ARTE – Adèle d’Affry e la sua medusa: una scultrice controcorrente nell’Ottocento europeo

Durante una recente visita al Victoria and Albert Museum di Londra, mi sono imbattuta, appena entrata, in un’opera che mi ha immediatamente attratta: un busto di notevole fattura, intitolata ad una delle tre sorelle Gorgoni, la Medusa, unica mortale.
La figura tratta dalla mitologia greca è resa con una forte intensità emotiva.
Il volto trasmette tensione, dolore, forse anche stupore, mentre i serpenti che si intrecciano tra i capelli danno dinamismo e drammaticità all’intera composizione.
È un’opera che colpisce per la forza espressiva, ma la vera rivelazione arriva quando leggo il nome dell’autrice: Adèle d’Affry, una donna. E siamo nel 1885.
Nel corso dell’Ottocento, una donna che desiderava diventare scultrice si trovava a confrontarsi con forti ostacoli sociali e culturali. La scultura era considerata un’arte “maschile”, perché richiedeva forza fisica, lavoro con materiali pesanti e lo studio dell’anatomia umana, incluso il nudo, che alle donne era spesso proibito per motivi morali.
La mentalità dell’epoca assegnava alle donne un ruolo domestico e subordinato: ci si aspettava che si dedicassero alla casa, alla famiglia e, al massimo, a forme d’arte più “gentili”, come la pittura floreale o il disegno. Entrare nel mondo della scultura significava quindi infrangere convenzioni molto radicate.
Adèle d’Affry, invece, decide di sfidare queste convenzioni con determinazione e intelligenza, scegliendo proprio la scultura come mezzo espressivo.
Nata in Svizzera nel 1836 da una famiglia aristocratica, Adèle manifesta fin da giovanissima un deciso talento artistico. Già a 14 anni dichiara con sicurezza che diventerà artista. Una scelta coraggiosa e insolita per una donna del suo rango e del suo tempo. Appena le viene concesso, comincia a studiare disegno e pittura tra Friburgo e Nizza, per poi trasferirsi a Roma, dove entra in contatto con il ricco patrimonio artistico dell’antichità e del Rinascimento. È in questo contesto che elegge Michelangelo come suo maestro ideale e fonte d’ispirazione spirituale.
Nel 1857 incontra Carlo Colonna, Duca di Castiglione Altibrandi, e si sposano quasi subito.
Purtroppo, appena otto mesi dopo, la febbre tifoidea stronca Carlo in poche ore, mentre i due sposi si trovavano a Parigi.
Questo tristissimo evento segna profondamente la sua vita e la spinge a riprendere con determinazione la carriera artistica, realizzando una scultura funeraria del marito e un suo autoritratto. Saranno opere che determineranno l’inizio di un percorso scultoreo più maturo, aprendole le porte del mondo dell’arte. Si stabilisce a Parigi, dove apre un atelier sul Cours-la-Reine. Qui sviluppa uno stile originale, coltiva relazioni intellettuali e artistiche importanti, da George Sand a Delacroix, da Manet a Berthe Morisot, e frequenta quotidianamente il Louvre per studiare i grandi maestri.
Ma nonostante il talento e la determinazione, le porte delle istituzioni ufficiali le restano chiuse. Quando l’École des Beaux-Arts rifiuta la sua domanda d’ammissione per il solo fatto di essere donna, Adèle capisce che dovrà giocare secondo altre regole. Così, nel 1863, adotta uno pseudonimo maschile: Marcello, in omaggio a un suo antenato italiano, ma anche come strategia per farsi strada in un mondo che non è ancora pronto ad accogliere artiste donne nel pieno della loro autorità creativa.
Il suo stile unisce rigore tecnico e profondità psicologica. I suoi busti e ritratti non si limitano alla resa formale: trasmettono stati d’animo, interiorità, dolore e grande umanità. Medusa, con il suo volto tragico e quasi vulnerabile, ne è un esempio emblematico: non è il mostro terrificante della tradizione, ma una figura femminile complessa, umana, che forse riflette anche la condizione della stessa artista.
Negli ultimi anni di vita, Adèle si ammala di tubercolosi ed è costretta ad abbandonare gradualmente la scultura. Si dedica allora al disegno e alla pittura, senza mai smettere di creare. Muore il 16 luglio 1879 a Castellammare di Stabia, in Italia, all’età di 43 anni.
Oggi Adèle d’Affry è riconosciuta come una figura pionieristica dell’arte europea del XIX secolo. Il suo coraggio, la sua determinazione e la forza delle sue opere l’hanno resa un simbolo di emancipazione femminile nell’arte. Attraverso il suo lavoro, ha saputo trasformare i vincoli sociali in una spinta creativa, lasciandoci un’eredità potente e attuale. La sua Medusa, non è solo un’icona mitologica, ma la metafora di una donna che sfida lo sguardo del mondo e riesce, con la forza dell’arte, a scolpire il proprio destino.

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