COMUNICAZIONE – Il cannibalismo in Cina, ci insegna qualcosa?

Ci sono argomenti “sgradevoli” che vengono avviati al dimenticatoio. Di altri invece si continua a parlare e ci si ritorna periodicamente per condannarli con parole sempre nuove.
La seconda guerra mondiale è terminata nel 1945 – oltre settanta anni fa. Con essa il nazismo, che si è macchiato di tante nefandezze, è stato sconfitto. Di quelle nefandezze, anno dopo anno, si continua a parlare.
Il 26 dicembre 1991 il Soviet Supremo  – la massima autorità dello Stato – dissolse formalmente l’URSS –  l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche – nella quale l’ideologia marxista aveva trovato una concreta applicazione.
Da molte parti si parlò di “fine del Comunismo”. Ma delle nefandezze delle quali quel regime si è macchiato poco se ne è parlato al momento del crollo e non se ne parla praticamente più. (Mi chiedo quale risultato avrebbe oggi un’indagine per conoscere quanto ne sappiano su questo argomento i giovani tra i quindici e i trent’anni).
Un’altra applicazione l’ideologia marxista l’ha trovata nella Cina. Dove continua a operare, sia pure evolvendosi. La Cina ha preso il posto dell’URSS come seconda potenza mondiale e si appresta a diventare la prima.
Delle nefandezze del regime comunista cinese –per la distanza della Cina dai nostri lidi o per altri motivi?- si sa ancora meno. Eppure se solo ci si informa un poco si scoprono realtà a dir poco raccapriccianti.
Una di queste realtà raccapriccianti è quella del “cannibalismo” (sic!) (fenomeno che peraltro c’era stato anche in URSS) In Cina si è manifestato in due momenti storici diversi. Una prima volta tra il 1959 e il 1961. Come conseguenza della “grande carestia” provocata dalla dissennata politica del presidente Mao che va sotto il nome di “Grande balzo in avanti”, la popolazione, ridotta allo stremo dalla fame, per sopravvivere è ricorsa al cannibalismo. Fa rabbrividire il venire a sapere che le famiglie si scambiavano i figli per non dover mangiare i propri cari! Non è una “fake news”: la cosa è largamente documentata.
Ma la seconda volta è, se possibile, ancora più disgustosa. Il “cannibalismo” non è stato per “fame” – quando si sta per morire si può perdere il lume degli occhi, ce lo ricorda anche il nostro padre Dante con il Conte Ugolino – ma addirittura “rituale”: In raduni di massa i “nemici del popolo” venivano massacrati, sezionati e mangiati“. Le vittime venivano macellate e alcune parti scelte dei loro corpi, il cuore, il fegato e talvolta il pene asportate, spesso prima che i poveretti fossero morti, cucinate sul posto e mangiate in quelli che all’epoca erano chiamati “banchetti di carne umana”.  Lo straordinario è che questo non è affermato da qualche “anticomunista viscerale” che non manca occasione per gettare fango sul “comunismo” ma da inchieste e processi promossi dallo stesso Partito Comunista Cinese. (In realtà nelle regioni del Sud Est Asiatico il cannibalismo suscita meno scandalo che da noi, dato che la medicina tradizionale attribuisce proprietà curative ad alcune parti del corpo umano).
Perché è importante conoscere le nefandezze del comunismo sovietico e di quello cinese, ignorate o poco note, accanto a quelle del nazismo, ricordate anno dopo anno con dovizia di particolari?
Perché non è la condanna “politica” di questo o di quello che ci dovrebbe interessare ma il trovare una risposta alle domande: cosa fa sì che si possano prendere provvedimenti che portano alla morte decine di migliaia di persone senza particolare preoccupazione? Come è possibile riuscire a suscitare in esseri umani tanto odio da portarli a comportamenti innominabili? (Si possono analizzare da questo punto di vista anche altri fatti accaduti in questi anni: ad es  l’Uganda, il Kosovo).La risposta che mi do io è questa: la radice malata è “l’ideologismo”, lo sposare una “ideologia”, sono “le ideologie” in loro stesse (la Treccani definisce ideologia “un qualsiasi insieme di idee e valori sufficientemente coerente al suo interno e finalizzato a orientare i comportamenti sociali, economici o politici degli individui”).
Perché? Perché le “ideologie” si propongono come “verità” e questo le rende tendenzialmente intolleranti (anche se, a parole, talvolta si definiscono tali).
Dalla nostra parte del pianeta, anche a seguito delle esperienze negative vissute nel secolo scorso, sono stati inseriti nelle Costituzioni sistemi di controllo e di contrappeso e posti dei pilastri. primi tra tutti la libertà di pensiero, di parola e di riunione, che scongiurassero l’imporsi di nuove “ideologie”.
Ma.
Ma il manifestarsi di “emergenze”, reali o supposte, ha evidenziato come questi sistemi di controllo possano essere disattivati o bypassati e i pilastri indeboliti. Rileggersi oggi le “10 regole del controllo sociale” elaborate da Noam Chomsky  richiamate nell’articolo sulla “manipolazione del consenso” pubblicato nel 2014 su La Lampadina sarebbe istruttivo.
La notizia del “cannibalismo in Cina” – evento in sé marginale ma trascurato –  mi ha portato a riflettere che dobbiamo fare attenzione a difenderci da qualunque “ideologia” tenti di imporsi e a non aderire a nessuna di esse. (E oggi, ahimè, di “ideologie” in giro ce ne sono tante).

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