La Lampadina/Libri 2- Una giornata di nebbia a Milano

Questo mese Elvira Coppola Amabile ci parla di

“Una giornata di nebbia a Milano”
di Enrico Vanzina
Harper Collins Italia

Ho finito di leggere il libro di Enrico. Diverso dagli altri! Enrico non scrive un libro ma gioca a
“scomporre” un puzzle. È l’idea che mi sono fatta man mano che il romanzo racconta e avvince.
Fanno capolino pochi personaggi prestati al gioco. Un’immenso puzzle di evocazioni. I pezzi del puzzle? Scrittori e musicisti da tutti i tempi da tutti i continenti, carichi dei loro personaggi e dei loro misteri da decifrare. Enrico li evoca in un appello curioso rigurgitante. Pezzi del puzzle. Danno significato ai fatti raccontati li spiegano li suggeriscono. Un processo molto intrigante che inizia come uno sfoggio di erudizione e approda all’immensa cultura e alla curiosità che caratterizzano la preziosità di Enrico. “Tutto é osservato digerito elaborato prima delle parole, é questa la vera prigionia del sapere.”
Milano sfugge dileguandosi nella nebbia che avvolge ammicca cela e svela.
Enrico esprime pensieri più che scrivere e usa un linguaggio crudo imprecante qualche volta sboccato. E tante frasi ti colpiscono come epigrafi. “Uno scrive per descrivere o modificare?” E scorrono Borges Camilleri Eco Foscolo…..madame Bovarì Kierkegaard…Kafka..troppi non posso citarli tutti. Si mescolano ai musicisti. Scrittori anche loro. Parole su pentagramma.
Un giallo sui generis. Sempre un delitto. La vittima è conosciuta. Il padre di Luca Restelli giornalista. Un colpevole indiziato agli arresti domiciliari. Il vero assassino? Il mistero si avvince. Restelli si muove fuori e dentro la nebbia. Coinvolto e sconvolto dal fatto che che il morto é suo padre. Indaga per capire.
La nebbia? Protagonista e metafora mentre Enrico si confessa nelle investigazioni di Luca Restelli.
“Immaginare non è un dono, né un talento, è quasi una maledizione… ”
“ …non riesco a staccarmi da questo cazzo di letteratura… ”
Eppure si va fino all’ultima pagina col fiato sospeso per scoprire l’assassino. Come rigorosamente in ogni giallo.

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