Nel 2018 Pantone ha scelto l’ultravioletto, il colore il più viola dei viola, come colore dell’anno e come
sinonimo di individualità. Carlo III indossa la corona di Sant’Edoardo con la fodera di velluto viola mentre porta il globo d’oro sormontato da una grossa ametista e lo scettro del sovrano durante la sua incoronazione.
Perfino gli impressionisti erano turbati dal colore viola e lo utilizzavano per un’alea di mistero e di intrigo nei loro capolavori.
Il viola non è certo un colore presente in natura e nel mondo antico questo gli conferiva una qualità esclusiva ed esotica. A partire dal XV secolo, i cittadini delle città di Sidone e Tiro, nel Mediterraneo orientale, scoprirono
come produrre la tintura viola. Il processo richiedeva molta manodopera, risorse specifiche e, di conseguenza, estremamente costoso.
La tintura viola era ottenuta spremendo la ghiandola di una lumaca di mare (Bolinus brandaris, per la precisione) che produceva un’unica goccia di liquido: un meccanismo di difesa che, a quanto pare, odora di aglio. Quando esposto alla luce solare, il muco cambia colore dal verde al blu e infine al viola scuro. Si chiamava porpora di Tiro dalla città di Tiro.
Erano necessarie più di 250.000 lumache di mare per produrre poche gocce di colorante viola e il suo costo proibitivo significava che solo i reali e le élite potevano permettersi di indossarlo.
Nell’Antico Testamento il viola è il colore delle tend
e del tabernacolo, appare sulla cintura di Aiace nell’Iliade e come colore della tunica di Didone nell’Eneide di Virgilio. Alessandro Magno, i re tolemaici d’Egitto e gli imperatori romani indossavano tutti abiti di porpora di Tiro.
Per quasi 1.000 anni, la raccolta e il commercio della porpora di Tiro furono strettamente controllati prima dai Greci, poi dai Romani e infine dai Bizantini. I romani addirittura mitizzarono la scoperta del colore attraverso la storia del cane di Ercole che mordeva una lumaca di mare e si tingeva la lingua.
I bizantini portarono l’apprezzamento del viola ad un livello addirittura superiore. A coloro che erano al di fuori della famiglia imperiale era vietato usare il colore, le leggi venivano firmate con inchiostro viola e i bambini reali venivano descritti come “nati in viola”.
Questo sistema fu distrutto quando Costantinopoli cadde in mano ai turchi ottomani nel 1453. Essi distrussero prontamente tutte le fattorie di produzione del colore.
Ci sono voluti ci
nquecento anni perché il viola tornasse alla ribalta. Solo nel 1856, il chimico William Henry Perkin nella ricerca di qualcosa contro la malaria tentò di produrre un chinino sintetico.
I suoi esperimenti produssero invece un residuo, che si rivelò essere il primo colorante sintetico all’anilina, un colore viola intenso chiamato mauveine, (altro caso di serendipity, descritta da Marco Patriarca nella newsletter di aprile).
Perkin sviluppò quindi un processo industriale,
e produsse la tintura a tonnellate, così che diede modo a chiunque di indossare quel colore. Fu il primo di una serie di moderni coloranti industriali che trasformarono completamente sia l’industria chimica che la moda.
Nei tempi recenti le icone della musica pop hanno usato estensivamente il colore il viola, vedi Prince, David Bowie, and Jimi Hendrix. Insomma un colore che non ha mai smesso di emanare un fascino di piacevolezza ma anche di mistero.


Dall ultimo interessante numero della Lampadina ho imparato che il color porpora non viene dalla conchiglia “murex” come sapevo, ma da un altra…