STORIA – L’avventurosa storia di Enrico di Valois-Angoulême, re di Polonia e di Francia

Tra le tante cose che non sapevo venendo in Francia è che ci fosse stato un re di Francia che era stato precedentemente Re di Polonia!
Si tratta di Enrico, discendente da Ugo Capeto –primo re di quella dinastia che ha regnato sulla Francia quasi ininterrottamente per un millennio, dal 987 al 1848, con la sola breve parentesi della Rivoluzione Francese e della epopea Napoleonica, – e ultimo re del ramo dei Valois.
Enrico non era destinato a regnare essendo il terzo figlio maschio del re Enrico II e di Caterina dei Medici. Non si chiamava neanche Enrico ma Alessandro Edoardo; cambiò nome al momento della celebrazione della cresima. Una opportunità gli fu offerta dai nobili polacchi. Siamo nella seconda metà del 1500 – in tempi calamitosi per l’Europa dilaniata dalle guerre di religione tra cattolici e protestanti. In Polonia era morto l’ultimo re della dinastia degli Jaghelloni, la Dieta, la “Camera” del paese, decise di passare da un sistema dinastico a un regime di monarchia elettiva, con un re scelto dall’assemblea dei nobili. Il re di Francia Carlo IX con un’intensa attività diplomatica (ed elargizione di denaro) spinse per la candidatura del fratello Enrico  e la spuntò nonostante ci fosse una certa opposizione motivata dal timore che potesse non rispettare il regime di tolleranza tra cattolici e protestanti vigente nell’Unione Polacco-Lituana: Enrico era stato infatti immischiato nella famigerata notte di San Bartolomeo, durante la quale gli ugonotti francesi vennero massacrati.
Enrico fu nominato re di Polonia nel 1573 e coronato a Cracovia, allora capitale della Polonia nei primi mesi del 1574–– con il nome di Henryk Walesy.
Non fu accolto molto bene dalla popolazione sia per i suoi costumi piuttosto “liberi” se confrontati con quelli del paese sia per il suo modo di vestirsi e di agghindarsi con gioielli e orecchini. Da parte sua Enrico non conosceva la lingua, era terrorizzato dal clima austero del paese e rifiutò di sposare la sorella dell’ultimo re per imparentarsi con la precedente dinastia degli Jaghelloni. (Non gli si possono dare tutti i torti dato che questa era di 28 anni più anziana).
Enrico era re di Polonia da pochi mesi quando apprese dell’improvvisa morte del fratello Carlo IX, che aveva solo una figlia femmina. Per la legge salica era lui il legittimo pretendente al trono di Francia, ma era lecito pur sempre nutrire qualche preoccupazione. Che fece allora? Si travestì e scappò di notte! I polacchi, piuttosto seccati per questo tradimento, lo inseguirono e lo acchiapparono salvo poi lasciarlo partire dietro alla promessa (che venne disattesa) di un suo ritorno in Polonia. Questa fuga fu poi oggetto di molte opere letterarie polacche!
In Francia venne consacrato Re nel 1575 e regnò per quattordici anni.
Non fu un periodo facile, al contrario! Il paese fu squassato da ben quattro guerre civili –  le guerre di religione tra cattolici e protestanti. Le vicende furono alterne. Quando erano i protestanti a prevalere erano i cattolici a ribellarsi e viceversa. Le due fazioni d’altro canto erano sostenute da potenze straniere e dunque non si trattava solo di questioni religiose. Il peggio venne quando Francesco, il fratello minore di Enrico e suo successore designato, morì. Poiché Enrico non aveva eredi maschi, il trono sarebbe dovuto passare dal ramo dei Valois-Angoulême, che si estingueva, al ramo dei Borboni – lontani cugini anche loro discendenti da Luigi IX che regnavano in Navarra. Ma Enrico di Borbone– anche lui si chiamava Enrico-era uno dei capi del partito dei protestanti! Scoppiò allora l’ennesima guerra civile, detta la guerra dei tre Enrichi: tra Enrico III re di Francia, Enrico di Borbone re di Navarra e Enrico duca di Guisa, il capo della Lega cattolica sostenuta dal Re di Spagna, che vantava una discendenza diretta da Carlomagno!
I cattolici subirono una pesante sconfitta ma la Lega dominava comunque su buona parte del paese, ivi compresa Parigi. Enrico III, temendo un colpo di stato in quanto il duca discendente da Carlomagno poteva vantare qualche pretesa al trono, fece uccidere il duca di Guisa insieme a un buon numero dei suoi sostenitori, si alleò con i protestanti e attaccò Parigi.
Come si può comprendere gli animi erano molto accesi. In questa situazione, un cattolico un po’ esaltato, un frate domenicano, Olivier Clement, lasciò Parigi, raggiunse il Re fingendosi disertore e latore di importanti comunicazioni, riuscì a farsi introdurre alla sua presenza in un momento molto “privato” – il Re stava seduto sulla “comoda”! e lo pugnalò con un pugnale avvelenato. Il Re riuscì a respingerlo, le guardie intervennero e lo uccisero. Dopo un’agonia di alcuni giorni il re morì per una peritonite, avendo comunque avuto il tempo di nominare suo successore Enrico di Borbone, il Re di Navarra (per intenderci quello passato alla storia per la sua conversione al cattolicesimo accompagnata dalla famosa frase divenuta paradigmatica: “Parigi val bene una messa”).
Enrico di Valois, anche se non era destinato a esserlo, aveva innata la grazia e la maestà del re. Uomo fiero e conscio del proprio ruolo era anche piuttosto stravagante, amava la moda e il lusso, curava il suo aspetto fisico, e – cosa abbastanza particolare per l’epoca – l’igiene. Non amava l’attività fisica, la caccia e la guerra e questo gli valse molte critiche da parte dei suoi contemporanei che lo consideravano effeminato. Era di animo gentile ma poteva essere scosso da violenti accessi di collera. Era un uomo pio, educato nel cattolicesimo e profondamente religioso, anche se questo non gli impedì di far assassinare il duca di Guisa e di avere numerose relazioni extra-coniugali, pure se non esibite come fecero poi i suoi successori.
Cosa ha lasciato alla Francia Enrico III? In politica interna, in continuazione con quanto fatto dai suoi predecessori, ha lavorato per ridurre il potere delle grandi famiglie aristocratiche circondandosi e favorendo la piccola nobiltà, ha organizzato diverse riforme monetarie per sistemare le finanze del Regno, ha cercato di tenere unito il paese. La sua breve permanenza come re di Polonia ha prodotto una conoscenza reciproca e un rapporto particolare tra i due paesi che si è poi prolungato nei secoli.

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