COSTUME – Ahimè poveri turisti!

Articolo di Lalli Theodoli

Ma come poveri? Semmai uno sguardo invidioso. Beati loro in giro per il mondo mentre noi qui a lavorare.
Così pensavamo guardando i pochi turisti che giravano felici per la nostra bellissima città. Camminavano svelti, curiosi, energici. Venivano per lo più dagli Stati Uniti, pochi dai paesi del nord. Nessuno, o quasi, dall‘Asia.
Nella media non proprio eleganti, secondo i nostri canoni europei, ma sicuramente dignitosi. A parte coppie di bellissimi ed elegantissimi che uscivano dall’Hassler accompagnati dai mille inchini del portiere.
Alcuni approfittavano delle ore fresche del mattino per fare jogging. In pantaloncini e maglietta li vedevamo percorrere Via Sistina per poi raggiungere Villa Borghese e il giardino del Lago. Altri  tempi, altri climi.
Ma lo sguardo invidioso non c è più. E come potrebbe?
Orde di turisti accaldati, non abbronzati ma ustionati  dal sole che ha lasciato segni violacei sulle loro spalle e sul loro viso. Con enormi scarpe che chiudono  piedi bollenti che, invece, anelerebbero a sandaletti aperti.
Ventagli che lavorano indefessi. Passi strascicati.
Con questo clima anche la curiosità viene a mancare. Uno sguardo distratto a Fontana di Trevi che si fa invece molto, molto interessato al venditore di acqua. I ristoranti pieni zeppi, mangiano a tutte le ore, sono rinfrescati da ventilatori che a fatica spargono una lieve pioggia. I gelatai hanno code interminabili. Tempo fa commentavamo che non ci sarebbe mai stato abbastanza lavoro per loro. In troppi. Uno ogni pochi passi. Avevano invece ragione loro.
La città rimbomba di condizionatori che lavorano a tutta forza per contrastare 38 gradi facendo però diventare le strade ancora più calde.
I residenti si fanno strada a fatica in mezzo a file ininterrotte di visitatori che non si staccano l’uno dall’altro seguendo la guida esausta che brandisce un ombrellino .Non appaiono felici. Non sono belli. Molti obesi. Se si intravede una famiglia carina ci si ferma a guardarla ammirati. Sono una rarità.
Che ricordo avranno di tutto questo? La nostra bellissima città non appare nella sua veste migliore.
I ricchi prenotano visite notturne costosissime per poter vedere le nostre meraviglie al fresco e senza moltitudine pressante.
Ci sentiamo oppressi. Sono troppi. A piazza Venezia si sta in coda come in autobus per attraversare la strada. A noi, cui non piaceva il monumento a Vittorio Emanuele, sembra incredibile questa ressa. Ma la  famigerata “macchina da scrivere” ha un enorme successo.
Ma… da alcuni giorni la città ha riacquistato l’aspetto che aveva anni fa in questa stagione. Le strade sono quasi vuote. I pochi turisti camminano tranquilli  riparandosi nei lati all’ombra. Nessuna ressa, nessuna coda.
Ma dove sono finiti? Hanno disdetto i loro viaggi per un clima troppo feroce? Tutti? Adesso? Possibile?
Che stranezza. Mi sono così trovata ad immaginarli tutti rifugiati dai feroci raggi del sole nelle stazioni e nei tunnel della metropolitana, al fresco, per poi uscire nuovamente al tramonto tutti in fila, come le formiche.
Sarà mica vero????

 

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