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La Lampadina - n. 105 ::: Luglio/Agosto 2021

Cari Lettori,
questo numero della newsletter estiva arriva a coprire i mesi di luglio e agosto e ci prepara al prossimo settembre, per il quale abbiamo programmato molteplici appuntamenti sia romani che fuori porta.
La nostra n. 105 ci porta ad approfondire la storia del whisky, per il quale si è scoperta una metodologia di datazione anti truffa, dato l'incredibile valore che alcune bottiglie hanno raggiunto nelle varie aste dedicate ai collezionisti di questo super alcolico.
Carlotta ci racconta una storia importante, del secolo scorso che riguarda la guerra e l'anima del poeta Neruda che si si rivela fattiva per organizzare un corridoio sanitario e salvifico per centinaia di esuli spagnoli. Ancora di tecnologia si parla, questa volta applicata alla vela, che nostalgicamente non si basa più su sestante e cartografia.
E che sorpresa, in questa epoca di no-vax, scoprire un sostenitore delle vaccinazioni di massa proprio nel padre di Giacomo Leopardi!
La presentazione dell'ultimo libro di un nostro Scrittore Ospite, Emanuele Ludovisi, mi suggerisce una meditazione approfodita sulla "liquida" realtà nella quale stiamo vivendo, dai risvolti poco chiari e decisamente frustranti. Sembra una nebbia che cala su ogni cosa e toglie chiarezza, certezze, punti saldi. Le attuali contingenze sembrano aumentare questo status, date le perentorie prese di posizione costantemente confliggenti di una molteplicità di individui che dovrebbero invece, (ma non possono? non vogliono? non riescono? non sono capaci?), rendere intellegibili alcuni settori della nostra realtà quotidiana.
Per fortuna che non tutto il male viene per nuocere, vero Lalli?
ICH

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Lunedì, 02 agosto 2021

Ciao,
oggi la nostra Lampadina si accende su:


CULTURA– Il whisky, la contraffazione e la finanza
Articolo di Carlo Verga

Sorprendente il prezzo che ha raggiunto, ad un asta, un Macallan del 1926, ben 1,9 milioni di dollari! La bottiglia scozzese, considerata il sacro Graal dei single malt, fa parte di un lotto, proveniente dalla ormai celebre botte 263 della distilleria Moray. Prezzo veramente notevole che però ha sollecitato, l’interesse di tanti operatori truffaldini creando una grande confusione sul mercato.
La situazione è diventata imbarazzante per la quantità di prezzi e valori i più disparati, tanto da spingere la Scottish Universities Environment Research Center (SUERC) dell'Università di Glasgow a cercare un sistema per la classificazione, secondo l’età, dei vari tipi.
La soluzione è stata trovata con il carbonio-14 naturale, che è quanto utilizzato per ogni tipo di reperto archeologico. Il sistema è certo differente, in questo caso infatti viene ricercato il contenuto di radiocarbonio nel distillato. Si è partiti dal presupposto che negli anni ‘50-‘60 è stata liberata nell’atmosfera una gran quantità di Carbonio-14 proprio dai famigerati test nucleari di quel periodo. 
Quella extra quantità di Carbonio-14 nell’atmosfera è stata assorbita dalle piante e dall’orzo ed è naturalmente rimasta nel distillato stesso. Il risultato è che tutti i tipi di whisky prodotti prima degli anni 60 non contengono Carbonio-14. Messo a punto il nuovo test, sono state quindi controllate migliaia di bottiglie dei tipi più richiesti dai collezionisti e disponibili sul mercato. Il risultato è stato che la metà delle bottiglie dichiarate tra il 1840 fino agli anni ‘60 non era poi così antico non contenendo tracce del Carbonio-14… Incredibile che sia stata proprio l’energia atomica a rilevare un metodo per le contraffazioni…

Ma come è nata questa passione per il whisky? Sembra che religiosi e medici cinesi in costante ricerca di preparati quali disinfettanti e cure varie, avevano sperimentato che i liquidi ottenuti dall’ebollizione e contenenti erbe fiori ed altre sostanze naturali aveva un certo effetto sui pazienti. Ma la vera rivoluzione arrivò con l’alambicco, inventato dai Persiani e perfezionato dai Romani con il quale si cominciarono ad effettuare delle distillazioni vere e proprie ottenendo da erbe medicinali, dal vino e cereali fermentati, alcool per uso terapeutico e alimentare.
Per ottenere il classico “nostro” whisky dobbiamo arrivare a tempi più recenti. Ma quali i veri iniziatori ? Forse gli Scozzesi o gli Irlandesi, eterna disputa… ma senza soluzione.
In  Scozia è stata trovata una simil bolla di consegna che portava la data del 1492 dove si parlava di una partita di malto indirizzata ad un frate per la produzione di aqua viva. Da altre fonti sembra sia stato San Patrizio il primo vero distillatore per questa bevanda. Però San Patrizio era il protettore dell’Irlanda e il documento fu trovato in Scozia  e allora la paternità?
Furono Tuttavia gli Scozzesi a credere nel whisky come fonte di guadagno tanto che all’inizio fu un vero boom e la produzione crebbe in modo incontrollato. I risultati buoni per i distillatori ma disastrosi per l’economia. Gli agricoltori ottenevano dei prezzi più alti dalle vendite dei cereali alle distillerie anziché dai normali approvvigionamenti alimentari. Il risultato fu la scomparsa dei cereali sui mercati e causa di forti tensioni sociali..
La soluzione, inevitabile, fu presa dagli Inglesi negli 1713 e 1725 che con una serie di restrizioni, controlli e tasse sui distillati ne limitarono molto la produzione.
Nel 1853 fu sperimentato, dagli Scozzesi, un nuovo tipo di alambicco che permetteva di produrre in modalità continua l'alcol di cereali, a costi notevolmente più contenuti. La prima ad utilizzare il nuovo metodo fu la Glenlivet e fu l’inizio dei primi blended whisky.
Cosa succedeva in Irlanda?
La prima licenza ufficiale di distillazione fu concessa alla distilleria Old Bushmills nel 1608, ma il vero successo del whiskey irlandese si ebbe nel 1823 quando il Parlamento inglese con una nuova legge e la rivoluzione industriale fornirono ad alcuni produttori la possibilità di esportare il prodotto.
Tutto facile, grandi guadagni con l’esportazione negli Usa, ma un duro colpo fu lo scoppio della rivoluzione nel 1916 e l'istituzione  di barriere doganali tra Irlanda e Regno Unito che mandarono in crisi la vendita dell'irish whiskey. Inoltre Nel 1919 per contrastare la piaga ormai dilagante dell'alcolismo, entra in vigore negli Stati Uniti, il divieto di produrre, vendere e importare alcolici. Questo portò alla chiusura in Irlanda della maggior parte delle piccole distillerie e ridusse sensibilmente la produzione di quelle più grandi.

Il Proibizionismo viene abolito nel 1933 ma ormai l'Irlanda non era più in grado di soddisfare la rinnovata domanda americana. Per un accenno di ripresa dei produttori Irlandesi bisogna attendere fino al 1966 quando nei 5 anni che seguirono, 5 distillerie rimaste, si unirono e fondarono la Irish Distillery Company.
Oggi la produzione di whisky è mondiale. I maggiori produttori di distillati del genere, oltre naturalmente la Scozia e l'Irlanda, sono gli Stati Uniti, il Giappone, l'India, la Francia, la Spagna e tanti altri compresa l’Italia. In Italia, l’unica distilleria creata appositamente per la produzione di whisky è Puni. fondata nel 2010 a Glorenza, in Alto Adige, in mezzo alle Alpi.

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La Redazione suggerisce:

“Tutti, che lo vogliano o no, dovrebbero bere whisky o gin in abbondanza.
Emanando un forte odore di liquore si potrà far credere di  essere alcolizzati invece che stupidi.”

Patrick Jake O'Rourke

STORIA – Winnipeg verso il “lungo petalo di mare”
Articolo di  Carlotta Stederini Chiatante

“Ho dormito con te tutta la notte, mentre l’oscura terra gira con vivi e con morti…”
Pablo Neruda (La notte nell’isola in “I versi del capitano”)
Quel giorno d’estate, il 4 agosto 1939, sarebbe rimasto impresso nella memoria di duemila spagnoli che partirono da Paulliac (Francia) verso un paese stretto e remoto. Un paese aggrappato alle montagne per non cadere in mare. Un paese del quale nulla sapevano. Pablo Neruda lo definì un “lungo petalo di mare e vino e neve”, il Cile.
La nave Winnipeg, una vecchia nave di circa 5.000 tonnellate che usava trasportare merci dall’Africa ed era servita anche per trasportare le truppe durante la prima guerra mondiale, fu frettolosamente rimessa in sesto ed approntata con letti a castello, cucina, mensa ed infermeria per accogliere i 2.000 spagnoli repubblicani fuggiti dalla dittatura franchista in Francia dove erano internati in campi di concentramento durissimi.
Il corridoio umanitario fu promosso ed organizzato dal poeta Pablo Neruda all’epoca di anni 34 e diplomatico tra Francia e Spagna.
Il suo prestigio era già allora sufficiente a convincere il Presidente del Cile Pedro Aguirre Cerda ad accogliere i maltrattati patrioti spagnoli finiti nei campi di concentramento francesi.
Il Cile era un paese povero, dove la disoccupazione era all’ordine del giorno ed aveva da poco subito un terremoto che aveva fatto 28.000 vittime e lasciato moltissimi senza tetto. Moltissimi erano gli oppositori a questa iniziativa umanitaria.
Nonostante tutto il Presidente decise con gesto generoso di voler accogliere i rifugiati.

Quel 4 agosto del 1939 arrivarono sul molo di Paulliac treni e camion stipati di persone, i più usciti direttamente dai campi di prigionia affamati e debilitati. Gli uomini e le donne essendo stati separati nei campi di prigionia si ritrovarono e si riunificarono famiglie in un clima di forte emozione.
Pablo Neruda e la moglie Delia del Carril vestiti di bianco dirigevano le operazioni di identificazione. Venne stabilito per velocizzare i visti di fare dei visti collettivi.
Si facevano delle foto di gruppo degli spagnoli e una volta sviluppata la foto si ritagliavano le facce e le attaccavano sui moduli. I volontari sul molo consegnavano a ognuno del cibo e prodotti per l’igiene. I bambini ricevettero vestiti e scarpe.
Per finanziare l’impresa, Pablo Neruda raccolse donazioni da tutta l’America Latina ed anche dagli artisti suoi amici come Pablo Picasso. Un grosso aiuto arrivò dai quaccheri statunitensi.
All’imbrunire con l’alta marea, la nave Winnipeg salpò in un clima di grande emozione. Sul ponte alcuni piangevano ed altri intonavano canti catalani, consapevoli che non avrebbero facilmente rivisto il loro paese.
Pablo Neruda scriverà: ”Che la critica cancelli tutta la mia poesia se le pare ma questo poema che oggi affido alla memoria non potrà cancellarlo nessuno”.
Il 3 settembre del 1939, giorno dell’arrivo in Cile della Winnipeg in Europa scoppiò la seconda guerra mondiale.
Tra la folla sul molo ad accogliere la Winnipeg con a bordo gli esuli, le autorità del governo cileno tra cui un giovane Ministro della Sanità, il medico Salvador Allende. Tutto questo e molto, molto altro nel romanzo storico di Isabel Allende “Lungo petalo di mare”.

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Isabella propone::

“La nascita non è mai sicura come la morte. È questa la ragione per cui nascere non basta. È per rinascere che siamo nati.”

Pablo Neruda

SPORT/TECNOLOGIA – Novità sull'andare a vela per mare
Articolo di Beppe Zezza

L’attuale record di velocità a vela sull’acqua è di 121 Km/h. È in corso una competizione per superare la mitica barriera dei 150 km/h sull’acqua surclassando l’attuale record che è di 121 Km/h. Per farlo un gruppo di ricercatori di Marsiglia, guidati da Alex Caizergues, il primo uomo a superare la barriera dei 100 km/h, ha ideato un nuovo tipo di navicella (difficile chiamarla “imbarcazione”), che sfrutta le vele di kyte surf e i foil.

Guardando le regate della recente Coppa America, abbiamo imparato a conoscere i “foil” posizionati sotto lo scafo che permettevano alle imbarcazioni di “volare” sull’acqua anche in presenza di venti leggeri.
L’idea di Caizergues è di far trainare la navicella da un’ala kite di ragguardevoli dimensioni controbilanciandone la forza con un foil immerso nell’acqua che la “ancorerebbe“ a questa. La navicella, di fatto, viaggerebbe totalmente sospesa al di fuori dell’acqua.

Da un punto delle forze in gioco, i fattori limitanti la performance sono il trascinamento del kite in aria e del foil in acqua, ma il problema maggiore da superare è quello della “cavitazione”, Il fenomeno è ben noto e temuto in idraulica: in corrispondenza della superficie di contatto tra il solido immerso in movimento (ad esempio le pale di una pompa) e l’acqua si formano delle “bolle” di vapore acqueo che scoppiano provocando forti vibrazioni fino alla distruzione del solido stesso.
Necessario quindi uno studio teorico approfondito ma è indispensabile anche una esperienza pratica. Per questo il gruppo di Marsiglia ha realizzato un prototipo in scala 1/3 che scenderà in acqua in questi giorni.
Caizergues non è il solo a cercare di battere il record. Una equipe di giovanissimi studenti (età media 23 anni) della Ecole polytechnique di Losanna ha sviluppato un progetto alternativo che ha in comune con quello francese di utilizzare la forza trainante della vela di kite e la resistenza del foil ma con il foil direttamente agganciato alla imbarcazione che resterebbe in contatto con la superficie del mare.
Il progetto svizzero dovrebbe essere pronto nel 2022. Con questo progetto il tentativo di battere il record richiederebbe un “campo di prova” con contemporanea presenza di vento e mare calmo, difficile forse da individuare. Ad esempio le prove di velocità su terra si possono fare solo sulla superficie del lago salato che è rigorosamente piatta.
Entrambi questi progetti hanno in comune l’utilizzo delle vele del kite. Quelle delle vele kite sembra essere una possibile nuova strada per la navigazione marittima.
Installando sulle navi commerciali vele kite di grandi dimensioni da utilizzare in certi momenti o in certe tratte della navigazione si potrebbe risparmiare carburante – risultato che sarebbe molto apprezzato in questo momento in cui in tutto il mondo si cerca di ridurre la emissione di gas serra. Un'indagine – al momento solo su modelli di navi esistenti– è in corso da parte della stessa equipe di ricerca di Caizergues.
Sulla spinta della “riduzione delle emissioni di gas serra“ la navigazione “a vela”, che era rimasta solo nelle “navi scuola” come la nostra “Amerigo Vespucci”, sta tornando di attualità.
Ci sono già dei cargo a “propulsione eolica” che solcano i mari: la nave Afros naviga dal 2018!
È stata già progettata ed è in corso di realizzazione una nave transoceanica – la OceanBird - da 35.000 tonnellate, lunga 200 m e larga 40. capace di trasportare 7.000 veicoli e di traversare l’Atlantico in 12 giorni (5 in più delle navi attuali). Le vele sono alte 80 metri ma sono “telescopiche” e possono essere ritratte in modo da avere un’altezza sull’acqua di 45 metri per permettere alla nave di passare sotto i ponti.
Si prevede che possa essere varata nel 2024. La riduzione nelle emissioni di Co2 raggiungerebbe il 90%.
Attualmente questo tipo di navi a “propulsione eolica” sono molto costose e non convenienti dal punto di vista commerciale – ma le cose possono cambiare in relazione alle politiche “fiscali” dei paesi del mondo.
Spinto da preoccupazioni ecologiche, da meri interessi commerciali o dal desiderio di stabilire dei nuovi record, l’ingegno umano è al lavoro e ne vedremo delle belle!

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La Redazione suggerisce:

“Ragione e passione sono timone e vela della nostra anima vagante.”

Khalil Gibran

ABBIAMO OSPITI/CULTURA – Giacomo Leopardi e il vaccino
Articolo di Mario Belloni, Autore Ospite de La Lampadina

Dalle ricerche di Romano Ruffini, storico marchigiano, emergono delle notizie che suscitano un particolare interesse in tempo di epidemie e di vaccinazioni.
Nei primi anni del 1800 in tutta Italia si sviluppò una grave epidemia di vaiolo che fece molte vittime.
Monaldo Leopardi, amministratore del Comune di Recanati, era molto preoccupato sia per i suoi concittadini, che per la sua famiglia. Si teneva aggiornato attraverso la “Gazzetta Nazionale” ed altre importanti pubblicazioni.
Nel 1801, lesse un opuscolo, appena stampato, “Sulla vaccina di Jenner”. Oltremodo interessato dalla pubblicazione si fece inviare dallo stesso Jenner il testo, tradotto in italiano, dal titolo “Ricerche sulle cause e sugli effetti del vajuolo delle vacche”, divenendo in breve tempo un grande esperto della materia.
Dalle pubblicazioni citate e da altre fonti, era venuto così a sapere che in Inghilterra, nel 1796, il dottor Edward Jenner, aveva scoperto un modo di vaccinazione che si era dimostrato valido. Sorprende come, a quei tempi, in una cittadina di provincia si potesse venire a conoscenza quasi in contemporanea di fatti avvenuti in un altro paese europeo.
Non dobbiamo dimenticare che il conte Monaldo era un grosso erudito, di lettere e scienza, che aveva speso un capitale per costituire quella vastissima biblioteca su cui si formò il letterato Giacomo.
Questa passione lo aveva portato a creare grossi problemi alle finanze familiari, problemi a cui mise rimedio la consorte, su richiesta dello stesso Monaldo.
Il regime di massima austerità, imposto da Adelaide Antici Mattei portò non solo alla riduzione dell’acquisto di nuovi libri, ma anche ad un ridimensionamento del menù di casa Leopardi. A seguito dei tagli drastici, molto probabilmente, la sera si mangiava una bella minestrina come ci fa intuire il giovanissimo Giacomo con la sua poesia “A morte la minestra”.
Il conte Monaldo era un uomo di scienza ma anche un uomo d’azione.
Lo stesso Monaldo scriveva: ”Di questo vaiolo vaccino, scopertosi da non da molto in Inghilterra dal Dr. Jenner, feci io venire nei mesi scorsi di primavera la marcia (pus da vaccina infetta) da Genova procuratami dal mio agente in Roma Sig. Bonini col mezzo del Sig. Principe Doria. Fui il primo in questa Città, anzi nell’intera Provincia e credo nello Stato [Pontificio] sicuramente, perché in Roma né in Ancona né in alcun altro paese aveva di questa materia; fui il primo dico che accreditai questa nuova benefica scoperta e vi sottoposi la mia piccola Paolina ed alcuni giorni appresso gli altri due figli [Carlo e Giacomo] appena liberatisi di una violenta tosse. Da precisare che Paolina non aveva ancora un anno, Carlo due anni e Giacomo tre.
Dal resoconto del medico che eseguì la vaccinazione sappiamo che Monaldo, non essendo sicuro dell’immunizzazione ottenuta, fece eseguire una sorta di richiamo nell’ottobre successivo, con una seconda vaccinazione, della quale registrò puntigliosamente  tutti i sintomi e le reazioni dei suoi tre figli ed anche del figlio di suo congiunto.
Se il conte Monaldo fosse stato no vax forse non avremmo avuto un grande letterato ed un genio della poesia come Giacomo Leopardi.

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La Redazione propone questa citazione:

"La cultura è il vaccino per la guerra.”

Giacomo Pederbelli

LETTERATURA - Il fiduciario, la seduzione del potere e la liquidità
Articolo di Isabella Confortini Hall

Un pomeriggio del tardo luglio 2021, Lucilla ci avvisa che Emanuele Ludovisi avrebbe presentato il suo nuovo romanzo alla Libreria Eli a Roma. Emanuele è graditissimo scrittore Ospite de La Lampadia da qualche tempo; Sue le riflessioni sulle "rovine eterne", sul tramonto dell'Occidente di Spengler e per ultimo, il ritratto di Maurizio Serra, italiano Accademico di Francia.
Il calore della giornata che volge al termine non ottunde i sensi e la presentazione va via rapida, chiara, ficcante. D'altra parte, non potrebbe essere che così, siamo alla presenza di Marcello Ciccaglione, anfitrione, e dell'editore Francesco Palombi, e il volume è commentato da Maurizio Serra, diplomatico, scrittore e da Marco Follini, giornalista, scrittore e politico di lungo corso.
Di cosa si tratta? della seduzione del potere. Che coinvolge tutti, a tutti i livelli.
I mutamenti dell’imprenditoria italiana del secondo novecento, il sottile confine che nel mondo degli affari divide il lecito dall’illecito, la lunga stagione della crisi della magistratura, il degrado delle relazioni affettive dell’epoca contemporanea: sono questi i principali temi affrontati da Emanuele Ludovisi in  "Il fiduciario". 

Il romanzo è incentrato sulle vicende della famiglia di un importante gruppo industriale del nord Italia alle prese con uno spregiudicato arrampicatore sociale, Pietro Biennotz, che con cinismo e astuzia riuscirà a impadronirsi delle sorti del gruppo e della stessa famiglia proprietaria.
L’attività corsara di Biennotz finisce per suscitare l’attenzione di un magistrato, Tore Tannu, che indagandone le spericolate iniziative imprenditoriali ne scoprirà i lati più oscuri.
Il romanzo analizza una parte importante della storia del nostro tempo, soffermandosi sul complicato equilibrio che regola l’economia tra etica individuale ed etica collettiva, approfondendo i profili psicologici dei protagonisti della vicenda, richiamando il lettore a una riflessione sulla seduzione del potere.
Una seduzione che implica scelte morali e la capacità di saper pronunciare dei "no" per non farsi travolgere.
Non a caso, la frase posta dall’autore a epigrafe del romanzo, tratta dal Faust di Goethe, recita "…va a cercarti un altro servo…"
Come commenta Marco Follini, "La scrittura è limpida, c'è fantasia...Il romanzo parla del futuro al quale andiamo incontro... è una storia italiana, nella quale sono descritte alcune caratteristiche del potere italiano, ma i protagonisti sono persone di periferia... Un valdostano e un sardo, che non appartengono ai luoghi del potere manifesto sull’asse Roma/Milano. Il Fiduciario/faccendiere è colui che si impadronisce delle leve di potere di un’azienda di Genova. Nelle aziende delle nuove generazioni, comanda il manager, non l’imprenditore, come nel triangolo Romiti/Cuccia/Agnelli di qualche anno fa...
In questo romanzo la politica non c’è. Ha lasciato il campo al sistema economico che l'ha colonizzata. Ma la politica è una risorsa preziosa per un Paese che vuole tenere fede alla sua civiltà perchè la politica nel bene e nel male è un'occasione di riscatto, di sfida  con la quale persone marginali acquisiscono la consapevolezza del loro tempo, dei loro doveri, e delle loro possibilità.. e tutto questo è un valore che va difeso con le unghie e con i denti. 
Va promossa la cultura perchè dove c'è consapevolezza, laddove c'è un'intelligenza che illumina e una conoscenza delle cose, lì c'è un grado di civiltà più alto che rischiamo altrimenti di smarrire."
Maurizio Serra aggiunge che "il romanzo di Ludovisi è libro versatile e multiuso. Un romanzo-verità, poichè è la verità che rende un romanzo autentico e vibrante." Serra sottolinea e riprende da Follini "la nozione del vuoto culturale, politico e civile che emerge in questo romanzo."
E continua, "Due elementi che colpiscono:
opacità dell'ambiente descritto, della coscienza dei personaggi, e del loro agire, del loro muoversi come se vi fosse una sorta di cortina fumogena, di nebbia intorno alla quale i loro gesti, i loro pensieri, nella quale le loro attività sono poche chiare a loro e agli altri e poi c'è il taglio illuministico della scrittura di Ludovisi, che vuole andare al centro di una verità che continua a sfuggire sia all'autore che ai suoi personaggi ma che è il vero tema dell'inseguimento di questo libro e che è una necessità che, come diceva Marco Follini, è contemporaneamente letteraria e civile.
Questo secondo romanzo di Ludovisi, meno romano del precedente, meno individuato su una certa realtà borghese, mantiene però la stessa impostazione, e riflessione sulla debolezza della classe dirigente di questo paese. Vi è un punto all'interno del quale le tematiche confluiscono in fluidità gassosa e nebbiosa... è l'ideologica fluidità di oggi. 
Il libro di Emanuele, spietatamente descrive come dei meccanismi di potere, o di sottopotere o di contropotere, la nozione di potere è molto discutile, fondamentalmente vadano al di là di quello che dovrebbe essere la coscienza individuale e la capacità di avere una legge morale in se stessi e di seguirla.
Potrebbe essere una lettura dolente ma non lo è poichè è viva, è dolente la  morale perchè è quella di un'intelligenza lucida e quindi esigente e rigorosa che si urta contro qualcosa di indefinibile, che è intorno a noi ma che è, ed è questo forse l'elemento kantiano di morale forte che possiamo trarre, al tempo stesso in noi come esigenza di superarlo e di superarsi".

Al termine della conversazione, ho ripensato alla nozione di cultura liquida di Zygmund Bauman, asservita alla libertà individuale di scelta, a una società liquida nella quale i confini si perdono, i riferimenti, politici e sociali, si fanno labili, e tutto risponde al politically correct che conviene di volta in volta, un vestito per tutte le occasioni, un vestito per ogni occasione. Quante scelte comode, tutte drammaticamente individuali.
La tecnologia fa la sua parte, ormai divenuta un incredibile strumento di marketing push&pull, ci sopravanza, rendendo necessario il superfluo sconosciuto a stretto giro temporale. E ciò non permette la sedimentazione del nuovo sia nelle coscienze, che nei rapporti umani.
L'indeterminatezza della nostra attuale condizione allontana con decisione il principio identitario, fondante della nostra cultura.
Se sostengo la mia identità, posso dialetticamente comunicare con l'altro per trovare elementi complementari della mia condizione ma se accetto che tutto possa essere anche il contrario di tutto, in una specie di realtà quantistica, dove si tratta di valori, principi, norme, assiomi, allora, questa liquidità nella quale ci muoviamo somiglia sempre più al camminare nelle sabbie mobili dell'indifferenza e dell'individualismo di comodo. 

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Isabella propone questa citazione:

“Denaro: potere al suo stato più liquido.”

Mason Cooley

COSTUME - Non tutto il male...
Articolo di Lalli Theodoli

Non ci creiamo illusioni. Le nostre vite sono comunque un pò cambiate.
Questa pandemia ci ha lasciato un'incertezza su tutto: lavoro, abitudini, vita sociale, futuro.
Le vacanze, che ora per molti cominciano, sono cambiate: le difficoltà nel fare un breve viaggio all’estero ci hanno spinto, già dalla scorsa estate, a scelte nel territorio nazionale.
Il turismo interno ci ha invitato ad approfondire luoghi di cui avevamo sentito ma che ancora non avevamo conosciuto. Boom di prenotazioni in luoghi di villeggiatura come non avveniva da tempo.
Ci rivolgiamo ai B&B ma anche alle vecchie case di famiglia.
Abbandonate da decenni, scavalcate da scelte più sofisticate, ora sono tornate alla ribalta. La vecchia casa che ci accoglieva per lunghi mesi da bambini e che poi diventava solo il porto base per vacanze più esotiche e lontane, torna ora ad occupare il suo posto. Tante tantissime case al mare, in campagna, ai monti hanno questo anno ripreso vita. Alcune in località alla moda, abbandonate solo per scelte più sofisticate e lontane quando vacanza è sinonimo di lontano mille miglia, altre più semplici, ignorate perché non sufficientemente a la page.
Si riaprono le vecchie case di villeggiatura e riaffiorano i ricordi.
Un'adolescenza lì trascorsa felice, ha lasciato alla casa un'aurea di gioia. Ci avviciniamo alla vecchia casa sorridendo. Qui i primi flirt, con enormi emozioni, le prime delusioni, le nottate in bianco con gli amici ospiti. Svegli solo per parlare senza fine.
Quelle feste che finivano presto ma che poi ricordavamo per tutta la notte. “Avrei potuto dire. Avrei potuto fare“. Ci bastava uno sguardo per sognare. Per un gesto.. non si dormiva più. Si sognava di aver avuto un comportamento che invece la timidezza inesorabilmente bloccava.
Ma c’è poi un'altra categoria di case.
Le case da cui sono pervenuti i nonni.
In paesini piccoli, a volte, a dimensione umana, con la chiesa e il comune e il bar e la farmacia. Paesi che a malapena si riesce a localizzare.
Paesi in cui però tuttora vivono anziani o giovani parenti dimenticati da chi “ha fatto carriera” e si è spostato nelle grandi città e che ha volutamente ignorato per tanto tempo le sue origini.
Ma quest’anno no. In tanti si sono riaffacciati nei paesi di origine. Così vecchie mura abbandonate sono riscoperte. Si spalancano le persiane si dà aria e luce ad ambienti silenziosi da anni. Si riscoprono le radici e si ritrovano cugini ignorati, vecchi zii, nipoti di cui non si conosceva  l’esistenza.
I bambini di città sono stati afferrati in un gigantesco benvenuto che va dall'essere nutriti con tutte le vecchie ricette del paese, all’affondare in poderosi abbracci di persone finora sconosciute. Hanno scoperto la gioia di girare senza limiti in un posto in cui dal primo giorno tutti sapevano del loro arrivo.
Possono gironzolare  tranquilli: il paese li protegge. ”Ma è il figlio della Lena che è andato a Torino”, “Ma è il nipote di Ezio”. Vengono rintracciate le somiglianze, riaffiorano i ricordi.
Ai bambini viene raccontato quanto faceva il padre da piccolo e che razza di piccolo mascalzone fosse. E lo ricordano con affetto.
Si gira  per il paese ed ogni casa ha un ricordo, una foto un aneddoto. I bambini di città sono incantati. Non più strettamente accompagnati: non occorre.
Il paese tutto è una gigantesca baby sitter che li sorveglia e li protegge. Escono dal portone e nell’attraversare il paese è tutto un saluto. Un invito a entrare a fare merenda. Si siedono a tavoli che ancora offrono pane e burro e marmellata. Si gioca a pallone in un campo un po' fuori dal paese. Non c’è piscina, non un cinema.

Nella casa, poi, mille tesori da scoprire. Si aprono i cassetti pieni di vecchie fotografie. “Ma veramente questi due sono papà e mamma?”
”Guarda nonna. Ma era bellissima! Era giovane!”
Vecchi giochi, monopoli ammuffiti e tombole, vengono riportati alla luce e …sono ancora divertenti. La bici in garage ha richiesto l’intervento del padre che miracolosamente ha ricordato come intervenire sui freni e sulla catena. “Si staccava sempre,” ricorda, ”un incubo quando si faceva a gara”.
Non sarà forse, quella di quest’anno, una vacanza elegante.
Non ci si gonfierà tronfi nel nominare un paese esotico, ma i ragazzi e gli adulti torneranno al tran tran autunnale arricchiti da rinnovati legami famigliari che ora, forse, non abbandoneranno di nuovo.
Forse nel budget annuale verrà stanziato qualcosa per qualche lavoro necessario al mantenimento della vecchia casa.
I ragazzi tornano avendo imparato a riconoscere i nomi delle piante e il canto degli uccelli. I ragazzini del paese hanno ora più dimestichezza con il computer. Hanno promesso di tornare.
Il paese tutto li ha salutati alla partenza portando piccoli commoventi doni di affetto e abbracciandoli stretti, stretti.

Non tutto il male...

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 FLASH NEWS!

Un po' qua, un po' là... 

Idiomi indigeni - Ne esistono circa 7400 nel mondo, secondo alcuni studiosi il 30% di questi sparirà entro la fine del secolo.
Gli stessi studiosi affermano che con loro sparirebbero le tante terapie mediche basate su competenze fornite dal mondo naturale.
CV

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Ma la musica è finita? - Così sembra e il motivo è“il digitale”.
Molti dei più piccoli ascoltano i brani sulle piattaforme e accettano passivamente i suggerimenti dell’algoritmo.
Gli acquisti dei dischi al minimo storico, gli artisti guadagnano di meno con gli introiti divisi fra tutti.
Purtroppo è la qualità del suono che ne risente molto.
CV

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Latenza - Ho scoperto una nuova parola ma qual è il suo significato?
Wilkipedia ci dice: La latenza (o tempo di latenza; in inglese: latency), in informatica e telecomunicazioni, indica in un sistema di elaborazione dati e o di telecomunicazioni, l'intervallo di tempo che intercorre fra il momento in cui viene inviato l'input/segnale al sistema e il momento in cui è disponibile il suo output. In altre parole, la latenza non è altro che una misura della velocità di risposta di un sistema.
CV
   

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APPUNTAMENTI DELL'ASSOCIAZIONE
LA LAMPADINA:::PERIODICHE ILLUMINAZIONI

Ci fermiamo solo per il mese di agosto, ma in programmazione abbiamo, come prossimo appuntamento fuori Roma
30 settembre - 3 ottobre 2021
Parma e dintorni
tra classico e contemporaneo




Il Granducato conserva preziosi forzieri colmi di bellezza e noi li apriremo!
Antico e moderno si alterneranno tra dimore storiche, il Battistero, la Fondazione Magnani Rocca, la collezione Maramotti, Barilla e molto molto altro.
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Sabato 16 ottobre 2021
Una giornata tra lo splendido e affascinante giardino di Ninfa, l'Abbazia e il borgo di Fossanova e il museo Archeologico di Priverno.

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A settembre l'orto botanico, Casa Balla e il Maxxi, 

In programma anche la presentazioni di alcuni libri:
"Il figlio minore. 
Il mistero di Ettore Barzini, ucciso a Mauthausen"
di Andrea Barzini, e
"Il fiduciario" di Emanuele Ludovisi.
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Seguiremo anche la proiezione privata, dedicata ai Soci de La Lampadina, di un film diretto da Andrea Cavazzuti:
Kounellis a Pechino,

girato nel 2011 quando Jannis Kounellis, in occasione del progetto Translating China, viene invitato dal Today Art Museum di Pechino a realizzare delle opere in Cina e ad esporle in una grande mostra personale.
La conversazione tra Kounellis e Giuseppe Marino, si snoda tra le immagine della preparazione e realizzazione delle opere fino al vernissage della mostra.
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A  seguire tutto quello che era rimasto in stand-by l'anno scorso!
Stay tuned!
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Per info sull'Associazione e/o prenotazioni, scriveteci a

appuntamenti@lalampadina.net
 

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E ANCORA
FLASH NEWS!
 

Le cripto valute e gli acquisti in rete - Sotheby's ha annunciato che accetterà Ether o Bitcoin per la sua prossima vendita di un diamante a forma di pera da 101,38 carati.
La stima da $ 10 a $ 15 milioni.
Anche Christie's, ha accettato le criptovalute per un grande dipinto di Keith Haring,
Il dipinto è stimato tra $ 5,4 milioni e $ 6,2 milioni.
CV

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A proposito di CO2 - Nell’atmosfera sembra siano presenti circa 10 miliardi di tonnellate di CO2.
Ma oltre a ridurre le emissioni bisognerebbe diminuire drasticamente quanto in circolazione.
Certo, ma come?
L’dea della startup californiana Living Carbon, è di studiare piante che «catturino» CO2 più velocemente possibile. L’unico modo, utilizzare le biotecnologie e l’ingegneria genetica. La startup attende qualche risultato concreto nei prossimi mesi. Poi la prospettiva di messa a dimora di alberi modificati sarà accettata da tutti?
CV

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SUGGERIMENTI "ILLUMINANTI"

DA VEDERE: 
Roma - Palazzo Farnese: lo strappo di JR 
A Piazza Farnese, è cambiato il Punto di fuga.
Così si chiama l'ultima opera di JR, artivisto urbano francese trentottenne. Si tratta di uno strappo, uno squarcio di Palazzo Farnese che ci permette di vedere fin da Via dei Baullari la riproduzione del vestibolo a tre navate con le volte a botte, le colonne di ordine dorico e la statua di Ercole Farnese con uno splendido gioco di prospettiva.
Palazzo Farnese presenta già impalcature che ne consentiranno i lavori di restauro con termine nel 2025 e fino al quel tempo sono previsti interventi site specific di diversi artisti che accompagneranno il Palazzo nella sua imponente ristrutturazione.
JR aveva già segnato Firenze, con La Ferita a Palazzo Strozzi, un'opera che voleva sottolineare le difficoltà nell'accessibilità ai luoghi d'arte in epoca Covid-19, data la chiusura di tutte le strutture museali. Ancora a maggio di quest'anno aveva giocato all'Esplanade Des Droits de l'homme al Trocadero di Parigi, creando un trompe-l'oeil che rappresentava un crepaccio che si apriva sotto la tour Eiffel. 
E ancora a Parigi, al Louvre, per celebrare i 30 anni della costruzione della piramide da parte dell'architetto cinese Ieoh Ming Pei nel 1989, JR aveva creato una suggestione visiva per la quale la piramide di cristallo pareva sprofondare nel terreno. Le sue sono Illusioni magnifiche e di sempre di grande effetto. 
ICH

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LA LAMPADINA/LIBRI

Collezione di spine
di Agostino Muratori

“Collezione di spine”
di Agostino Muratori
Uscita: 28/04/2021
Editore Bompiani
Collana Passaggi
Pagine 128

Gamera è una tartaruga d’acqua, la più potente e sfacciata tra quelle che abitano il laghetto giapponese che Agostino Muratori accudisce nel suo giardino ad Anzio.  È lei che veglia sulle piante esotiche come una brutale divinità, avida e battagliera come dice il suo nome derivato da un manga. Ma questo è un libro di piante, più che di animali: palme, agavi, dracene, cycas ricevute in regalo o in eredità, a lungo cercate nei vivai, accudite con passione, viste attecchire o spegnersi, desiderate, sperate, salutate.

Ed è anche un libro di uomini, incontrati in tanti punti del mondo, che in comune con l’autore hanno questa passione. La storia di un giardino è anche e sempre una storia di conoscenze condivise, di ibridazioni tra noi e gli altri.
E Muratori, pittore e medico, racconta la storia del suo giardino attraverso i singolari personaggi che l’hanno influenzato e aiutato nell’impresa, siamo essi uomini o piante.
L'Autore racconta come è nata l'idea“Il libro è nato nell’agosto del 2019. In una giornata torrida, afosa, tormentato da un ricorrente mal di schiena ebbi l’idea di scrivere qualcosa sul mio giardino. Più che da un’idea, però, fui colto da una specie di impulso: ero pronto a lasciarmi travolgere da ricordi, riflessioni e personaggi che hanno costellato quaranta anni di storia del mio giardino.
Ho avuto quasi l’impressione di avere un suggeritore segreto che mi guidava la penna e dopo qualche giorno di intenso lavoro di scrittura il libro si poteva considerare almeno impostato. 
Distrattamente, ma con un po’ di timidezza, feci leggere questi primi appunti a mia figlia, Letizia - scrittrice professionista, autrice di romanzi e racconti pubblicati dalle più importanti case editrici italiane.
All’inizio rimase perplessa, o meglio, stupita: quelle pagine le erano apparse notevoli, il tono era sicuro, la voce narrante molto personale, considerato che non avevo mai scritto nulla prima di quel momento valeva la pena passare il manoscritto al suo agente per capire se avesse o meno un destino editoriale. E a quanto pare ce lo aveva, in Bompiani.
Le cose sono andate più o meno così, ma dietro questa facilità, immediatezza, ci sono tanti anni di lavoro e di avventure botaniche e umane senza le quali il libro non esisterebbe, né sarebbe mai venuto fuori.
Voglio dire che non mi sono scoperto scrittore tutto a un tratto, anche se ho provato, e molto intensamente, il piacere e il divertimento della scrittura, la realtà è che avevo una lunga storia da raccontare, la volevo condividere con gli appassionati di piante, di paesaggi e magari suscitare perfino l’interesse di qualche neofita. Il mio non è un libro di giardinaggio in senso stretto, vi si raccontano storie di piante, di animali, di pittura e di medicina.
È una collezione di spine il filo conduttore del giardino, ma all’impronta collezionistica iniziale si è sostituita presto la spinta compositiva e paesaggistica che mi ha portato a ricreare habitat lontani, aspri e duri, dove la lotta per sopravvivenza è costante.
Seguendo la mia indole di pittore figurativo che da sempre gioca con le dimensioni, con la miniaturizzazione, mi sono dedicato al bonsai e al giardino giapponese. Senza rivelare troppo e guastare il piacere, almeno spero, di leggere, posso solo aggiungere che quello che il lettore incontra scorrendo le pagine di Collezione di spine è un giardino non convenzionale, come tutti i veri giardini è sempre in movimento, quasi una tela mobile, ad alcuni potrebbe risultare anche ostile, ma di sicuro curarlo, immaginarlo, montarlo e smontarlo, è stato un lungo viaggio nella natura e remoto nel tempo rievocato da queste specie arcaiche che vegetavano su una terra ancora senza esseri umani, divorata dai vulcani”.

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Calcio e....
Un commento di Marco Sbernadori

Confesso che il calcio in genere non mi piace, non mi piacciono le sceneggiate dei calciatori, gli abbracci e le trattenute, gli urli dei commentatori, il sistema calcio che sembra giochi a monopoli quando si tratta di fare campagna acquisti, il suo sottobosco e tutto ciò che lo circonda compreso il tifo violento che spesso si esprime attraverso delinquenti comuni... ma in queste ultime settimane ci ha dimostrato che se un gruppo sa fare squadra può vincere, ci vuole fortuna certo ma da sola non basta per arrivare ad una finale e vincerla... perché dopo aver subito un gol nei primi tre minuti, subita la pressione della squadra avversaria, che giocava in casa, psicologicamente non era facile rimontare, se poi riacquisti sicurezza e il tuo miglior giocatore di quel momento esce per infortunio le cose si complicano ancor di più, se poi arrivi ai rigori e sbagli il primo la testa spesso va in frantumi, se ne sbagli anche un secondo proprio con un attaccante... bè la cosa diventa impossibile, ma se il risultato lo hai fortemente voluto con applicazione, costanza e determinazione il risultato spesso arriva... il perfido Albione perde la testa e ai rigori noi mettiamo più palloni nel sacco, qualcuno lo evitiamo e la vittoria sta tutta nell’ultimo lunghissimo appassionante grido Italia, Italia Italia.
Anche da altri sport arrivano successi Berrettini nel tennis va alla finale di Winbledon che perde ma il futuro è suo, il Basket si qualifica per le Olimpiadi battendo una Slovenia che mai avevamo superato, Jacobs nei 100 metri fa risultati da medaglia a Tokyo e l’atletica del domani conquista medaglie agli Europei di categoria, ci stiamo risvegliando?
È vincente il nuoto e le ragazze del  Softball che il titolo Europeo lo vincono anche loro...

PS: chissà se la politica dallo sport qualcosa ha imparato?

NdR: questo commento è stato scritto dall'Autore prima dei successi italiani alle Olimpiadi di Tokyo: profetico e ben augurante!

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MOSTRE

Ecco le segnalazioni di
Marguerite de Merode

È con grande piacere che posso cominciare a fare proposte di eventi in giro per l’Italia. Si riprendono liberamente i treni, gli aerei interni e si pensa ad affrontare con libertà eventi, fiere e mostre, green pass alla mano...

In questo contesto vi annuncio il ritorno in presenza della 25esima edizione di MIART e della Milano Art Week
La Fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea sarà prevista dal 17 al 19 settembre 2021 con 145 gallerie sotto la direzione di Nicola Ricciardi.
Incoraggiante la risposta dei collezionisti italiani e internazionali, che hanno già confermato la propria presenza in città.
ArtVerona 2021: La 16ma edizione di ArtVerona andrà in scena dal 15 al 17 ottobre 2021, in presenza, tra sezioni dedicate all’arte e alla tecnologia e progetti speciali in fiera e fuori. Questa piccola fiera è valida e aiuta molto a far emergere le nuove proposte del panorama artistico.

Documenta 15 di Kassel: perché non parlare già di Documenta una delle più importanti manifestazioni internazionali d'arte contemporanea europee, che si tiene con cadenza quinquennale nella città tedesca di Kassel, nell'Assia settentrionale.
Hanno confermato la sua apertura a giugno 2022.
È uno degli appuntamenti più sentiti e iconici dedicati all’arte contemporanea, che a cadenza quinquennale trasforma la tranquilla città tedesca di Kassel con le opere visionarie e i progetti realizzati dagli artisti più influenti al mondo.

Può sembrare prematuro parlare già di Manifesta 14 che si svolgerà a Pristina in Kosovo dal 22 luglio al 30 ottobre 2022, ma questi importanti eventi vanno organizzati bene con un largo anticipo.
La Biennale Nomade Europea, cambia sede ogni due anni. Fondata nei primi anni '90, Manifesta ripensa il rapporto tra cultura e società civile, indagando e promuovendo un cambiamento sociale positivo attraverso la cultura contemporanea in risposta e in stretto dialogo con la sfera sociale della città ospitante e delle sue comunità

Infine, vi mando un link che parla di ripartenza. Può essere motivo di viaggio? Chissà? La voglia di muoversi è tanta dopo questo lungo periodo!
La ripartenza dei festival. Aprono 10 rassegne: dall’Accademia di Santa Cecilia a Image Gibellina 

 

LA LAMPADINA/RACCONTI

Il sud e il nord in Italia e nel resto del pianeta:
non siamo poi così diversi tra di noi e da chi ci ha preceduto durante l'evolversi della storia dell'uomo, indipendentemente dalla sua origine.

Riflessioni di una notte di quasi primavera.

di Aloisio Gaetani d'Aragona
(Pubblicato da: MYRRHA - Il dono del Sud - Numero 1- luglio 2015)

Da secoli e secoli la fisionomia, i sentimenti, la forza e le debolezze dell’essere umano continuano ad essere essenzialmente sempre le stesse.
Quando ci fermiamo di fronte ad un busto romano, ad un calco di un corpo fermato all'improvviso dall'eruzione, un quadro rinascimentale o anche una foto in bianco e nero di appena cento anni fa e ci obblighiamo a guardarli respirando più lentamente e con l'attenzione di tutti i sensi uniti, incluso il sesto, non ci sono dubbi che quanto stiamo osservando siamo proprio noi stessi e non solo nella somiglianza delle espressioni del volto ma nel profondo, così come a sua volta tra mille anni lo intuirà chi avrà voglia di curiosare nelle testimonianze del passato, circondato da cose e tecnologie che oggi sarebbe meglio non provare neanche ad immaginare.
Quello che crediamo di percepire così diverso da come siamo adesso è solo il contorno, l'apparenza ma la nostra essenza non è cambiata nel tempo e, probabilmente non cambierà.
L’idea che il vestire, il comunicare, il modo intero di vivere ci faccia pensare di essere così diversi da chi ci ha preceduto, magari anche solo di poco, non vuol dire che tutto sia cambiato e che non abbiamo niente a che fare con le generazioni precedenti, tentati a volte di fare anche dell'ironia; tutto il contrario.
È un po' come cliccare su Google, formulare domande complesse e scoprire che prima di noi c’è sempre stato qualcuno che si è chiesto esattamente la stessa cosa, ma solo con altre parole, vestito in un'altra maniera, nato in posti diversi e lontani, circondato da altre cose; nel fondo sarà comunque sempre la stessa identica domanda intorno allo stesso, identico concetto con la stessa risposta.

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La Lampadina ::: Periodiche illuminazioni
Newsletter di fatti conosciuti ma non approfonditi, luoghi comuni da sfatare, semplici novità.

La Lampadina e' una newsletter ideata da Carlo Verga, gestita da un Comitato di redazione composto da: Filippo Antonacci, Isabella Confortini Hall, Lucilla Crainz Laureti, Marguerite de Merode Pratesi, Laura Lionetti, Ranieri Ricci, Carlotta Staderini Chiatante, Lalli Theodoli, Beppe Zezza e redatta con la partecipazione di: Lorenzo Bartolini Salimbeni, Renata Ferrara Pignatelli, Giancarlo Puddu e Angelica Verga. La sede è in via Castiglion del Lago, 57, 00191, Roma.

La newsletter, di natura non politica, non ha scopo di lucro e si propone di fornire - con frequenza inizialmente mensile - "periodiche illuminazioni" su argomenti di vario genere, con spunti di riflessione e informazioni. L'invio viene effettuato su segnalazione degli stessi lettori, agli amici ed agli amici degli amici. il presente numero è inviato a circa duemila persone. Sono gradite da chiunque le collaborazioni e le segnalazioni di persone interessate a ricevere la newsletter.
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