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Giovedì, 26 settembre 2013

Ciao,
oggi la nostra Lampadina si accende su:

 

La Lampadina - n. 20
Settembre 2013

Partiti di slancio verso questo avventuroso autunno? A dispetto degli accadimenti, e gli stessi non ostanti, scrolliamoci di dosso il torpore delle passate vacanze, non ci servirà. Ci sono nuove mete da raggiungere (forse l'India?), percorsi tutti da inventare, anche culinari, molti progetti da portare avanti e altrettanti da pianificare. Dubbi molti: non sappiamo dove ci condurrà la tecnologia, nemmeno bene cosa mangeremo domani, così diverso dall'oggi e da ieri, qui nel mondo occidentale ma anche l'Oriente ormai non è più quello di 30 anni fa...


DIETA E DINTORNI: come cambia l'alimentazione?
Forse dobbiamo ripensare le nostre abitudini a tavola.

Spiedini di pollo verdiAvete mai bevuto un aroma sintetico e derivato da una frazione di trementina di origine vegetale?
A me è capitato, ero in Florida in visita a un laboratorio di aromi per pasticceria, molto in ritardo sull’orario previsto per cui avevo saltato la colazione.
Mi dicono: “Prova questo aroma cioccolato, è nuovo ed in fase di test..“ Mi danno un bicchiere; io, preso dai morsi della fame, anziché limitarmi solo ad assaggiarlo ho bevuto l’intero contenuto tra lo stupore dei presenti.
“Ma è sintetico” mi dicono, “si usa solo in piccole quantità.” Beh, è andata, era buonissimo. Neanche un mal di pancia  e.. sono ancora qui. Questo è successo diversi anni fa, allora si producevano solo gli aromi.. e oggi?
Oggi si producono insalate di pollo, polpette, e bistecche…. e anche uova a base interamente vegetale e con il sapore proprio.
Si sono letteralmente “buttati” in questo settore i grandi capitali della Silicon valley, alcuni imprenditori hanno fondato la "Beyond meat" inizialmente solo per analizzare la carne e i suoi componenti, oggi producono una simil carne a base di vegetali.
Altri, la “Hampton Creek Foods”, producono uova “sintetiche” con lo stesso sistema.
I laboratori di entrambe le società hanno studiato ed esaminato ogni tipo di vegetale, soia, legumi, radici etc per ottenere una quantità di proteine e altri componenti simile alla carne, alle uova, etc…e voilà bistecche, hamburger, polpette e preparati per frittate, omelette dolci e via dicendo.
Ma perché questa “necessità” del mangiare vegetale?
Le ragioni? Almeno tre.
La prima, si dice migliore per la nostra dieta.
La seconda, è la moda del momento, fino a venti anni fa non pensavamo neanche fosse possibile da un punto di vista dietetico, oggi un’infinità di gente è solo vegetariana.
La terza, costa molto meno per la comunità e in termini assoluti.Logo dell'Azienda
Prendiamo carta e penna: per una bella fiorentina da 1 kg, sono necessari oltre 190 mq di terreno, 60 kg di grano e per tutto il processo, si emette una notevole quantità di co2. Meno se la carne è di pollo. Per qualcosa di molto simile, ma vegetale, con contenuto di proteine, sapore e altro, vicino all’originale, occorrono solo 3 mt quadrati di terreno, 5 kg di grano e viene emesso nell’atmosfera il 90 % in meno di co2.
Pensate alle estensioni di terreno necessario per i grandi ammassamenti di bestiame, i campi per le coltivazioni di erba, fieno e altro solo per nutrire gli animali, poi i sistemi di eliminazione degli escrementi, macelli dove si fa a pezzi la carne e un emissione complessiva abnorme di co2.
Conviene tutto questo quando per ottenere lo stesso tipo di alimentazione basterebbe selezionare gli idonei tipi di piante, estrarne proteine, vitamine e altro per avere cibo, semplicemente e in quantità sufficiente per tutti? Sarà che il nostro sistema di alimentazione è obsoleto o non adeguato ai tempi che verranno?
Certo andare oggi in un ristorante, chiedere una buona bistecca al sangue e magari vedersene presentare una, altrettanto buona, ma verde, ci farebbe un certo effetto, ma domani? E il benessere del mondo? Il consumo di carne nel 1961 era di 71 milioni di tonnellate, è passato a circa 300 milioni di tonnellate nel 2012, nel 2030, secondo le proiezioni Fao, potrà arrivare a circa 600 milioni con tutto quanto comporterà …in termini di spazio, costi e emissioni di co2…e altro…
Carlo Verga

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ABBIAMO OSPITI: l'arte è responsabilità
Almeno nell'arte, c'è qualcuno che la responsabilità se la prende...


Michelangelo Pistoletto"L'arte per me oggi è libertà e responsabilità."- Cosi dice Michelangelo Pistoletto, e questa responsabilità è un fatto pubblico, per nulla privato."
A lui, va adesso il premium Imperiale per la pittura 2013, il Nobel dell’Arte che ogni anno da 25 anni la Japan Art Association assegna a cinque artisti viventi per altrettante discipline. (A Pistoletto si aggiungono Antony Gormley per la scultura, David Chipperfield per l’architettura, Placido Domingo per la musica e Francis Ford Coppola per il teatro cinema.) Il premio sarà consegnato il 16 ottobre a Tokyo dal principe Masahito Hitachi fratello dell’Imperatore.
E’ capitata a me, anni fa al centro d’Art Contemporain di Ginevra (allora diretto da Adelina Von  Furstemberg) una lunga intervista con Michelangelo Pistoletto per la Tribune de Gènéve, che offriva un inserto: La Tribune des Arts.
Ero appena agli inizi di anni futuri come inviato corrispondente dall’Italia.
Le mie titubanze sull’esito del colloquio, ero allora agli inizi come critica d’arte, si sono sciolte in un baleno: il Pistoletto di quegli anni aveva la foga delle tendenze di quegli anni presaghi delle diverse linee del New Dada americano con tutte le caratteristiche di quella che, con riferimento al teatro di Crotowski si definì in seguito come “Arte povera” (sembra che il primo a chiamarlo così fosse G. Celant).Le statue di Pistoletto
Ricordo adesso quell’intervista intorno alle enormi statue di polistirolo come una forte ed improvvisa intuizione sull’arte concettuale che continua oggi a proiettarsi sulla piazza contemporanea.
Il nostro colloquio avveniva in mezzo a voluminose statue bianchissime e leggere che facevano sapientemente il verso a tutta l’arte accademica.
E lui, con la chioma di allora e con la sicurezza di un accento torinese pertinente, sicuro, garbatissimo pur se un poco logorroico, aveva i capelli  scapigliati di quel momento e più che una certa allure da odierno “grillino” ricordava il grillo parlante, mi scuso per il termine, sia per l'artista che per i grillini in genere, era tanto assertivo e sicuro da sollevarmi dall'incarico non sempre facile di fare accurata critica sul suo lavoro. Sublimazione del forte interesse di una ispirazione sicura. Così ho pensato e così era in quegli anni nei quali erano molti gli artisti che propendevano a tutt'altri toni: ermetici o torturati.  
A proposito dei celebri quadri specchianti di Pistoletto lui afferma che “tutti gli elementi del quadro sono elementi così reali che il risultato non può essere un’ipotesi, "Il risultato è vero”.
E’ stato detto che lo spazio tranquillo di Pistolettto evoca oltre all’ambiguità delle situazioni che sono al centro del surrealismo, questo spazio  rimanda a De Chirico e Magritte, maestri nel creare una atmosfera in cui il tempo è sospeso e gli spazi suggeriscono un sinistro senso di ansia.
A mano in mano nell’opera di Pistoletto sono intervenute le persone in carne ed ossa come ipotesi di comportamento...
"Noi non lavoriamo per gli spettatori -lui dichiarava- siamo noi stessi attori e spettatori, fabbricanti e consumatori”, così sono nati gli assemblaggi “Orchestra di stracci” e la sua celebre Venere in cemento rivestita di mica spiccante fra logori pezzi di stoffa.
Il prestigioso riconoscimento della Japan Art Association, da molti ritenuto l'equivalente del Nobel delle Arti, ''E' un riconoscimento e un incentivo insieme'', così ringrazia Pistoletto intervenendo dopo l'annuncio dei vincitori all'Istituto di cultura giapponese a Roma.
'Sono felice di questo premio - spiega - perché mi viene riconosciuto quello che ho fatto, ma anche per l'opportunità che mi offre di diffondere quello che sto facendo e che farò nella categoria arte e società''.
Orchestra di stracciNato a Biella, da una famiglia di artisti, partito come restauratore e arrivato a esporre al Maxxi di Roma come al Louvre di Parigi o a interagire con artisti molto differenti, Pistoletto ha sempre voluto creare un'arte che s'impegnasse con il mondo, avvicinandosi al reale e affrontando anche temi scottanti, come appunto nella la sua celebre Venere che nel '67 denunciava l'inquinamento nel mondo.
''All'inizio del mio lavoro - racconta - sono partito dall'idea che il mio autoritratto avrebbe potuto rivelarmi la mia identità, ma questa non poteva essere sufficiente senza sapere cosa esistesse intorno alla mia persona''.
Scrive Argan che “Pistoletto è un europeo della vecchia scuola che ha letto Pirandello e Thomas Mann, Brecht (la simbologia come montatura scenica), Beckett (l’attesa dell’innominabile). Il processo a cui sottopone lo spettatore implicato,  - dice sempre Argan - , è sicuramente quello dell’estraneazione. Quello in cui l’uomo europeo, allontanato dalla via maestra della storia, riconosce con amarezza il proprio destino.
In attesa del 16 ottobre a Tokyo per il conferimento del Nobel per la pittura, l'ottantenne Michelangelo di adesso lo vediamo oggi sul sito in una fotografia mentre ringrazia a Roma, lo scorso giugno all'Istituto Giapponese di cultura: si vede un composto signore in abito grigio scuro che ringrazia per questo prestigioso premio. Ha preso bene gli anni e non è davvero “vecchio” come si sente dire nel linguaggio-dialetto di certi circoli "sportivi”.
Quella chioma disordinata e trionfante degli eterni artisti rompi-tradizioni, ci appare ovviamente ridotta, più domata o messa a regola, dal  lavoro di anni, ed io non posso impedirmi appena un esiguo moto di orgoglio addirittura, per averlo avvicinato quando il ”successo” (che sappiamo essere anche e sopratutto il participio del verbo succedere) non era ancora così completamene successo.
Marina Patriarca

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CURIOSITA': una visita al Chelsea Physic Garden
Ovvero la vita è arte...

Welcome to the gardenQuesta estate, soggiornando lungamente a Londra, ho visitato nuovamente il “Chelsea Physic Garden” che tempo fa un’amica sensibile e rara mi aveva fatto scoprire.
Il “Chelsea Physic Garden” è un affascinante giardino botanico che raccoglie 5000 specie di piante, situato sulla riva del Tamigi, dove signore e signori attempati, molto svagati e chic, con sfondatissimi cappelli di paglia e giacche con le immancabili toppe, prestano il loro impegno come volontari e zappettano, raccolgono, tagliano, puliscono, curano ed amano questo giardino botanico che fu fondato nel 1673 dall’Associazione dei Farmacisti, chiamati “apothecary, a health professional, trained in the art of preparing and dispensing drugs”, al fine di farvi crescere le piante destinate ai medicinali e studiarne gli usi.
E’ interessante soffermarsi sul senso della parola “physic” che voleva significare arte medica, pertinente a cose naturali, provenienti dalla natura.
Nei suoi primi anni, il giardino ebbe difficoltà a trovare un bravo giardiniere, ma poi arrivò Mr. John Watts, anche lui farmacista, che iniziò una fitta corrispondenza fatta di semi e piante con Mr. Herman, professore di botanica a Leiden. Così presero vita molte piante che oggi vengono coltivate in Inghilterra, per esempio il cedro del Libano, e anche oggi il Chelsea Physic Garden esporta i suoi semi nei giardini botanici del mondo.
A un certo punto i Farmacisti, fondatori del giardino, ebbero qualche difficoltà a mantenerlo e fu lì che entrò in scena il Dr. Hans Sloane che comprò, diciamo tutta la zona ed essendo uomo colto ed illuminato concesse “in affitto” ai Farmacisti il giardino per la cifra di cinque pounds l’anno, a patto che venisse mantenuto come giardino botanico. Così fu e soprattutto così sarà! (Decisione irrevocabile e a nessuno viene in testa di discuterne, ma nemmeno per idea).Scorcio del Chelsea Physic garden
Questa molto brevemente la storia del giardino che tutt’oggi si impegna con sole risorse private e contributi volontari a far proseguire il lavoro della ricerca scientifica, tesa a spiegare i misteri del mondo delle piante e delle loro proprietà medicinali o velenose, a promuoverne la conservazione, a studiarne gli impieghi nella cosmesi, nei medicinali o nelle droghe.
Mi ha affascinato l’impegno di questi signori volontari che assicurano la continuità di questo giardino che ha 330 anni, - la tradizione non si può dire sia parola caduta in disuso qui… - e lo fanno con semplicità e passione.
I biglietti d’ingresso sono graficamente gli stessi del 1785 e c’è scritto che tutti i semi e piante sono di proprietà del Chelsea Physic Garden e che i ladri saranno assicurati alla giustizia….
Accompagnata da una gentilissima lady, ho visitato gli appezzamenti coltivati, mi ha descritto le classificazioni botaniche e le origini della piante e poi si è sbilanciata  qualche volta su qualche dettaglio fatale, magari nascosto in un umile aggettivo. Straordinari questi inglesi, non sempre facili da amare ma capaci di sense of humor e comportamenti collettivi ammirevoli.
Seduta alla caffetteria del giardino, tavoli e sedie in teak, realizzavo di vivere uno di quei momenti privilegiati, i cui si incontrano persone che vivono con poesia e che della propria vita fanno appunto … vorrei dire, un’arte.
Ben tornati dalle vacanze, cari amici.
Carlotta Staderini Chiatante
 
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TECNOLOGIA: ...da brivido!
Sappiamo che cosa vogliamo dalla tecnologia?

Un microchipGiorni fa è apparso sul Sole 24 ore un articolo che fornisce qualche informazione sul prevedibile sviluppo dei “chip”, scritto da David Johnson il “futurologo” della INTEL – la società leader nel settore della produzione di microchip –.
Per coloro che non sono addentro ai termini elettronici, questa è la definizione per “chip”: "scheggia, coriandolo, frammento". Piastrina di silicio contenente circuiti integrati. All'interno di un chip possono trovare posto milioni di componenti elettronici.
I computer contengono moltissimi chips, di tipi e funzioni differenti il più noto dei quali è, probabilmente, il microprocessore.
La miniaturizzazione dei chip è stata la causa prima della riduzione di volume dei “computer”. Ricordo ancora come negli anni Sessanta nelle aziende più informatizzate c’erano delle sale intere, tenute a temperatura costante da impianti di refrigerazione, con operatori in camice bianco come se si fosse in una sala di ospedale, dove era installato il “mainframe”, il “cervellone”, l’elaboratore centrale.
La capacità di calcolo di quegli elaboratori era di molto inferiore a quella dello smart-phone di ultima generazione che teniamo in tasca!
Un certo Moore definì anni fa una legge empirica che diceva così: “le prestazione dei processori raddoppiano ogni 18 mesi”; fino ad oggi questa legge empirica risulta confermata e secondo David Johnson lo sarà ancora nel 2020, (anche se ovviamente non potrà esserlo all’infinito).
Questo vuol dire che la “capacità di calcolo” diventerà praticamente irrilevante: non costituirà più un problema, neanche a livello di costo.
Scenari ancora più avveniristici si affacciano oltre il 2020: da un lato “il quantum computing”, che sfrutta le caratteristiche della fisica quantistica (un accenno ne abbiamo fatto in un numero passato della Lampadina), si integrerà con il silicio allontanando i confini “fisici” di questo e dall’altro i microprocessori potranno passare da supporti al silicio a supporti “biologici” (“batteri” sintetici programmabili! Pare incredibile ma, riporta questo articolo, alcuni scienziati hanno codificato nel DNA di un batterio sintetico un sonetto di Shakespeare e il celebre discorso di Luther King “I have a dream”, poi lo hanno sintetizzato al contrario e hanno reso il testo di nuovo leggibile).Il quantum computing
Scenari assolutamente fantascientifici. Chip, di costo prossimo allo zero, potranno essere installati ovunque: “la giacca controllerà la temperatura corporea, la finestra registrerà i dati ambientali, il frigorifero segnalerà quando le uova sono scadute”.
Ma la domanda cruciale è: che cosa ce ne faremo di tutto questo?
Non nego che la cosa mi inquieta non poco.
La capacità di calcolo aumenta esponenzialmente, la capacità di immagazzinare dati aumenta esponenzialmente: l’uomo vivrà immerso in un oceano di informazioni, ma avrà sempre e solo il suo cervello e la sua cultura per utilizzarli in modo appropriato.
Già oggi è possibile archiviare nel proprio tablet quasi tutta la letteratura mondiale digitalizzata, la musica passata e presente, i film più famosi ecc.
Io ho “scaricato” tutti i classici: la Divina Commedia, l’Iliade, L’Odissea, I promessi Sposi ecc; i documenti che più mi interessano ecc.: ma sono un’utilità solo potenziale perché NON HO IL TEMPO per leggerli né la CULTURA sufficiente per apprezzarli appieno!
E cosa si farà della capacità di controllo miniaturizzata? Già oggi si vedono nei telefilm estrarre da sotto la pelle di un cadavere dei “microchip” di silicio attraverso i quali qualche estraneo ne “controllava” i movimenti o influiva sulle sue “azioni”, quando in vita…, cosa potrà essere un domani quando basterà magari un “batterio sintetizzato” introdotto nel nostro organismo attraverso un innocuo boccone di carne?
E’ di questi giorni la notizia che potenzialmente tutte le nostre conversazioni telefoniche e telematiche possono già essere intercettate e archiviate per un uso fuori dal nostro controllo. E che ci sono telecamere a ogni angolo di strada e che tutti i nostri movimenti sono tracciati dalle “cellule” del telefonino.
Brrr. Sento un brivido che mi corre lungo la schiena!
Beppe Zezza

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ABBIAMO OSPITI - ATTUALITA': India, ieri, oggi e....domani?
Cambiamenti rapidi, spesso si perde più di ciò che si acquista.

Non so come la pensiate a proposito dei nostri due marò trattenuti in India in attesa di processo per l’accusa d’aver sparato e ucciso due pescatori del Kerala scambiati per pirati ma posso dirvi come la penso io, non a proposito dei marò, ma a proposito dell’India.
Trenta e passa anni fa infatti sono stata espatriata in quel Paese, per tre anni a Bombay, e per tanti anni dopo il ritorno in Patria ho continuato a pensare di averlo conosciuto bene il Sub Continente. Anche perché ho continuato a tornarci quasi ogni anno assecondando un richiamo irresistibile di spiritualità e di filosofia di vita.
La Premier PadminiQuando partii nell’80 con tre pargoletti al seguito, l’ultimo dei quali ancora in fasce, avevo il problema dell’acqua potabile che non esisteva e della frutta e verdura che andava preventivamente lavata nel permanganato per essere commestibile.
Avevo il problema della casa invasa dagli scarafaggi nonostante le severissime disinfestazioni trimestrali e avevo il problema della macchina perché per la consegna di una FIAT 1100D, modello anni Cinquanta, Made in India c’era un tempo di attesa di minimo tre anni. E Bombay non è una città dove giri a piedi con i suoi 15 milioni di abitanti senza contare quelli che vivono per strada che sono perlomeno altrettanti.
Ovviamente niente metropolitane, autobus pochi e impraticabili, solo tanti taxi scassati fortunatamente a buon prezzo.
Dimenticavo, il latte veniva ancora distribuito con la tessera come nel dopoguerra, dove per guerra s’intende quella mondiale.
Eppure per questo destino si partiva in maniera abbastanza garibaldina; ti davano da leggere i testi sacri come “Siddartha” di H. Hesse e “Stanotte la libertà” di Lapierre e Collins e, nell’80, quasi in mio onore, Mondadori pubblicò “La calma dorata” ovvero le memorie di una nobildonna inglese dell’ottocento espresse col supporto di una ricca serie di immagini preziose della Delhi imperiale.
E il messaggio era quello: vai, goditi questa fortuna che t’è capitata perché sei stata privilegiata dal destino; una vita splendidamente serena ti attende, non hai che da vivertela servita di tutto punto fino all’inverosimile.
Naturalmente era tutta una balla per le ragioni che ho appena elencato ma qualcosa c’era in India allora che ti faceva sentire come ne fosse valsa la pena.
E questo qualche cosa era semplicemente la capacità degli indiani di credere che i valori dello spirito valgono più di qualsiasi altro valore. Nonostante la miseria, a dir poco, dilagante.
Salaam Bombay Quando Mira Nair se ne uscì nell’85 con il suo celebre film “Salaam Bombay” fui molto contrariata dal successo che ebbe. Mi sembrava infatti che l’allora giovane regista indiana cresciuta in America soffrisse di complessi d’inferiorità nei confronti del suo Paese adottivo per la scarsa criminalità della suo Paese d’origine e di conseguenza facesse un quadro di una Bombay malavitosa assolutamente falso pur di far valere la tesi strampalata che: criminalità uguale emancipazione.
Molti anni sono passati da allora.
L’acqua potabile arriva ora ai rubinetti e se ti vuoi comprare l’automobile hai solo l’imbarazzo della scelta. Persino la criminalità sognata da Mira Nair è diventata una realtà. “The Economist” di qualche mese fa si chiedeva se l’India non fosse già da considerare una prossima superpotenza dello scacchiere mondiale e, con la massima noncuranza, la futura superpotenza da diciotto mesi trattiene in stato di fermo i nostri due marò prendendosi gioco di noi come se fossimo, nonostante Sonia, l’ultima delle repubbliche delle banane.
Naturalmente il “rinnovamento” dell’India non è avvenuto a costo zero. Il prezzo enorme che il Paese ha pagato è la perdita di molta della spiritualità che lo contraddistingueva.
Le vacche hanno smesso di brucare indisturbate i pochi fili d’erba secca delle aiuole spartitraffico, niente più trattamento di riguardo per loro.
Se ne facciano una ragione i nostri due marò: non sono mica prigionieri di un Paese qualunque ma di una prossima superpotenza alla quale bisogna dare del Lei.
Giselda Zaccaro Fabbri

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AMBIENTE: nuova energia dal biogas
Applicazione pratica di una tecnologia all'avanguardia.

Noi della lampadina siamo o non siamo per le energie alternative?
Sicuramente si!
Bene, se volete saperne un pochino di più potreste interessarvi a cosa ha fatto in questi ultimi anni l’Agricola San Sabino a Spoleto (PG). Un’azienda che si sta trasformando da agricola anche in creatrice di energia pulita.
Ha iniziato con il fotovoltaico, cinque anni fa, coprendo 1600 mq di capannoni ed ex stalle con pannelli che producono 65.000 kwh l’anno di energia che entra in rete e viene acquistata dall’Enel.
Ora, dopo mille difficoltà è decollata con il biogas!
L’impianto, partito a dicembre 2012, ha una potenza di 300 kwp e produce circa 2.300.000 kwh di energia l’anno.
Tre aziende agricole della zona si sono consorziate e con una superficie agricola di circa 1000 ha hanno creato la “Terranova”.
L'impianto di biogas della TerranovaMolti sono stati i problemi che si sono dovuti affrontare per ottenere tutti i nulla osta.
Le autorizzazioni sono arrivate dopo 2 anni .
Molti gli organi  che si riuniscono in  quella che si definisce “conferenza dei servizi”: un organo formato da tutti gli Enti preposti alle autorizzazioni e cioè per esempio : ASL – ARPA – Ministero e Sovrintendenza Beni Archeologici – Regione – Vigili del fuoco – Provincia e Comune.
Questi si riuniscono per analizzare il progetto e dare il loro benestare.
Il GSE – Gestore Servizi Energetici - a sua volta, considera l’eventualità di accordare sovvenzioni all’impianto.
E veniamo al funzionamento dell’impianto.
Una parte della produzione delle aziende che comprende reflui zootecnici, colture dedicate, sansa di oliva e altri sottoprodotti agricoli vengono inviati all’impianto.
Attraverso il processo biologico di fermentazione anaerobica all’interno del digestore si produce il biogas che viene inviato ad un “cogeneratore” producendo energia elettrica e termica che in parte viene riutilizzata nel processo tecnologico dell’impianto.
In più dopo la lavorazione e la produzione di energia lo scarto è un “ammendante” che può quindi essere ancora utilizzato dalle aziende sui propri terreni come concime biologico.
Questa è una delle forme per produrre energia in modo pulito e rispettando l’ambiente e con la speranza che le municipali seguano il nostro esempio valorizzando scarti e rifiuti organici che ora sono per lo più mandati in discarica creando grossi disagi ambientali.
Lucilla Laureti Crainz

Chi fosse interessato a vedere l’impianto e a parlare con gli esperti ci può scrivere e organizzeremo una visita.

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COSTUME: via dalla pazza folla!
Ci sono tanti modi per ritrovarsi...

La lotta per la conquista dell’ombrellone in prima fila, la guerra di sorrisi per un posto nella barca di amici, la lotta contro la pancia che aumenta con il diminuire del cibo, la guerra contro la fatica che ci assale per non rinunciare alla grigliata, al cinema arena, al concerto in piazza, alla sagra del paese.
Rilassiamoci. Ne siamo quasi fuori.
Ci accoglierà l’abbraccio dell’ufficio già fresco, il saluto dei colleghi anche loro sorridenti appena rientrati, la città non ancora piena di traffico, le strade vuote che sembrano tanto larghe.
Queste forsennate vacanze stanno eliminando quella che era la malattia del ritorno dalle ferie. Si parlava di ansia, di mal di testa, di stress da ritorno, ma forse le cose sono cambiate. Le vacanze sempre più brevi e per questo troppo dense di attività, ci fanno invece vedere il ritorno al lavoro come un rientro al nido: la routine ci calma, non dobbiamo “organizzare” nulla per la giornata.
L’ufficio per metà vuoto ci ripaga di tutta la gente che ci siamo sentiti addosso per le ferie, la città semivuota è bellissima.
Ma a questo tipo di vacanza faticoso e affollato esistono delle alternative: la montagna. Non la montagna mondana in cui si riproporrebbe tutto quanto avviene al mare, ma una montagna vera, rude, L'hotel di Campo Imperatoresenza fronzoli: il nostro Appennino ed in particolare il Gran Sasso.
Partenza dall’albergo di Campo Imperatore per bellissime passeggiate. Enorme, un po’ scrostato, nessun albero intorno, nemmeno un cespuglietto. Dall’alto ha l’apparenza di una Grande D: doveva, infatti, nel progetto iniziale del Ventennio, essere affiancato da due altri edifici a forma di U e di X. E’ l’albergo in cui dal 2 al 12 settembre 1943 è stato tenuto Mussolini e da cui con un volo rocambolesco (si era aggiunto Otto Skorzeny, pesantissimo uomo che aveva rischiato di fare precipitare al decollo il piccolo aereo cicogna) era stato portato via dai tedeschi. Una targa all’ingresso ricorda il suo soggiorno. A richiesta si possono visitare le sue stanze.
Nulla qui è cambiato da allora, le porte, i dipinti nella grande sala da pranzo, solo gli infissi delle finestre per motivi pratici sono stati sostituiti. Arredamento essenziale.
Le stanze sono piccole, molto piccole. Qualche piccolo lavoretto, qualche ritocco andrebbe fatto qua e là ma il tutto è ampiamente ricompensato dalla gentilezza del personale “forte e gentile” e dalla visione delle montagne.
In questi ambienti che comunque uno la pensi, sono storia, quasi stonano la piscina ed il centro benessere. Ma sono nel sottosuolo, non disturbano.
Da qui si parte. Ci si incontra, ci si saluta, si mangia in vetta dove finalmente fa molto freddo. Si riscende a valle stanchi, con gli occhi pieni di silenzio di un orizzonte imponente di cielo azzurro che, come qui accade, diventa di colpo una nebbia fittissima. Dalla chiesetta accanto all’albergo un fracasso strano: i canti dei boy scout. Dall’osservatorio gruppi piccoli di persone rientrano dopo aver ascoltato le spiegazioni dell’astrofisico che vive lì con la sua famiglia tutto l’anno affrontando giornate con venti terribili e visibilità zero. Come questa sera. Non possiamo vedere le stelle: a fatica con una pila potentissima si arriva dall’albergo all’osservatorio.
Bellissimo stare in questo posto, ma altrettanto fantastico ridiscendere a valle dalla parte di S. Stefano di Sessanio.
Si percorre Campo Imperatore e si continua a scendere. Santo Stefano di SassanioAlla nostra sinistra le montagne ci accompagnano maestose, di fronte un pascolo sterminato di cavalli, vacche, pecore. Vengono dalle Puglie e fra non molto, alla prima neve, lì rientreranno. Come l’antica transumanza. Ora non a piedi ma con enormi van.
Non una casa, non un filo elettrico, il verde dei pascoli, il suono del campano, il cielo e le montagne. Tutto immenso, tutto silenzioso, tutto pace.
Si arriva al piccolo borgo medioevale. Ferito dal terremoto. Molti edifici puntellati, ma nulla turba la sua bellezza. Sulla sua porta lo stemma dei Medici, per il commercio della lana allora fiorente si erano spinti fin qui.
Turisti tranquilli percorrono le piccole strade visitando le botteghe artigianali. Molti si infilano nell’albergo diffuso, creato da un coraggioso inglese.

Via dalla pazza folla.
Qui l’anima si allarga e ha pace.
Lalli Theodoli

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La Lampadina ::: Periodiche illuminazioni
Newsletter di fatti conosciuti ma non approfonditi, luoghi comuni da sfatare, semplici novità...

La Lampadina è una newsletter ideata da Carlo Verga, gestita da un Comitato di redazione composto da: Filippo Antonacci, Isabella Confortini Hall, Lucilla Crainz Laureti, Marguerite de Merode Pratesi, Giancarlo Puddu, Ranieri Ricci, Carlotta Staderini Chiatante, Lalli Theodoli, Beppe Zezza e redatta con la partecipazione di: Lorenzo Bartolini Salimbeni, Renata Ferrara Pignatelli, Angelica Verga. La sede è in via G. D. Romagnosi 20, 00196 Roma.

La newsletter, di natura non politica, non ha scopo di lucro e si propone di fornire - con frequenza inizialmente mensile - "periodiche illuminazioni" su argomenti di vario genere, con spunti di riflessione e informazioni. L'invio viene effettuato su segnalazione degli stessi lettori, agli amici ed agli amici degli amici. il presente numero è inviato a circa milleseicento persone. Sono gradite da chiunque le collaborazioni e le segnalazioni di persone interessate a ricevere la newsletter.
Per informazioni scrivere a info@lalampadina.net

I SUGGERIMENTI DELLA LAMPADINA

Vi ricordate di vini, olii, olive, biscotti e Chianina...?
Se siete interessati trovate tutte le informazioni qui.

 FLASH NEWS!
Un po' qua, un po' là...

La mitica AuroraLa mitica Aurora! Che penna! La mia prima l'ho avuta per la prima comunione, un regalo emozionante, oggi Aurora é diventata una multinazionale, esportano il 52% del fatturato e son presenti in 50 paesi. Certo hanno diversificato la produzione, oltre alle penne stilografiche e penne a sfera anche articoli di pelletteria, orologi e cartoleria di alto pregio. Di questi tempi, affermano i responsabili, quando entri in una riunione il 90% dei partecipanti ha una tablet ma se vuoi distinguerti è solo con una penna italiana di prestigio.. Il loro fatturato e di 10 milioni di euro, con un aumento del 15% rispetto all’anno precedente.
CV

*

E' arrivato un nuovo direttore  artistico alla MAXXI  ed è cinese. Non è nuovo nel mondo della curatela, Hou Hanru e vanta nel suo curriculum numerose frequentazioni nel nostro sistema dell’arte.  Ha collaborato e diretto innumerevoli Biennali in giro per il mondo, curato vari padiglioni sia cinesi che francesi ed è della stessa generazione di Franscesco Bonami e Hans Ulrich Obrist. Hou HanruSi spera che, con questa interessante nomina (sembra che nei venti candidati possibili tanti abbiano rifiutato lo stipendio considerato decisamente basso) rappresenti la svolta aspettata “mettendo insieme arte europea e arte di tutti paesi emergenti che è la vera sfida dei nostri tempi” (Monique Vaute)
MdM

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I nani da giardino in Germania, li chiamano “gattenzwerg” sono solo maschi e alti 68 cm. Al mondo ce ne sono quasi 40 milioni e aumentano ad una media di 4/5 milioni l'anno; la Germania ne è il maggiore produttore.
I nani da giardinoPerò qualcosa sta cambiando: i vicini polacchi, impertinenti ne hanno fatto uno femmina con le sembianze della Merkel e un altro con le sembianze di papa Giovanni Paolo II. I tedeschi precisi e inviperiti, hanno fondato una federazione per la difesa dell'immagine del nano, la federazione ha già 300 soci!
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Le cyber armi:  il Sipri di Stoccolma ci informa che il fatturato aggregato dei produttori di armi mondiali é calato di circa il 5% si è assestato solo su 410 miliardi di dollari. Certo è una cifra pazzesca, ma in diminuzione....
Però non è proprio così, infatti sta sorgendo un nuovo business di grandissime potenzialità, le cyber armi, cioè tutti quei sistemi computerizzati di difesa e di attacco per difendersi, attaccare compenetrare in qualsiasi realtà economica, finanziaria, industriale e anche politica.
Cyber armiUna società, la Akamai, che monitora le attività sul web, ha notato che gli assalti informatici da società cinesi sono raddoppiati nel secondo semestre dell'anno passato. Gli Stati Uniti non sono certo esenti da tutto questo come si legge su tutti i giornali, e già qualche anno fa hanno usato un baco informatico per attaccare il programma nucleare iraniano. Possiamo dire che, rispetto agli arsenali tradizionali, la nuova potenzialità distruttiva è solo diversa ma con effetti forse non inferiori e con dei costi che negli ultimi tempi hanno raggiunto cifre incredibili.
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Sono stati appena assegnati i Praemium Imperiale per le arti!
Fondati nel 1988 dalla Japan Art Association, i Praemium Imperiale Awards sono una ricorrenza annuale ed equivalgono al Premio Nobel nelle categorie di pittura, scultura, film/teatro, architettura e musica. Si scelgono vari artisti? “per l’influenza da essi esercitata sul mondo dell’arte a livello internazionale e per il contributo dato alla comunità mondiale con la loro attività”..
Quest’anno i Consiglieri Internazionali, tra i quali si ritrovano diversi uomini di stato ed esponenti di spicco del mondo degli affari, hanno voluto premiare Michelangelo Pistoletto, per la pittura, e per i suoi quadri specchianti, Antony Gormley per la scultura, David Chipperfiel, ex direttore della Biennale Architettura 2012, proprio per l'architettura, il tenore Placido Domingo per la musica e il regista Francis Ford Coppola per il cinema. JuniorchestraNel settore giovanile, premiata la JuniOrchestra del Corservatorio di Santa Cecilia di Roma, a cui va l'annuale borsa di studio.
Il premio che viene regolarmente assegnato dal 1989 sarà proclamato contemporaneamente a Roma, Berlino, Londra, Parigi, New York e Tokyo per enfatizzare la sua natura internazionale. Ai vincitori verrà assegnato un onorario di 15 milioni di yen, un diploma e una medaglia consegnati dal Principe Hitachi, fratello minore dell'Imperatore del Giappone e Honorary Patron della Japan Art Association.
MdM

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WI-FI out / LI-FI in!  Il Wi-Fi, questL'idea di Haaso fantastico tipo di collegamento a mezzo del quale puoi connetterti con internet con facilità, è una rete a copertura di tipo locale, ha necessità di un hot spot per la ricetrasmissione di micro onde. Questo sistema sembra oramai in fase di superamento. I ricercatori dell’Università di Glasgow hanno allo studio un tipo di connessione senza fili basato non su microonde elettromagnetiche ma sulla luce emessa Impiego del Li-FIdai Led.
Qualsiasi emettitore di luce diventa quindi un hot spot per la connessione alla rete. La tecnologia, conosciuta come Li-Fi (Light-Fidelity), è lo sfarfallio impercettibile delle luci a Led che avvenendo milioni di volte al minuto, rende possibile l’invio di informazioni digitali a PC e dispositivi opportunamente adattati.
Il funzionamento del Li-fi
Il vantaggio risiede nel fatto che basta una lampada Led accesa per poter navigare in internet, oltretutto non trattandosi di onde elettromagnetiche, i dispositivi che utilizzano il nuovo sistema potranno essere usati anche su aerei, treni o altro luogo.
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Ma quanto è vecchio il Monte di Pietà?  Quello di Roma era nato il 9 settembre 1539 ad opera di Paolo III e voluto per contrastare il fenomeno dilagante dell'usura, e fin da quell'epoca clienti sono stati personaggi anche famosi che hanno impegnato qualcosa per un prestito; la più famosa Cristina di Svezia che dopo aver regnato per un breve periodo in Svezia si trasferì a Roma convertendosi al cattolicesimo. Il documento del prestito è datato 1660 e si legge di un prestito di ventimila scudi con garanzie di gioielli e preziosi. Molti altri personaggi stranieri ricorsero a questo tipo di credito tra cui Giacomo Stuart pretendente al trono d'Inghilterra (1745) e Luigi Dobieski, primogenito del re Giovanni III di Polonia.
Il "monte" è entrato nell'espressione e nel modo di dire di un certo popolo romano, come chiaramente riportato nel film "Ladri di biciclette” di De Sica.
CV

NOTE DI VIAGGIO

Eccoci a settembre a proporvi una meta,Dove sta il Mayda Pradesh l'India, - di cui fra l'altro tratta l'articolo di Giselda Zaccaro Fabbri proprio in questo numero - , e che vi viene descritta dal suo organizzatore, Federico di Marzo. Si parla di Madya Pradesh, che è  il cuore, non solo geografico, dell'India, da sempre centro d'incontro di tante religioni e culture. Il viaggio ripercorre per tanti aspetti la storia dell'ultimo millennio di questo affascinante paese. In questa regione l'Induismo, il Jainismo, il Buddhismo e l'Islam sono praticati da sempre e la presenza di queste grandi religioni è templi dell'amore erotico a Kajurahotestimoniata da straordinari palazzi, moschee e mausolei di architettura afgana che si susseguono a templi e stupa buddhisti, a grotte ricche di storia e luoghi d'importanti raduni religiosi, lungo i quali scorre il sacro fiume Gange.

Per saperne di più, contattate Federico di Marzo, Cultura e Natura nel Mondo, FOCUS Himalaya Travel
Tel. 0664790088 - Cell: 339.1416222
@mail: federicodimarzo@gmail.com


Le segnalazioni de La Lampadina
Settembre
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TEATRO

Roma
Al Teatro Olimpico, 8 - 20 ottobre 2013, Emiliano Pellisari Studio e No Gravity Ltd. presentano No Gravity Dance Company – Cantica. Una creazione di Emiliano Pellisari Per volare tra sogno e realtà. Il medioevo fantastico di Dante prende vita nelle suggestive immagini dei ballerini acrobati di Emiliano Pellisari. Creature dell'arte illusoria delle macchine barocche e corpi nudi tra grCantica all'Olimpicoandi onde iridescenti si librano nell’aria in intensi e immaginifici quadri allegorici della seconda cantica della Divina Commedia. Fanno da sfondo le scale di Escher e la grande musica classica: da Bach a Mozart, da Vivaldi a Satie, fino a Xenakis. La danza come chiave per entrare nel mondo dello stupore

A seguire, sempre all'Olimpico, dal 22 - 27 ottobre 2013, Accademia Filarmonica Romana presenta: PaGAGnini. In scena un quartetto d’archi. I musicisti di Pagagnini
I musicisti vestiti in frac, eleganti e raffinati. Cominciano a suonare, seri e composti. Sembra l’inizio di un normale concerto di musica da camera. Ma l’armonia degli strumenti s’intoppa: i violinisti sobbalzano a tempo, il violoncellista impugna le nacchere… Prende vita così una divertente e travolgente caricatura dei riti e dei cliché della grande “classica”. Un sorprendente e sfrontato “dis-concerto” per un pubblico di tutte le età.

Per chi si presenta con una stampata de “La Lampadina”, uno sconto del 10% al botteghino nelle rappresentazioni infrasettimanali.



Locandina Romeo e giulietta
Il 2 e il 3 ottobre alla Arena di Verona, e dal 18 ottobre al Granteatro di Roma,
Romeo e Giulietta. Ama e cambia il mondo. David Zard ritorna con un nuovo grande progetto musicale. L’opera, tratta dal capolavoro di William Shakespeare con musica e libretto del grande compositore francese Gérard Presgurvic, nella versione italiana avrà la regia di Giuliano Peparini con i testi a cura di Vincenzo Incenzo.


MOSTRE

Lussemburgo: The Gallery Apart, Opera di Gea CasolaroDudelange, Centre national de l’audiovisuel (CNA), Gea Casolaro,  Send me a postcard solo show, a cura di M. Conzémius.
Dal 26 settembre al 2 febbraio 2014

Verona:  Centro Audiovisivi, Biblioteca Un'opera di StrappatoCivica – Sede dell’Archivio Regionale di Videoarte del Veneto, Marco Strappato,
Le lacrime degli eroi, group show, a cura di E. Comuzzi e A. Bruciati
Dal 27 settembre al 30 ottobre 2013 


Firenze: Palazzo Strozzi
, L'Avanguardia russa, la Siberia e l'Oriente.  In mostra capolavori delle collezioni russe dell’Avanguardia: 130 opere suddivise in 11 sezioni, illustrano la complessa relazione fra l’arte russa e l’Oriente, attraverso pAvanguardia Russa a Palazzo Strozziittori famosissimi come Wassily Kandinsky, Kazimir Malevic, Natal’ja Goncarova, Michail Larionov, Léon Bakst, Alexandre Benois, Pavel Filonov, che influenzarono lo sviluppo dell’arte moderna ormai un secolo fa.
Dal 27 settembre al 19 gennaio 2014



Roma
Galleria Edieuropa,
Qui Arte Contemporanea, Franco Giuli, Itinerari inesauribili della pittura, a cura di Bruno Corà, inaugurazioneInvito Giuli mercoledì 2 ottobre 2013, ore 18.00.
Palazzetto Cenci, Piazza Cenci 25.
Dal 3 ottobre al 16 novembre 2013


Chiostro del Bramante, I Martedì Critici al Chiostro del Bramante IV edizione
Dal 17 settembre al 29 ottobre 2013
A cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti, con la collaborazione di Sara De Chiara e Eleonora Aliano, presentazione di Maurizio Calvesi
Aperitivo dalle 19.30 alle 20.00
Talk con l'artista dalle 20.00 alle 21.30

Alla Caffetteria del Chiostro, Maria Luisa D'Asaro Biondo al BramanteD'Asaro Biondo, Opere essenziali,
Dal 24 settembre al 21 ottobre 2013


La selezione delle mostre è a cura di Marguerite de Merode Pratesi e ti aspetta sul sito nella specifica rubrica.

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PENSIERO LATERALE: L'ALLIEVO SUPERA IL MAESTRO

Tempo fa, dopo un lungo corso di lezioni tenute da un saggio al suo giovane apprendista, il maestro era veramente insoddisfatto. Alla fine del corso per provare l'ignoranza dell'allievo, gli chiese di proporgli una domanda alla quale nemmeno lui stesso avrebbe saputo dare una risposta. Il giovane tanto astuto quanto desideroso di mostrare le sue conoscenze teologiche chiese:
Quale è quella cosa che tu puoi vedere, che io posso vedere, ma che Dio non può vedere?
Il maestro rimase sconcertato e temendo di essere preso in giro, sorrise con sufficienza e chiese all'allievo la risposta per poi umiliarlo con la sua saggezza.
Ma quando l'apprendista gli diede la risposta, il maestro impallidì e convenne che lo studente aveva ragione e meritava il suo rispetto.
Ma quale era la risposta?

Questa non è poi così immediata...
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