ABBIAMO OSPITI/CULTURA – Halloween tra passione ed indignazione

Articolo di Elvira Coppola Amabile, Autore Ospite de La Lampadina

Riferendomi alle reazioni di molti sulla diffusione di questa festa ho scoperto che non è solo il “mercato” esasperato dalla frenesia di una fascia commerciale sempre pronta a ghermire opportunità di guadagno. C’è tanto di più. Provo a fare una carrellata tra notizie di antiche tradizioni.
Halloween nasce dal Samhain, una festa celtica celebrata oltre duemila anni fa tra il 31 ottobre e il 1° novembre. In quel periodo dell’anno i Celti segnavano la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno, cioè il passaggio dal tempo della luce a quello del buio. Era una ricorrenza agricola e stagionale, un momento per ringraziare la terra e per ricordare i defunti, credendo che in quella notte il confine tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti fosse più sottile. Con il tempo, il cristianesimo si è sovrapposto a queste tradizioni. Quando la Chiesa arrivò nei territori celtici, cercò di cristianizzare le feste popolari. Così nacquero la festa di Ognissanti (1° novembre) e la Commemorazione dei Defunti (2 novembre). Il nome Halloween deriva proprio da All Hallows’ Eve, cioè la vigilia di Ognissanti.
Nel corso dei secoli, soprattutto negli Stati Uniti, la festa ha perso il suo significato spirituale ed è diventata un’occasione di gioia, travestimenti e giochi per bambini, una tradizione popolare come tante altre. Oggi Halloween è una festa laica, fatta di folklore, fantasia e simbologia autunnale: zucche, foglie secche, racconti misteriosi e un pizzico di ironia sulla paura e sulla morte ed è una festa sdoganata in tutto il mondo, e quindi anche in Italia.
Capisco che molti cristiani possano percepirla come una festa estranea alla fede, ma in realtà Halloween non ha nulla di satanico o anticristiano. È solo una tradizione antica che ha cambiato volto nel tempo, diventando una celebrazione culturale del mistero, dell’autunno e della memoria. Uno strumento per vendere oggetti che vi si ispirano. Come con le feste del papà della mamma Natale Pasqua e tutte le altre che ben conosciamo.
Anche da noi si ricorreva alle zucche per caratterizzare il passaggio dall’autunno all’inverno. I contadini svuotavano le zucche le intagliavano e le ponevano sui davanzali con la candela accesa. Proprio come quelle di plastica che si trovano in giro oggi. Per tenere lontano gli spiriti cattivi dicevano. Erano le nostre tradizioni prima che Halloween diventasse popolare e commerciale.
Napoli aveva una sua tradizione, quella delle cascettelle de muorte, molto simile al “dolcetto o scherzetto” di tradizione anglosassone.
A partire dal dopoguerra fino agli anni ’70, i bambini napoletani usavano andare in giro con una scatola di cartone, sopra una fessura e un disegno a cape ‘e muorte cioè un teschio o una croce. Era quella ‘A cascettella de muorte, e tra risa smorfie e sghignazzi ripetevano le filastrocche. I passanti divertiti infilavano una monetina nella scatola… Ne avrebbero comprato caramelle e dolcetti.
SIGNURÌ ‘E MUORTE SOTT ‘Â PÉTTOLA CHE NCE PUORTE E NCE PUORTE ‘E CUNFETTIÉLLE SIGNURÌ ‘E MURTICIÉLLE
In alcune zone della Campania interna, invece di “dolcetto o scherzetto“, i bambini usavano gridare: “Cicci muorti!“.
Ma perché ci si scambiano dolci in questo periodo? I dolci dei morti simboleggiano i doni che i defunti portano dal cielo e contemporaneamente l’offerta da parte dei vivi per il loro viaggio, perché proprio in questa notte i defunti verrebbero a farci visita e bisogna accoglierli e placare le loro anime con delle offerte. Un modo per esorcizzare la paura dell’ignoto e della morte in modo che non sembri un addio triste ma una festa. Infatti la sera prima si usava lasciare le tavole imbandite per dare ristoro ai defunti che andavano in visita per le case. Probabilmente da qui deriva anche la credenza scaramantica di non lasciare la tavola imbandita, durante la notte, nel resto dell’anno.
A Napoli ed in tutta la Campania, si preparavano e si preparano tutt’oggi, i “Torroni dei morti”, morbidissimi e al cioccolato con la forma di una cassa da morto e per questo motivo chiamati dai napoletani “morticini”. In tutt’Italia le tradizioni antiche addolciscono la tristezza o la paura della morte con dolci particolare. Li lasciano ai bimbi come dono dei cari spariti per tenerli vicini in un legame infinito fatto di dolcezza e non solo di assenza. Le fave dei morti in Umbria. Il grano dei morti nelle Puglie. Le ossa dei morti in Sicilia. La cuccìa tra Calabria e Sicilia. Se qualcuno volesse aggiungere un ricordo o una tradizione sarebbe simpatico accoglierli così che La Lampadina possa illuminarli. Anche le ricette sarebbe carino raccogliere se interessano. Un invito? Un suggerimento? Non so!

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