ABBIAMO OSPITI/ARTE – Andrea Emo, lo scrittore che ha ispirato Anselm Kiefer

Articolo* di Ludovico Pratesi, Autore Ospite de La Lampadina

Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce”. Questa frase è stata scelta dall’artista tedesco Anselm Kiefer come titolo della sua mostra inaugurata da poche al Palazzo Ducale di Venezia. È tratta dagli scritti di un filosofo italiano schivo e ritirato, Andrea Emo (Battaglia, 1901 ‒ Roma, 1983), uno dei pensatori italiani più innovatori del Ventesimo secolo, che in alcuni temi ha addirittura anticipato il pensiero di Martin Heidegger.
L’identikit di Andrea Emo Chi era Andrea Emo e perché il suo lavoro è così poco noto? Nato in Veneto nella villa di famiglia, Andrea è figlio di Angelo Emo Capodilista, di nobile famiglia veneziana, e di Emilia baronessa Barracco. Da ragazzo trascorre la sua adolescenza tra il Veneto e Roma, dove si iscrive alla facoltà di filosofia della Sapienza per seguire i corsi di Giovanni Gentile. Nel 1918, a soli diciassette anni, comincia a scrivere i suoi pensieri filosofici a mano su una serie di quaderni: un lavoro che conduce, segretamente, per tutta la vita. Uomo coltissimo, legge i classici greci e latini in lingua originale, si interessa di teologia e religione, storia dell’arte e politica, annotando sulle pagine le sue riflessioni fino a riempirne 38mila. Pochi i contatti con l’ambiente accademico e culturale, tranne un’amicizia con Alberto Savinio e soprattutto con la scrittrice Cristina Campo, con la quale intrattiene un epistolario di grande intensità teorica. Nel 1938 si sposa con Giuseppina Pignatelli, dalla quale ha le due figlie Marina ed Emilia; a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale si ritira all’interno della vita familiare, trascorsa fra Roma e la casa di famiglia, senza parlare a nessuno del suo lavoro di scrittura.
La filosofia secondo Emo – Una scelta di isolamento e clausura ha permesso a Emo di sviluppare teorie filosofiche assai radicali, che rimangono però all’interno della sfera privata fino alla morte, avvenuta nel 1983. Tre anni dopo alcuni suoi scritti arrivano nelle mani di Massimo Cacciari, che ne riconosce subito il valore e avvia l’analisi dei manoscritti. I primi 320 quaderni vengono pubblicati nel 1989 da Marsilio con il titolo Il Dio negativo. Scritti teoretici 1925-1981, a cura di Massimo Donà e Romano Gasparotti e la prefazione di Cacciari, che include i fondamenti delle teorie religiose, basati su affermazioni come: “Credere in Dio è credere nel nulla” o “L’individuo non può essere un dato; esso può essere solo un soggetto cioè una resurrezione”.
Emo ha una mistica del rovesciamento del Sacro, da figura collettiva e socialmente stabilizzante a sostanza della religione dell’individuo”, scrive Raffaele Iannuzzi. “Io sono un buono a nulla, ciò posso anche confessarlo; ma sono appunto un buono a nulla, capace del nulla; capace di affrontare guardare sopportare il nulla”: questa è l’unica frase del libro dove Emo parla di sé.
Andrea Emo il pensatore – Sostenitore del “pensar scrivendo”, Emo è stato definito da Franco Marcoaldi, nel lontano 1992, come “un pensatore che ha sempre concepito la filosofia come sguardo quanto più possibile freddo e impersonale (…), viveva la dimensione narcisistica in modo decisamente eccentrico rispetto al suo abituale, odierno manifestarsi”. Emo è rimasto nascosto fino a oggi, quando uno dei massimi artisti del nostro tempo gli dedica una mostra-monstre all’interno di Palazzo Ducale, nella sala dove si eleggeva il Doge: degno palcoscenico per un uomo che ha vissuto tutta la vita senza mai mostrare il suo intenso e profondo sapere.

*Pubblicato su Artribune il 27 marzo 2022

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