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Sabato, 30 novembre 2013

Ciao,
oggi la nostra Lampadina si accende su:

La Lampadina - n. 22
Novembre 2013

Cari amici, sono ormai trascorsi quasi due anni dal primo numero de "La Lampadina- Periodiche Illuminazioni"! Da allora tanti cambiamenti, grandi soddisfazioni, e tutto all'insegna della positività. In particolare questo autunno ha visto il fiorire di iniziative comuni e collaborazioni con L'ACDMAE, il Teatro Olimpico, Marevivo, Note in Viaggio e altre realtà che operano anche oltre i confini strettamente regionali. Ciò per offrire a tutti voi informazioni, promozioni e iniziative ad hoc che possano interessarvi e incuriosirvi. Vi terremo aggiornati sui nostri prossimi passi e intanto buona lettura!


PUBBLICITA': "transmedia story telling" e la rinascita di Steve Jobs
Ormai la pubblicità ci sta abituando proprio a tutto

Steve JobsUn anno senza Steve Jobs” è un libricino pubblicato qualche tempo fa sul Corriere della sera. Tante cose interessanti relative alla sua vita ed è il suo rivoluzionario sistema di comunicazione, oggi adottato nella più parte delle campagne pubblicitarie.
Steve Jobs era un grande comunicatore, impostava storie che coinvolgevano il pubblico in ogni presentazione di nuovi prodotti, divertiva e rapiva l’attenzione degli ascoltatori per ore, con il suo carisma convinceva anche i più dubbiosi e scettici.

I pregi di Steve Job, molti ma certo una delle chiavi del suo successo è stata quella di riuscire a impostare le presentazioni di se stesso e dei suoi prodotti riferendosi a un target non invasivo, ma parte di una storia. Un tipico esempio del suo modo di vedere le cose? In una campagna pubblicitaria, il cui target è la mamma, il racconto va esteso alla “donna in tutti i suoi aspetti dal lavoro allo sport o a qualsiasi cosa che la riguardi” per poi arrivare alla mamma. Per un’industria di scarpe per bambini, va preparata una storia sull’attenzione dei bambini verso gli animali, per poi concludere, se è il caso, che una pelle sintetica è migliore di quella animale che è quanto utilizzato dall’industria stessa per la produzione con il marchio ...XX.
In altre parole il brand deve far parte di una conversazione che può essere anche complessa e spaziare su qualsiasi cosa fino all’identificazione finale di un prodotto, un impresa o altro.

Questo tipo di comunicazione era tipico di Steve Jobs e ha contribuito a renderlo famoso anche nel mondo della pubblicità. Tom Cook, il suo erede, è un pragmatico, solido, con le idee chiare sull’organizzazione, sulla finanza e sui numeri ma riesce a coinvolgere solo quella parte dell’audience che ne capisce la potenzialità e le strategie finanziarie, poco il grande pubblico, Tom Cook non è Steve Jobs.

La Apple e il grande comunicatore, che fare ora che Lui non c’e più? Raccontare una storiaNon è facile trovare qualcuno che possa essere alla sua altezza e continuare nel suo metodo divulgativo…ma pensa e ti ripensa… l’idea la suggerisce il Wall Street Journal con un articoletto di qualche tempo fa, semplice e geniale: riportare in vita Steve Jobs! Ma come? il Wall Street Journal suggerisce anche questo: “un vecchio monaco buddista thailandese interpellato da un ingegnere informatico, racconta che Steve Jobs è ancora tra noi, è infatti reincarnato in un guerriero filosofo e vive in un favoloso e mistico palazzo di vetro sopra il suo vecchio ufficio di Cupertino. Da lì esercita il suo carisma, da lì controlla, suggerisce nuovi prodotti e ne fa le presentazioni cosi tanto apprezzate…. Idea questa sconvolgente, ma alla Apple pensano che le potenzialità narrative di una simile impostazione possano essere infinite, si rileverà vincente per i programmi a venire e se poi estesa ad ogni organo di informazione.
Questa idea, in realtà, si era venuta a formare dopo che La Mondial Video, ha trasmesso un anno fa, un filmato su You tube “Steve Jobs resurrection” . Incredibile, ma il video è stato visto da milioni di persone suscitando una forte emozione e Media Video continua a proporne versioni nuove e aggiornate…ebbene questi tipi di messaggi sono dei “ transmedia story telling”.
Certo, vederlo “resuscitare”, cosi, come suggerito dal Wall Street Journal… Cosa pensarne?
Carlo Verga

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MOSTRE/VIAGGI: Guggenheim New York: Italian futurism, 1909-1944: reconstructing the universe
Un'iniziativa unica per celebrare questo importantissimo movimento di arte e pensiero italiano del secolo scorso.


Boccioni, un'operaIl Guggenheim Museum organizza, a febbraio, nella sua sede di New York, "The Italian Futurism 1909-1944", una vera "ricostruzione futurista dell'universo". Con quasi 400 opere, rappresentative di gran parte dei circa 90 artisti italiani che aderirono al movimento, la prestigiosa fondazione Solomon Guggenheim ha deciso di rendere onore al futurismo italiano con un’importantissima mostra, prendendo in considerazione il movimento dalla sua nascita alla sua scomparsa, ovvero alla fine della seconda Guerra mondiale. La mostra presenterà, in ordine cronologico, le diverse tappe del movimento dimostrando come abbracciasse tutti i settori della creatività: la pittura, la scultura, l’architettura, il design, la ceramica, la moda, i film, la fotografia, la pubblicità, la poesia a forma libera, e poi pubblicazioni, musica, teatro, performance e persino la cucina. Credo che non rimanga più nient’altro come mezzo espressivo per parlare di un movimento che ha avuto, in Nord America, con largo anticipo sul resto del mondo, l’interesse del collezionismo museale e di quello privato.
Il futurismo prende corpo dopo la pubblicazione  da parte del poeta Italiano Filippo Tommaso Martinetti del Manifesto del Futurismo, apparso in anteprima sul Giornale dell’Emilia di Bologna, in data 5 febbraio 1909. Il maggior protagonista sarà Umberto Boccioni al quale si affiancheranno Giacomo Balla, Gino Severini, Luigi Russolo e Carlo Carrà.
Legato a un momento storico culturale particolare, spinto dai cambiamenti politici, laGiacomo Balla automobile in corsa veloce trasformazione della società e la rivoluzione tecnologica in atto, questo movimento ha sicuramente influenzato tutta l’avanguardia dell'inizio del Novecento. Introduce il concetto di dinamismo: l’arte deve essere capace di rendere l’idea del movimento, della velocità, di “porre lo spettatore al centro del quadro”.  Deve trasmettere insieme a tutte le forme di espressioni della creatività, il senso di rinnovamento e di trasformazione che investe il mondo di allora.
Grazie a questa importantissima mostra, diventerà chiaro il concetto che farà dire à Martinetti «Chi pensa e si esprime con originalità, forza, vivacità, entusiasmo, chiarezza, semplicità, agilità e sintesi…Chi vuole svecchiare, rinvigorire e rallegrare l’arte italiana, liberandola dalle imitazioni del passato, dal tradizionalismo e dall’accademismo e incoraggiando tutte le creazioni audaci dei giovani.. Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. .. un cavallo da corsa non ha quattro gambe: ne ha venti, e i loro movimenti sono triangolari. ».
La curatrice della mostra Vivien Green, curatrice del dipartimento d’arte del 19 ° e inizio del 20° secolo l’arte presso il Guggenheim Museum e grande studiosa delle avanguardie europee aveva già, qualche anno fa, presentato nel museo l'enigmatico quadro "Materia", di Umberto Boccioni. Ma con l’idea che “è il momento di rivalutare e di ampliare la nostra nozione di ciò che l’avanguardia ha significato” la Green, con l’aiuto di un comitato consultivo internazionale, ha deciso di organizzare questa importante mostra. Ha fatto arrivare le opere in prestito da vari musei europei e da numerose collezioni private.
Boccioni altra operaNello stesso contesto, approfittando del rinnovato interesse per il modernismo degli artisti dei primi anni del ventesimo secolo, Simon Shaw di Sotheby’s New York, sostenendo che “Il Futurismo è uno di quelli ‘ismi’, dove grandi cose raramente arrivano sul mercato“, “E ‘stato un movimento di breve durata, e la maggior parte dei migliori esempi sono o in collezioni private italiane o nei musei”, ha messo, come star nella sua asta di impressionisti e arte moderna dello scorso 6 novembre , “Automobile in corsa“, del 1913, di Giacomo Balla, mettendo quasi in secondo piano, nella vendita della collezione di un grande collezionista Svizzero di avanguardie, altre importanti opere di Gris, Miró e Picabia. L’opera è un primo esempio di opera futurista di Balla, una serie di turbinii in bianco, grigio e nero che danno allo spettatore l’impressione di un’auto in corsa ed è stata venduta a undici milioni e quattrocento mila dollari.
Comunque non era mai stata allestita una rassegna come quella che si sta organizzando nell'edificio di Wright sulla Fifth Avenue e penso che valga la pena prepararsi per tempo e cogliere l’occasione per fare una scappata nella grande mela.
Dal 21 febbraio fino al 1 settembre 2014  
Marguerite de Merode Pratesi

Dal 22 al 27 Marzo La Lampadina organizza un viaggio  per andare a vedere la mostra ma anche altre cose a New York, (questo un accenno del programma), sarà un viaggio interessante non saremo molti, massimo 15/16 con prenotazioni in ordine di arrivo. Se ti interessa l'iniziativa  o pensi di partecipare, scrivici e ti mandiamo il programma completo e relativi costi.

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TECNOLOGIA: macchine ibride. Che cosa sono e perchè
Spesso si crede di sapere, invece si scopre che in effetti si ignora...

Rifornimento per motori ibridiQualche giorno fa parlavo con mio cognato de “La Lampadina”. Mi diceva che gli articoli che più gli piacevano erano quei brevi articoli divulgativi che fornivano un’idea di massima su questioni di attualità a chi non aveva il tempo e la voglia di attingere personalmente alle fonti disponibili. “Ad esempio”, - mi diceva, - perché non scrivi un pezzo sul “motore ibrido; è cosa di cui si parla molto ma non so bene di cosa si tratti.” Eccolo accontentato.
La prima cosa da dire è che l’espressione “motore ibrido” è impropria, per non dire  “errata” – ed è questa espressione che trae in inganno.  Molti infatti pensano che ci si riferisca a quei motori che possono essere alimentati con due combustibili diversi: benzina e gas metano o benzina e gpl. Ma non è così.
Non esiste un “motore ibrido” ma un “sistema di propulsione ibrido”!
Il “sistema ibrido” consiste nell’accoppiamento di un motore elettrico al tradizionale motore “termico” – del tipo “ a scoppio” o “diesel” – alimentato con i consueti carburanti (benzina, gasolio o gas).
Ma le tecnologie impiegate possono essere molto diverse.
A seconda dell’importanza relativa della propulsione elettrica rispetto a quella termica tradizionale, si distinguono normalmente queste categorie:
•auto “microibride”: nelle quali la funzione “elettrica” è minima. In queste auto l’energia cinetica che si libera nella fase di decelerazione, invece di essere dispersa nei freni, vieni utilizzata per ricaricare la batteria. Questo permette di utilizzare in modo più estensivo il motorino elettrico di avviamento. Le auto di questo tipo sono corredate di una funzione “start e stop” che spegne automaticamente il motore (termico) quando l’auto è ferma al semaforo o in una coda e lo riaccende semplicemente premendo uno dei pedali. La riduzione nel consumo di carburante è data dal fatto che il motore si spegne quando la macchina è ferma.
•auto “Mild-Hybrid”: in queste, il motore elettrico ha una funzione “ausiliaria” e si accoppia al motore termico nella fase di accelerazione; le prestazioni dell’autovettura migliorano senza aumento di consumo di carburante. Queste auto sono naturalmente corredate anche della funzione start e stop come le microibride.
•auto “Full-Hybrid”: in queste il motore elettrico ha funzione “alternativa”. L’autovettura può viaggiare, oltre che con il normale motore termico, anche sospinta dal solo motore elettrico. Naturalmente, rispetto alle precedenti categorie, queste auto devonCome funziona un'auto ibridao avere motore elettrico e batteria più potenti. I chilometraggi percorribili restano comunque limitati dalla capacità delle batterie. Le ultime nate di questa categoria – la extended range – prevedono di rimediare al problema procedendo alla accensione del motore termico per ricaricare le batterie quando la potenza elettrica disponibile diventa  insufficiente.
 •auto ibride “Plug-in”: sono auto “full Hybrid” nelle quali le batterie possono essere ricaricate attraverso la presa elettrica domestica o da apposite colonnine: non è più indispensabile utilizzare il motore termico per ricaricare le batterie.

Tutte le principale case automobilistiche hanno oggi delle proposte per auto “ibride”. E la gamma dei prezzi di listino è amplissima.
Il trend prevede un’accelerazione nell’adozione di questi modelli soprattutto se sarà possibile da parte dell’industria ridurne il costo, attualmente sensibilmente superiore a quello di autovetture con prestazioni analoghe dotate di solo motore termico. Gli studiosi prevedono che nel 2020 il 7% del mercato mondiale sarà costituito da auto ibride.
La scelta è pesantemente influenzata da decisioni “politiche”: imposte sui carburanti, differenza di prezzo tra i carburanti e il prezzo della energia elettrica, differenze nelle tasse di circolazione tra auto a motore termico e auto ibride, limitazioni al traffico nei grandi centri urbani per le auto a motore termico. Tutte queste incognite rendono pertanto piuttosto incerte tutte le previsioni.
Ma c’è una domanda alla quale è necessario dare una risposta: perché andare verso auto ibride o elettriche?
Qualcuno potrebbe sorridere e replicare: ma è ovvio perché le auto elettriche non inquinano!
E qui … “casca l’asino”!

Questo è quello che l’opinione pubblica (e quindi anche noi) ritiene sulla base delle campagne d’informazione le quali sono, ahimè, foraggiate da interessi economici  robusti che tendono a “orientare” il pensare comune senza troppo sofisticare.
E’ vero che le auto elettriche (o ibride) inquinano meno delle auto a motore termico?
La risposta è: sì e no.
La risposta è “si” se si considera esclusivamente l’uso dell’auto. L’auto elettrica non ha emissioni di inquinanti;
la risposta è “no”, almeno allo stato attuale, se si considera l’intero ciclo di vita dell’auto, dalla produzione allo smaltimento.
Un motore ibrido Peugeot ad aria compressaPer comprendere questo si deve considerare, in primo luogo, (è banale, ma sono convinto che molti dei lettori de “la Lampadina” non ne sono al corrente ) che l’energia dai combustibili tradizionali, è una fonte primaria, mentre l’energia elettrica è una fonte secondaria. L’energia elettrica deve avere cioè alle spalle una fonte primaria, che può essere o energia da combustibili fossili (dello stesso tipo di quelli che si prendono al distributore) o energia da fonti rinnovabili o energia nucleare. E allora se la fonte primaria non è da “rinnovabili” (o da “nucleare) l’inquinamento dovuto all’energia consumata è dello stesso ordine di grandezza con la sola differenza della ubicazione geografica: non nelle città congestionate ma in aperta campagna.
In secondo luogo bisogna tenere conto del fatto che l’immagazzinamento e l’impiego dell’energia elettrica comportano la necessità di usare delle materie prime che sono tossiche (nickel, alluminio, rame).
Sull’argomento, per chi volesse approfondire, ci sono sul web numerosi articoli.
Alcuni sostengono che il successo dell’auto elettrica (o ibrida) sarà strettamente legato all’affermarsi delle energie rinnovabili (eolico e fotovoltaico), ma abbiamo visto come la spinta mondiale in quella direzione abbia subito un brusco rallentamento.
La mia opinione, tenuto anche conto del fatto che, a fronte della crisi economica mondiale, l’interesse per un’ecologia che comporti sacrifici economici è fortemente scemato, è che la strada sia ancora lunga e che il successo dipenda fortemente dalla possibilità dell’industria automobilistica di mettere a disposizione della clientela auto che abbiano un costo di acquisto più vicino di quanto non sia oggi a quello delle macchine “tradizionali”.
Beppe Zezza
 
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ABBIAMO OSPITI - ARTE: Georges Braque, al Grand Palais di Parigi
Un artista di frontiera, innovativo e unico

Per tutta la sua vita, il «Normanno», ha cercato delle nuove soluzioni nel campo della pittura. Inventore del cubismo, con Picasso, autore del primo «papier-collé», iniziatore del quadro-oggetto, ha sempre seguito una direzione personale e innovativa.Gli uccelli di Braque
Al Grand Palais, Brigitte Léal, direttrice del Musée National d’Art Moderne du Centre Pompidou, inquadra in maniera stringata un’opera vasta e differenziata come il secolo che l’ha vista svilupparsi.
Quella di un saggio zen, con la criniera bianca come le sue care scogliere dell’Alta Normandia.
Léal parte dal fauvismo di Matisse (1905) e del discepolo di Cézanne, per proseguire con il paesaggista amante delle materie come la sabbia (1939) e terminare nell’esplosione simbolica degli Uccelli (1960).
Ci trasporta in un percorso cronologico e tematico, 14 sale di una scoperta ininterrotta, punteggiate da piccoli gabinetti fotografici che permettono di approfondire aspetti non molto noti della carriera di Braque.
In una scenografia concisa, che quasi ci stordisce per la densità simbolica, vengono sottolineate le affinità elettive dell’artista. Con Picasso nel periodo del cubismo analitico, sintetico e classico ma anche, in modo meno intenso, con la musica di Satie e la poesia di Reverdy.
Lungo questo cammino si può seguire l’immane lavoro effettuato sui paesaggi, senza alcuna presenza umana, sulle nature morte, fino alla scoperta, sul tardi, di un cielo precedentemente quasi ignorato.
Tutti gli aspetti di Braque vengono messi in luce in modo assai efficace per presentare la complessità di questo artista di genio che ci appare come un essere in continuo movimento, alla ricerca quasi ossessiva della perfezione.
Non va dimenticato che tutte le opere precedenti il fauvismo sono state distrutte dall’autore stesso per un forte sentimento di prostrazione artistica e quasi di autolesionismo.
Un'opera di BraqueLa tavolozza dei colori provoca una reazione di grande stupore: si passa dall’audace policromia del «Paesaggio di L’Estaque» (fauvismo) alle ossessive mono o bicromie delle «Chitarre e bicchieri» e della «Scacchiera» (cubismo e papier-collé).
Risulta evidente che, nei suoi quadri, al di là di tanta luminosità, esiste un’atmosfera che li gestisce come un filo conduttore.
Per sottolineare l’eclettismo dell’artista, una sala é interamente dedicata alle sue sculture, ispirate dall’archaismo della Grecia primitiva: composizioni in bronzo la cui superficie, granulosa, ricorda la materialità dell’argilla allo stato originale. I dettagli anatomici, molto stilizzati, sono rappresentati da profonde incisioni.
La Mostra finisce con l’apoteosi simbolica degli «Uccelli», queste immagini succinte ed isolate che ci fanno scoprire la meditazione sull’immensità dello spazio, che ha accompagnato l’ultimo atto della vita creativa dell’artista, segnata dalla forte presenza di questo motivo.
fino al 06/01/2014
Manù Selvatico Estense

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ABBIAMO OSPITI - CULTURA: scienza e musica...
...In questo caso l'accoppiata è vincente!

L’antico testo d’una tarantella per raccontare che …c’era una volta un mare pullulante di pesci.  
Una voce canta, la tamburella accompagna al ritmo sfrenato della tammuriata e tutti li pisce de lu mare s’azzuffano. La storiella è quella del Guarracino.
L’anonimo che l’ha inventata ignorava che un giorno quelle strofe sarebbero diventate la testimonianza della situazione ambientale di allora, riferita al territorio marino di fine Settecento.
L’anonimo non poteva immaginare che il numero delle specie citate nel gergo dei pescatori oggi viene confrontato con le presenze attualmente accertate nel Mediterraneo.  
Quel popolo marino così gioiosamente brulicante non esiste più! Sarà un caso che le meduse sono ignorate nell’elenco? Forse allora erano rare, se le mangiavano i pesci, che ora sono allevati e nutriti artificialmente. Chi va in pescheria lo sa.
Le 74 specie di pesci, tanti sono quelli nominati nella canzone, diminuiscono, stentano a riprodursi, alcune sono decisamente sparite, altre sono a rischio d’estinzione.
Non ci sono più gli spondili (spuonole), conchiglie bivalvi a forma di vertebra che vivevano attaccate agli scogli come le ostriche. Qualche pescatore anziano decantandone il gusto ancora se ne ricorda. Una tavola del libro
Non ci sono più le trote di mare. Nessuno sa che esisteva una specie di trote (trotte) che viveva in mare. Noi ce le figuriamo soltanto nei laghi e nei fiumi.
Qualche allarme sull’estinzione quasi totale della foca monaca (voie marine) è arrivato fino a noi dai media, inteneriti dalla mattanza di cui sono state vittime. Le tartarughe le vediamo nei mari tropicali, da noi sono diventate rare.
Marevivo ha scelto di esibire nella sua bandiera due delfini bianchi in campo blu, per caratterizzare la più significativa delle sue campagne in difesa del mare. Fino a qualche anno fa, non c’era gita in barca un po’ al largo che non fosse allietata dall’avvistamento di questi festosi pesci (fere). Oggi sempre meno. Sempre meno tonni, cernie, spigole, ricciole. Sempre meno pesci grandi e piccoli.    
Ed è così che una Tammurriata dalle sagre popolari quasi assurge a documento scientifico e diventa vessillo di biodiversità.
Proprio per questo motivo, alla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, il più antico Acquario d’Europa, il 13 novembre u.s. è stato presentato un libro.
Il prestigioso Acquario, ha schiuso le sue aule all’associazione ambientalista Marevivo per non perdere l’opportunità di esaltare la preziosa biodiversità attraverso uno strumento giocoso come un libro di disegni. Splendide le illustrazioni, interessanti i commenti e la traduzione per comprendere l’antico difficile dialetto.     
Oggi la moltitudine delle specie citate è compromessa dalle discutibili necessità dell’attuale mondo dove ogni urgenza utilitarista legittima chi ha molti mezzi a sfruttare al massimo le risorse disponibili.
I signori dell’opportunismo ignorano i diritti di chi verrà. E allora Arte, Ambiente, Ricerca Scientifica insieme con un unico obiettivo: frenare questa deriva, per la salute del mare e nostra.
Lo Guarracino è un libro che accosta l’immaginario mondo animale di una canzone antica ai comportamenti degli umani. Preceduto da Esopo, Fedro, La Rochefoucauld, Walt Disney, non è il primo, non sarà l’ultimo. Curioso rilevare come avvalendosi di strumenti inusuali si possa toccare il cuore e suscitare l’interesse di ambientalisti e ricercatori scientifici attraverso un’artistica  scherzosa  contaminazione. E’ già un timido buon risultato.
Elvira Amabile

Chi fosse interessato al libro, il cui editore ed autori sono, rispettivamente, Annibale Parisi, Mario Morellini e Elvira Amabile, clicchi qui.


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PITTURA RITROVATA: la pala del Guercino
Incredibile come a volte si abbiano sotto gli occhi tesori inestimabili...

Gian Francesco Barbieri detto il “Guercino” per i suoi occhi non proprio allineati nasce a Cento nel Ducato di Ferrara nel febbraio del 1591.
Era persona molto precisa e teneva  “il libro dei conti” dove annotava tutte le opere che gli venivano commissionate, il prezzo di vendita e persino  le spese per gli acquisti dei colori,  così gli storici dell’arte  non hanno avuto problemi di attribuzione per i suoi lavori.
Dalla lista mancava un’opera “la Pala di Nonantola”, si conosceva tutta la sua storia, c’erano i bozzetti preparatori, ma se ne erano perse le tracce da quando era stata venduta da un antiquario a Roma verso il 1816 e l’opera purtroppo veniva dichiarata perduta.
La pala ritrovataL’opera rappresentava la Madonna con il bambino e i santi Rocco e Sebastiano ed era stata commissionata dal conte Antonio Maria Sartori,  in ringraziamento della scampata  peste  nel 1634, si sapeva anche la sua misura che era di cm 175 x 294 e che era stata pagata 300 ducati.
La  Pala era destinata ad un  Oratorio e non è noto l’anno preciso  della sua rimozione dall’altare ma è molto probabile che ciò avvenne alla fine del Settecento quando un discendente del Sartori, costretto a rifugiarsi all’estero e dovendo pagare enormi  tasse ai francesi  fu costretto a vendere l’opera.
La ritroviamo quindi all’inizio dell’Ottocento presso il modenese Antonio  Boccolari e sappiamo anche che questo commissionò il restauro a Pietro Fabbri e che lo stesso comprò l’opera ma sappiamo anche che nel già nel 1805 prese la via di Roma.
A questo punto entra in scena il professor Bruno Toscano che andando ad un  matrimonio a Spoleto dove un grande quadro era stato messo dietro l’altare, inizia a pensare che questa opera gli ricorda qualcosa; passa del tempo e rivedendo gli scritti sul Guercino e i suoi disegni preparatori  si convince che quel grande quadro potrebbe essere la famosa pala.
Si mette in contatto con il professor Emiliani, all’epoca sovrintendente a Bologna, e con Denis Mahon, il più grosso esperto del Guercino e tutti e due si precipitano a Spoleto a vedere l’opera. Grande entusiasmo ed emozione, anche se Mahon ha già compiuto i novanta!
Riconoscono subito la pala che hanno tanto cercato e si erano ormai rassegnati a mai scovare: è stato bello vedere come guardavano l’opera,  come dei  genitori che ritrovano un figlio!
Si ricostruisce la storia della Pala e analizzando i documenti dei proprietari  si legge che in effetti era stata acquistata in quegli anni da un avo per abbellire la cappella del palazzo a Roma. Nel 1930 dovendolo abbattere e non avendo in programma di rifare una cappella, si sposta l’opera a Spoleto (vedi articolo sugli affreschi del Pannini, La Lampadina n.10, Ottobre 2012).
Viene subito consigliato il restauro che avviene presso la  COOBEC di Spoleto, importante per i restauri di molte opere non solo  in Umbria, ma in tutta Italia e con alcune commesse, ultimamente  anche in Spagna a Santiago.  

I proprietari pronti a partire per il Ghetty Museum con i documenti dell’opera rimangono malissimo quando la stessa viene notificata dal Ministero dei Beni Culturali come opera di grande rilevanza e quindi non può uscire dall’Italia (scherzavo naturalmente!)

Se siete interessati a vedere la Pala, a visitare l’importante  centro di restauro e a parlare con chi ha eseguito  il lavoro e il papà della  pala, potete chiedere alla  “Lampadina” che organizzerà una visita.
Lucilla Laureti Crainz

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COSTUME: due vite
Per quanto possano differire, valgono sempre la pena di essere vissute..

Al Pincetto di Roma. Nell’antico cimitero romano nel piccolo colle pieno di verde e di alberi. In una piccola radura si apre di colpo una visione diversa da quanto visto precedentemente. Angioletti sorridenti che con le piccole ali avvolgono in un abbraccio protettivo il defunto, per confortarlo e rassicurarlo in un passaggio che comunque si pensi è un passaggio traumatico, immagini sacre di quanti forse ci aspettano lassù, madonnine bellissime…..
No, tutto questo è cancellato.
Sopra un’enorme parallelepipedo marmoreo, sdraiato sul fianco reggendosi a fatica su un braccio, un enorme angelo in bronzo. Proporzioni già di per sè inquietanti. L'angelo del dolore
Un’ala immensa diritta e altissima verso il cielo. L’altra piegata a coprire il volto dell’angelo che non vuole vedere, non vuole sapere, non vuole assistere e in qualche modo, il suo modo, si protegge. Perché questo angelo non ha la forza di consolare, di proteggere, di rasserenare: solo è colmo di un dolore e di una disperazione  che è stato il dolore e la disperazione del suo protetto: un suicida che lui, suo angelo  custode, non è riuscito a salvare.
Quale abisso di dolore, di incomprensioni, di solitudine quale buco nero nella sua anima lo avrà talmente scoraggiato da averlo spinto ad un gesto così estremo? Quante sere o notti a pensare a occhi sbarrati nel buio prima di affrontare un gesto così definitivo. Quanti cari lasciati nello sbalordimento stupefatto di chi nulla del genere si aspettava in un’apparenza tranquilla.
La vita è un dono di cui ognuno renderà conto, cita il cattolicissimo Manzoni nei Promessi Sposi, ma anche i doni a volte possono trasformarsi in un impegno insopportabile e gravoso che non tutti hanno la forza di ricevere.


In un piccolo cimitero di paese, una cappella.
Per altro verso stupefacente.

 


La ferrovia dell'ingegnereDa sotto un arco di ferrovia irrompe una locomotiva con il fumo nero che sbuffa. Irrompe veloce di traverso e sotto di lei una moltitudine di gente operosa. Un operaio porta sulla schiena le traversine, una donna porta una brocca di acqua, un operario con la mazza ha ancora ai piedi le cioce con cui è arrivato appena dalla campagna. C’è un angelo, ma ha il compasso, ed in mano una planimetria.
In mezzo a questa moltitudine Lui:l’ingegnere a cui la cappella è dedicata. Ben vestito, in mano il rotolo di carte.
Una vita operosa, un lavoro importante, tante persone salvate da una vita difficile in campagna. Edifici, teatri, scuole che portano la sua firma.
Alla sua scomparsa tante persone riconoscenti, tante opere che attestano la sua frenetica incessante attività, tanti eredi grati e riconoscenti. Una cappella per un defunto che si trasforma in un inno alla vita.

Due vite così diverse ma comunque due vite.
Lalli Theodoli

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La Lampadina ::: Periodiche illuminazioni
Newsletter di fatti conosciuti ma non approfonditi, luoghi comuni da sfatare, semplici novità...

La Lampadina è una newsletter ideata da Carlo Verga, gestita da un Comitato di redazione composto da: Filippo Antonacci, Isabella Confortini Hall, Lucilla Crainz Laureti, Marguerite de Merode Pratesi, Giancarlo Puddu, Ranieri Ricci, Carlotta Staderini Chiatante, Lalli Theodoli, Beppe Zezza e redatta con la partecipazione di: Lorenzo Bartolini Salimbeni, Renata Ferrara Pignatelli, Angelica Verga. La sede è in via G. D. Romagnosi 20, 00196 Roma.

La newsletter, di natura non politica, non ha scopo di lucro e si propone di fornire - con frequenza inizialmente mensile - "periodiche illuminazioni" su argomenti di vario genere, con spunti di riflessione e informazioni. L'invio viene effettuato su segnalazione degli stessi lettori, agli amici ed agli amici degli amici. il presente numero è inviato a circa milleseicento persone. Sono gradite da chiunque le collaborazioni e le segnalazioni di persone interessate a ricevere la newsletter.
Per informazioni scrivere a info@lalampadina.net

SUGGERIMENTI "ILLUMINANTI"

MOSTRE: Come sarà il Padiglione Italia a Expo 2015 Milano? Basta andare al Quirinale per scoprirlo. Leggi di più...
Per Filippo Voto 8.

CINEMA: “Giovane e bella” di François Ozon: la spontanea e triste esperienza di vita di una giovanissima donna dopo “la prima volta” con un partner occasionale. Le difficoltà e incapacità della famiglia nel gestire i figli, è un problema del nostro tempo? Commenta
Per Carlo Voto 7

LIBRI: "Conversazioni sul cristianesimo" di Napoleone Bonaparte, prefazione di Giacomo Biffi, ESD,
Una sorpresa! Napoleone Bonaparte a Sant'Elena si manifesta non solo credente cattolico ma anche acuto apologeta e buon conoscitore delle altre religioni.
Poche pagine ma intense. Da non perdere. Commenta
Per Beppe Voto 9

ATTUALITA’: a Roma la raccolta differenziata funziona? Nel quartiere Fleming no, cassonetti rotti dove si butta di tutto. Ma negli altri quartieri? Voto 2 Commenta

TEATRO: I Ragazzi irresistibili al Teatro Olimpico di Roma dal 10 al 22 dicembre: con La Lampadina conviene. Prenota con noi.

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 FLASH NEWS!
Un po' qua, un po' là...

Perchè crescendo il tempo sembra passi più velocemente? 
David Eagleman, un neuroscienziato che David Eaglemanstudia i fenomeni specificamente legati alla percezione del tempo, ci dice che “Il nostro cervello è come un computer, un organo vivente complesso e diversificato che immagazzina una infinità di informazioni (stimoli esterni ed interni) e le interpreta in un modo o nell'altro a seconda delle circostanze". Egli spiega l'accelerazione della vita con il dispendio energetico del nostro cervello durante l'elaborazione delle informazioni. Secondo la sua teoria, quando l'esperienza è nuova, il nostro cervello utilizza più energia facendoci sembrare che il tempo passi meno velocemente. Quando l'esperienza si ripete non dovremmo 'scrivere' molti nuovi dati nel nostro cervello, perché li conosciamo e quindi spenderemo meno energia per avere la rappresentazione mentale di ciò che sta accadendo e così avremo la sensazione che il tempo passi più velocemente. Quindi il consiglio per farci percepire una vita più lunga, è riempire la giornata con tante attività diverse!
CV

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Una curiosità di Milano La Casa 770
È una delle 12 case costruite identiche dai discendenti della comunità ebrea ortodossa dei Lubavitcher. Nel 1940 un gruppo di loro, emigrato a New york, acquistò una casa in stile gotico al numero 770 di Eastern Parkway a Crown Heights, Brooklyn, per il rabbino Yoseph Yitzchak Schneerson, giunto dall' Europa per sfuggire ai nazisti. casa 770
Nel 1951 la casa fu ereditata da suo genero, il rabbino Menachem Mendel Schneerson. Grazie all'impegno e alla devozione del rabbino, i Lubavitcher iniziarono a considerare la casa un vero e proprio luogo sacro e iniziarono a riprodurla, con uno stile molto vicino all’originale in tutto il mondo. Le 12 case "770" sono in Canada, Israele, Brasile, Argentina, Stati Uniti e Australia. L'unica casa 770 in Europa è a Milano, precisamente in via Poerio 35.
CV

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Un bell’esempio di comportamento civile dall’Inghilterra! A Londra è stato organizzata un importante "Lottery Fund”, cioè un insieme di decine e decine di donazioni di fondi privati e pubblici, per finanziare il restauro della Tate Britain La Tate Britaincostato 45 milioni di sterline e affidato al team di architetti Caruso St John. Il restauro è stato compiuto in due anni. Molti spazi sono stati rimessi a nuovo, ed è stata rifatta la caffetteria e in parte il ristorante. La fase successiva dei restauri, per completare il totale rimodernamento della famosa struttura, è prevista nel 2014 con il restauro della facciata, la costruzione di parcheggi e un po’ di lavori interni. Il vecchio edificio, la cui distruzione era stata considerata negli anni Sessanta è tornato a nuova gloria con tempi e modalità da invidiare.. Perché non siamo capaci di fare altrettanto?!!
MdM 

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Arriva l'inverno? Gomme da neve!
Secondo il codice della strada, dal 15 novembre in moltissime strade del territorio italiano, diventano obbligatorie le catene a bordo o gomme da neve. Gomme da neve è un po’ riduttivo: gli specialisti le chiamano gomme termiche, infatti sono pneumatici che hanno un
a performance Come riconoscerlomigliore rispetto alle gomme "estive" già dai 7 gradi in giù in quanto sono realizzate con una gomma a mescola speciale che tende a scaldarsi (e quindi a lavorare meglio) anche a basse temperature. Inoltre il battistrada è disegnato per una tenuta migliore sul bagnato, oltre che sulla neve.
Ecco quindi che lo pneumatico termico può essere usato continuativamente per tutto l’inverno anche in città mediamente piovose o fredde rendendo indubbia- mente la guida più sicura.
Le catene invece, ovviamente, le usiamo solo su strade abbondantemente innevate e fino a determinate velocità e nonostante tutto anche in queste condizioni vari test le danno come perdenti rispetto alle gomme termiche.
FA 

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Il vino e la sua storia: Il Museo del vino" di Barolo, nelle Langhe, è veramente un percorso sensoriale adatto ai grandi ma anche per i nipoti. Il Museo è progettato da François Confino, lo scenografo architetto che ha anche progettato a Torino il Museo del Cinema (nella Mole Antonelliana) e il Museo dell'Automobile. E' un architetto visionario, e questa visita è proprio divertente e sorprendente.
Il museo del vinoLa storia del vino, che inizia ancor prima degli Egizi, viene percorsa attraverso i secoli con un allestimento animato, veramente rimarchevole. Inoltre il Museo si trova nel Castello dei Marchesi Falletti di Barolo la cui storia è interessante. Infatti, la Marchesa Giulia (Colbert), nata in Vandea (1785 - 1864) e pronipote di Jean Baptiste Colbert, Ministro delle Finanze di Luigi XIV, era donna intelligente, colta e illuminata. Riuscì a riformare le carceri femminili torinesi, giudicate tra le peggiori a livello internazionale, fonda "Il Rifugio" centro di accoglienza per ragazze a rischio e si rivolge a Don Bosco. Il bibliotecario della famiglia Falletti era Silvio Pellico. E' stata "Beatificata" ultimamente.
CSC

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ICE: In Caso di Emergenza. Quando purtroppo ci accade qualcosa e magari perdiamo conoscenza, dovremmo cercare di mettere in grado i nostri soccorritori, i quali oltre che a salvarci la vita, dovranno poter contattare qualcuno dei nostri familiari. Oggi con i moderni smarthphone, possiamo memorizzare alcuni numeri telefonici nel gruppo “ICE” della rubrica telefonica (foto 1): questi sono interpretati dai soccorritori come i numeri da chiamare “In Case of Emergencye saranno peraltro accessibili anche a telefono bloccato (foto 2 e foto 3).
ICENel caso non foste in poss
esso di uno smartphone così avanzato, scrivete nel messaggio che appare sul display anche a telefono bloccato, il numero di telefono da chiamare in caso di emergenza...
FA

 

 

 

 



APPUNTAMENTO AL MACRO CON  BLACKFISH E  Logo Marevivo

“La natura si ribella quando l'uomo supera i limiti stabiliti dalla natura stessa, e può arrivare ad uccidere."
E’ questo il filo conduttore del film-denuncia Blackfish, proposto il prossimo 17 dicembre al Macro di Roma, dopo l’anteprima milanese, su iniziativa di LAV e Marevivo, nell'ambito della campagna S
Un'immagine del filmoS Delfini. Il film della regista Gabriela Cowperthwaite, prodotto da Magnolia Pictures con la CNN Films e la Our turn productions, in gara all’ultimo Sundance Festival, racconta la storia di Tilikum, orca in cattività coinvolta nella morte di tre persone. L’ultima uccisione, nel Sea World di Orlando, in Florida, è avvenuta in diretta nel 2010, durante uno degli spettacoli. Leggi di più

 

I SUGGERIMENTI DELLA LAMPADINA

Vi ricordate di vini, olii, olive, biscotti e Chianina...?
Se siete interessati trovate tutte le informazioni qui.

 

A teatro con La Lampadina

Logo Teatro Olimpico
Roma: Al Teatro Olimpico, I ragazzi irrestistibili,  di Neil Simon, dal 10  al 22  dicembre.  L'11 dicembre alle ore 19.00 incontro con gli attori Eros Pagni e Tullio Solenghi, intervistati dal giornalista Giorgio Pacifici e a seguire alle 21.00 lo spettacolo. I ragazzi irresistibili
Sono inoltre previste riduzioni anche per i giorni 10, 16, 17 e 18 dicembre.
Se prenotate tramite La Lampadina conviene:
chiedi info qui.

 


FOCUS MOSTRE PARIGI
se siete in zona, non perdetele...

a cura di Luciano Berni Canani

"Maschile/Maschile. Il nudo maschile nell'arte dal 1800 ai nostri giorni".
Al Museo d’Orsay, è in corso  una esposizione affollatissima, che richiama il pubblico più vario: si tratta di opere realizzate nei due ultimi secoli, tutte incentrate sul nudo maschile, da sempre poco frequentato, in rapporto al suo alter ego femminile.
Locandina della MostraBenché sia stato per lungo tempo alla base della formazione accademica, prima d’ora soltanto nell’autunno 2012, il Leopold Museum di Vienna si è posto per obiettivo la rimessa in prospettiva del nudo maschile su di un ampio periodo.
Nelle sale sono esposte opere che iniziano con le rappresentazioni dei miti classici: Ercole, Sisifo, Apollo, Prometeo, Ulisse e altri, personaggi leggendari, ben lontani dal quotidiano, visti in atmosfere simboleggianti. Leggi di più.
Fino al 2 gennaio 2014

"Frida Kahlo / Diego Rivera. L'art en fusion" Museo dell'Orangerie
A Xochimilco, un quartiere a sud di Città del Messico, nel Museo Dolores Olmedo, si trova la più ampia raccolta di opere dei due artisti messicani più emblematici del XX secolo: Diego Rivera e Frida Kahlo.La mostra all'Orangerie
Una gran parte di questa collezione costituisce il cuore della mostra attualmente in corso all’Orangerie. Uniti per 25 anni e animati da una comune passione per il loro Paese e per la lotta politica, i due artisti sono indissociabili sia sul piano intimo e personale che su quello artistico.
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Fino al 13 gennaio 2014.

Pasolini alla Cinémathèque Française. Al 51 della rue de Bercy, nell’omonimo quartiere a sud-est di Parigi, completamente rinnovato ed in continuo sviluppo dagli inizi degli anni ’80, ha sede (dal 2005) la Cinémathèque Française.
Pasolini a ParigiE’ la prima realizzazione (1993) dell’architetto americano-canadese Franck O. Gehry in questa città. In questo edificio, dedito alla storia ed alla preistoria del cinema, cicli di proiezioni, conferenze ed esposizioni sul tema, dal 16 ottobre di quest’anno è in corso una mostra su Pier Paolo Pasolini ed il suo rapporto, di amore-odio, con la città di Roma, durato 25 anni.
Leggi di più
Fino al 26 gennaio 2014.


MOSTRE

Codroipo (Udine)
Villa Manin: Robert Capa: La realtà di fronte"
Suggerisco una scappata un po’ fuori zona per visitare la bellissima Villa Manin dalle parti di Udine e vedere un importante mostra fotografica. In occasione del centenario della nascita del fondatore dell’Agenzia Magnum ,si svolge l’unica retrospettiva europea di Robert Capa. Sono esposte 180 fotografie che riprendono il percorso del grande fotografo impegnato su vari fronti nelle rivoluzioni in atto all’epoca. E’ anche esposto il suo lavoro come fotografo sui set di celebri film hollywoodiani.
Fino al 19 gennaio 2014

Roma
Academia Belgica: Wunderkammer:
Un dinamico gallerista italiano, stabilitosi a Bruxelles da tanti anni, ha curato una conturbante mostra che ha già conosciuto un notevole successo di pubblico e di critica prima a Bruxelles e poi all’ultima Wundercammer alla BelgicaBiennale di Venezia. Con la sua “camera delle meraviglie contemporanea” , Antonio Nardone ha chiamato 20 artisti belgi per creare, in un atmosfera intrigante, un mondo che mischia la realtà con la fantasia, ispirandosi a quei collezionisti che tra il XVI ed il XVIII secolo erano soliti raccogliere e conservare oggetti stravaganti ed eccezionali realizzati dall'uomo o dalla natura e ha portato il suo progetto a Roma, nella bella sede dell’Academia Belgica. Da non perdere!
Fino al 29 Gennaio 2014.

Galleria Alessandra Bonomo: Graeme Todd. Da Alessandra Bonomo una mostra dello scozzese, Graeme Todd, nato a Glasgow nel 1962, che vive e lavora a Edimburgo. L’artista costruisce i suoi Sito della Galleria A.Bonomoquadri con superficie su cui  si  incrociano linee prospettiche che chiamano lo spettatore ad un attenta osservazione e invitano alla meditazione. Fino al 1 gennaio 2014

Galleria Gagosian: Tatiana Trouvé  I cento titoli in 36.524 giorni. "Per me il razionale e l'irrazionale, la mente e i sensi sono sempre connessi. Mi piace lasciarli scivolare l'uno nell'altro, e che siano complementari piuttosto che opposti.."
Tatiana Trouvè alla GagosianL’artista è nata a Cosenza (1968), cresciuta in Senegal e ora vive a Parigi. Lavora sul tempo, lo spazio e l’archiviazione della memoria. Con le sue installazioni, le sue sculture e i suoi disegni, l’artista esplora la fragilità dei confini tra finzione e realtà.
Fino al 4 gennaio 2014

Istituto Polacco: Ana Rewakowitz – Ponte Rotto. Interessante proposta dell’artista Ana Rewakowitz che immagina di ripristinare l’integrità dell’antico ponte romano con materiali bio degradabili. Ci dà la possibilità di sognare un ipotetico recupero dell’antica struttura con ampli dettagli sulla possibile visione artistico-urbanistica. Fino al 17 gennaio 2014.

La selezione delle mostre è a cura di Marguerite de Merode Pratesi e ti aspetta sul sito nella specifica rubrica.




PENSIERO LATERALE: SLIDING DOORS

Ali, Beniamino e Cirillo sono nati rispettivamente nel 1309- 1310 e 1311 nello stesso distretto della città vecchia di Gerusalemme. Sono vissuti e cresciuti a pochi isolati di distanza per oltre 60 anni ma non si sono mai incontrati ne’ saputo dell’esistenza l’uno dell’altro. Non è un caso ne’ una curiosa coincidenza. Quale può essere il motivo della loro estraneità?

Se non ci arrivate, fate riferimento a un articolo di Beppe Zezza di qualche tempo fa... oppure cliccate qui e controllate

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