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Lunedì, 25 febbraio 2013

Ciao,
oggi la nostra Lampadina si accende su:

La Lampadina - n. 14
Febbraio 2013

Mese più corto di tutti, fa allegria e alla Lampadina ispira un po' di movimento! Con il numero odierno, proviamo a rendere il nostro sito un pò più “multimediale” con l’inserimento di video e musiche. 
Il primo articolo sulla "musica esatta" ve ne darà un chiaro esempio.
Buona lettura e.... buon ascolto!


CULTURA: Musica Classica o musica classica?
Esiste una definizione "esatta"?

Quando parliamo di Musica Classica pensiamo subito a Beethoven, Bach, Mozart, ecc. Giusto, ma in realtà, qualche tempo fa, nacque un dibattito in merito al fatto che in fondo molte altre musiche si possono definire classiche. Pensiamo a tanti brani jazz che, non a caso, sono definiti “standards” o a classici del bel canto italiano, fino ad arrivare ai “classici del rock”.
Allora quale potrebbe essere una nuova/corretta definizione per la musica di Beethoven, Bach e Mozart? Anni fa il grande musicologo, direttore d’orchestra e compositore (sua “West side story”) Leonard Bernstein propose di meglio definire la musica classica, così come la intendiamo normalmente, come “musica esatta“.
Infatti se provate a guardare una partitura di una Spartito quarta sinfonia di Schubertqualsiasi sinfonia classica (qui ad esempio l’attacco del 3 movimento, minuetto, della 4 sinfonia di Schubert) vi accorgerete che nulla è lasciato al caso: ci sono bene segnate tutte le indicazioni dell’autore, tutte le dinamiche (forte, fortissimo, diminuendi, ecc), i tempi (accelerando, rallentando): il compositore aveva esattamente in testa il risultato che voleva ottenere e lo ha trascritto nella partitura. Quella musica deve essere suonata esattamente come il compositore l’ha pensata e scritta. Rimane sicuramente al Direttore di orchestra un certo spazio di manovra in merito a piccole variazioni di tempo, di dinamiche, o di colori dell’orchestra.
Se invece guardate una “partitura” jazz (qui invece vi mostro lo spartito di “Watermelon man”  di Herby Hancock),  noterete che è indicata la linea melodica, il “giro” principale e poi il resto è rappresentato da dei passaggi armonici, delle indicazioni di sequenze di accordi; tutto il resto viene fatto dagli interpreti, tanto che capita spesso di dare più importanza a un esecutore che non all’autore.Spartito di Watermelon man
Sentite come Hancock stesso interpreta la sua Watermelon man e provate a verificare quante reinterpretazioni di questo “standard” sono state fatte (da Mynard Ferguson a Dee Dee Bridgwater). Non è un classico questo? Ma non è per nulla esatto
Altrettanto un classico del rock può essere ogni volta reinterpretato senza che nessuno si scandalizzi: spesso le cosiddette cover hanno più successo degli originali.
Per la musica di Beethoven, Bach, Mozart ben pochi hanno tentato delle reintrepretazioni e sono quasi tutti falliti, oppure hanno dato vita a prodotti di poco interesse/valore. Quei pochi successi si devono a operazioni cosiddette colte, come, ad esempio, quelle dei Swingle Singers, mirabile ottetto vocale nato negli anni Sessanta in Francia e che “osarono” riarrangiare alcuni brani di Bach in chiave jazz/swingle. Almeno uno lo conosciamo bene: avete presente la sigla di Quark? Ebbene quella è “l’Aria sulla 4a corda” di Bach reinterpretata dai Swingle Singers, apparsa nel mirabile album del 1963, Jazz Sebastian Bach, vincitore peraltro del Grammy Awards (guarda il video). Geniali!
Date un’occhiata anche a come interpretano il “Volo del calabrone” di Rimskij-Korsakov. .
E per finire, se avete ancora 7 minuti, ecco un rapidissimo condensato della Storia della musica.
Filippo Antonacci

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ECONOMIA: la guerra delle valute
E' in atto un nuovo conflitto, senza armi, di tutti contro tutti...

La guerra delle valuteLa guerra è guerra, possiamo parlare di cannoni, truppe, carri armati o di valute. Certo la guerra con i cannoni e i missili è superata se non per scaramucce di frontiera, i grandi conflitti sono improbabili per gli spaventosi disastri che potrebbero provocare.
E’ sulle valute, la guerra che si combatte oggi. Il mondo intero è in recessione, tranne alcuni paesi in via di sviluppo, grazie alle minori necessità delle loro popolazioni, e l’arrivo di nuove industrie pronte a delocalizzare per i bassi costi e maggiori margini. Il problema è per i grandi paesi industrializzati, la paura della recessione, i consumi dei cittadini impauriti che anche psicologicamente, rimandano ogni acquisto, e che limitano anche le piccole cose di tutti giorni, una catena che non ha fine…
Come si rimedia a questa situazione? Toh! Gli economisti del mondo hanno trovato la soluzione: creare “ inflazione”. L’inflazione che fino a ieri faceva una gran paura, per il continuo aumento dei costi, per la perdita di valore dei nostri stipendi o pensioni, è oggi una medicina a cui molti pensano di ricorrere. L’inflazione, secondo molti economisti, se non a grandi numeri favorisce la circolazione di denaro rimettendo in moto il sistema produttivo del paese. Ma come si crea? Tanti sono i sistemi, il più semplice è stampare moneta … E qui entra il gioco delle valute.
Il Giappone: il valore dello yen giapponese è crollato rispetto alla maggior parte delle altre valute e il suo declino non è un fatto casuale; la valuta giapponese ha cominciato a girare verso il basso quando il mercato ha realizzato che il signor Shinzo Abe sarebbe stato il nuovo primo ministro e che sarebbe arrivato con idee innovative. Lo yen di Abe
Infatti l’obiettivo della politica economica di Abe è quello di stimolare la Banca del Giappone (BoJ) a portare il tasso di inflazione al 2% o 3% da circa l’1% attuale. Obiettivo che sembrerebbe minimo, e che invece rappresenta, un marcato spostamento dalla politica deflazionistica per un paese che è sempre stato stabile e geloso del proprio sistema economico.
I nuovi tecnici, che hanno intrapreso l’efficace programma per l’indebolimento della valuta hanno anche incentivato i propri cittadini a investire il loro capitale, non solo nei sicuri titoli di stato giapponesi con resa vicino allo zero, ma in titoli che possano rendere qualcosa di più. Va da sé che l’insieme dei provvedimenti presi favorisce fortemente le industrie giapponesi così propense all’export. Altro vantaggio certo è per gli azionisti che vedranno migliorare i valori delle società quotate e con maggiori utili di fine anno.
Fin qui tutto facile, ma le potenze limitrofe al Giappone, quali Corea del sud, la Cina, e altri Paesi, per non parlare degli Stati Uniti che questo tipo di politica lo hanno nel proprio DNA, non rimangono certo alla finestra e affilano le armi per contrastare questo forte vantaggio competitivo. La Corea del sud ha avuto una flessione del proprio indice azionario dall’inizio dell’anno di quasi il 10 %. La Cina, molto cauta nel tenere lo yuan a certi livelli, ha legato la propria moneta al dollaro, altra valuta in forte caduta da qualche mese a questa parte.
Ma come capire con una certa approssimazione il movimento delle monete nel mondo? Sì, il modo c’è, i valori dell’indice “Big Mac”, sistema questo, tenuto in forte considerazione dalla maggior parte delle potenze industriali e non. Ricorderete l’articolo apparso sulla “Lampadina” nel mese di luglio e la descrizione di come 1 kg di carne, con i costi relativi, sarebbe dovuto essere molto simile in ogni parte del mondo, salvo le fluttuazioni della moneta. Seguendo questo modus operandi e prendendo una base 100 dollaro USA vediamo quale è il prezzo del “Big Mac” nel mondo… questo ci dovrebbe dare il grado di variazione di ciascuna moneta nei confronti del dollaro USA:

 
USA
EU
J
CH
CN
UK
SCA
RUS
BRA
2009
100
50
130
 
 
110
 
 
 
2012
100
100
120
 
 
108
 
 
117
Oggi/prev
100
112
100
163
58
95
179
66
129

(EU=Europa; J=Giappone; CH=Svizzera; CN=Cina; UK=Regno Unito; SCA=Scandinavia; RUS= Russia; BRA= Brasile)

La situazione è naturalmente passibile di forti cambiamenti. Una volta i governi si consultavano, proprio per non creare traumi ai sistemi economici, oggi sembra che tutti procedano in ordine sparso e senza regole…regole che in un sistemo tumultuoso come l’attuale è difficile stabilire e pertanto l’opzione, per molti, è guardare nel proprio paniere…a vantaggio della propria economia e a breve termine…
Il 18 febbraio si è chiuso il G20 a Mosca:  pochi riferimenti alla “guerra non guerra valutaria”…o forse come dicevo sopra, arduo prendere dei provvedimenti, più facile solo raccomandazioni che lasciano il tempo che trovano. Ecco il resoconto Ansa
Carlo Verga

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ABBIAMO OSPITI - MOSTRE: Max Ernst, il più surrealista dei surrealisti
All’Albertina di Vienna sino al 5 maggio esposte 200 opere dell’artista tedesco.

E’ la prima retrospettiva in Austria dedicata all’artista tedesco. 200 opere tra collages, dipinti, diseAutoritratto di Max Ernstgni, sculture, illustrazioni, libri, fotografie, filmati, realizzazioni artistiche appartenenti alle fasi della “sua autobiografia”. Vero e proprio sperimentatore della storia dell’arte, Max Ernst assieme a Matisse, Kandinsky, Picasso, Beckmann sino a Warhol è stato uno dei protagonisti della cultura del XX secolo: forse, “il più surrealista dei surrealisti”.
Seguace di Dada (dadaismo: rompere gli schemi sociali in arte con qualsiasi mezzo anche non pittorico) Max Ernst segue la trasformazione di Dada nel Surrealismo, la teoria dell’irrazionale (o dell’inconscio- studiata anche da Freud- in arte). Conosce Eluard, Breton, Aragon, e assieme gettano ”un ponte” sull’indagine dell’inconscio, perché si pensa a quest’ultimo quale potente “luogo d’immagini”, denso di sterminate e misteriose forze della Natura, ricco di scene oniriche, autentiche e quindi il più adatto a essere portato alla luce attraverso la pittura. Ecco che allora le esperienze del sogno si riveleranno importantissime. Max Ernst è convinto che le immagini sprigionate dall’inconscio proprio perché illogiche e libere siano tanto più salde e ricche d’imprevedibili risvolti da analizzare.
Ecco perché Ernst è il più spregiudicato dei Surrealisti. Tecnicamente egli usa ancora la pittura come fosse fotografia o cinema nella produzione di oggetti/soggetti altamente simbolici. Dal tradizionale colore a olio passa al collage (carte a più insiemi).
Inventa la tecnica del “Frottage” (strofina matite morbide su superfici di carta sovrapposte: rOpera di Ernstuvide e morbide). Inventa personaggi, - figure vere o inventate- “gioca” tracciando paesaggi immaginari; crea mostri/vegetazioni: foreste, aggrovigliamenti di piante, fiori, rampicanti. Infinite varietà di erbe che ricoprono soprattutto i corpi di donne quasi nude; strepitose e coloratissime farfalle, prospettive di boschi dagli aspetti inquietanti…e ancora in mostra, scene fiabesche con lussureggianti giardini, magiche e incantate foreste: tutto questo perché? Per confondere e prendersi gioco dei critici d’arte! Accanto a queste incredibili opere spiccano una serie di ritratti, come quello dedicato a Gala (la moglie che poi si risposerà con Dalì), e dipinti a soggetto metafisico, come “Castore e Polluce in barca”.
Gli amici di Ernst nel periodo di Parigi sono Masson, Breton, Mirò, Tzara, Apollinaire ma, nello stesso tempo è in contatto con “Der Blaue Reiter” (il celebre Cavaliere Azzurro fondato da Klee e Kandinsky a Monaco di Baviera). Si occupa di cinema e con Dalì crea la pellicola” L’Age d’Or”, girata da Luis Buñuel.
La locandina del filmLa sua arte “scomoda” durante la guerra diventa “degenerata” e  per questo è fatto prigioniero. Ci penserà Eluard a farlo liberare la prima volta, e la seconda Peggy Guggenheim, con la quale poi si sposerà.
Nella mostra di Vienna è raccontata così l’intricata vicenda di Max Ernst, delle sue origini, della sua cultura romantica sullo sfondo del pensiero tedesco imperante di Nietzsche dei primi decenni del secolo. Una pittura, quella di Ernst, capace di esprimersi davvero per enigmi, ricca di un universo creativo alternativo. Ecco perché, più volte è stato detto che in Ernst non è il sogno che crea le immagini ma l’inverso; è l’artista in realtà che esce quale spettatore: non dipingendo il sognato ma, “sognando dipingendo”.
Laura Novello
 
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CULTURA: calendario e giorni inesistenti
Nessuna certezza, nemmeno sapere con esattezza che giorno è...

Il 7 gennaio mattino, mia moglie  - i lettori de La Lampadina avranno capito che mia moglie è la mia musa ispiratrice -, mi fa: "Mi ha detto Paola” - la nostra colf che è ucraina e cristiana ortodossa – “che oggi per loro è Natale. Le ho fatto gli auguri."
La sera mi dice: "Ho fatto gli auguri a Delia” – la colf cristiana ortodossa di mia suocera – “ma questa mi ha detto: Io non sono mica ucraina! Il nostro Natale è il 25".
“Entrambe sono cristiane e ortodosse. Mi spieghi come stanno le cose?"Il calendario gregoriano
Io ho cominciato a parlarle di "calendario giuliano" e "calendario gregoriano" ma mi sono accorto che le mie conoscenze erano insufficienti (e che la confusione nella testa di mia moglie, anziché diminuire, aumentava..) e che necessitavo di un approfondimento.
Internet e Wikipedia sono state i miei strumenti di lavoro. Una sintesi di quanto ho appreso - e trasmesso a mia moglie - lo metto in comune con voi.
Domanda - Perché è necessario un calendario e qual è il problema a definirlo?
Risposta - Un calendario è necessario per l’organizzazione della vita civile. Perché questa sia “ordinata” è stato generalmente riconosciuto che anno civile e anno solare (tempo impiegato dalla terra per ritrovarsi nella stessa posizione nella sua rivoluzione intorno al sole) debbano coincidere.
Il problema è che l'anno solare è composto di un numero di giorni che NON è intero! (l'anno solare MEDIO - non conviene entrare nel discorso del perché si debba considerare un anno solare medio! - è di 365,2422 giorni.)
I diversi calendari hanno cercato qualche sistema "pratico" per approssimare l'anno civile all'anno solare.
A noi interessa soprattutto quello che è accaduto nella nostra parte del mondo.
Calendario giuliano e calendario gregoriano
Il calendario "giuliano" è detto così perché fu "promulgato" da Giulio Cesare nella sua veste di "pontefice massimo" la più alta autorità religiosa della Roma classica (una prima scoperta: il collegamento tra "calendario" e "religione"). Calendario "ufficiale" di Roma, è stato adottato nei confini dell'impero e successivamente esteso a tutti i popoli che adottavano la religione cristiana.
Elaborato dall'astronomo greco Sosigene riprendeva un precedente "calendario egizio".
Il calendario giuliano prevede un anno “normale” di 365 giorni con, una volta ogni quattro anni, l’aggiunta di un giorno - anno bisestile (366 giorni). In questo modo l'anno civile MEDIO risulta essere di 365,25 giorni (365 giorni e 6 ore.)
Una buona approssimazione?
Mica tanto! C'è una differenza di 11 minuti e 14 secondi. Questa differenza si accumula anno dopo anno, con la conseguenza che la data "civile" dell'inizio delle stagioni si allontana sempre di più dalla data "solare". E basta lasciar passare …un migliaio di anni!
A questo punto interviene la “religione”.
Il Concilio di Nicea (325 dC), per dirimere una lunga controversia che aveva squassato la Chiesa, stabilì che la Pasqua - la massima festa cristiana - si celebrasse la domenica dopo la prima luna successiva al 21 Marzo, data definita come inizio UFFICIALE della primavera.
Papa Gregorio XII presiede la seduta della commissione per la riformaPoiché dopo 1200 e rotti anni, quei modesti 11 minuti e 14 secondi erano diventati la ragguardevole cifra di dieci giorni, il papa Gregorio XIII decise di prendere provvedimenti: andando avanti di quel passo dopo qualche altro migliaio di anni la Pasqua si sarebbe celebrata durante l'estate solare! Sentita una commissione di esperti, il papa riformò il calendario: per riallineare data civile e data solare SOPPRESSE 10 giorni di calendario (il giorno successivo al 4 Ottobre fu - per decreto - il 15 Ottobre. Tenetelo a mente: se qualcuno vi chiedesse che cosa è successo di rilevante il 10 Ottobre del 1582 si starebbe prendendo gioco di voi, perché quel giorno non c'è mai stato!) e ridusse la durata MEDIA dell'anno civile dichiarando NON BISESTILI tutti quegli anni di fine secolo il cui numero non fosse divisibile per 400 (per intenderci il 1900 non è stato bisestile, il 2000 si) - in questo modo la durata media divenne di 365,2425 con una discrepanza residua nei confronti dell'anno solare di soli 26 secondi.
Il calendario riformato fu adottato rapidamente dai paesi cattolici (potenza della Chiesa Cattolica!). I paesi protestanti lo adottarono in epoche successive (calvinisti, luterani e anglicani nel XVIII secolo). Quelli ortodossi ancora dopo. (In ogni paese ci sono dunque 10 giorni mancanti, ma in momenti diversi!). Il calendario islamico
Una curiosità: il Calendario Gregoriano è stato adottato dall’URSS nel 1918, fino allora era in vigore il calendario Giuliano; la famigerata "Rivoluzione di Ottobre" secondo il nostro calendario (gregoriano) è avvenuta a Novembre!
Qual è la situazione oggi? La maggior parte delle nazioni del mondo occidentale e gli organismi sovranazionali come l'ONU usano il calendario gregoriano (potenza dell’Occidente!). Il Calendario gregoriano non è però UNIVERSALE: infatti, alcuni paesi musulmani usano il calendario islamico, in Israele si usa il calendario ebraico, in estremo oriente si usa prevalentemente il calendario cinese, in India quello indiano. Esistono anche un calendario thailandese e altri calendari locali.
Ma per dare risposta alla domanda di mia moglie, “perché Paola e Delia, entrambe ortodosse celebrano il Natale in due giorni diversi”, manca ancora un particolare.
Gli Stati dell’Europa orientale hanno adottato per l'uso civile il calendario gregoriano, ma alcune Chiese ortodosse, la Chiesa Ortodossa Ucraina tra queste, (come noto nell’Ortodossia non c'è un’autorità centrale come nel Cattolicesimo) hanno mantenuto per l'uso liturgico il calendario giuliano!
Terminato il mio sforzo, ho letto alla mia “musa” il mio elaborato.
Il commento?
Beppe Zezza

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ABBIAMO OSPITI - VIAGGI: Giordania, il sorriso e l'ospitalità
Note di viaggio e impressioni da una terra splendida.

Un'opera di Nawal AbdullahL’ospitalità in Giordania é qualcosa di veramente serio e importante, specialmente se rivolta a uno straniero: é l’occasione per un giordano di mostrare con orgoglio la sua famiglia, la sua casa. E questo ovviamente vale per tutti i livelli sociali.
Ero ospite di una delle Principesse reali di Giordania, già ambasciatrice a Roma e per la quale avevo lavorato diversi anni. La principessa è un’ottima intenditrice di arte, pittrice, e organizzatrice del nuovissimo Museo di arte moderna di Amman. Lei mi aveva suggerito di visitare l’artista Nawal Abdullah.
Il sorriso accompagna spesso i giordani quando salutano, quando ti accolgono, quando ti danno un’indicazione per strada e sopratutto quando ti donano qualcosa di proprio.
Ed è ciò che accadde nello studio dell’artista, in un appartamento luminoso al terzo piano di una vecchia palazzina del quartiere di Lwebdeh (il Trastevere di Amman) che guarda l’Anfiteatro romano e la Cittadella Omayade e che contiene le sue opere più belle ed espressive, seppure in forma astratta. Mi viene in mente il suo sorriso mentre prende uno dei suoi quadri e me lo regala seduta stante, a ricordo di una bella giornata trascorsa insieme e all’ottima colazione offertami sulla famosa terrazza panoramica del Cantaloupe Restaurant lungo la via trendy Rainbow Street del vecchio centro di Amman.Teatro romano a Webdeh
La casa della mia ospite è uno splendido edificio in uno dei quartieri reali nelle colline intorno Amman con piscina provvista di cascatella d’acqua, fontane, splendidi prati all’inglese e tavole imbandite. La colazione è annunciata in tono affabile dalla padrona di casa che accompagnava me e un gruppo di ospiti attorno a un tavolo rivestito di ceramica blu e gialla con degli incredibili disegni. Varia la conversazione, si parla di crisi, di prezzi in Italia, a New York, a Istanbul. La Principessa sempre molto interessata, continuava a chiedermi di Roma che adora, di Berlusconi, di Monti, del Papa. La colazione è un momento importante, e sempre con vastissima scelta di piatti arabi eccellenti impossibile a rifiutarsi sia per la loro bontà ma anche per il modo affabile con cui ti sono offerti. La conclusione è un ottimo caffè, delizioso, con quel tipico sapore di menta del deserto. L’interno della costruzione, tenuta in modo perfetto, è tipicamente arabo ma ciò che mi ha lasciato “very impressed”, come direbbero gli inglesi, è la splendida collezione di dipinti di Andy Warhol e Lichtenstein al primo piano!
Altra tappa ad Al Salt, una cittadina a nord di Amman che vanta molto più storia rispetto Antichi edifici ad Al Saltad Amman sin dai tempi degli Ottomani e la cui gente é famosa per essere intelligente, vispa e laboriosa. L’occasione era la visita a un attaché militare che era stato due anni a Roma presso l’Ambasciata e che sapendomi in Giordania mi aveva invitato per un tè con le donne di casa; in quella visita ero accompagnata da un’amica giordana. La casa si trovava in una palazzina di nuova costruzione sulle colline attorno Al Salt con una vista sia sulla città sia sulle violacee colline che la circondano. La sorella dell’attaché ci aspettava all’entrata del palazzo ed era vestita con un pesante abito tipico di Al-Salt dai colori blu e rosso che copriva la testa lasciando scoperto il viso adornato da un’infinita serie di monetine (alla beduina) che tintinnavano al minimo movimento: era davvero elegante! La sorella mi abbraccia e mi bacia le guance parlando continuamente, ma i baci non finiscono e continuano ogni volta con qualcosa che suona di buon augurio... mi avrà baciato una ventina di volte! La stessa scena si ripete con la madre e con la moglie dell’attendente anche loro abbigliate alla maniera locale e con le monetine che tintinnano (derivano dai talleri austriaci del tempo di Maria Teresa d’Austria che giunte in quelle zone desertiche dall’Impero Ottomano, erano usati per scambiare i prodotti con i beduini). Ottimo spuntino giordanoIo e la mia accompagnatrice siamo invitate ad accomodarci sull’enorme sofà del salotto e ci viene offerto il tè pomeridiano che, come prassi in quelle zone, sostituisce un vero e proprio pasto, anzi una cena luculliana, fatta di pizzette con lo zatar (le cui erbe sono state colte dalla madre dell’attendente, messe a essiccare e tritate), degli strani pasticcini di pasta brisè con ripieno di melanzane, un’insalatina di lattuga, menta, pomodori e coriandolo, un hummus di ceci, uno di fave e uno di melanzane, e la baklava, dolce  di miele e pistacchi. Dopo una buona chiacchierata, naturalmente tradotta, sulla situazione in Siria, sui prezzi alti, su come si fa lo zatar, io e la mia accompagnatrice ci alziamo con difficoltà dal sofà, veniamo baciate dalle tre donne con tutti gli auguri del mondo e finalmente avviate alla porta. La sera di ritorno ad Amman decidiamo di saltare la cena e di fare una bella passeggiata alla cittadella dove si trovano le rovine del palazzo Omayade con il suo antico ricovero per i mercanti di Gerusalemme. Sono le 19.00 e già tramonta il sole inondando la città di Amman della sua particolare luce prima rosa e poi viola costellata dai punti verdi delle luci delle moschee che si accendono per la sera e il muezzin invita tutti alla preghiera, perché Dio é grande, Allah Akbar.
Costanza Caffarelli

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ABBIAMO OSPITI - ATTUALITA': un nuovo lavoro, il Social Media Ninja
L'evoluzione nel mondo del lavoro prevede ruoli senpre più interconnessi con il sistema della comunicazione

la missione di un social media ninjaLe nuove generazioni che si affacciano ora al mercato del lavoro si trovano insieme a miriade di giovani recentemente laureati e pieni di speranza ad affrontare un difficilissimo compito. L’inevitabile scontro con la realtà li lascia delusi, depressi e terribilmente stressati. Ci sono pochissime opportunità di lavoro e spesso molto mal pagato. L’unico barlume di positività in questo cupo panorama ci è dato dai cambiamenti nel modo in cui comunichiamo avvenuti negli ultimi anni.
Sono nati dei ruoli completamente nuovi nel panorama del lavoro. Da due anni e mezzo io faccio parte di questa nuova categoria totalmente innovativa che si è venuta a creare. Faccio la Community Manager, all’inizio per ditte emergenti, poi nazionali e ora lavoro per una casa automobilistica a rete globale. Che si chiami Community Manager, Social Media Coordinator o Social Editor (o addirittura Social Media Ninja!) il succo del lavoro è questo: ormai, quando un cliente vuole mettersi in contatto con una marca – che sia per una lamentela o per una domanda di qualsiasi ordine, il modo più facile e veloce è di mandare un messaggio su Facebook o Twitter. Ogni marca commerciale, ogni Società, ogni persona, sia essa nota o meno nota, possiede oramai un profilo sui social network. Nel caso specifico del community manager, le richieste che vengono comunicate sono poi viste da tutti coloro che seguono i profili “social” di una marca, rendendo essenziale l’avere una persona incaricata di filtrarli e rispondere. Se questi messaggi rimangono ignorati, la compagnia perde la faccia. Il che, in questi tempi di crisi, è una cosa che nessuno può – o vuole – permettersi. I social da seguire sono molti
Il lavoro del social media ninja, non è solo di risposta, è anche di azione: infatti, comprende l’attività di creazione di messaggi che una marca manda dai propri canali online ai consumatori, niente a che vedere con i messaggi pubblicitari ma piuttosto foto interessanti, fatti esclusivi e contenuto creato su misura per ogni cliente e aggiornato anche più di una volta al giorno. Il “ninja” in questione, è in costante contatto con una varietà di programmi informatici che gli permettono di capire esattamente l’età, il sesso, la personalità, le abitudini e gli interessi della comunità che segue la sua marca, e utilizza quest’insieme di informazioni per creare messaggi “social” su misura.
In poche parole il mio lavoro, e quello di una crescente maggioranza di persone, non cade più sotto una definizione unica ma è composto in parti uguali da psicologia, sociologia, assistenza clienti, marketing e, perché no, un briciolo di sfacciataggine, che, diciamocelo, in questi duri tempi, è necessaria.
Matilde Pratesi

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ABBIAMO OSPITI - LETTERATURA: un viaggio per ricordare
Un libro, un luogo e sembra che il ricordo sia il tuo...

Rivivere i luoghi di cui hai letto e ne hai sentito parlare per tutta la vita è un’emozione che ti prende nel profondo del cuore...  E' successo a me questa estate in occasione di un viaggio in Russia, quei luoghi, dove in un inferno di neve, gelo e paura di una morte imminente, i Nostri furono costretti a una grande ritirata.
Ero a Nikolajewka nel passato ottobre, con un gruppo di amici (il coro Malga Roma dell’ANA di Roma) a ripercorrere i luoghi dove si è consumata un’immane tragedia e forse, proprio in quelle zone, dove Rigoni Stern (“Il sergente nella neve”) descrive un episodio che ci fa capire come l’amore per il prossimo sia grande.Copertina del libro di Rigoni Stern
Compresi gli uomini del tenente Danda saremo in tutto una ventina. Che facciamo qui da soli? Non abbiamo quasi più munizioni. Abbiamo perso il collegamento con il capitano. Non abbiamo ordini. Se avessimo almeno munizioni! Ma sento anche che ho fame, e il sole sta per tramontare. Attraverso lo steccato e una pallottola mi sibila vicino. I russi ci tengono d'occhio. Corro e busso alla porta di un'isba. Entro.
Vi sono dei soldati russi, là. Dei prigionieri? No. Sono armati. Con la stella rossa sul berretto! Io ho in mano il fucile. Li guardo impietrito. Essi stanno mangiando attorno alla tavola. Prendono il cibo con il cucchiaio di legno da una zuppiera comune. E mi guardano con i cucchiai sospesi a mezz'aria. - Mniè khocetsia iestij, - dico. Vi sono anche delle donne. Una prende un piatto, lo riempie di latte e miglio, con un mestolo, dalla zuppiera di tutti, e me lo porge. Io faccio un passo avanti, mi metto il fu¬cile in spalla e mangio. Il tempo non esiste più. I soldati russi mi guardano. Le donne mi guardano. I bambini mi guardano. Nessuno fiata. C’è solo il rumore del mio cucchiaio nel piatto. E d'ogni mia boccata, - Spaziba, - dico quando ho finito. E la donna prende dalle mie mani il piatto vuoto. - Pasausta, - mi risponde con semplicità. I soldati russi mi guardano uscire senza che si siano mossi. Nel vano dell'ingresso vi sono delle arnie. La donna che mi ha dato la minestra, è venuta con me come per aprirmi la porta e io le chiedo a gesti di darmi un favo di miele per i miei compagni. La donna mi dà il favo e io esco…
.”
I NostriIn Ottobre la temperatura è ancora tiepida e a girovagare per quei campi, senti qualcosa nell’aria, un brivido di ansia, il dolore per quelli che non sono mai tornati. Pensi anche ai più fortunati che invece hanno potuto riabbracciare le loro famiglie ma che non possono avere dimenticato le sofferenze, le paure, l’odio e l’amore provati durante la ritirata di Russia. Ricordo che da bambino mi faceva una grande impressione quel nostro inquilino del palazzo dove abitavamo in Prati che trascinava penosamente una gamba e alle mie domande ingenue, i miei mi rispondevano sottovoce: “Vedi, quel Signore zoppica perché ha un piede che non funziona più, se lo è congelato durante la ritirata di Russia.”
Nell’esplorare la zona, abbiamo superato il Don che separava le truppe italiane e tedesche da quelle russe. Quel giorno era calmo, placido, scorreva lentamente, a tratti sembrava un lago immobile. Dal punto dove eravamo fino a Rostov, dove il fiume si disperde nel mare, la pendenza è minima e piena di anse, ma quando è primavera e c’è il disgelo, quel placido Don diventa una furia e, dice la gente di lì, che niente può resistere agli enormi blocchi di ghiaccio che scendono verso il mare. E’ la ragione per la quale ci sono pochi ponti e, incredibile, quelli che ci sono, per la maggior parte sono su cassoni galleggianti e vengono smontati a fine autunno e rimontati a fine primavera.Il placido Don
Emozionante essere in mezzo alla steppa, consapevoli che noi italiani ci siamo comportati tutto sommato bene e molti dei nostri soldati sono stati aiutati a sopravvivere proprio grazie alle donne di quei luoghi di confine tra Russia e Ucraina che non amavano Stalin.
Tanti pensieri mi sono passati per la mente, il ricordo anche di molti dei nostri Ufficiali superiori, quando ero allievo ufficiale alla Scuola Militare Alpina di Aosta e molti erano reduci della Russia. I loro racconti, le loro paure e spesso qualche rimbrotto pesante quando ci lamentavamo del freddo, loro, esposti al vero freddo russo con temperature che di notte raggiungevano i 40 sotto zero, il turbinio del vento dove trovare un’isba come fece Rigoni Stern era veramente questione di vita o di morte.
Travolti da tante considerazioni e in un attimo di silenzioso riserbo ci è venuto naturale, insieme agli amici coristi intonare con un filo di voce, Stelutis Alpinis in memoria di quel terribile periodo, di coloro che sono rimasti là…. e con grande emozione di chi ci ascoltava.
Filippo Gammarelli

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CURIOSITA': Colombo, la regina Isabella, Peppiniello e la pizza Margherita
Come la scoperta dell'America cambiò la cucina napoletana.

Cristoforo Colombo aveva promesso alla regina Isabella di Castiglia, che al ritorno dalla spedizione, sarebbe rientrato con le stive colme di tesori, oro, pietre preziose, spezie, sete, dalla cui vendita, non solo si sarebbero ripagate le spese della spedizione stessa, ma si sarebbero potute rimpinguare le casse dello Stato. Purtroppo durante questa prima traversata, la Santa Maria, urtando uno scoglio si inabissò.
Peppiniello, un marinaio napoletano imbarcato con Cristoforo Colombo si rivolseLe tre caravelle al suo comandante, dicendo:” Comandà, ma che scuorno! Voi, proprio voi, navigatore di tutti i mari e conoscitore di tutti i venti andate a perdere l’ammiraglia a’chussì! Gesùùù, dove andiamo a mettere la faccia!”
Il rientro fu mesto e non riportando i tesori promessi, furono accolti con poco entusiasmo dal popolo che aveva contribuito alle spese della spedizione. La regina Isabella che era stata molto impressionata dal giovane Cristoforo Colombo, dalla folta capigliatura, dal carattere irruente e dalla forte capacità persuasiva, gli prestò nuovamente ascolto benevolmente, lo scusò e ordinò che fosse allestita una seconda spedizione. Peppiniello, con il suo acume, sconsigliò a Cristoforo Colombo di far allestire 17 navi (numero universalmente riconosciuto iettatorio) ma insisteva per farne allestire 13, numero fortunato e consigliò all’Ammiraglio di prendere le dovute cautele in questo viaggio dopo la disavventura della prima spedizione. “Ammirà, dopo quello che ci è capitato occorre sostituire le polene con sembianze di sirene, con teste di toro con grandi e magnifiche corna attorcigliate; occorre imbarcare un gobbo su ogni nave…” e via così.
Salparono e come sappiamo a metà del viaggio il comandante in seconda, tale Pinzon, convinse Cristoforo Colombo a staccarsi dalla flotta e navigare per proprio conto: contava probabilmente di sbarcare per primo, poter battere Colombo e farsi tributare tutti gli onori. Peppiniello mormorò:” Comandà non vi fidate, non state a sentire a ‘stu fetente….”
Comunque, alla fine, con non poche traversie Colombo arrivò nel nuovo mondo!
Cristoforo Colombo fu il primo a navigare in mare aperto e va detto che tutto ciò che è stato scoperto da allora è dovuto a lui. Franco Pizzarro, Fernando Cortez, Vasco de Gama, Amerigo Vespucci, tutti questi navigatori non hanno fatto altro che seguire la via indicata da Colombo.I famosi pomodori
Le scoperte botaniche e le importazioni effettuate in Europa dai primi viaggi di Colombo (pomodori, peperoni, paprica, fagioli e fagiolini, mais zucchero, cacao) costituirono una vera rivoluzione nella gastronomia dell’epoca in particolare per i napoletani che considerano Colombo il vero padre della loro cucina. Tuttavia all’inizio, il pomodoro non piacque troppo agli europei, infatti fu considerata una pianta velenosa, poi pianta medicinale, persino pianta afrodisiaca (i genovesi lo chiameranno pomo d’amore). In seguito lo si usò come salsa. La coltivazione del pomodoro si sviluppò nel 1750, proprio in concomitanza con l’inizio della produzione della pasta per mezzo del torchio dei pastai, detto “’ngegno”. Il successo del pomodoro in una città come Napoli fu facilitato dal suo colore: la salsa rossa sui maccheroni, richiamava un po’ il Vesuvio. Si iniziò a vendere questa pietanza per le strade e poi attraverso i “Monzù” nei palazzi nobiliari dove si preparavano favolosi “timballi rossi” (conditi con la salsa di pomodoro, classici della cucina napoletana).
Nel 1832, Ferdinando II, re di Napoli organizzò nel Parco della Reggia estiva di Capodimonte un ricevimento campestre e chiamò un pizzaiolo a preparare per la prima volta a Corte, le pizze. Il pizzaiolo preparò una pizza con pasta (lievitata), mozzarella, salsa di pomodoro, e basilico: era nata la pietanza più famosa al mondo, la pizza Margherita.
Il nostro marinaio Peppiniello direbbe: “Sentite a me..  a Napoli prima delle scoperte dell’ Ammiraglio Cristoforo Colombo, nui murivamm ‘e famme!”
Carlotta Staderini Chiatante

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La Lampadina ::: Periodiche illuminazioni
Newsletter di fatti conosciuti ma non approfonditi, luoghi comuni da sfatare, semplici novità...

La Lampadina è una newsletter ideata da Carlo Verga, gestita da un Comitato di redazione composto da: Filippo Antonacci, Isabella Confortini Hall, Lucilla Crainz Laureti, Marguerite de Merode Pratesi, Ranieri Ricci, Lalli Theodoli, Beppe Zezza e redatta con la partecipazione di: Lorenzo Bartolini Salimbeni, Renata Ferrara Pignatelli, Carlotta Staderini Chiatante, Giancarlo Puddu, Angelica Verga. La sede è in via G. D. Romagnosi 20, 00196 Roma.

La newsletter, di natura non politica, non ha scopo di lucro e si propone di fornire - con frequenza inizialmente mensile - "periodiche illuminazioni" su argomenti di vario genere, con spunti di riflessione e informazioni. L'invio viene effettuato su segnalazione degli stessi lettori, agli amici ed agli amici degli amici. il presente numero è inviato a circa millecinquecento persone. Sono gradite da chiunque le collaborazioni e le segnalazioni di persone interessate a ricevere la newsletter.
Per informazioni scrivere a info@lalampadina.net

LE SEGNALAZIONI DE
LA LAMPADINA

Molti tra noi hanno delle passioni: c'è chi raccoglie delle ottime olive e fa un buon olio, chi produce un vino particolare e chi ha un incantevole agriturismo immerso nel verde. Tra i tanti amici e le tante segnalazioni abbiamo voluto selezionarne alcune e condividerle con voi: eccole qui.

 

FLASH NEWS!
Un po' qua, un po' là...

Il mondo della luce viventeLa bioluminescenza degli esseri viventi come le meduse e le lucciole ha già inciso fortemente sulla ricerca medica per un mercato di circa 30 miliardi di euro, e altre applicazioni sono in arrivo: l’università di Losanna ha messo a punto un monitoraggio per la presenza di batteri nell’acqua. Alberi luminosi
Una società degli Usa, ha prodotto bevande luminose per i locali notturni e alcuni studenti dell’università di Cambridge hanno ideato alberi luminosi……che dovrebbero agire come lampioni…naturali.
CV

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Anche nello spazio la spazzatura vale oro - I “residui” spaziali sono di due tipi, plastica gomma, cartone metalli leggeri, per i quali è pronta una stazione spaziale di circa 100 metri x 90 metri per una superficie “calpestabile di 900 mq. Può ospitare fino a sei astronauti. Vengono raccolti i residui che poi sono caricati su dei cargo spola tra la Terra e la stazione spaziale. L’altro tipo di spazzatura molto più pericoloso è costituito da centinaia di migliaia di pezzi di varie dimensioni parti di satelliti, di razzi vettori, di peso e misure varie. Questi possono rimanere in orbita per anni e poi precipitare sulla terra. I detriti intorno alla Terra
Il problema più grosso è che possono provocare danni enormi ai satelliti per telecomunicazione o alle stazioni spaziali mettendo in pericolo gli stessi astronauti. Sono in corso ingenti investimenti senza un attimo di sosta per risolvere il problema con dei guadagni da capogiro… Molte aziende Italiane sono coinvolte nella ricerca.
 CV

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I segreti di Palazzetto Venezia - Pochi sanno che Palazzetto Venezia, appendice del noto Palazzo, fu spostato nel 1910 pietra per pietra per fare spazio alla prospettiva verso il monumento a Vittorio Emanuele II e ricostruito cinquanta metri più in là nell’attuale sito. Ma nessuno sapeva fino a recentissimamente che, sotto le sue fondamenta, era stato scavato il bunker di Mussolini nello stesso edificio che ospitava i suoi uffici. Palazzetto Venezia prima dello spostamento
Dopo aver fatto la sorprendente scoperta sono stati restaurati i nove ambienti rinvenuti ed è stato instaurato “un piccolo spazio museale come una sorte di corridoio underground”. Sarà visitabile a primavera e ospiterà opere d’arte contemporanee.
MdM

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Gioconda e sfondoDietro la Gioconda  - Nello sfondo del dipinto di Leonardo che ritrae Pacifica Brandani, dama alla corte di Urbino, amante di Giuliano de' Medici, morta dando alla luce il figlio avuto da Giuliano, cioè “La Gioconda”, apparre un intrigante paesaggio. Dalla ricerca di due “cacciatrici di paesaggi”, Rosetta Borchia, pittrice-fotografa di paesaggi, e Olivia Nesci, geomorfologa dell’Università di Urbino si è riuscito a riconoscere con sicurezza il paesaggio alle spalle della Monna Lisa. Sarebbe una veduta aerea estesissima dell’antico Ducato di Urbino più precisamente quello del Montefeltro: la Pennabilli, la Valmarecchia e la valle del Senatello. Infatti dalla ricerca emerge che Leonardo usò la tecnica della compressione che “sintetizza” lo scorcio, necessaria per racchiudere un vasto territorio in una tavola di soli 77 cmx53, un codice complesso attraverso il quale a volte comprimeva e altre espandeva la morfologia del paesaggio reale.
MdM

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Un'ottima notizia per gli smemorati- Presto in commercio un adesivo bluetooth di piccolissime dimensioni 2mm X 2mm, si può applicare ovunque, chiavi, portafogli, occhiali ed anche sui collari degli animali L'adesivo  bluetoothdomestici. Si scarichi l’applicazione sullo smartphone e voilà il gioco è fatto. L’APP rintraccia il bluetooth, segnala la distanza dello sticker dal cellulare e accende il flash del telefono e/o lo fa vibrare! Lo sticker stesso si illumina perciò lo si può trovare anche al buio. E’ la soluzione della Find Technologies New York, inizialmente studiata, per una linea aerea, per reperire il bagaglio perso. Tra qualche tempo sarà reperibile negli USA, nei migliori negozi di elettronica, al prezzo di 25 dollari.
CV

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Questa poi...un lavoro nuovo: temperare le matite! - Le matite di legno, nei paesi anglo sassoni, sono un “must” e le utilizzano tutti. David Rees, un famoso cartonista americano, ben conscio di questa situazione e la mania di molti manager di aver le matite sempre perfettamente temperate, ha deciso di lasciare il suo lavoro e dopo aver scritto un libro “How to sharpen pencils” che ha ottenuto un successo insperato, ha cominciato Lui stesso a temperare le matite per conto di terzi.
Chi di voi ha questa mania e desidera utilizzare i suoi servizi, deve solo mandare le proprie matite all’indirizzo di Rees a Beacon, New York, allegando un assegno di 15 dollari per ciascuna matita. Certificato di avvenuto temperamento
Lui ve le rimanderà perfettamente temperate, preservate in tubini di plastica con certificazione firmata e una bustina contenente i piccoli trucioli rimasti, che certo Vi appartengono…
CV

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Il Torrione Passari a Molfetta - Una piccola rarità che viene dal sud Italia che vale la pena segnalare: Torrione Passari a Molfetta, in Puglia. La struttura del Quattrocento, all’interno del centro storico, è stata completamente recuperata per diventare, da dieci anni, uno avamposto espositivo e di ricerca, un ponte di comunicazione fra il territorio e l’arte internazionale, con una serie di mostre ed eventi organizzati con pochi mezzi economici e con enorme difficoltà di gestione ma particolarmente stimolante per gli artisti che ci si sono confrontati. Il Torrione Passari
Tutto questo accade grazie a Giacomo Zaza, giovane curatore di origini molfettesi ora a Berlino che, dal 2003, lavora con artisti del livello di Jannis Kounellis, H.H.Lim, Carla Accardi, Gilberto Zorio, Daniel Spoerri e Joseph Kosuth, Mona Hatoum, Gianfranco Baruchello, Carsten Nicolai e Grazia Toderi  e altri promettenti emergenti che hanno accettato di confrontarsi con la magia e l’energia del luogo. Le pubblicazioni del Torrione si trovano nelle biblioteche di importanti musei in Europa e in tutte le bibliografie degli artisti che vi hanno esposto.
MdM
 

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Gli Archivi Nazionali Francesi: progetto italiano di Massimiliano Fuksas - E’ stato inaugurato Gli Archivi Nazionali francesirecentemente a Pierrefitte-sur-Seine, a una decina di km a nord di Parigi, il nuovo edificio per gli archivi Nazionali Francesi, un  progetto di Massimiliano Fuksas. Un bel successo per l’architetto Italiano. Il valore di investimento 195 milioni di euro.
Ma il “segno” di Fuksas sarà visibile prossimamente anche a Roma, infatti l’architetto ha progettato il nuovo megastore della Benetton (l’ex palazzo La cupola di Fuksasdella Unione Militare in Via del Corso) che aprirà a maggio 2013, ed in cima ad esso un'avveniristica cupola che ultimamente e’ al centro di un animato un dibattito.
Da più tempo, invece si dibatte sul Nuovo Centro Congressi Italia, la cosiddetta “Nuvola” La nuvola di Fuksasprogettata dall’archistar e in costruzione all’Eur: progetto troppo visionario, di difficile realizzazione? Troppo costoso?
Chissà…per il momento la sua apertura e’ prevista per l’estate 2014.
FA
 

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I Peraioli - Se abitate a Roma ai Parioli, e non fosse intervenuta una semplificazione del nome, sappiate  che sareste oggi denominati “peraioli”. Tutta la zona era infatti coperta da grandi frutteti e principalmente alberi di peri, e questa fu la ragione per cui venne attribuito il nome di monti Peraioli e poi, monti Parioli.
I ragazzi dei ParioliCerto sapete che il quartiere Parioli è stato costruito su tre alture denominate complessivamente Monti Parioli. Ma quali sono esattamente i ”monti”? Monticello, salendo da via Barnaba Oriani, Monte San Valentino, dove si arrampica la via con lo stesso nome (e il nome è dato dalle catacombe che si trovano nel sottosuolo) e San Filippo, da Viale Bruno Buozzi verso il giardino zoologico.
CV

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La vita dei governi italiani - Visto che siamo in tema di "nuovi governi", giusto due dati statistici: il più longevo governo della Repubblica italiana è stato il Berlusconi bis dal giugno 2001 ad aprile 2005 (1377 giorni), il più breve il governo Andreotti 1, dal 17 al 26 febbraio 1972: solo 9 giorni.

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Il nudo d'arte crea ancora problemi Non solo al Leopold Museo di Vienna è caduta la scura della censura, creando grande polemiche, in occasione di una mostra piuttosto esplicita sul nudo nella storia dell’arte, dopo la scelta di esporre all’entrata un gigantesco cartellone che rapresentava un nudo maschile. Uomo nudo al leopold
Anche a New Delhi la polizia è dovuta intervenire dopo una mostra collettiva dedicata al nudo: The Naked and the Nude alla Dehli Art Gallery. Fa sorridere che, nel paese del Kamasutra, una mostra, tra l’altro molto casta, subisca tale assalto. Le donne della frangia rosa Durga Vahini di un gruppo nazionalista indù, hanno bloccato l’ingresso della mostra chiedendone l’annullamento immediato. La protesta si è anche spostata a Bangalore dove una galleria è stata costretta a rimuovere tre nudi in una mostra dell’artista ventenne, Anirudh Sainath Krishnamani, dopo l’intervento di un gruppo di donne inferocite.


Una massima di Hemingway
Non bisogna giudicare gli uomini dalle loro amicizie: Giuda frequentava persone irreprensibili!


TEATRO - DANZA - MOSTRE 

Milano
Teatro Nuovo, Momix in Alchemy, Pendleton e i suoi ballerini svelaUna ballerina dello spettacolono i segreti dei quattro elementi primordiali – terra, aria, fuoco, acqua.
Gli aiutanti stregoni con alambicchi e fornaci cercano cercavano l’elisir di lunga vita o la formula dell’oro.
Dal 26 febbraio al 24 marzo.

Roma
Auditorium Conciliazione, Giovanni Allevi e l'Orchestra Sinfonica Italiana. Allevi presenta il suo nuovo progetto sinfonico "Sunrise", formato dalle sue nuove composizioni: Concerto per violino e orchestra in Fa Minore e dalla Fantasia concertante per pianoforte e orchestra. Qui tutte le date.

All’Olimpico, Il giro del mondo in 80 minuti, Orchestra di Piazza Vittorio.
"Alle 21:00 di oggi parte una barca per un lungo e meraviglioso viaggio dalla meta sconosciuta, l'unica condizione per potersi imbarcare è portare con sé una canzone. Un solo bagaglio è consentito."
Clicca qui per la promozione.


Mostre a Roma
Casino dei Principi - Villa Torlonia, "Ogni cosa"  Andrea Fogli - ’Ogni Cosa’, un’antologia delle opere dell’artista romano Andrea Fogli è stata allestita in otto stanze degli spazi museali del Casino dei Principi di Villa Torlonia in un percorso fortemente poetico e suggestivo.. La mostra è stata curata da Claudia Terenzi.
Le opere di Fogli spaziano dal disegno alla scultura con una visione molto personale della realtà.
Fino a domenica 7 aprile.


GNAM -“Arte in Giappone”.  In occasione del cinquantesimo anniversario dell’istituto di cultura Giapponese di Roma, un interessante e raffinata mostra del periodo che spazia dal 1868, la restaurazione dell’Impero Meiji, alla  fine della seconda guerra mondiale,  inUn'opera esposto cui gli artisti sovrapponeva- no lo stile e la tradizione giapponese (Nihonga) con lo stile occidentale (Yoga). Troviamo tutte le tecniche e i soggetti della grande tradizione giapponese in centosettanta opere proveniente dai più importanti musei e collezioni private del Giappone, di un periodo poco conosciuto dal pubblico occidentale.
Fino al 5 maggio

Palazzo Farnese - "Parlons d'Elle". L’8 marzo, in concomitanza della Festa delle Donne, Palazzo Farnese ospiterà la mostra “Parlons d’Elle”, sotto l’Alto Patronato dell’Ambasciata di Francia e dell’Ambasciatore S.E. M. Alain Le Roy.
In questa mostra, occasione per rinsaldare il legame e lo scambio culturale tra l’Italia e la francia, una ventina gli Artisti (ne citiamo solo alcuni: Jasmine Bertusi, Chiara Rapaccini-Monicelli, Valerie Honnart, Gizele Perez, Flaminia Violati), interpreteranno, attraverso le loro opere,  la femminilità. Sarà  una giornata dedicata a festeggiare la Donna in tutti i campi in cui essa esprime le sue peculiarità, come la pittura stessa, la scultura, la fotografia, ecc.
Inoltre saranno esposti anche 9 costumi realizzati dalla costumista Giovanna Buzzi e la sua sartoria Lowcostume.
Ecco il programma.

S.T. Foto Libreria - Arte a Roma 1960–2001. Galleria via degli Ombrellari 25:  “Scale” di Veronica Della Porta - Una piccola mostra di fotografie in bianco e nero tutta dedicata al tema degli ambienti-scale rigorosamente senza presenza umana. “Traccie fotografiche tanto incisive quanto minimale”. Ne è tratto un bel libro con testi di Isabella Ducrot e del curatore Ludovico Pratesi.
Dal 26 febbraio al 27 marzo

Galleria Russo Via Aliberti 20  - “Marinetti chez Marinetti” - Si percorre la storia del primo e secondo futurismo nelle tele della collezione d’arte di Filippo Tommaso Un quadro espostoMarinetti padre e teorico del movimento, in vendita presso la Galleria Russo in una mostra curata da Maurizio Calvese. Un occasione preziosa.
Fino al 15 marzo

Istituto Nazionale per la Grafica Palazzo Poli:  Bisasiucci, Tirelli e Hartung ecc…
Vale la pena tener d’occhio il futuro programma dell’Istituto Nazionale per la Grafica alla Fontana di Trevi perché regala un susseguirsi di belle iniziative. Dal 13 marzo a cura di Ludovico Pratesi e Antonella Renzitti si inaugura una mostra di carte di Marco Tirelli, seguita dai lavori di Hans Hartung insieme ad un fitto programma di eventi durante tutto l’anno 2013.

Mostre a Forlì
Musei di San Domenico - "Novecento - Un quadro della mostraArte e vita in Italia tra le due guerre." Un trentennio di arte italiana che ripercorre le tendenze, i temi, le avanguardie e i protagonisti di quelgli anni. Apposite sezioni ricordano la Prima e la Seconda Mostra del Novecento Italiano organizzate da Margherita Sarfatti, e altre importanti esposizioni del periodo.
Fino al 16 giugno


Mostre a Frascati
Scuderie Aldobrandini Museo Tuscolano “About Caravaggio. Visione & illusione contemporanee” - Un interessante confronto di trenta opere d’arte contemporanea di  grandissimi protagonisti del nostro tempo che illustrano quanto il panorama dell’arte di oggi subisce fortemente l’influenza conscia o inconscia del grande genio della fine del cinquecento. Sono esposti fotografie, dipinti, video e istallazioni sotto lo sguardo del “San Giovann Battista” dipinto da Caravaggio nel 1606.
Fino al 7 aprile

A Londra
WhiteChapel Gallery - Collection Sandretto Re Rebaudengo – Patrizia Patrizia Sandretto Re RebaudengoSandretto Re Rebaudengo è la prima collezionista italiana a esser stata invitata dalla storica galleria londinese. Varie mostre con le opere della collezione si seguiranno fino al settembre 2013, e saranno ospitate in una sala della galleria riservata specificamente per il progetto curato da Achim Borchardt-Hume e Kirsty Ogg della Whitechapel insieme a Francesco Bonami, direttore artistico della fondazione

A Vienna
 
Dopo dieci anni di lavori di restauro e rinnovamento, la Kunstkammer del Museo di Storia dell’Arte di Vienna, riapre il prossimo 1 marzo 2013. E' stata completamente restaurata e rinnovata la collezione Absburgica conservata nell’importante museo. Di valore inestimabile, il cosiddetto gabinetto dell’arte e delle curiosità dei sovrani era sia museo sia somma delle conoscenze che allora si avevano del mondo.
Saliera di Francesco ISono più di 2.100 gli oggetti che vengono esposti nelle venti stanze del museo e fanno rivivere oltre mille anni di storia: da una tavoletta d’avorio del IX secolo a un più recente affresco del 1891. Ritroviamo la mitica Saliera di Francesco I, opera scultorea in ebano, oro e smalto, realizzata da Benvenuto Cellini al tempo del suo soggiorno in Francia, tra il 1540 e il 1543 oltre che statue in bronzo, sculture in avorio e legno, oggetti esotici come uova di struzzo e corni di rinoceronte, arazzi, opere di glittica, vasi in terraglia, orologi, curiosi strumenti scientifici” e perfino il corno del leggendario unicorno.


La selezione delle mostre è a cura di Marguerite de Merode Pratesi e ti aspetta sul sito in una specifica Rubrica!

 


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