ABBIAMO OSPITI/LETTERATURA – Italo Calvino: lo scoiattolo scontroso

Articolo di Myriam Trevisan, Autore ospite de La Lampadina e Lucilla Crainz 

Si fanno viaggi per vedere città, per vedere mostre magari temporanee, per vedere opere nei teatri all’aperto o concerti. Ma raramente per parlare di scrittori.
La cosiddetta fase 2 si presenta ancora con molte incognite.
Quando un’amica docente di letteratura italiana del Novecento mi propone 5 giorni per parlare di Italo Calvino la cosa non mi lascia indifferente!
Il programma è andare a Castiglione della Pescaia dove lui amava recarsi negli ultimi anni e dove si trova la sua tomba nel cimitero in alto nel  vecchio borgo.
La data 15/19 giugno, la mattina mare e il pomeriggio Calvino, Calvino, …..Calvino
Forse tra i più grandi italiani del 900!
La sua figura mi aveva sempre incuriosito, ottima occasione per finalmente cercare di comprendere la sua poliedrica personalità.
Quello che mi stupisce sempre dei grandi è che anche se sono morti giovani hanno sempre avuto tanti anni per esprimersi.
Se andiamo a vedere le loro radici queste li hanno molto influenzati.
Per esempio Italo nasce a Cuba da genitori studiosi agronomi e infatti le piante e la natura ricorrono spesso nelle sue narrazioni e costante, in tutte le sue opere, è il suo atteggiamento da osservatore attento delle piccole cose, capaci di cogliere ogni minimo particolare…
Da qui siamo partiti, da quegli esordi finora trascurati in cui Calvino è ancora incerto se seguire i voleri familiari che lo avevano indotto a iscriversi ad Agraria o se buttarsi nella nuova avventura della scrittura… Sono gli anni in cui sperimenta vari tipi di scrittura, da quella per il teatro al racconto, genere che poi sentirà più congeniale per tutta la vita.
La guerra interrompe ogni indecisione e lo vede militare come partigiano nelle Alpi liguri, in quei luoghi che diventeranno lo scenario dei racconti pubblicati nel 1945 in varie riviste, tra cui “Politecnico” di Vittorini.
L’inedito pubblicato recentemente su Robinson è stato lo spunto del seminario, dato che Paolo Mauri, nella sua recensione, citava un saggio di Myriam Trevisan in cui venivano analizzati i rapporti epistolari con l’amico Eugenio Scalfari, a cui Calvino confidava dapprima la paura di una vita da “modesto agronomo” e poi la scelta di avviarsi nella strada della letteratura.
Dopo i racconti a tematica partigiana e il romanzo “Il sentiero dei nidi di ragno”, Calvino, come sempre nella sua biografia intellettuale, sente il bisogno di voltare pagina e di avviarsi verso nuove sperimentazioni letterarie. Sono gli anni della grande passione per Elsa De Giorgi, durata tre anni, che cambia la sua scrittura, inserendo il fiabesco nel realismo…
È di questo periodo il suo libro più famoso, “Il barone rampante”, parte della trilogia “I nostri antenati”, la cui protagonista Viola è ispirata all’attrice. Un testo adatto a tutti con varie forme di lettura: la fuga dal mondo, il rifiuto delle regole sociali, la personalità sdoppiata, il conflitto tra ragione e natura…
A partire dalla fine degli anni Sessanta, in seguito al trasferimento a Parigi e alla frequentazione del gruppo OULIPO, la scrittura si fa gradualmente più complessa, sebbene Calvino non abbandoni mai il legame con il lettore. Nei suoi ultimi romanzi, dal “Castello dei destini incrociati” a “Se una notte di inverno un viaggiatore”, Calvino scommette sulle possibilità narrative del racconto, smonta e ricompone storie seguendo complesse tecniche combinatorie ma, nonostante tutto, continua ad attrarci con storie di castelli e boschi fatati, di città dense di fascino, di lettori in cerca di un romanzo…
E Palomar, il personaggio più autobiografico dell’autore, che osserva le onde del mare di Castiglione della Pescaia, ci ha affascinato con le sue riflessioni così semplici ma, allo stesso tempo, così profonde…

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