ARTE – La creazione di Adamo, uno dei tanti misteri!

Così annota Michelangelo in una memoria del 10 maggio 1508: “Ricordo chome oggi, questo 10 di Maggio nel mille cinquecento octo, io Michelagnolo scultore ho ricevuto dalla Santità del nostro Santo Papa Julio secondo, duchati cinquecento per conto della pictura della volta della Chapella di Papa Sisto, per la quale chomincio oggi allavorare.”

Roma è all’alba di una nuova stagione. Con l’elezione di Giulio II (Giuliano della Rovere), la città torna al centro di un ambizioso progetto di rinascita destinato a restituirle il ruolo di cuore della cristianità. Il simbolo più grandioso di questa visione sarà la nuova Basilica di San Pietro, emblema del rinnovato prestigio della Chiesa.
Anche la Cappella Sistina sarà chiamata a riflettere questa nuova grandezza. La sua volta, decorata da Pier Matteo d’Amelia con il tradizionale cielo blu di lapislazzuli punteggiato di stelle, è gravemente danneggiata da una grande crepa. Giulio II coglie l’occasione per commissionare un nuovo e più ambizioso progetto e decide di incaricare l’artista più in voga del momento: uno scultore, Michelangelo Buonarroti, già considerato uno dei più grandi artisti del suo tempo. Ha da poco realizzato la Pietà e il David, opere che ne hanno consacrato il talento.
Buonarroti, la cui indole è decisamente orientata verso la scultura, accetta con riluttanza l’incarico che gli viene affidato. Eppure la sua decisione avrebbe cambiato per sempre la storia dell’arte. Dalla sua mano nascerà una delle imprese artistiche più straordinarie di tutti i tempi: la volta affrescata della Cappella Sistina.
Quando, il 1º novembre 1512, Michelangelo svela finalmente la volta dopo quattro anni di faticoso lavoro, papa Giulio II e i prelati della Chiesa restano profondamente colpiti dalla potenza del ciclo di affreschi realizzato dall’artista fiorentino.
Da allora, chiunque entri nella Cappella Sistina e alzi lo sguardo verso quella volta continua a provare lo stesso senso di meraviglia di fronte alla grandezza dell’opera.
Comunque non voglio soffermarmi sulle opere dell’artista, ormai studiate e conosciute in ogni dettaglio. Vorrei invece condividere una particolare scoperta letta su una rivista inglese, che fa ancora discutere ma che devo dire mi ha molto incuriosita.
Si sa che Michelangelo, all’età di diciassette anni, dopo la morte del suo protettore Lorenzo de’ Medici, viene ospitato nel convento di Santa Maria del Santo Spirito, a Firenze.
In quel contesto ha la possibilità di studiare l’anatomia attraverso la dissezione dei cadaveri provenienti dall’ospedale del convento. Ed è proprio questa straordinaria conoscenza dell’anatomia che, quasi cinque secoli dopo, spinge uno studioso a proporre una sorprendente interpretazione di uno dei più celebri affreschi della volta: La Creazione di Adamo rappresenta infatti il vertice dell’intero ciclo. La composizione si sviluppa su uno sfondo essenziale, quasi privo di elementi paesaggistici.
A sinistra Adamo è disteso sulla terra, in attesa della scintilla vitale. Dio Padre, a destra, appare avvolto in un ampio mantello rosso, circondato da numerosi angeli. Il corpo di Dio è rappresentato in pieno movimento, con il braccio teso. Sta per compiersi il passaggio della vita da Dio all’uomo.

Nel 1990 Frank Lynn Meshberger, un medico statunitense appassionato dei rapporti tra medicina, anatomia e arte, individua alcuni possibili simboli nascosti osservando la Creazione di Adamo.
Viene colpito dalla somiglianza del mantello con la sezione di un cervello umano e inizia ad analizzare l’immagine in modo sistematico, confrontandola con tavole di neuroanatomia. La sua formazione di anatomista gli permette di riconoscere una forma che ad altri era sfuggita.
Pubblica la sua ricerca nel 1990 sul Journal of the American Medical Association. Nelle sue osservazioni fa riferimento a diversi particolari, tra cui le pieghe del tessuto e la disposizione degli angeli, che sembrerebbero coincidere con importanti strutture anatomiche come il cervello, il tronco encefalico e le arterie. La composizione è costruita sull’equilibrio tra quiete e movimento: Adamo rappresenta la passività della creatura in attesa della vita, mentre Dio incarna la forza creatrice.
Il contrasto tra queste due energie rende ancora più intenso il gesto delle mani, diventato uno dei simboli più celebri della storia dell’arte.
Secondo questa interpretazione, il più grande dono che Dio trasmette ad Adamo non sarebbe semplicemente la vita, ma l’intelligenza, la coscienza, la ragione e la capacità di creare. In altre parole, il celebre gesto delle due mani quasi a sfiorarsi rappresenterebbe non solo l’atto della creazione dell’uomo, ma anche la trasmissione della mente umana.
Lascio a ciascuno di voi la libertà di accettare o meno questa affascinante ipotesi.

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2 Commenti
Marina Binda
29 Luglio 2026 18:05

Bell’articolo!

Elisabetta Vitalini Sacconi
29 Luglio 2026 16:19

Bellissimo articolo, una teoria affascinante!