NOTE DI VIAGGIO/RACCONTI – Parma e dintorni

NOTE DI VIAGGIO – Parma

di Marta Caporali e Carlo Verga

Finalmente il sole è tornato, dopo i lunghi mesi di pandemia, abbiamo ricominciato con i nostri viaggi in giro per l’Italia.
Il primo è stato PARMA! Da due anni che lo avevamo in programma e spronati dall’amico Luigi Solari, al quale dobbiamo tanto per l’aiuto Suo e dei suoi amici parmigiani, siamo riusciti a trascorrere quattro giorni piacevoli beneficiati anche dal bel tempo.
Eravamo ben 25: wow! In genere partiamo massimo in 20, ma come dire di no a chi aveva accolto il programma con tanto entusiasmo?
La mattina di giovedì 30 settembre, partenza di prima mattina in treno e scesi nella bellissima stazione di Reggio Emilia opera di Santiago Calatrava, molto funzionale e fascinosa. Proseguito poi con un bus per la fondazione Magnani Rocca e come inizio del nostro percorso, un’ottima colazione nel loro ristorante Bstro.
La Fondazione si presenta al visitatore con un parco popolato da pavoni bianchi ed una pinacoteca privata strepitosa che va dal Duecento ai contemporanei; tuttavia non riesce a dissipare l’idea della solitudine di un esteta infelice che nella sua reggia consuma la vita insieme alla madre, invidiando forse il tema del suo quadro più importante, un immenso Goya in cui è dipinto un affollato ritratto di famiglia.
Proseguiamo per Parma e ci fermiamo in un ottimo albergo dove rimarremmo per le tre notti successive (Grand Hotel de la Ville).
La sera torta fritta, salumi e formaggi al ristorante il Tribunale in centro città.
Venerdì cominciamo la visita a Parma guidati con passione e grande cultura da Monica Vanin, che ci introduce alle bellezze della città.
È Stendhal il nome che si affaccia alla mente e non tanto per il suo capolavoro “La Certosa”, quanto per il vortice di visioni ed impressioni che stordisce lo spettatore della Petite Capitale, dando origine ad una analoga “sindrome di Stendhal”.
Parma capitale di un Ducato che è stato Estense, Asburgico e  Borbonico ma prima ancora importante Comune. Una prima chiave di lettura della città è nella passione per la musica dei suoi abitanti che ci porta al Teatro Regio, costruito per volontà di Maria Luigia con uno sfarzo simile a quello della Fenice. La musica a Parma è fondamentale da Verdi a Toscanini ed i loggionisti del suo teatro lirico sono i più severi d’Italia, ma l’invenzione(pare soltanto parmense) dei retropalchi, piccoli boudoir, la dice lunga sulla voglia di vivere dei suoi abitanti: persone ospitali, amanti della buona conversazione e della buona tavola, legate alla memoria storica della città.
Di questo senso di ospitalità abbiamo avuto tanti assaggi: dal Professor Godi, novello Daverio parmense per l’eleganza ricercata, la strabiliante cultura e il gusto per gli aneddoti, ai due illustri nobiluomini che ci hanno aperto le loro dimore: Palazzo della Rosa e Palazzo Marchi.
Belli entrambi i palazzi, a Palazzo Barbieri Marchi accolti da Giovanna Giannattasio sempre deliziosa e piena di attenzione per tutti. Purtroppo, Edmondo non ha potuto partecipare ma ci ha seguito (via video tel) passo passo, illustrandoci la casa e le sue tante nicchie e meraviglie e finendo con il metterci a disposizione aperitivi e fantastici sandwich, biscotti e torte alla moda parmigiana. Tutto fatto in semplicità, mi dice Giovanna, per i biscotti basta solo burro farina parmigiano e non so cosa altro, ma una giusta cottura. Sarei curioso di sapere quanti di noi di ritorno a Roma sono riusciti a rifarli con quel gusto veramente particolare.
Abbiamo nominato Maria Luigia, duchessa per trenta anni dopo il congresso di Vienna e vero nume tutelare di Parma che, per i benefici che ne ricevette, conserva un ricordo commosso, eleggendo le sue amate violette ad emblema floreale della città. Tutto lo spirito di Maria Luigia è racchiuso nel piccolo ma densissimo museo a lei dedicato dal Professor Lombardi, cultore della memoria di una principessa che fu moglie di Napoleone e imperatrice dei Francesi. I cimeli raccolti mostrano una donna alacre che scriveva, dipingeva, coltivava il giardino, pescava e faceva ogni sorta di bricolage come era in uso alla Corte di Vienna (città dove volle esser sepolta ) e non certo nella più frivola e preziosa Parigi.
Tornando alla vocazione per lo spettacolo di Parma, è stato un altro teatro, a colpire più che il Regio, la nostra immaginazione: si tratta del teatro Farnese, sito nello spropositato Palazzo della Pilotta il quale, oltre ad essere attualmente originale porta di ingresso alla Pinacoteca Palatina, fa da sfondo ad una divertente installazione di Fornasetti che dialoga in perfetta armonia con la sua gigantesca struttura riportata allo scheletro di legno di ciliegio.
Tre sono gli artisti più rappresentativi in città: Benedetto Antelami, geniale progettista ed esecutore del Battistero, vero gioiello di Piazza del Duomo e i due grandi manieristi Correggio e Parmigianino. Il Battistero è un’autentica meraviglia: rivestito di marmo rosa con la sua pianta ottagonale ingentilisce una piazza già di per sé molto bella. Varcata la soglia, però la meraviglia aumenta per la decorazione della sua cupola ad ombrello ma ancor più per la complessa simbologia delle pitture e delle sculture sui mesi e le stagioni, a testimonianza di una vita sia contadina che nobiliare, scandita dai ritmi astronomici. Benedetto supererà sè stesso nella celebre “Deposizione del Duomo”, sublime capolavoro che, come in un moderno fumetto, raccoglie in sé, in un unico altorilievo, i vari momenti della Passione sino alla Resurrezione.
Se Parma già nel nome rimanda al suo illustre concittadino Parmigianino, delude la scarna presenza delle sue opere in città, forse per colpa della fama di alchimista ed omosessuale. Ma basta il solo quadro alla Pinacoteca Palatina: “La schiava turca”, per innamorarsi di un’opera ammaliante e persino ammiccante dove, la mano ad artiglio abbozzata in primo piano, porta inevitabilmente a farsi delle domande sulla vera identità del personaggio: donna? uomo? transessuale?
Parma è invece il trionfo del Correggio che dipinge ben tre cupole di chiese con una inventiva ed un’originalità che colpiscono in un pittore catalogato come Manierista.
Fra tutti colpisce la Cupola del Duomo dove il Cristo (o forse un beato), che accoglie la Madonna in cielo il giorno dell’Assunta, sembra infatti cadere scompostamente piuttosto che accogliere la madre, la quale, da sotto, pare addirittura fargli da paracadute.
Dopo tanto splendore, nelle due serate abbiamo organizzato bolliti e piatti scelti con cura sia al Leon d’oro che alla Greppia, dove abbiamo avuto forse il piatto più sfizioso, un “tosone bardato con pancetta su crema di porri”..
Abbiamo avuto graditi ospiti Lionello Paveri e Paolo Caumont-Caimi che ci riserviamo di visitare nelle loro splendide dimore in occasione di qualche prossimo viaggio.
L’ultimo giorno in visita col Professor Godi alla Rocca di Soragna abitata dalla famiglia Meli Lupi ininterrottamente sin dal Rinascimento e dove il Principe Diofebo-Meli-Lupi, splendido giovanotto in scarpe da ginnastica, prolunga la sorpresa mostrandoci una dimora non principesca ma sontuosamente regale. Ed è qui infine, a Soragna, delizioso borgo raccolto attorno al suo Castello, che stanchi e sopraffatti da cotanta bellezza, ci siamo rifocillati alla Locanda del Culatello trovando tra prosciutti, formaggi e gnocchi fritti, alla fine sollievo e ristoro.
Di nuovo in bus per Reggio Emilia e sulla via del ritorno, si visita la Fondazione Maramotti dove è la vocazione imprenditoriale del grande appassionato d’arte contemporanea a scegliere e a collezionare capolavori moderni fino alle recentissime acquisizioni.

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Giulietta Micara
17 Novembre 2021 22:24

Ottima recensione, un plauso a Marta e Carlo, che si sono integrati in una buona miscela cultural-gastronomica!
Giulietta