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Mercoledi, 24 Giugno 2015

Ciao,
oggi la nostra Lampadina si accende su:

La Lampadina - n. 39
Giugno 2015

Il numero di Giugno sembra imperniato su ciò che sembra ma non è, su ciò che siamo portati a credere e non corrisponde a verità, sull'apparenza che tutti rallegra e altrettanti inganna. Ci scontriamo con convinzioni centenarie che si rilevano fragili agli occhi della scienza. Ideiamo eventi spettacolari ma di difficile realizzazione, guardiamo con gli occhi di altri qualcosa che amiamo e conosciamo bene e la visione specchiata che ci ritorna non la comprendiamo.
Forse dobbiamo fermarci e scendere dalla giostra?


STORIA E SCIENZA: la Sindone, la materia e l'anti-materia...
Nuovi scenari e ipotesi che si succedono le una alle altre

Articolo di  Beppe Zezza

La “mission” della nostra Lampadina è quella di “fornire “periodiche illuminazioni” su argomenti di vario genere, con spunti di riflessione e informazioni”.

Un'immagine dell sindonePoiché è di questi tempi – in occasione del bicentenario della nascita di don Bosco, il Santo fondatore dell’ordine dei Salesiani – la nuova “ostensione” della Sacra Sindone, ho ritenuto coerente con la linea della nostra newsletter scrivere un articolo sull’argomento.
Non tanto per descrivere cosa è la Sindone, o per entrare nel merito della sua storia – ufficialmente documentata solo in parte – o nelle discussioni (spesso piuttosto aspre) tra i sostenitori dell’autenticità del reperto e i fautori di un falso medioevale, quanto per dare notizia di una recente e suggestiva ipotesi di come l'immagine si sia potuta formare sul telo.
E’ questo il “mistero” che ancora avvolge la Sindone e che, a mio parere, costituisce l'argomentazione più forte contro i sostenitori che si tratti di un “falso”: come è possibile che nel Medioevo si sia potuto realizzare un falso così sofisticato usando delle tecniche che sono rimaste sconosciute?

Per chi volesse approfondire le argomentazioni dei fautori del sì e del no propongo questi due link, sintetici ma esaustivi:

SI   http://www.lindro.it/0-cultura/2015-02-09/166936-sindone-le-ragioni-del-si/

NO http://www.lindro.it/0-cultura/2015-02-09/166836-sindone-le-ragioni-del-no/

Ma veniamo alla “nuova” ipotesi.

In realtà non è tanto “nuova”: lo studio al quale faccio riferimento è stato pubblicato per la prima volta nel Luglio 2012, ma è tornato di attualità in questi giorni per le interviste fatte all’autore.

L’autore è il prof. Baldacchini, un fisico che per molti anni ha avuto ruoli di responsabilità nel centro ENEA di Frascati. Il prof. Baldacchini, utilizzando anche i risultati delle ricerche condotte dal Prof. Paolo Di Lazzaro con le quali era stata dimostrata la possibilità di colorare tessuti di lino in modo simil-sindonico tramite la luce UV e VUV di un laser eccimero [1] impulsato della durata di alcuni miliardesimi di secondo, spiega come un fenomeno AMA (annichilazione materia-antimateria) di smaterializzazione di una massa corporea come quella presumibile di Gesù possa produrre l’energia necessaria perché l’immagine del corpo contenuto nel lino venga “riprodotta” sul lino stesso.

In buona sostanza il prof. Baldacchini ritiene che le conoscenze odierne della fisica permettano di ipotizzare che Idrogeno e anti-idrogenola Resurrezione di Gesù Cristo – fatto che costituisce il fondamento della religione cristiana – possa essere ricondotto a un fenomeno di annichilazione materia-antimateria - sparizione completa della massa per sua trasformazione totale in energia. Questo fenomeno è oggi riproducibile solo a livello subatomico nei laboratori di particelle elementari ma è stato dominante nei primi istanti del nostro universo, subito dopo il Big Bang.
Il telo sindonico costituirebbe allora una testimonianza “materiale” dell’evento “Resurrezione” che si affiancherebbe alle testimonianze “letterarie” offerte dai racconti evangelici.

Questo è l' articolo completo  del Prof.  Baldacchini  – di lettura non agevole nella parte “scientifica” ma gradevole nella parte “argomentativa” – .



[1] Luce laser: luce coerente monocromatica; eccimero: contrazione di “dimero eccitato”, materiale che emette il raggio . Il primo laser ad eccimeri è stato realizzato nel 1971

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ATTUALITA’: I falsi … che rivelano anche grandi artisti
Quanti ce ne sono in giro? E come sono bravi i falsari...
Articolo di Carlo Verga

Madonna con bimbo e gattoLe truffe e le contraffazioni per le grandi opere sono state e sono all’ordine del giorno, ma quella per un quadro di Leonardo fu davvero singolare.
Leonardo all’inizio della sua carriera quando ancora con il Verrocchio, aveva rappresentato solo in uno schizzo, Gesù, in grembo alla Madonna, con un gatto stretto al petto che cercava di scappare. Il felino all’epoca veniva spesso utilizzato nei dipinti per rappresentare il diavolo.
Si ipotizzava che fosse un bozzetto di un quadro di cui però mai ne fu trovata traccia.
Nel 1939 in occasione della Triennale di Milano fece grande scalpore un magnifico dipinto che rappresentava appunto la scena della Madonna, Gesù con il gatto. Critici e studiosi da tutto il mondo cercarono di stabilirne l’autenticità. Adolfo Venturi, uno dei maggiori critici d’arte del momento, dichiarò di essere felice di aver vissuto tanto da poter vedere quell’opera meravigliosa e unica nel suo genere.

Il quadro era stato presentato da un torinese certo Cesare Tubino che successivamente ritirato non lo aveva più esposto ne' dato modo di studiarlo. Del quadro non se ne parlò più.

Il falso di han van MeegerenNel 1990 Cesare Tubino muore all’età di 91 anni e all’apertura dal suo testamento dichiara con un suo scritto corredato di filmato che l’opera che sta nella sua camera da letto è stata realizzata da lui, descrivendone tutte le tecniche necessarie per “antichizzarlo” nella dovuta maniera.

In realtà Tubino era un pittore ma senza la voglia di truffare quindi la sua iniziativa fu soltanto un autocompiacimento, un’auto-certificazione di quanto “fosse bravo” e un modo di gabbare i critici nel 1939.

Altra storia quella di Han van Meegeren, Olanda (1889-1947), si era specializzato su Johannes Vermeer e vendette un suo quadro a Hermann Goering, per 256.000 dollari. Van Meegeren, fu però accusato di aver tentato di vendere un tesoro nazionale olandese, collaborando con il nemico.
L’accusa comportava la pena di morte e Van Meegeren, con questa prospettiva confessò di aver falsificato il dipinto.

Han van Meegeren al processoVan Meegeren ammise di aver dipinto anche due opere di Pieter de Hooch e una di ter Borch. Le perplessità dei giudici furono tante, così che rimandarono l'artista al suo studio (sotto scorta) e gli imposero di "dipingere un altro Vermeer".
Van Meegeren creò in pochi giorni "Gesù tra i dottori", con tutte le caratteristiche dello stile di Vermeer.
Le accuse di tradimento decaddero.
Van Meegeren fu condannato, per falso e truffa.
Morì per un attacco cardiaco un mese dopo il processo.

Altro artista/truffatore molto famoso e oggi in liberta è un olandese certo Robert Driessen, Olanda (1959), specializzato soprattutto nella creazione di sculture e dipinti falsi e sculture, in particolare nelle opere di Alberto Giacometti.
Driessen, molto ricercato dalla polizia Tedesca, vive oggi in Thailandia.
Sembra abbia dipinto oltre mille quadri e molti affermano che qualcuno dei “suoi” quadri, potrebbe essere appeso nei musei di tutto il mondo, e molti venduti in occasione delle aste da Sotheby’s e Christie’s.
Con le sue creazioni Driessen e i suoi complici hanno accumulato svariati milioni di euro.

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ABBIAMO OSPITI - STORIA: Il vincitore di Masada: un bravo soldato e un uomo leale verso il suo Imperatore.
Una vittoria non ancora raggiunta, un arco titolato: un atto di nepotismo della Roma antica?
Articolo di Mario Belloni – Autore Ospite de La Lampadina

La colombaia di MasadaLunedì dell’Angelo, Pasquetta per i romani, è andata in onda su Rai2 una miniserie dal titolo “ Dovekeepers - Il volo della colomba“ tratto da un romanzo di Alice Hoffmann che racconta l’assedio di Masada. Un polpettone storico diciamo “in chiave statunitense” già pesante per la sua durata e per le molte sviste storiche.
Ci si aspettava, da un momento all’altro, di vedere il legionario romano con l’orologio al polso.
Certamente inesatto è il modo come è stato rappresentato Flavio Silva comandante romano: come il cattivo dei film western, crudele e visceralmente vendicativo.  Flavio Silva fu invece un personaggio di grande rilevanza nella vita pubblica e militare nella Roma del primo secolo d.C. conquistatore della fortezza di Masada.

I recenti studi seguiti da alcuni ritrovamenti archeologici ed una rilettura del “Del Bello Judaico” dello storico Giuseppe Flavio hanno permesso di restituirgli la reputazione dovuta.
Ma cosa era Masada e cosa successe in quella fortezza considerata inespugnabile? L'arco di Tito
La rivolta del popolo giudaico contro Roma iniziò sotto il regno di Nerone, nell’autunno del 66 d.C.
A domare la rivolta fu inviato come comandante delle forze romane Vespasiano, il quale proclamato imperatore, mentre stava iniziando l’assedio di Gerusalemme, fu costretto ad interrompere le operazioni per raggiungere al più presto Roma.
Il comando fu affidato al figlio Tito che riprese l’azione militare portando a termine la conquista della città con la distruzione del Tempio. Dichiarò vinta la “guerra judaica” e rientrò a Roma, dove nel 71 d.C. celebrò con il padre un grandioso trionfo, di cui resta il ricordo nel celebre Arco di Tito.

Ma la guerra, in verità non era del tutto conclusa. Restavano focolai di ribellione, creati dai rivoltosi più accaniti, i cosiddetti “sicari”, che si erano impadroniti di alcune fortezze fra cui Masada tenendo sotto scacco le forze romane.
La fortezza inespugnabileIl compito di condurre a termine le operazioni passò prima a Lucilio Basso, e alla morte di questi, a Flavio Silva, che domò le ultime resistenze degli insorti e pose fine alla guerra.
Rimase celebre l’espugnazione dell’ultima roccaforte rimasta in mano ai ribelli:  Masada era una fortezza formidabile costruita su uno sperone di roccia nei pressi del Mar Morto.
La sua posizione naturale, circondata da dirupi e le difese apprestate da Erode la rendevano imprendibile.
Flavio Giuseppe racconta che Flavio Silva adottò una soluzione incredibile, facendo costruire un enorme terrapieno che consentiva di attaccare con le macchine da guerra la fortezza non più dal basso, ma sullo stesso piano. Vistisi perduti, la notte prima dell’assalto gli assediati, su ordine del loro capo Eleazar, decisero diL'attacco romano uccidersi tutti, comprese donne, vecchi e bambini in modo da non cadere prigionieri dei Romani.
C'è il racconto di come ognuno dovette uccidere i suoi cari e come poi fu sorteggiato chi doveva uccidere gli altri. L'ultimo doveva uccidersi chiedendo perdono a Dio perché il suicidio era peccato per la religione ebraica, era l’aprile del 73 D.C.
Le conoscenze sul nostro personaggio si sarebbero arrestate qui, se gli scavi dell’anfiteatro di Urbisaglia, cittadina in provincia di Macerata non ci avessero restituito diverse iscrizioni da cui risulta, anche, che fu appunto Flavio Silva originario di questa città, a costruire a, proprie spese, l’edificio a beneficio dei concittadini. Queste epigrafi inoltre ci rivelano il suo nome intero: L. Flavius Silva Nonius Bassus.
Ai generali vincitori erano riservati solo gli ornamenta triumphalia, cioè tutti gli onori che avrebbe ottenuto un vincitore, con l’esclusione della sfilata che era riservata agli Imperatori e figli.
L'anfiteatro di UrbisagliaPoiché la vittoria era stata già festeggiata, non c’era più la possibilità che venisse ricompensato con gli ornamenta triunphalia, a meno di contraddire il precedente operato dell’imperatore.
Le epigrafi di Urbisaglia ci svelano che l’imperatore volle comunque ricompensare adeguatamente il generale meritevole ed a lui fedele.
Lo fece concedendogli un altro importante riconoscimento: lo innalzò cioè al rango dei “patrizi”, equiparandolo, di fatto, ai membri di quelle nobili famiglie che avevano fondato la repubblica.
Un’onorificenza assolutamente eccezionale.
Vespasiano inoltre sicuramente dimostrò la sua generosità in modo tangibile tanto da permettere a Flavio Silva di regalare un anfiteatro ai suoi concittadini.

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ATTUALITA': Expo 2015, alimentazione, frutta, verdura e carne?
Forse non se ne parla molto, ma le tendenze ci sono..
Articolo di Ranieri Ricci

Collage di carni rosseLa riduzione del consumo alimentare di carne è un tema molto discusso da diverso tempo nell’intento di migliorare la salute pubblica: il Prof. Veronesi, il più noto oncologo d’Italia, da tempo ci mette in guardia contro l’uso della carne nell’alimentazione.

Ma la nostra salute non è l’unico motivo di questo dibattito. Si parla oggi anche di motivi etici e di rispetto degli animali.
Si sta infatti sviluppando una nuova morale laica, che tende a colpevolizzare l’utilizzo di animali a scopo alimentare. Anche se la maggior parte dei consumatori si dichiara ancora non interessata a questo argomento, sotto sotto qualcuno inizia a provare un piccolo senso di imbarazzo.

Uno studio condotto da un team di scienziati della Lancaster University ci conferma che i motivi più frequenti con cui i consumatori di carne tendano a giustificare le loro abitudini siano riassumibili nella regola delle quattro N: Natural (“Gli umani sono carnivori per natura”), Necessary (“La carne ci fornisce delle sostanze nutritive essenziali”), Normal (“Sono cresciuto mangiando carne”) e Nice (“La carne è buona”).

“Le relazioni tra persone e animali”, ci spiega Jared Piazza, coordinatore dello studio “sono complicate.
La maggior parte degli esseri umani apprezza la compagnia degli animali, e si spendono ogni anno moltissimi soldi per la cura degli animali domestici.
Contemporaneamente, però, continuiamo a mangiarli: è per questo che le persone tendono a elaborare strategie mentali per superare questa contraddizione.
Le 4 N illustrano i motivi più frequenti con cui si razionalizza il fenomeno”.

Probabilmente nel nostro processo mentale giustificatorio intervengono indirettamenteJared Piazza anche altre motivazioni: come la religione cristiana, oggi molto attenta a salvaguardare la vita umana, non lo è altrettanto (e non lo è mai stata) a proposito della vita degli animali.
Negli ultimi decenni abbiamo visto crescere - a volte con esagerazione - la protezione di specie animali di tutti i generi, anche se nocivi all’uomo ed alla sua attività: dai lupi ai cinghiali, persino ai piccioni.
I pappagalli, che negli ultimi anni hanno infestato Roma, possono liberamente essere soppressi in Inghilterra ma non da noi.
La caccia alla volpe è stata bandita con la motivazione di “crudele e inutile”, mentre quella legata all’uso di armi resiste ancora, protetta dalla fortissima lobby dei costruttori di armi (lo so, mi sto facendo molti nemici fra i lettori!).

Mi ha molto stupito, visitando l’Expo di Milano, improntata al tema dell’alimentazione, la quasi totale assenza, almeno per quanto ho avuto modo di vedere, di accenni a un dibattito fra animalisti e non, o anche l’assenza di accenni alla importanza di un regime alimentare vegetariano.
Non sono argomenti che debbano trovare subito una soluzione, però è strano che se ne parli solo fuori dall’Expo. Peccato: una occasione persa di dire qualcosa di nuovo che certamente avrà uno sviluppo negli anni a venire.
Forse argometi imbarazzanti per gli organizzatori ? Ma non lo è forse di più la scelta di sponsors come Mac Donald, Nestlé e Coca Cola ?

Chiudo lanciando un sasso.
Nella prima metà del 1800 si compì il lento processo di abolizione della schiavitù.
Per millenni fino allora veniva considerato normale utilizzare questa "risorsa della natura”.
E’ verosimile ipotizzare che nei prossimi anni si realizzi un processo simile riguardo l’utilizzo alimentare degli animali ?
Ranieri Ricci (grande mangiatore di carne in via di pentimento).

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ABBIAMO OSPITI – CINEMA: Da Caccioppoli a Leopardi: percorso insolito di un regista napoletano un po’ masochista.
Mommento semi serio, anzi serissimo su un bravo regista dagli strani soggetti
Articolo di Giuseppe Fabbri - Autore Ospite de La Lampadina

Quando nell’ormai lontano 1992 Mario Martone si presentò al pubblico con il suo primoMario Martone film Morte di un matematico napoletano  io ero un ingegnere, dirigente d’azienda, non ancora cinquantenne, non napoletano ma con una lunga parte dell’adolescenza vissuta a Napoli. In quella città da ragazzo avevo cresciuto dentro di me una fortissima ammirazione, quasi fanatica, per il geniale matematico napoletano di cui parla Martone nel film sopra citato e che si chiamava Renato Caccioppoli. Professore di Analisi Matematica all’Università di Napoli morto suicida nel 1959 quando io ero ancora un liceale sedicenne che  non l’aveva mai visto in faccia e, men che meno, aveva assistito a una sua lezione.
Ma per i giovani, si sa, i miti nascono e crescono sull’onda della suggestione e della fantasia. E Caccioppoli di elementi per alimentare processi di mitizzazione ne aveva tanti. Nipote dell’anarchico Bakunin, bello come un attore francese, tenebroso, comunista quando il Paese era fascista, stravagante, sporco e malvestito come il tenente Colombo di Peter Falk, perennemente ubriaco anche quando partoriva brillanti intuizioni matematiche. Insomma la quintessenza del genio e della sregolatezza.
In una città come Napoli poi, dove già il clima meraviglioso sembra fomentare gli entusiasmi e gli amori passionali, Caccioppoli era venerato come Vinicio o Jeppson perché dava, a modo suo, fama e reputazione alla città in ambito nazionale e internazionale.
La differenza fra il matematico e i due calciatori suddetti era che questi ultimi erano noti a tutti mentre il primo era noto solo a una ristretta cerchia di intellettuali che costituivano l’intellighentia napoletana dell’epoca oltre a qualche uomo della strada, nel quartiere Chiaia dove viveva, che casualmente aveva assistito a qualche sua stravaganza tipo quella di uscire di casa con un gallo al guinzaglio per beffarsi dell’antipatia di Achille Starace verso tutti i cittadini maschi che si mostrassero in pubblico con cani di piccola taglia al laccio.

Alla fine del 1959 lasciai Napoli per trasferirmi a Roma città nella quale terminai il Liceo e subito mi accorsi che la notorietà di Caccioppoli nella Capitale era quasi nulla. Non dico che mi dimenticai di lui, quindi, ma certamente egli perse punti nella scala dei miei affetti non tanto per incostanza quanto per mancanza di occasioni, di citazioni, di celebrazioni e quant’altro riferibile al personaggio.
A parte brevi riviviscenze nei primi anni sessanta quando frequentavo il biennio di ingegneria ed ero quindi alle prese con due esami di Analisi Matematica la cortina del silenzio cadde su Renato Caccioppoli destinata a durare un tempo indeterminato.
Improvvisamente trenta anni dopo salta fuori Mario Martone con il suo film.
Nel mio cuore il ritorno di fiamma fu come un lampo ma, attorno a me, la gente si chiedeva chi fosse questo matematico napoletano sempre che non si trattasse di un soggetto di pura fantasia.
Attesi alcuni giorni con impazienza l’occasione per vedere il film e quando finalmente mi fu possibile, ovviamente di sabato pomeriggio, mi ritrovai in una sala semivuota.
Quando ne venni fuori a fine spettacolo ero decisamente alterato. Locandina del film
Ce l’avevo con questo regista e sceneggiatore esordiente e la sua co-sceneggiatrice Fabrizia Ramondino che si erano limitati a narrare gli ultimi sette giorni di vita di questo personaggio così difficile pretendendo di farlo conoscere al pubblico attraverso qualche veloce fotogramma su avvenimenti in genere insignificanti e perlopiù  inessenziali.
E il pubblico nelle intenzioni di Martone avrebbe dovuto capire con un film muto fatto di lunghe carrellate su una Napoli irreale come Caccioppoli fosse arrivato alla decisione tragica e finale del suicidio. Pura utopia.
Persino quella che nell’accezione comune viene considerata una delle cause preponderanti (da me non condivisa) e cioè il fatto che la moglie Sara Mancuso, molto più giovane di lui che egli aveva conosciuto diciottenne ai tempi della visita di Hitler a Napoli nel 1938, l’avesse lasciato per il noto dirigente del PCI Mario Alicata viene pasticciata introducendo una moglie di fantasia di nome Anna che, rimasta “incinta di un altro” decide di abortire.
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ABBIAMO OSPITI – ATTUALITA’: le Olimpiadi e i leoni del  Colosseo
La proposta è veramente interessante, scenografica, spettacolare, ma la sua realizzazione è molto difficile..
Articolo di Luciano Barra - Autore Ospite de La Lampadina

Il logo della candidatura di Roma 2024La visita del Presidente del CIO a Roma, in occasione della consegna del Premio Onesti, è stato proprio un bello spot per la Candidatura di Roma ai Giochi del 2024.

L’incontro con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la visita alla sede del Comitato Promotore della Candidatura e l’incontro con tutta la gerarchia della Politica Romana (Zingaretti e Marino) e dello Sport Italiano (Malagò, Carraro, Pescante e Montezemolo) ha permesso a Bach di sottolineare lo spirito unitario che c’è dietro Roma 2024 a livello istituzionale e dirigenziale.

Può sembrare una banalità, ma non lo è proprio, infatti all’estero l’Italia è nota per le sue storiche divisioni interne. Le stesse hanno permesso a Rudyard Kipling nel suo riassunto caratteriale dei popoli di dire “Un Italiano? Un bel tipo. Due Italiani? Un litigio. Tre Italiani? Tre partiti politici”. Ora si tratterà di vedere alla prova dei fatti la vera unità di intenti.
L’occasione è stata anche buona per fare notizia con alcune affermazioni che hanno causato l’apertura dei titoli di giornali non solo Italiani.
Questa volta non è stato il Presidente del CONI Giovanni Malagò, campione dell’interventismo dialettico, ma il Sindaco Ignazio Marino quando, esaltando l’aspetto storico della Candidatura di Roma, ha proposto di “Consegnare le medaglie nell’anfiteatro del Colosseo” con tutta una serie di immagini/idee molto attraenti.
A lui ha fatto eco il Presidente della Regione Nicola Zingaretti e soprattutto l’Assessore ai grandi eventi, Alessandra Cattoi, nel proporre “che alcuni monumenti storici potessero essere convertiti in siti Olimpici per il periodo dei Giochi.”
La proposta di fare le premiazioni del Colosseo ha permesso al Presidente del CIO Thomas Bach, famoso per il suo humor, di commentare “Una bellissima idea. L’importante è che poi non arrivino anche i leoni”.

I felini al Colosseo...L’idea delle premiazioni al Colosseo, come detto, ha colpito molto l’attenzione dei media Italiani ed internazionali.
Sono cose che a due anni di distanza servono per fare notizia. Ma poi è necessario che i nostro politici e soprattutto i neofiti giornalisti Italiani sappiano quanto questo è fascinoso ma estremamente difficile.
Sono tanti i motivo per cui un’operazione del genere non può essere generalizzata. Forse si potrebbe fare per alcune discipline sportive, vedasi la lotta, ma è di fatto impossibile generalizzarlo. E spieghiamone i motivi.

Il primo è quello logistico. Si parla di una Candidatura molto diffusa sul territorio Romano. Portare i vincitori dai loro luoghi di gara al Colosseo è di per sé un’impresa non facile. Ma anche se questo potesse essere superato vanno evidenziati altri aspetti.
Molte discipline sportive (vedi Nuoto ed Atletica) hanno atleti che gareggiano a più eventi e quindi vinta una medaglia devono pensare alla gara successiva, spesso prevista la mattina dopo.
Ancora, non è facile spiegare a chi ha comprato il biglietto per assistere ad una finale che non gli sarà possibile assistere alla relativa premiazione con l’emozione dell’inno Nazionale e dell’alza bandiera.
Il costo del biglietto si giustifica spesso anche per questo. Le stesse televisioni considerano le premiazioni delle gare Olimpiche un plus a cui non possono rinunciare, soprattutto quando queste avvengono immediatamente nel contesto del campo di gara e non ore dopo.
Ancora va considerato che l’attuale programma Olimpico prevede una media di circa 20 medaglie giornaliere. Una premiazione cumulativa, molto affascinante al Colosseo, richiederebbe circa 7 ore!
Torino 2006 Medals PlazaVa ricordato che anche nei Giochi Invernali di Torino, la centralizzazione delle Premiazioni nella famosa Medal Plaza ha dovuto segnare limitazioni ed eccezioni.
Va ricordato come negli sport invernali (specialmente nello sci alpino) l’assegnazione delle medaglie sul campo gara, rischi il più delle volte di svolgersi, visto il sistema di gara in cui tutti devono arrivare al traguardo, ore dopo la reale conclusione delle gare con il pubblico già sfollato.
Per tutti questi motivi, pur essendo bella l’idea, va per ora messa nel cassetto e studiata solo una volta che sono state scelte le sedi di gara. Infatti non va dimenticato che tale proposta non troverebbe grande favore da parte delle Federazioni Internazionali, di cui molti Presidenti membri votanti del CIO, per il loro ben noto e criticabile egoismo e protagonismo. Tale idea li vedrebbe espropriati a casa loro.

Ho invece notato poca attenzione ad una notizia arrivata dalla Germania dove il Governo Tedesco ha stanziato 30 milioni di euro a favore della Candidatura di Amburgo. Il tutto a coprire oltre il 55 % dei costi della Candidatura Tedesca, fissato ad oggi ad un importo di 55 milioni, con il resto a carico delle istituzioni locali (Lander e Città) e di privati.
Come regge questo con i nostri 5/7 milioni budgettati da Roma 2024?
Durante la kermesse romana mi è stato chiesto da molti (Presidenti di Federazione e Giornalisti) come vedevo la Candidatura di Roma 2024.
Ho risposto che la vedo come una piramide rovesciata, poggiata sull’apice della piramide e con la base rovesciata in alto. Certo si tratta di un apice molto forte (Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, Presidente del CONI, un carismatico Presidente della candidatura, Sindaco e Presidente della Regione che seguono al momento a ruota, insieme ai Membri Italiani del CIO) ma senza una solida base.
E’ noto che una Candidatura per essere credibile e solida deve nascere dal basso. Speriamo che ciò arrivi presto e che la rotazione della piramide non provochi sismi.
Sarebbe un peccato perché mai come questa volta vista la situazione generale delle Candidature, Roma ha la possibilità di vincere.

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COSTUME: un piccolissimo peccato?
E chi pensava che ci fosse tanto interesse su questi temi..
Articolo di Lalli Theodoli

Mi chiama la mia amica Flaminia: non ci vediamo da tanto, ognuna strappata da una parte e dall’altra da troppi impegni.
Appuntamento al Pantheon. Lì intorno ci sono moltissimi negozi per religiosi. Il famigerato sandalo Birkenstock
Dalle vetrine calici dorati, stole preziose, cotte ricamate e vestiti da suora: golf grigi e neri, veli  e …..scarpe.
La mia amica è stata in assoluto la prima che io conosco ad aver voluto ciabattare in gravissime birkenstock e a preferirle di gran lunga ai nostri leggeri e scomodi sandaletti. Da allora sempre rimasta fedele a quel terribile genere di calzature con cui continua ad uccidere i suoi vestiti costosi ed eleganti. Continua a dire che chi le prova una volta non le abbandona mai più ed è per questo che continuo a resistere.

Oggi ha scoperto nei negozi per religiosi una nuova fonte per i suoi amati ciabattoni.
Vuole sandali da suora neri!!!
Il massimo.
Nella vetrina occhieggiano le orride. Entriamo.
Sandali per frati e suoreContrariamente a quanto accade in moltissimi deserti negozi, i cinque stanzoni sono pieni di clienti. Commessi trafelati corrono da una parte all’altra.

Un prelato un po' appesantito si sta provando una catena da cui pende una grande croce. Il commesso lo consiglia di levare alcune maglie in modo che la croce sia più sul petto che sulla pancia. Procedo un po’ stupita.

Aspettando che si liberi un commesso per le scarpe, passiamo in una stanza da cui rimbombano risate. Un gruppo di giovanissimi sacerdoti si sta consultando sull’acquisto di una cotta, quel bel camice bianco con i pizzi lungo fino al ginocchio. Sul bancone tantissimi scatoloni aperti che li contenevano

Uno ne ha addosso uno un po’ beige, uno ne prova un altro di un bianco sparato.

Il gruppo ridendo li consiglia mentre loro, insoliti mannequin, camminano, si voltano e chiedono pareri. Un terzo sta addirittura in ginocchio al centro del negozio per vedereCotta in pizzo macramè che la cotta caschi esattamente sull’incavo posteriore delle gambe senza fare brutte pieghe per la troppa lunghezza.

Un altro chiede al commesso di accorciare la manica di tre centimetri.

Sbalordite diciamo loro che credevamo che gli acquisti dei paramenti avvenissero soltanto in base a piccolo, medio e grande, non con questo pavoneggiarsi.

Sono loro ad essere sbalorditi. Certo che i paramenti si provano, certo che richiedono cambiamenti e prove, certo che ci tengono ad essere in ordine, anzi eleganti.
Di lassù Dio chiede questo?
LUI no, ma i parrocchiani sì.
E‘ la risposta.

Piccoli peccati di vanità?
E perché no?

Lassù forse Qualcuno ha gioia nell’essere servito con impegno ma anche con allegria ed eleganza e un pizzico di vanità.

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La Lampadina ::: Periodiche illuminazioni
Newsletter di fatti conosciuti ma non approfonditi, luoghi comuni da sfatare, semplici novità.

La Lampadina è una newsletter ideata da Carlo Verga, gestita da un Comitato di redazione composto da: Filippo Antonacci, Isabella Confortini Hall, Lucilla Crainz Laureti, Marguerite de Merode Pratesi,  Ranieri Ricci, Carlotta Staderini Chiatante, Lalli Theodoli, Beppe Zezza e redatta con la partecipazione di: Lorenzo Bartolini Salimbeni, Renata Ferrara Pignatelli, Giancarlo Puddu e Angelica Verga. La sede è in via Castiglion del Lago, 57, 00191, Roma.

La newsletter, di natura non politica, non ha scopo di lucro e si propone di fornire - con frequenza inizialmente mensile - "periodiche illuminazioni" su argomenti di vario genere, con spunti di riflessione e informazioni. L'invio viene effettuato su segnalazione degli stessi lettori, agli amici ed agli amici degli amici. il presente numero è inviato a circa milleottocento persone. Sono gradite da chiunque le collaborazioni e le segnalazioni di persone interessate a ricevere la newsletter.
Per informazioni scrivere a info@lalampadina.net

SUGGERIMENTI "ILLUMINANTI"

DA VISITARE: SPOLETO
dal 26 giugno al 12 luglio - Festival dei 2 mondi - molte ed interessanti proposte, dall'opera "Così fan tutte" di Mozart che inaugura, al concerto finale con la direzione di Jeffrey Tate. Balletto con l'etoile Eleonora Abbagnato, prosa con la regia di Bob Wilson,  musica, eventi e mostre in giro per la città. continua a leggere
Lucilla

DA VEDERE:  Il Labirinto - Franco Maria Ricci - Dopo sei anni di lavori ha aperto il 29 maggio 2015. Un'opera raffinata e faraonica: "Il Labirinto della Masone", progettato da Franco Maria Ricci, copre 7 ettari di terreno ed è stato realizzato interamente con piante di bambù di specie diverse. Il complesso del labirinto ospita spazi culturali per più di 5000 metri quadrati, destinati alla collezione d’arte di Franco Maria Ricci.
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Lucilla


Tutti i nostri suggerimenti li trovate qui

A TEATRO CON
LA LAMPADINA
Logo Olimpico
E' stato presentato ieri da Lucia Bocca Montefoschi, Direttore Artistico del teatro Olimpico, e Giancarlo Magalli, il cartellone della prossima stagione del Teatro Olimpico.

Francesca Pugliese, Lucia Bocca Montefoschi e Giancarlo Magalli alla presentazione sella stagione 2015-2016

Il programma, ricco di spettacoli di danza, prosa, magia e musica ci accompagnerà da settembre 2015 a maggio 2016 proponendoci  tra gli altri, Momix, Pellisari, Lillo & Greg, Amy Stewart, L'Orchestra di Piazza Vittorio, Francesca Reggiani, Massimo Ghini, Max Tortora e molti altri artisti.

Tutti on stage!

Il Programma della stagione 2015-2016

 FLASH NEWS!
Un po' qua, un po' là...

Expo San Louis 1904. Grande successo  quella Esposizione Universale a  San Louis nel 1904!
Expo San Louis 1904 Marco Patriarca nel suo libro "Il treno di Sir Charles" cita: 20 milioni di spettatori affascina- ti dalle grandi novità, le auto a benzina, i nuovi sistemi di illuminazione a corrente elettrica, i modelli di telefono e l'aspirina!
CV

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Questa è bella! Il mese scorso avevamo parlato delle proprietà benefiche e la speculazione sul latte materno.
Oggi un'altra news e viene dall’India. Che bella bevuta al mattino presto!
Sembra che tante malattie possano essere curate con la “pipì” di mucca che deve essere raccolta da mucca vergine e di prima mattina e bevuto al posto del succo di arancia. Sembra che abbia delle proprietà benefiche contro il diabete e tante altre malattie.

CV

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Finalmente una buona notizia! L’Italia Uno dei gigantivince molti dei premi assegnati in occasione della competizione internazionale UE "Europa Nostra", dedicata alla salvaguardia e alla promozione del patrimonio culturale che si è svolta l’11 giugno nella sala del Municipio di Oslo. In particolare l’Italia si è distinta con tre progetti: il restauro delle sculture nuragiche dei Giganti di Mont'e Prama, a cui è andato il premio del pubblico, il tour virtuale "Meraviglie di Venezia: tesori sacri e profani nell'area di San Marco" e I mosaici di Aquileial’innovativo piano per la tutela e la valorizz-azione dei Mosaici della fine del IV e inizi del V secolo della Sudhalle, l’aula meridionale del Battistero di Aquileia. Fosse un piccolo segno di speranza?
MdM

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Pensando ai costi... Ecco i numeri degli abitanti dei comuni italiani : il 71% ha meno di 5.000 anime, il 55% sotto i 3.000, poi i paesini sotto le  1.000 La densità abitativa dei comuni italianipersone il 23,35% del totale.
Sindaci assessori e consiglieri quanti? Uno ogni 30mila abitanti nelle metropoli con oltre un milione di abitanti, uno ogni 3.300 abitanti nei capoluoghi da 100 a 250 mila.
Il record nei paesini sotto i 1.000 abitanti, uno ogni 60 anime.
CV

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Sensori e freschezza degli alimenti. La novità è questa: sensori progettati da un gruppo del MIT servono a stabilire la freschezza degli alimenti. Sono nanotubi di carbonio contenenti metalloporfirine con al loro interno un atomo di cobalto che applicati al packaging di carne e pesce riescono a indicarne il grado di freschezza. Le metalloporfine agiscono I nanotubiinfatti in presenza di putre- scina e cadaveri- na, sostanze prodotte dalla decomposizione degli alimenti, aumentando la resistenza elettrica dei nanotubi, e questa potrà essere facilmente controllabile con un semplice smartphone. Lo studio è stato pubblicato su Angewandte Chemie.
Una tecnologia simile è già stata impiegata  per stabilire il grado di maturità di frutta e verdura
ed evitare sprechi soprattutto nella grande distribuzione.
CV

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I Buddha di Bamyian, in Afghanistan, resuscitano grazie alla tecnologia. La distruzione dei BuddhaSono passati 14 anni dalla primavera del 2001 in cui i Talebani fecero saltare in aria i giganteschi Buddha di Bamyian in Afghanistan con lo sgomento della comunità internazionale.
Il 7 giugno del 2015, I coniugi  milionari cinesi Zhang Xinyu e Liang Hong, hanno voluto  farli rivivere artificialmente p
roiettando sulle parete della nicchia dove si trovavano originariamente l'immagine olografica, facendone apparire così le sagome luminose. E' un grande servizio reso a tutti coloro che abituati a volgere lo sguardo ai Buddha da centinaia di anni, avevano perduto un riferimento sì fisico ma principalmente spirituale.

La statua ricreata in situLa statua com'era

 

 

 

 

 

 

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Curiosità di Torino! Casa Scarabozzi o Fetta di Polenta – via Giulia di Barolo 2 che strano palazzo, nel suo lato più stretto misura solo 54 cm. due viste di casa Scarabozzi/Fetta di Polenta
due viste di casa Scarabozzi/Fetta di Polenta È dell’architetto Alessandro Antonelli, è di 9 piani di cui 2 nel sottosuolo.
E’ in piedi da oltre 120 anni senza mai subire danni. Molte incertezze e forse paura dai suoi inquilini nel tempo ma è ancora li.
CV

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Il nuovo Whitney a New York. Il nuovo Whitney Museum of American Art
E’ stato  inau- gurato  il nuovo  Whitney Museum of American Art di New York, progettato da Renzo Piano, nel Lower Chelsea nel distretto di Meatpacking, il luogo degli ex stabilimenti di lavorazione della carne dove la presenza di uno dei musei più prestigiosi d’America giustifica il proliferare di gallerie, ristoranti e locali alla moda.
Il Whitney di Renzo Piano è alto otto piani fatto di grandi spazi trasformabili e ampie vetrate.
"Un edificio progettato per accogliere la luce e trasmettere quel senso di libertà che l’arte americana ha sempre rappresentato."  Sarà Donna De Salvo, il curatore capo e vice direttore.
MdM


 LA LAMPADINA - LIBRI

Questo mese parliamo di un libro amato dalla sua Lettrice e dal suo gruppo di Lettura che si chiama "UMDL - Un Mercoledì da Lettori" e di un altro volume che invece ha deluso molto Carlotta Staderini della Nostra Redazione.


Questo mese

Simona Massenzi di UMDL ci propone:
Felici i Felici
di Yasmina Reza
Adelphi Edizioni,
pagine 163

Yasmina Reza

“Felici i felici”  è una grande commedia, una vera Comédie humaine. Il limite del romanzo sta nel pessimismo? Non a mio parere, piuttosto è una lettura meticolosa e chirurgica  del quotidiano dei suoi protagonisti e l’amore, come sentimento aggregante della società (coppia, amicizia, famiglia), viene negato, fin dalle prime righe, nella sua forma archetipica. 
Sembra di entrare con Jasmina Reza nella camera oscura di un fotografo: vedere  i dettagli delle immagini di ogni personaggio svilupparsi sulla carta da stampa per poi essere appese ad un filo ad asciugare tutti gli eccessi del loro essere personaggio per diventare persone.
Ecco allora  Jeannette che prova irritata e confusa fino a disperarsene una serie di abiti su un corpo ormai goffo e Odile al supermercato, improvvisamentela copertina di Felici i felici padrona della situazione grazie ad un mazzo di chiavi, ed i meravigliosi Titani dell’avventura di pesca alla trota, l’isolato splendore di Celine Dion Jacob o la lotta, alla fine liberatoria, per il destino del borsone economico in cui vengono trasportate le ceneri di un grande uomo.

La commedia umana di Jasmine Reza mi ha convinta, commossa ed emozionata.
Spero che qualcun  altro condivida questa idea.
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Carlotta Staderini Chiatante ci propone:
Il regno
di Emmanuel Carrère
Adelphi Edizioni
pagine 428

Emmanuel Carrère

L’ultimo libro di Carrere è stato accolto in Francia con grande clamore mediatico. Carrere ha ricevuto per questo libro, nella sezione “autore straniero”, uno dei premi letterari più prestigiosi, il Premio “Mondello Città di Palermo”. Molti scrittori, che hanno ricevuto questo premio, hanno poi successivamente ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura (Doris Lessing, Gunter Gras, Coetzee, Josif Brodskij). Insomma un importante riconoscimento di cui Carrere sarà giustamente fiero.
In questo ambizioso libro si raccontano le origini del Cristianesimo. Carrere conduce un’inchiesta su “quella piccola setta ebraica che sarebbe diventata il Cristianesimo”. Siamo del I secolo e viaggeremo nel bacino del Mediterraneo tra Turchia, Macedonia, Grecia, Siria, Gerusalemme e Roma con Paolo di Tarso, il più importante apostolo del messaggio di Cristo e Luca, medico siriano che segue Paolo nei suoi spostamenti.
la copertina de Il regnoIl libro avrebbe potuto, secondo me, essere strepitoso, ma non decolla; che peccato e che delusione! In fondo tra letteratura e vita l’intreccio c’è, eccome! Noi lettori abbiamo relazioni strette con alcuni degli autori che amiamo. Relazioni così strette che abbiamo l’impressione di conoscerli a volte meglio di alcuni conoscenti. Possiamo a volte conoscere meglio Dostoievsky  di altri.
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Vi chiediamo di segnalarci le Vostre scelte: le condivideremo in questo spazio, che rimanda al sito  per una lettura più ampia dei commenti Vostri e nostri a quei volumi che ci hanno per una qualche ragione interessato e spinto a scriverne.



 
MOSTRE

Venezia
Isola di San Giorgio Maggiore: Il vetro finlandese nella Collezione Bischofberger, a cura di Kaisa Koivisto.
Opere in mostraLa mostra ci permette di scoprire una tra le più notevoli collezioni al mondo di vetri finlandesi raccolta da Bruno e Christina Bischofberger negli ultimi quarant’anni. Una collezione di oggetti rarissimi spesso in un'unica edizione che documenta diversi periodi storici. Un elegante percorso che ci fa passare dai cristalli alle sfumature di colore dei primi anni Trenta, fino alle più sorprendente produzioni degli anni Settanta.
Fino al 2 agosto 2015.


Roma
Museo Andersen di Roma, "Sintattica,
Claudioadami / Luigi Battisti / Pasquale Polidori": tre interventi site-specific,
curata da Francesca Gallo.Un'opera di Sintattica
Sintattica, spiega la curatrice, “non è una mostra sulla parola nell’arte, ma piuttosto un’esemplificazione di come i principi che regolano il linguaggio verbale sono stati assorbiti e tradotti nelle arti visive”. Negli spazi del Villino Hélène, casa-museo di Hendrik Christian Andersen, le opere d'arte create nello spazio del museo sono l'occasione per sottolineare i sorprendenti nessi che legano passato e presente.
Fino al  1 ottobre 2015.

Vi suggerisco un piccolo giro di gallerie a Roma, in centro, prima di partire per le vacanze:

Z2O Sara Zanin Gallery, Inesistenze, Francesco Lauretta. Nelle tre sale della galleria si succedono opere che figurano quasi come un istallazione in cui la morte incombe in modo palese. "Il funerale diventaUn'opera di Francesco Lauretta
 una allegoria, un pretesto per riflettere sullo stato di salute della pittura e dell'arte – spiega l'artista – la pittura è da molti vista come medium obsoleto, mentre ha ancora oggi una forza straordinaria. Nell'epoca in cui siamo bombardati dalle immagini, tutto sfugge, la pittura invece fissa un'immagine, si concentra su di essa, lancia un messaggio e invita a porre l'attenzione".
Fino al 31 luglio 2015.

Federica Schiavo Gallery, Inesistenze, Francesco Arditi, Stige, 
Negli spazi della galleria Schiavo l’artista realizza stampi di oggetti vari che seziona come per rivelarne le traccie interne e Opere di Ardititrasformarli in "Manufatti Fossili" come reperti archeolo- gici. Crea con delle forme ardite degli oggetti nuovi "che sembrano riportare alla luce un lontano ricordo, rendendo così il passato presente" lasciando apparire tracce del loro passaggio, tra vari livelli di memoria letteralmente e materialmente stratificati l'uno sull'altro.
Fino al 4 luglio 2015.

 
Galleria Lorcan O'Neill, Waiting to love, Tracey Amin. Per chi non conosce Tracey Amin,  una delle artiste più significative della scena artistica contemporanea Un'opera di Tracey Aminbritannica vale forse la pena affacciarsi negli spazi della galleria dove sono presenti le sue più recenti opere: dipinti inediti, sculture in basso rilievo, neon, ricami di grandi dimensioni e una nuova serie di lavori su carta. L'artista come sempre usa la propria esperienza personale e il proprio corpo come soggetto per ritrarre scene intime "con una sincerità insistita e cruda". "La rassegna romana ruota attorno a tre grandi tele che segnano il riavvicinamento dell'artista alla pittura dopo la lunga pausa degli anni recenti."
Fino al 5 settembre 2015.


Le mostre sono a cura di Marguerite de Merode e  le potete trovare qui



PENSIERO LATERALE: GIORGIO! MA CHE SCARPE HAI?

Giorgio IVRe Giorgio IV di Hannover naque nel 1762, regnò sull’Inghil- terra  per una decina di anni, dal 1811 al 1820. Non fu un sovrano descritto dalla storia per particolari menzioni…ma fu particolare nel suo abbigliamento. Indossò infatti delle scarpe del tutto particolari per il periodo.
Cosa potevano avere delle scarpe di così eccentrico?

Ci si può arrivare... Controllate qui!

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