ARCHIVI DI FAMIGLIA – Il falco pellegrino: nostalgia di gioventù

Ho letto stamane, in uno dei blog la cui lettura riempie le ore del mio confinamento, una notizia di per sé divertente e che ha risvegliato ricordi di un tempo che fu.
La notizia: sulla sommità del grattacielo Pirelli, sede della regione Lombardia, in un nido predisposto dagli ambientalisti, sin dal 2017 ha messo su casa una coppia di falchi pellegrini. Quest’anno hanno messo al mondo tre stupendi falchetti. Il bello è che collegandosi al sito della Regione è possibile seguire, momento per momento, la vita della famiglia! Si, perché oltre al nido, gli ambientalisti hanno installato anche una webcam. Clicca qui per vedere il nido live.

Il falco pellegrino!  Averne uno era il sogno della mia gioventù.
Erano gli anni ’Sessanta del secolo scorso – i primi, se non ricordo male. Con il mio “amico del cuore” di quegli anni, con il quale ci “dividevamo il sonno”, Fulco Pignatti guardavamo con rispettosa ammirazione il clan Pratesi, di pochi anni più “grandi” di noi (ma quando se ne hanno solo venti, anche solo pochi anni fanno la differenza) che allevava e addestrava falchi, per diletto e per caccia. (Prima della “conversione” ecologista il “clan Pratesi” era costituito da appassionati cacciatori). Ricordo ancora l’emozione nell’assistere a un’esercitazione del cosiddetto “volo a monte”: il pellegrino che, rilasciato, si innalza nel cielo per buttarsi in picchiata quando l’addestratore lancia in aria il “logoro”, un attrezzo sagomato ad ali di uccello, che costituisce il richiamo per il volatile.
Noi “piccoli” cercavamo di imitarli.
Ma procurarsi un falco pellegrino era difficile e soprattutto costoso, fuori portata per noi studenti che vivevamo con la paghetta genitoriale. Allora ripiegammo sui “gheppi”, molto più economici: si potevano acquistare in Italia da un commerciante veneto. Te li mandavano a casa in una scatola forata!
Dedicammo molta cura all’impresa, ma ahimè, avemmo poco successo.
Sull’ampio terrazzo della casa parentale costruimmo un casotto dove tenerli. Tutti i giorni andavamo a comprare cuore di agnello e testa di pollo, per l’alimentazione del nostro volatile che nutrivamo una volta al giorno; la mattina verificavamo la presenza della “cura”, una pallottola costituita del pelo della testa del pollo che dopo avere ripulito dall’acidità lo stomaco, veniva vomitata. L’assenza della “cura” sarebbe stato un segnale di grave pericolo per la vita del volatile. Ci eravamo attrezzati con guantoni, lacci da attaccare alle zampe, cappuccio per  mantenere il falco cieco ecc come dei veri “falconieri” come descritti nei manuali e quali speravamo di diventare.
Ma…. più di un  esemplare ci è scappato perché i falchi erano molto più bravi a scioglierle i nodi di quanto fossimo noi a farli e non avevamo il cuore abbastanza “duro” per “affamarli adeguatamente”, condizione assolutamente indispensabile in fase di addestramento per evitare che, non appena possibile, questi scelgano la libertà!
Morale: con i nostri gheppi non siamo mai riusciti a realizzare un vero “volo a monte”. Il solo risultato ottenuto, ma anche questo fu una grande emozione,  fu di farne venire uno in pugno a un’estremità del terrazzo a partire da un trespolo posto all’altro capo.
La “passione” per i falchi è durata circa un anno (un tempo lunghissimo quando si hanno solo vent’anni) poi, delusi dalla scarsità dei risultati e dall’entità delle spese sostenute, abbiamo abbandonato il campo e ci siamo dedicati ad altro. Mi è rimasta a ricordo solo qualche fotografia.
Beh, questa notizia dei falchi pellegrini di Milano mi ha fatto fare un po’ di “amarcord” e mi ha fatto provare un po’ di nostalgia per i bei tempi della gioventù.
Oggi quel che facevamo negli anni ’Sessanta è rigorosamente proibito: la protezione degli animali ha fatto passi da gigante.
Guardate questo volo, incredibile!

 

4 commenti per “ARCHIVI DI FAMIGLIA – Il falco pellegrino: nostalgia di gioventù

  1. Elvira Coppola
    13 Maggio 2020 at 18:58

    Per la curiosità di chi è appassionato di rapaci è nato a Napoli un piccolo di falco pellegrino. Lo hanno chiamato Ascierto. come il medico scienziato dell’istituto Pascale. Il nido era in una stanza abbandonata del Maschio Angioino

  2. Stefano Gentile
    4 Maggio 2020 at 12:42

    Io li ho avuti per anni nella mia casa di campagna. E difendevano il nido dagli attacchi delle cornacchie con una grinta straordinaria. Vincendo sempre!

  3. Fulco Pignatti Morano
    3 Maggio 2020 at 18:58

    Ma la storia non finì lì!
    E mentre uno dei due si dedicava con grande passione ad allevare e a dressare non più falchi ma discepoli per il buon Dio, l’altro anche lui con grande passione ma con molte difficoltà riusciva a trovare la sua strada in natura ma solo come voyeur (diventando cioè fotografo naturalista!). Ed è in questa veste che nel 2018, caro Beppe, ho pubblicato assieme a Lorenzo Sestieri un libro sulla nidificazione di falchi pellegrini nei cieli di Roma. Per la cronaca attualmente si conoscono dentro Roma diciotto coppie nidificanti. Milano questa volta arriva seconda! Con affetto Fulco

  4. Renata Ferrara Pignatelli
    3 Maggio 2020 at 18:03

    Quel volo del falco è bellissimo e potentissimo, dà la sensazione di essere noi stessi in volo, e il momento della picchiata è davvero incredibile!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *