulsive dovute al vento, i problemi si aggravano per il ponte sullo stretto nei seguenti rapporti: per la portanza con il quadrato delle luci (2.75, più del doppio); per le deformazioni con il cubo delle luci (4,6 ) per gli effetti del vento con la quarta potenza delle luci, ossia 7,6 volte.
Infatti dal progetto preliminare del Ponte sullo Stretto si deducono queste considerazioni:
Riguardo la portanza per il 90% il ponte porta solo se stesso e solo il 10% è lasciato al transito veicolare e ferroviario;

  • Riguardo le deformazioni due treni che marciano in direzioni opposte non possono trovarsi contemporaneamente al centro della luce perché con la deformazione eccessiva dell’opera si supererebbe da ambo i lati la pendenza limite ferroviaria per far uscire i treni dal ponte.
  • Riguardo i problemi legati all’azione impulsiva esercitata dal vento, questi vanno valutati molto attentamente per evitare fenomeni di risonanza che genererebbero il collasso del ponte. Uno dei primi ponti sospesi costruiti negli Stati uniti, il Tacoma bridge, è crollato per fenomeni di risonanza dovuti al vento, ed il crollo atteso è stato filmato (qui il video).
  • Devono essere risolti numerosi problemi dei dettagli costruttivi: per citarne uno il giunto delle rotaie ferroviarie alle estremità del ponte, giunto necessario per compensare le deformazioni termiche dell’opera, attualmente il massimo realizzato ha un’escursione di circa 20-25 cm, mentre per il ponte sullo Stretto i due giunti alle estremità dovrebbero avere un’escursione di 70 cm ciascuno.

In ogni caso questi ultimi due governi non sembra che vogliano finanziare grandi opere, tipo il ponte sullo Stretto, dato che sembrano contrari anche al completamento delle grandi opere in esecuzione (No TAV, No Mose, ecc).
Inoltre con i problemi economici attuali per il nostro paese, non sarebbe nemmeno corretto iniziare l’avventura tecnica e tecnolocica per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.

2 commenti per “ABBIAMO OSPITI/INGEGNERIA – Il ponte sullo stretto di Messina: un’avventura tecnica e tecnologica

  1. Alberto Busato
    8 Febbraio 2020 at 14:56

    Due sole parole di commento al pregevole articolo sul Ponte di Messina. Mi sono convinto che sarebbe una “avventura tecnologica” con molti problemi. Io penso che oggi come oggi, la NECESSITA’ del collegamento diretto tra Sicilia e Calabria dovrebbe essere risolta con la tecnologia dell’isola galleggiante munita di canale per il passaggio delle navi, da superare con un ponte normale di modestissima luce. Ci troviamo come al tempo dei semafori elettronici intelligenti superati dalle semplici rotonde (che tra l’altro non interrompono il traffico)

    • Massimo Cestelli Guidi
      19 Febbraio 2020 at 18:10

      Purtroppo con le correnti di notevole intensità dello Stretto, che cambiano di direzione ogni 6 ore, un’isola galleggiante non rimarrebbe a lungo nello Stretto. Potremo ritrovarla, dopo qualche tempo, a Ponza o a Malta

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