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Lunedi, 2 gennaio 2017

Ciao,
oggi la nostra Lampadina si accende su:

La Lampadina - n. 55
Gennaio 2017

Keep calm... 2017 is loading!
Certo calma, ma l'entusiasmo ci vuole per affrontare nel migliore dei modi il nuovo anno! Abbiamo molti progetti in cantiere: voi continuate a seguirci e li scoprirete! La nostra traversata da un mese all'altro inizia con qualche istruzione sulla verità: vedi alla voce post truth, e poi continuiamo con il farci qualche domanda semplice semplice sull'universo e dintorni, costeggiando il fatto non trascurabile che alcuni uomini, sulla Terra, fanno veramente la differenza, come Raoul Wallenberg, o per altri versi, i protagonisti del Risorgimento, o ancora Caligola grazie al quale ammiriamo da secoli un obelisco in Piazza San Pietro.. Ma per iniziare bene l'anno, ci vuole anche qualcosa di sfizioso, come un quesito sul pranzo o la cena che la nostra Lalli si pone da tempo, e soprattutto, un racconto che ci faccia guardare con altri occhi al mondo delle Fiabe e delle Favole: non sono solo per i ragazzi, sono soprattutto per noi "Grandi"!


INTERNET: La verità, questa sconosciuta
Articolo di Carlo Verga

L’Oxford Dictionary ogni anno si aggiorna con tutte le nuove parole in lingua inglese. Una delle nuove, in occasione dell’ultimo aggiornamento del 2016 è post-truth, il mondo del dopo verità.

Ma che cosa è la post verità? E’ un fatto che si presume sia successo e documentabile, ma è solo post-vero, ma di cui a nessuno interessa approfondirne la veridicità.

Questo accade principalmente nel web dove ogni “verità” si moltiplica senza alcun fondamento  o certezza che sia vera o falsa; Wilkipedia recita: post verità è l'attitudine a ritenere come vere alcune notizie, palesemente false o alterate, ma che hanno tale forza emotiva, che coincidono talmente con nostre immaginarie rappresentazioni della realtà, che alla fine diventano ciò che ci piace dire e udire.

Un esempio chiaro è un fatto realmente accaduto in Usa. Un certo signor Tucker in Texas alle 8 di sera rientrando a casa dopo aver saputo delle dimostrazioni di piazza nella sua città contro Trump,  mette su Twitter una foto e un commento. La foto rappresenta un bus pieno di gente ripreso al centro della città, il commento dice “le proteste contro Trump non sono così spontanee come sembra, ecco l’arrivo dei partecipanti”.  Solo 40 persone in quel momento seguono i post del signor Tucker. Alle 12 circa del giorno dopo la notizia appare 1600 volte su Twitter e 350 mila volte su Facebook. La compagnia degli autobus smentisce che fossero partecipanti ad una dimostrazione ma solo di partecipanti ad una conferenza. Tucker sconvolto di tanto clamore si scusa e conferma di non poter affermare che i passeggeri visti si recassero veramente ad una dimostrazione anti-Trump. Il clan di Trump commenta: “Molto scorretto, i professionisti della protesta incitati dai media”.

Tucker nella sua buona fede e sempre più sconvolto, rimette la foto su Twitter con la scritta gigante FALSO, a questa riceve solo 29 risposte. Il risultato è che nel pensiero collettivo rimane comunque la percezione che il bus portasse dimostranti.

Grande potenza della rete; in realtà nessuno di noi conosce le regole che generano le attenzione ai post, come richiamano le notizie, come riportate su degli schemi, evidentemente già predisposti. Una post-verità, in genere parte da un presupposto immaginativo di ciascuno di noi che, senza alcuna base reale o scientifica, dà origine ad invenzioni e/o modifiche della realtà che spesso, si trasformano in grandi “balle”.

Tutto questo ci sconcerta e in un mondo dove oramai i social ne fanno da padrone, i flussi di notizie arrivano costantemente, si accavallano e distorcono le verità, molto difficile quindi una chiara versione dei fatti. Il grande effetto che hanno in tutti noi, è il provocare una “leggerezza” nel leggere le notizie, una diminuzione quindi della capacità critica e la progressiva difficoltà dell’utilizzo di argomenti razionali per stabilire un percorso reale.

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ABBIAMO OSPITI – ROMA: le avventurose vicende di un obelisco di Roma
Articolo di Carlo Munns – Autore Ospite de La Lampadina

Piazza San PietroPochi sanno che, se oggi un grande obelisco in stile egizio, si alza nel cuore di Piazza San Pietro, ciò lo dobbiamo, alla megalomania di un discusso imperatore romano della dinastia Giulio Claudia: Caligola. Figlio di Germanico, il grande generale romano che si distinse per aver domato le rivolte dei Germani, e pronipote di Tiberio, alla morte di quest'ultimo nel 37 d.C., divenne il terzo imperatore di Roma e regnò per meno di quattro anni fino al 41 d.C., quando fu ucciso per mano dei suoi pretoriani.

Il suo vero nome era Gaio Giulio Cesare Augusto Germanico, ma sin da piccolo, i soldati del padre lo chiamavano Caligola, diminutivo della parola Caliga, la tipica calzatura di cuoio dei legionari romani, che il figlio del generale amava indossare spesso, quando frequentava gli accampamenti. Durante il suo regno ebbe modo di compiere atroci delitti, e cose strane e stravaganti. E proprio l'obelisco di Piazza San Pietro ne costituisce ancora oggi un’impensata testimonianza. Desideroso di legare la sua figura a quella dei grandi faraoni dell’Antico Egitto, volle erigere un obelisco a Roma in proprio onore. Ma egli non volle un obelisco "di seconda mano", ovvero già dedicato a un faraone di qualche dinastia egiziana, e mandò i suoi emissari in Egitto, perché ne facessero, o ne trovassero, uno di determinate misure e senza geroglifici. E così fu. Una volta realizzato, nacque il problema di come trasportarlo via mare a Roma.

La lunghezza del monolito, 25 metri, e il suo peso di 350 tonnellate, era superiore alla capacità di carico di qualunque nave romana del tempo. La soluzione fu di costruire una nave ad hoc, per caricare l’enorme passeggero. Ma poi, come salvaguardare l’integrità dell’obelisco nella stiva della nave, dalle oscillazioni provocate dal mare? Qualcuno ebbe l’idea geniale: riempire la stiva di lenticchie e seppellirvi dentro, ben legato, il monolito. Il saporoso legume avrebbe ammortizzato tutte le oscillazioni, ed evitato che il prezioso carico si rompesse, anche in situazioni di mare cattivo. Così l’obelisco traversò il Mediterraneo, arrivando sano e salvo al porto di Ostia, dove nel frattempo era stato allestito uno speciale attracco per una nave così fuori misura.

Alcune chiatte, risalendo lentamente il Tevere, portarono il pesante monolito in un'area vicino al Colle Vaticano di proprietà della famiglia Giulia, dove era in costruzione un circo per le corse dei cavalli. L'obelisco fu quindi posto a metà della spina, la balaustra centrale che divideva il campo di corsa. Rimaneva da decidere cosa fare della nave straordinaria e di quel carico incredibile di lenticchie. Caligola lasciò magnanimamente le lenticchie al popolo di Roma, che poté abbuffarsi allegramente con il prezioso legume. Per la nave, la corsa finì a Ostia, perché non esistevano altri porti che potessero accogliere la sua stazza. Si decise di affondarla in loco, riempita di calcestruzzo, per diventare parte dei moli del nuovo porto. E da qualche parte, forse sotto l’aeroporto di Fiumicino, giacciono ancora i resti di quell'incredibile bastimento. Tornando a parlare del circo, che sarà poi completato da Nerone, questo si estendeva diagonalmente dalla sinistra dell'attuale Basilica in direzione del Tevere, per 540 metri e ne era largo ben 100.

Questo sarà il luogo del martirio di San Pietro e di tante migliaia di cristiani nel 64 d.C., durante la prima persecuzione di Nerone, seguita all'incendio di Roma. Quando Costantino, intorno al 320 d.C., decise di costruire una grande basilica sul Colle Vaticano, dove San Pietro era stato sommariamente sepolto dai primi cristiani, l'obelisco, ancora in piedi, si ritrovò sul fianco sinistro della Basilica e lì vi rimase per dodici secoli. Nel 1586, papa Sisto V, volendo dare un centro ideale alla piazza antistante alla nuova basilica di San Pietro, decise di far spostare l'obelisco nell'attuale posizione. L'operazione di trasferimento fu complessa e non priva di pericoli: durante il sollevamento, le grosse funi che lo imbragavano furono sul punto di cedere. Un genovese che partecipava all'operazione, da buon marinaio qual era, contravvenendo all'ordine tassativo di silenzio, urlò di bagnare le corde con acqua, perché potessero resistere all'enorme trazione. Domenico Fontana che dirigeva i lavori, seguì immediatamente il prezioso suggerimento e l'obelisco fu salvo. Oggi, dopo tante avventurose vicende, l'obelisco si staglia maestoso al centro del colonnato del Bernini, e sulla sua guglia svetta una croce, che al suo interno conserva una reliquia della Santa Croce portata da S. Elena, la madre di Costantino da Gerusalemme a Roma.

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ABBIAMO OSPITI – STORIA: Raoul Wallenberg e le CASE di VITA
Articolo di Elena Colitto Castelli* – Autore Ospite de La Lampadina

Chi era lo svedese Raoul Wallenberg (1912 - ?) e perché la Fondazione Wallenberg indaga ancora oggi sul mistero della sua drammatica scomparsa?

Nella primavera del 1944 si svolge a Stoccolma il Congresso Mondiale Ebraico. Il principale tema all'ordine del giorno è un piano per il salvataggio degli ebrei d’Ungheria, che fino all'invasione tedesca erano stati preservati dalle deportazioni di massa. Al congresso partecipa un rappresentante del War Refugee Board. Il rappresentante del Consiglio Olsen è anche un membro dell’Intelligence americana. Egli si rivolge a un gruppo di eminenti ebrei svedesi, tra i quali vi era anche l’ungherese Lauer in veste di esperto del suo Paese, per avere un parere su chi inviare in Ungheria come responsabile del salvataggio degli ebrei. Lauer fa il nome di Raoul Wallenberg, giovane rampollo di una delle più importanti famiglie svedesi e suo socio in una società di import export. La proposta viene accettata e il Ministero degli Affari Esteri svedese assegna Wallenberg alla sua Legazione a Budapest come Primo Segretario della missione di soccorso. Il protocollo diplomatico e la burocrazia vengono sostituiti dalla massima libertà di azione e di iniziativa. Wallenberg può inoltre contare su ingenti somme di denaro elargite dal WRB. Wallenberg giunge a Budapest nel luglio del 1944. La situazione è drammatica: gli ebrei d’Ungheria erano circa 825.000, ma da aprile a luglio 1944 erano stati in gran numero sterminati sotto la direzione di Adolf Eichmann. I rastrellamenti e le deportazioni di mezzo milione di ebrei ungheresi iniziarono nelle campagne e chi poteva fuggiva verso Budapest chiedendo aiuto ai diplomatici dei paesi neutrali.

La prima azione di Raoul è quella di moltiplicare e distribuire agli ebrei ungheresi passaporti svedesi, i cosiddetti SCHUTZ-PASS, per proteggerli dalle deportazioni. Aumenta poi il numero delle case prese in affitto dalla Svezia e, dichiarate extraterritoriali fino al numero di 30, fonda una biblioteca, un ospedale e un istituto culturale allo scopo di mettere gli ebrei sotto la protezione svedese. Si calcola che in questi luoghi di rifugio arrivarono a risiedere 15.000 persone. Nelle famigerate “marce della morte”, nelle quali migliaia di ebrei avrebbero dovuto raggiungere a piedi la frontiera con l’Austria, Wallenberg si prodiga salvando chi può. Durante le deportazioni degli ebrei nei treni-merce diretti ad Auschwitz, egli si reca alla stazione di Budapest e arriva a salire sui tetti dei treni distribuendo a pioggia passaporti svedesi, incurante delle minacce delle SS.

Il ritratto di Raoul Wallenberg è stato dipinto da Zvi Malkin, il leggendario agente israeliano del Mossad, che catturò Adolf Eichman in Argentina. Il titolo sta ad indicare che "le stesse mani" catturarono il criminale nazista e dipinsero il ritratto del salvatore di ebrei Raoul Wallenberg. Il ritratto ha una dedica a Baruch Tenembaume alla Fondazione.
Alcuni prigionieri riescono così ad impossessarsi dei documenti e Wallenberg ne reclama quindi la liberazione immediata. Egli inoltre ricerca disperatamente alti ufficiali tedeschi e ungheresi da corrompere promettendo, in cambio della vita degli ebrei, forti somme di denaro e /o la garanzia di non essere condannati per crimini di guerra alla fine del conflitto, perché è ormai chiaro che i tedeschi e i loro alleati perderanno la guerra. Sembra anche che, seguendo questa strategia, egli riesca a sventare, nella seconda settimana del gennaio 1945, il piano nazista di far saltare in aria i due più grandi ghetti di Budapest. Quando, poco dopo, le truppe sovietiche entreranno nella città, troveranno circa 97.000 ebrei vivi rinchiusi in tali ghetti. Il 17 gennaio 1945 Wallenberg viene convocato al quartier generale sovietico di Debrecen, ad est di Budapest. Egli parte dalla capitale ungherese in macchina insieme al suo autista, scortato dai sovietici. Non vi farà mai più ritorno: la sua scomparsa rimane ancora un drammatico mistero. Forse i sovietici sospettano che egli sia un agente americano o addirittura un collaboratore dei nazisti, a causa delle sue conoscenze tra gli ufficiali tedeschi, oppure i servizi segreti sovietici tentano di reclutarlo come loro agente e, di fronte al suo diniego, lo arrestano.

Secondo alcune testimonianze, Wallenberg e il suo autista vengono prelevati dai sovietici e portati in Unione Sovietica per essere poi detenuti nella prigione di Lyublyanka a Mosca. La Svezia ha una reazione tiepida rispetto alle contrastanti notizie che giungono. Sono soprattutto la madre e il patrigno di Raoul a mobilitarsi per scoprire la verità, ma purtroppo non arrivano a nessun risultato. Finalmente nel 1956 i sovietici comunicano alla Svezia di aver trovato un documento con data 17 luglio 1947 che dichiara: “il prigioniero Wallenberg è morto ieri notte nella sua cella”. Questa versione non coincide però con testimonianze rese da ex prigionieri del carcere sovietico.

Dopo un periodo di stallo, nell’ottobre 1989 le autorità sovietiche consegnano al “Comitato Raoul Wallenberg” il passaporto di Wallenberg e alcuni suoi oggetti personali. Tali autorità affermano di non aver rinvenuto altri documenti negli archivi del KGB. Questa dichiarazione non appare ovviamente credibile. Nel settembre 1991 vengono aperti gli archivi sovietici e il Comitato può finalmente consultare un gran numero di documenti sulla carcerazione di Wallenberg. Purtroppo, afferma il suo amico ed ex collega Per Anger: “tali documenti non provano che egli sia morto, dobbiamo dunque pensare che egli sia vivo in qualche luogo della vecchia Unione Sovietica”. Nel mese di novembre 2016 Raoul Wallenberg, a seguito di una petizione dei parenti ancora in vita, viene dichiarato morto dallo Stato svedese, 71 anni dopo la sua scomparsa.

La Fondazione Internazionale Raoul Wallenberg, costituita nel 1992, considera questa decisione un mero atto burocratico e coglie l’occasione per appellarsi al presidente Putin affinché autorizzi un nuovo accesso, non limitato, agli archivi del KGB per far finalmente luce su questa tragedia umana. Wallenberg viene riconosciuto dallo Yad Vashem di Gerusalemme “Giusto tra le Nazioni” nel 1963. La Fondazione è una ONG, con uffici e corrispondenti a New York, Gerusalemme, Buenos Aires e Rio de Janeiro. La Fondazione è stata costituita da Thomas Peter Lantos, salvato da Raoul Wallenberg in Ungheria durante la seconda guerra mondiale e da Baruch Tenenbaum, ebreo argentino, impegnato fin dagli anni ‘60 nel dialogo interreligioso tra ebrei e cristiani. L’attuale presidente Eduardo Eurnekian è di origine armena.

Il progetto “CASE DI VITA” si propone di individuare quei luoghi che offrirono rifugio agli ebrei perseguitati dai nazisti durante la Shoah e alle vittime di altri genocidi. Le Case di Vita, come abitazioni private, scuole, conventi, chiese e monasteri, vengono contrassegnate da una targa commemorativa affinché i passanti possano ricordare e interrogarsi su quanto accaduto. Il progetto pone l’accento sulla MEMORIA DEL BENE, bene compiuto da chi, anche mettendo a rischio la propria vita, aiutò chi era stato ingiustamente braccato e perseguitato in quegli anni bui.

Al fine di coinvolgere le giovani generazioni in questo progetto, la Fondazione ha intrapreso una stretta collaborazione con l’Università Lumsa di Roma, da sempre molto attenta e sensibile alla cura dell’educazione morale dei propri allievi. Un forte sostegno e un valido aiuto sono arrivati dalla Comunità ebraica di Roma e da “Progetto Memoria”. Nonostante il progetto abbia un respiro internazionale, una buona parte della ricerca si svolge a Roma e nel Lazio dove un gran numero di persone venne salvato, trovando riparo nelle “Case”.

*coordinatrice del progetto

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ABBIAMO OSPITI – UNIVERSO E DINTORNI: Riflessioni “Cosmologiche”
Articolo di Massimo Cestelli Guidi – Autore Ospite de La Lampadina

Un articolo del National Geographic Magazine del Gennaio 2015 faceva il punto degli studi dei cosmologi sull'Universo riportando i risultati riguardo la “materia oscura” presente in esso.

L’argomento non è nuovo poiché da vari decenni i Cosmologi sono convinti che nell'Universo oltre alla materia visibile (pianeti, stelle, galassie, ecc.) esiste materia che hanno denominato “oscura”, ossia non visibile, la cui esistenza hanno individuato in modo indiretto in base alle leggi che governano l’Universo.

La novità dell’articolo del National Geographic è che vengono riportati alcuni dati numerici, ovvero si precisa che i Cosmologi hanno valutato che la materia visibile è soltanto il 5% della materia esistente nell’Universo, mentre il 27% è costituito da materia oscura e il 68% da energia oscura, risultando quest’ultima, precisano i Cosmologi, ancora più misteriosa della materia oscura.

Il totale materia oscura + energia oscura, che dovrebbe rappresentare il 95% della materia esistente nell'Universo, viene trattato in modo unitario come “materia oscura”, dato che materia ed energia fondamentalmente sono uguali, legate dalla famosa formula di Einstein: E=mc², formula comprovata nel campo nucleare.

Nell'apprendere l’esistenza di questa grossa quantità di materia non visibile nell’Universo, mi sono ricordato di un libro letto alla fine degli anni 80 “Other Worlds”, scritto da Paul Davis.

Paul Davis, fisico e cosmologo inglese, andato ad insegnare in Australia a Melbourne, ha scritto molti libri a scopo divulgativo sulle due teorie fondamentali della Fisica del secolo scorso, ossia la teoria della Relatività e la teoria dei Quanti, teorie alla base anche degli studi in Cosmologia. Ha scritto fra gli altri un interessante volume “Dio e la Nuova Fisica”, nel quale effettua un tentativo di dimostrare la congruenza fra le scoperte della Fisica e gli asserti della Religione (intraprende con molto coraggio e destrezza a giustificare i miracoli descritti nei Vangeli con le leggi della Fisica).

Nel libro “Altri Mondi” sostiene che la teoria dei Quanti, fra l’altro, comporta l’ipotesi dell’esistenza nell'Universo di molteplici mondi, tutti reali, fra loro interconnessi ma non comunicanti.

La fotocamera da 570 megapixel del Dark Energy Survey, montata su un telescopio in Cile, riprenderà per cinque anni 300 milioni di galassie per capire quale fosse la velocità di espansione cosmica all'epoca in cui l'energia oscura cominciò ad accelerarla. Immagine Reidar Hahn, Fermilab

La fotocamera da 570 megapixel del Dark Energy Survey, montata su un telescopio in Cile, riprenderà per cinque anni 300 milioni di galassie per capire quale fosse la velocità di espansione cosmica all'epoca in cui l'energia oscura cominciò ad accelerarla. Immagine Reidar Hahn, Fermilab

Quindi nell'apprendere l’esistenza di questa grande quantità di materia non visibile unita all'ipotesi dell’esistenza di altri mondi non visibili e non comunicanti con il nostro, ho iniziato con molta fantasia ad effettuare delle estrapolazioni uscendo dalla realtà fisica per entrare nella metafisica di questi altri mondi.

Le riflessioni che seguono più che scientifiche sono senza dubbio fantascientifiche.

Questi mondi a noi nascosti sono simili a quelli da noi visibili? Potrebbero contenere pianeti che hanno subito un’evoluzione simile a quella della Terra? I nostri Astronomi hanno sempre ricercato segni di civiltà su altri pianeti del mondo visibile, ma ho sempre ritenuto che la contemporaneità della evoluzione della vita fra due pianeti, con i miliardi di anni di esistenza dell’Universo, sia impossibile.

Questa contemporaneità potrebbe verificarsi con altri mondi? Dall'indeterminazione alla base della teoria dei Quanti potrebbe scaturire l’ipotesi dell’esistenza di mondi paralleli ove gli avvenimenti fondamentali che hanno condizionato la nostra storia, hanno avuto esiti contrari. Se ne possono ipotizzare alcuni. L’attentato a Hitler durante la seconda guerra mondiale è riuscito e, morto Hitler è finita molto prima la guerra. L’attentato a Kennedy non è riuscito: Kennedy ne è uscito vivo. Ma anche: la crisi di Cuba degli anni ‘60 ha scatenato la guerra nucleare decretando la fine del genere umano.

In ogni mondo parallelo la vita prosegue condizionata dagli eventi ad esito contrario del nostro. Infine formulo l’ipotesi ancora più fantascientifica: da chi sono popolati questi mondi paralleli? Dai defunti della Terra che si reincarnano senza avere coscienza della vita passata sulla terra.

A questo punto mi fermo perché non vorrei esagerare, ma forse ho già esagerato con le mie “riflessioni cosmologiche”.

Guarda una rappresentazione grafica dell'evoluzione dell'universo, la Bolshoi Cosmological Simulation e leggine la descrizione.

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 STORIA: Risorgimento che divide
Articolo di Beppe Zezza

Tutti noi, di questa nostra generazione, a scuola abbiamo, a suo tempo - perché non so come vadano le cose oggi - studiato il “Risorgimento”. Ci è stato presentato come una epopea gloriosa nella quale la nazione italiana, stimolata dai suoi figli migliori, si è risollevata dalla condizione di servitù per assurgere alla gloria della libertà. Un movimento di popolo che ha conseguito un obiettivo a lungo atteso.

Questa lettura della nostra storia, presentataci quando ancora eravamo fanciulli, è stata interiorizzata e fa parte dell’inconscio collettivo. Solo in tempi relativamente  recenti il “mito” risorgimentale è stato messo in discussione. Numerosi studi sono apparsi per ridimensionare l’idea che il Risorgimento sia stato un “movimento di popolo” e riportarlo a quello che è stato realmente: il progetto di una élite che ha avuto successo grazie a un'azione politica efficace che ha saputo sfruttare circostanze storiche favorevoli. Una curiosità è rappresentata dal fatto che l’idea “risorgimentale” ha diviso al suo interno famiglie di spicco: fratelli e cugini si sono schierati apertamente nei campi opposti di favorevoli e contrari.

Fratelli erano Massimo d’Azeglio e Luigi (Prospero) Taparelli. (Massimo è individuato con il predicato del titolo nobiliare come consuetudine all'epoca: il nome intero è Massimo Taparelli Marchese d’Azeglio). Massimo, oltre a essere scrittore e pittore, fu Presidente del Consiglio del Regno Sabaudo, prima di Cavour e politicamente molto attivo, fu governatore dell’Emilia Romagna. Era massone, come Garibaldi e molti attori di primo piano del Risorgimento. Luigi Taparelli, il fratello, fu gesuita, co-fondatore della rivista “Civiltà Cattolica” (ancora oggi pubblicata), fiero avversario del liberalismo, difensore di Pio IX, in aperto e forte contrasto con Massimo soprattutto in occasione della promulgazione delle famigerate Leggi Siccardi.

Fratelli erano Silvio Pellico, da noi tutti conosciuto come l’autore de “Le mie prigioni”, e Francesco Pellico, anche lui Gesuita, inizialmente cappellano di corte del re di Sardegna Carlo Alberto, strenuo difensore dei diritti della Chiesa e costretto a fuggire dal Piemonte, quando era provinciale, in occasione della soppressione dell’Ordine dei Gesuiti decretata da Carlo Alberto.

Fratelli erano Nino, all’anagrafe Gerolamo, e Giuseppe Bixio. Nino è noto soprattutto per la sua partecipazione al fianco di Garibaldi nella spedizione dei Mille, ma fu presente in quasi tutti gli eventi bellici del tormentato secolo XIX (prima, seconda e terza guerra di Indipendenza, presa di Roma, fallita a Mentana nel 1867 con i garibaldini e riuscita nel 1870 con le truppe italiane). Uomo di azione, di temperamento focoso, fu prima marinaio, poi generale, deputato e infine Senatore del Regno di Italia, commerciante; anche lui massone. Giuseppe, di lui minore, fu invece Gesuita. Missionario negli Stati Uniti  dove prese le parti degli indiani Nasi Forati contro le vessazioni dei bianchi. Partecipò come cappellano dell’esercito confederato alla Guerra di secessione Americana e fu tra i fondatori dell’Università Cattolica di San Francisco. Noto più per la sua contrapposizione al fratello che per sue proprie realizzazioni, ne condivise il carattere coraggioso e spericolato (poco noto è il fatto che numerosi sono stati gli italiani – in particolare veterani del disciolto esercito borbonico - a partecipare alla guerra di secessione americana dalla parte dei sudisti).

Cugini erano Bettino e Luigi Ricasoli. Bettino, soprannominato il Barone di Ferro,  fiorentino, fu sindaco di Firenze al tempo del Granducato di Toscana, prodittatore della Toscana dopo l’allontanamento del Granduca al tempo della seconda guerra di indipendenza e infine primo Ministro del Regno di Italia, il secondo dopo Cavour. Fu il “padre” della centralizzazione dello stato unitario, ottenuta estendendo a tutta l’Italia l’organizzazione dello Stato sabaudo, con quella  divisione in Province e Comuni, sopravvissuta fino ai giorni nostri. Luigi fu invece, della Chiesa. Fu costretto al domicilio forzato dal governo provvisorio toscano che ne temeva la contrarietà al disegno di un’Italia unita sotto i Savoia  e visto con sospetto dai circoli massonici. Dopo la conquista di Roma si distinse per quanto riuscì a fare a favore dei suoi confratelli, particolarmente invisi ai nuovi occupanti, per la loro  posizione “papista”.

La presenza di queste divisioni familiari manifesta che,  se anche non “popolare” nel senso di “diffusa”, l’idea risorgimentale era certamente un'idea “forte”. Solo le idee “forti” infatti hanno questa capacità di dividere.

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 COSTUME: il pranzo o la cena?
Articolo di Lalli Theodoli

Breakfast-Lunch-Dinner

Parlando con mio nipote: “Ci vediamo domani a colazione”, gli dico; “Pranzo” replica lui, con tono deciso. “Ci vediamo domani sera a pranzo”, gli dico; “Cena” sottolinea lui”. Andiamo avanti così e per capirci io preciso colazione all'una e pranzo alle 8 e mezzo di sera. Tanto per evitare confusioni. Non vorrei che piombasse a casa a pranzo (di giorno per lui) quando io intendo la sera.

In effetti le origini latine della parola darebbero pienamente ragione a lui: prandium era il pasto principale della giornata (per cui il nostro pasto dell’una), ma da sempre nella mia famiglia ed in molte altre, chiamiamo prima colazione, colazione e pranzo i tre appuntamenti giornalieri con la tavola. Non nascondo che da sempre in famiglia era ritenuta poco elegante la dizione di mio nipote. Ma al giorno d’oggi, in effetti soprattutto in ambito lavorativo, è più comprensibile il suo modo di esprimersi che il mio, ma un po’ proprio non mi piace: mi crea un senso di fastidio che è, lo riconosco, puro snobismo.

Ma  riflettendo  più a fondo… tante cose delle nostre abitudini e del nostro modo di vivere e parlare sono cambiate.

Rilassante pausa pranzo...Sembra incredibile raccontare alle nuove generazioni che noi andavamo a scuola con le scarpe da ginnastica chiuse in un sacchetto. Tirate fuori nello spogliatoio. Calzate solo ed esclusivamente per l’ora di lezione di ginnastica e poi, immondi oggetti, subito di nuovo rimesse nel sacchetto. Impensabile usarle nel tragitto casa-scuola.

Le bambine, anche educatissime di ora, non fanno più un grazioso inchino ai Grandi (così chiamavamo gli adulti) ed è molto se salutano con un ciao e con gli occhi rivolti a terra.

Non vedo molti ragazzi scattare dalla poltrona in piedi all'ingresso nella stanza di un adulto. I nostri amici scattavano come molle finché non veniva loro chiesto di restare seduti  per carità.

Nessuno apre le portiere delle macchine alle signore, ma questo è ancora più avanti nel tempo. Nessuno scosta la sedia per farci accomodare al ristorante in cui si entra alla rinfusa. Chi sa più che nei luoghi pubblici entra per primo il cavaliere?

I bambini non andavano al ristorante. Ora la mancanza di aiuti domestici rende necessaria la loro presenza.

Ma se tante cose sono cambiate serenamente senza troppe scosse, perché questo accanimento su pranzo e colazione?

Piacere...Perché non dovrebbe mio nipote dire PIACERE quando saluta? Non potrebbe essere solo e veramente una manifestazione  di sincera  gioia per  un incontro nuovo? Poco elegante? E Chi lo dice?

Se colui che sta azzannando un enorme panino, ci dice con un sorriso VUOI FAVORIRE? Non facciamo un balzo indietro arricciando il naso. Facciamogli un sorriso grato.

Se a tavola qualcuno dice BUON APPETITO prendiamolo come va preso: come un augurio gentile.

I giovani ci hanno insegnato l’essenzialità nel vestire, la sincerità, a volte brutale, dei loro commenti.

Per quanto mi riguarda dall'inizio di questo nuovo anno, non so se sarò in grado di dirlo, ma accoglierò con un sorriso grato PIACERE; VUOI FAVORIRE e BUON APPETITO, a scanso di ogni vecchio snobismo.

SI GRAZIE E’ UN PIACERE

VOGLIO FAVORIRE E BUON APPETITO a tutti

L'Ultima Cena di Leonardo

 

Per  quanto poi riguarda cena o pranzo o colazione, sottolinea  mio nipote: “Nonna, quando l’Ultima Cena di Leonardo verrà chiamata l’Ultimo Pranzo, ne riparliamo”.

 

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LA LAMPADINA
COSI' E'... E CI PIACE!

Un "Così è e ci piace" a più mani, quello di gennaio 2017! Carlotta, Lucilla e Carlo ci guidano tra ristorantini a Bruxelles e posti sfiziosi a Roma!

Inizia Carlotta con BRUXELLES

Le clan des Belges: economico, situato in una piazza molto carina. Molti giovani, animato, cucina belga, belga. Aperto tutti i giorni mattina e sera. Domenica: brunch. Rue de la Paix, 20 - 1050 Ixelles - tel: 32 (0) 2 511 11 21 - Sito internet

Aux armes de Bruxelles: famoso per "les moules" ma c'è anche tutto il resto. Costo medio. Rue des bouchers 13 - tel: 32 (0) 2 511 55 50 - Sito internet

 

Torniamo a ROMA

Madre - In quel fantastico quadrilatero che è l'Angelicum, siamo stati a cena da "Madre" il nome dal "lievito madre", essendo la loro specialità la pizza.

Il posto sembra una serra con il soffitto completamente coperto di piante, con tavolini e divani, il tutto molto particolare ed accogliente. La cucina ha influenza sudamericana e tutto è servito su tegamini, mini barbecue, pietra ollare ecc. A parte la pizza abbiamo assaggiato, e  ci è piaciuto, il maritozzo con bollito e salsa verde, il ceviche tradizionale, la pasta madre fritta con salse varie, sal y parilla. Non abbiamo assaggiato i dolci e quindi ci torneremo! Anche se aperto a luglio, anche se era lunedì ed era novembre era pieno! Uno degli chef che stiamo seguendo nel suo cammino professionale è Andrea Sacerdoti, ha iniziato al Ceppo e ora lavora lì... e ne sentiremo parlare!
Largo Angelicum 1A – 00184 Roma
Tel. 06 6789 046 www.madreroma.com

 

Vivi Bistrot - Nasce qualche anno fa nel bel parco di Villa Pamphili. Uno chalet con tavolini sia fuori che dentro. Si mangia bene e naturale. Molto gremito nelle belle giornate e nei festivi. Organizzano cestini da picnic con anche le coperte per sedersi e bici per il trasporto del cibo a richiesta. Tutto molto carino e ben curato.
Via Vitellia 102 - Tel. 06 5827540
www.vivibistrot.com/villa-pamphili/

Ora, da quando hanno riaperto palazzo Braschi e l'entrata verso piazza Navona, li ritrovate anche lì e vi consiglio una visita. Ci sono tavolinetti con splendida vista sulla piazza oppure all'interno. Adatto a tutte le ore. Il cibo è buono e ben curato. Abbiamo assaggiato: le paste, gli hamburgers con patatine, riso al curry e le torte di mele.
Piazza Navona 2 - Tel. 06 6833779
www.vivibistrot.com/palazzo-braschi
Da poco gli infaticabili sono anche alla "Sala Umberto", si riconosce dalla stesso tipo di arredamento ed è una piacevole sosta per un lunch di lavoro veloce e informale!
Via della Mercede 50 - Tel, 
www.vivibistrot.com/sala-umberto/

 

Dolce - In zona Trieste andate anche solo nel pomeriggio per una cioccolata calda con una fetta di torta (enorme!) e portateci i bambini, si divertiranno un sacco per l'arredamento tipo casa dei giocattoli... sembra essere entrati nel set di un film! Rimarrà così fino a metà gennaio. Sempre molto affollato, evitate la sala al primo piano ma preferite semmai l'esterno dove se freddo siete forniti di coperte di pelo tipo dottor Zivago! Buoni gli spiedini di pollo croccante serviti dentro un piccolo annaffiatoio, il filetto con le salse, le patatine fritte, ecc ecc. Ci è piaciuto tutto!
Via Tripolitania, 4
Tel. 06 86215696
www.dolce-roma.com

 

A Carlo è piaciuta a ROMA l’Hosteria del mercato 1870: 100% naturale, organico e sostenibile - Tutto il buono della campagna arriva in città. Cinquecento metri quadri tra ristorante, organic juice bar e market, per la spesa di tutti i giorni ma anche per pranzi take away e cene all'insegna del bio. È l'Hosteria Del Mercato 1870, che porta la campagna in città, un piccolo mercato, in un suggestivo cortile rinascimentale, dove trovare solo produttori selezionati, prodotti biologici e naturali. Qui si possono acquistare selezioni ed eccellenze del food o prodotti particolari come i formaggi ottenuti dalla fermentazione delle mandorle o di altra frutta secca. Alcune tra le Aziende: l’Azienda Sapori Unici, una realtà dell’Agro Pontino che propone una Crosta fiorita di latte crudo al rosmarino, il Muffieno alla menta piperita, il Bruciacchiato al latte crudo; l’Azienda Bio Innocenti che offre un magnifico olio extra vergine d’oliva della Sabina, Creme e Battuti di ortaggi, conserve di pomodoro; e ancora i piatti spaziano dai grandi classici della cucina romana con contaminazioni bio es. dall’Amatriciana e Carbonara che sono preparate esclusivamente con prodotti bio, alla pizza romana preparata con farine biologiche a lievitazione naturale fino ad arrivare alle proposte più rigorosamente vegetariane e vegane i Maccheroncini di canapa al pomodoro, il Wok di quinoa o la Tagliata di tempeh.
Aperto tutti i giorni dalle 8.30 alle 23 - Via Bocca di Leone 46, (Piazza di Spagna) - Tel. 0669923705
www.hosteriadelmercato.it

 

Continuate a leggere le cose che ci piacciono sul nostro sito...

 

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Fra le Nuvole con La Lampadina
Lucilla Laureti Crainz è andata a vedere il Nuovo Centro Congressi-Eur: La Nuvola.
Ecco il suo racconto.

 

Nuovo Centro Congressi Eur-NuvolaNon essendo Vip l'altro giorno mi sono diligentemente prenotata sul sito e sono andata con la metro, fermata "Fermi" a visitare LA NUVOLA.

Ci accompagnava l'architetta Antonelli che ha lavorato nel cantiere per tutti questi anni ed è naturalmente entusiasta dell'opera... I visitatori un po' meno.

Nuovo Centro Congressi Eur- La Nuvola e la LamaAccanto alla teca, come la chiama Fuksas, sorgerà un grande albergo "La Lama" che attualmente si presenta come un parallelepipedo in vetro nero ma c'è soltanto il guscio e si attende un'offerta di acquisto per andare avanti con i lavori.
La grande struttura è su 3 piani, si arriva scendendo una scala che prende tutta la larghezza e si entra in un grande atrio, da lì con scale mobili in acciaio si sale o si scende. La sala inferiore che è quella propriamente congressuale... tutta da allestire, a seconda delle esigenze con pannelli scorrevoli e può ospitare fino a 6000 persone.
Salendo si arriva alla nuvola che contiene una bella sala di 1800 posti, mi ha ricordato in piccolo la sala Santa Cecilia, stesso legno e stesso colore di poltroncine anche se più piccole... anzi proprio un po' troppo piccole.

La nuvola all'esterno è composta di pannelli in tessuto di fibra di vetro siliconata e forata, un grande lavoro artigianale, tutti i pannelli sono diversi.
La Nuvola - Nuovo Centro Congressi EUR All'interno l'effetto è piuttosto pesante e ricorda la struttura di ferro della tour Eiffel. Un problemino sono i parcheggi che al momento scarseggiano. Che dire! Nel complesso è un effetto grandioso! E si spera che presto potrà essere utilizzata con gran vantaggio per l'arrivo di numerosi congressisti.

Nel frattempo La Lampadina sta organizzando una visita e chi vuole partecipare ci scriva per prenotarsi.
Intanto, se vi capita, passateci di notte!

 

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ALL'OLIMPICO CON LA LAMPADINA

In scena dal 18 al 22 gennaio:
La Strategia del Paguro
con Pino Quartullo e Alberto Farina

Come si lascia una donna che ti ama e che non si accorge che la passione è finita da tempo? E’ quello che si chiede il simpatico Mattia, soggiogato dalla sua volitiva Lorena. Ma per lasciare qualcuno ci vuole coraggio… o basta invitare a casa un amico buffo e imbarazzante ed improvvisamente il menage coniugale si trasforma in una vera convivenza ad orologeria! Non perdete questa nuova frizzante commedia, reduce dal grande successo in Francia!
Una commedia divertente e originale perfetta per il pubblico di tutte le età!
 

Per La Lampadina una promozione particolare in tutte le repliche:

Poltronissima, Poltrona
e Balconata  € 15

Info e Prenotazioni:
Ufficio Promozione - Elisa Pavolini

06 32 65 99 32
Scrivi email

 

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FLASH NEWS!

Un po' qua, un po' là...

Il bracciale che ti ricorda i nomi -Lo ha brevettato la Sony, ancora piuttosto complicato per il suo utilizzo. Funziona cosi: incontri la prima volta Giovanni, gli stringi la mano, automaticamente si mette in funzione un mini registratore che registra nome e timbro di voce dell'interlocutore. Il tutto sarà salvato sul dispositivo da voi scelto (smartphone, tablet, Google glass) sul quale avrete scaricato un app e la prossima volta che incontrerai Giovanni, il telefono riconoscerà la sua voce e  ti riporterà i dati sul display, o sui tuoi Google Glass, o in cuffia o sullo smartwatch.
CV

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Come si chiama quella pianta? - Il nome di una pianta? Plantnet, è una applicazione che puoi scaricare sul tuo cellulare Android, IOs. Puoi fare la fotografia di una foglia e ti dice il nome della pianta. E non è neppure l'unica app che si occupa di identificare la flora, leggete anche qui.
CV

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Viva le biciclette! -Sono 35 milioni le persone che in Europa si spostano in bicicletta. In Italia le vendite di bicicletta hanno superato quello delle automobili di oltre 12mila unità. Purtroppo anche i furti sono aumentati: si stima che ne vengano rubate 3000 al giorno. Il valore in un anno? Circa 200 milioni di euro. Cosa deprecabile è che solo 1 persona su 5 denuncia il furto.
CV

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Beretta pluricentenaria! - La  Beretta ha festeggiato i 490 anni della sua esistenza. Per l’occasione ha prodotto una doppietta da caccia unica del suo genere prodotta in una serie limitata e solo per il mercato americano dei collezionisti. È prodotta con uno speciale acciaio e sulle bruniture sono incise a mano alcune righe a testimonianza della fornitura di 185 canne d’archibugio al doge di Venezia nel 1526  per 296 ducati.
CV

 

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Chi spende di più? -I turisti cinesi che viaggiano in Europa amano molto l’Italia e sono tra i più generosi, la loro spesa ammonta a circa 280 euro al giorno!
CV

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GLI APPUNTAMENTI
DE LA LAMPADINA

Il 28 gennaio 2017 La Lampadina riprende la sua attività alla scoperta del'arte contemporanea con una visita guidata da Ludovico Pratesi ad Artefiera a Bologna.

E' il secondo anno che organizziamo questo appuntamento per saperne di più, anche alla luce di ciò che abbiamo "imparato" al corso su come come collezionare l'arte contemporanea che si è concluso a novembre, e aspettando quello che si terrà a marzo/aprile.

Chi fosse interessato, non esiti a scriverci!

 

MOSTRE

Queste sono le scelte di Marguerite de Merode per questo inizio d'anno:

A Roma, due mostre molto pubblicizzate ma da non mancare!

Scuderie del QuirinaleScuderie del Quirinale, “Il museo universale. Dal sogno di Napoleone a Canova". Alle Scuderie del Quirinale, si celebrano i 200 anni dal rientro a Roma dei capolavori italiani dalla Francia dopo la caduta di Bonaparte. Grazie all'intervento e alla mediazione di Antonio Canova, nel 1816 furono restituite molto opere, capolavori artistici e archeologici italiani e dello Stato Pontificio che erano stati sequestrati dai napoleonici e scelti per essere esposti nel nascente Museo del Louvre. Tra le opere in mostra ci sono autentici capolavori di Raffaello, di Guido Reni, di Tiziano, del Correggio, del Carracci, del Guercino, del Perugino, del Canova. Mentre tra i capolavori della statuaria classica, ci sono la Venere Capitolina proveniente dai Musei Capitolini e il Giove di Otricoli dai Musei Vaticani.
Fino al 12 marzo 2017

 

Artemisia GentileschiPalazzo Braschi, Artemisia Gentileschi. Nei nuovi spazi espositivi di Palazzo Braschi, si celebra una pittrice di prim'ordine, un'artista donna di grande talento. Sono 100 le opere esposte in un viaggio nell'arte della prima metà del XVII secolo che mettono Artemisia Gentileschi in confronto con i suoi colleghi frequentati, a Roma, a Firenze e infine a Napoli, con un passaggio veneziano di cui molto è da indagare, e un'intensa parentesi londinese.
Fino al 7 maggio 2017

 

Love Chiostro BramanteChiostro del Bramante "Love" a cura di Danilo Eccher "Una mostra che fa riflettere sul concetto stesso di amore nell'arte, eternamente raccontato" per celebrare i suoi 20 anni di attività con artisti dal carattere internazionale come Yayoi Kusama, Tom Wesselmann, Andy Warhol, Robert Indiana, Gilbert & George, Francesco Vezzoli, Tracey Emin, Marc Quinn, Francesco Clemente e Joana Vasconcelos. In un atmosfera un po' kitsch.
Fino al 19 febbraio 2017

 

Fondazione MemmoFondazione Memmo-Palazzo Ruspoli; Conversation Piece | Part 3. Sono quattro gli artisti presenti nel terzo episodio di Conversation Piece curato da Marcello Smarrelli, negli spazi della Fondazione Memmo, e cioè Jonathan Baldock, Magali Reus, Claudia Weiser e il napoletano ormai americano Piero Golia. E' stato chiesto agli artisti "di riflettere su un tema in particolare, legato alla natura degli oggetti e all'uso che ne fanno nella propria pratica artistica."
Fino al 2 aprile 2017

 

Tano FestaSpazio Core, "Iconico" Tano Festa. Con una personale nello Spazio Core assistiamo con 15 opere di Tano Festa ad una meritatissima rivalutazione di un pilastro della scuola romana di Piazza del Popolo anni '60 legato alla corrente artistica della Pop Art italiana. Fino al 10 gennaio 2016

 


 

Questo mese vi proponiamo una sfida leggermente diversa dal Pensiero Laterale: Marguerite ha scattato questa foto e l'ha fatto vedere a varie persone; nessuna di queste persone ha scoperto cosa fosse. Guardate con attenzione e provate a dirci secondo voi cosa rappresenta.

 

 

 

La Lampadina - Racconti

Continua la pubblicazione dei Racconti de La Lampadina!
Sentitevi liberi di inviarci quanto scrivete, che abbia una lunghezza di quattro, cinque cartelle e noi, dopo una semplice valutazione di opportunità, pubblicheremo ciò che ci proponete.

Oggi vi proponiamo "Biancaneve", un racconto da “Le fiabe e le favole
di Nino Pusateri

Riportiamo qui le prime righe, ma vi invitiamo ad andare sul sito per poter leggere anche l'interessante prefazione


Il guaio di essere celebri è quello di venire stravolti. Vuoi dire, cioè, essere in preda di tutti e usati così come viene, non avere una vita privata e venir conosciuti per via dell’immagine.
Accade alle stars e poteva non capitare a chi tra i personaggi del mondo fiabesco è la più diva di tutti?
Il suo nome? L’avete capito di già, Biancaneve.
Tra Sette Nani, Regine cattive, Specchi parlanti, Mele incantate e chi più ne ha più ne metta, viene spontanea una domanda: ma Biancaneve, chi é? Che cosa vorrebbe, che cosa le piacerebbe fare se non fosse costretta a vivere vicende agitate in mezzo a personaggi un poco nevrotici?
Certo si sa, per le stars è sempre così. Nel bailamme d’attori, comparse e controfigure, tecnici vari, produttori e registi perder la testa è cosa normale.
Ma Biancaneve, che scema non è, una strada la prende. Quando capisce che in questa gabbia di matti in cui le tocca campare, il meglio che le può capitare è di sbrigar le faccende in una comune di emarginati, ci pensa bene e che fa? S’addormenta. Chiamala tonta!
Chissà quante volte han provato a svegliarla quei sette balordi. Ma lei, dritta, e sempre incantata non cede e aspetta.
In effetti come si fa a darle torto? E poi non c’è il minimo dubbio, per come vanno le cose qui ci vuole uno che dia una regolata alla ciurma e prenda una rotta diversa per il bene di tutti strega e nani compresi, che lasciati a se stessi in preda a crisi di identità o a voglie represse fanno un casino d’inferno.

Continua a leggere sul sito...

La Lampadina ::: Periodiche illuminazioni
Newsletter di fatti conosciuti ma non approfonditi, luoghi comuni da sfatare, semplici novità.

La Lampadina è una newsletter ideata da Carlo Verga, gestita da un Comitato di redazione composto da: Filippo Antonacci, Isabella Confortini Hall, Lucilla Crainz Laureti, Marguerite de Merode Pratesi, Ranieri Ricci, Carlotta Staderini Chiatante, Lalli Theodoli, Beppe Zezza e redatta con la partecipazione di: Lorenzo Bartolini Salimbeni, Renata Ferrara Pignatelli, Giancarlo Puddu e Angelica Verga. La sede è in via Castiglion del Lago, 57, 00191, Roma.

La newsletter, di natura non politica, non ha scopo di lucro e si propone di fornire - con frequenza inizialmente mensile - "periodiche illuminazioni" su argomenti di vario genere, con spunti di riflessione e informazioni. L'invio viene effettuato su segnalazione degli stessi lettori, agli amici ed agli amici degli amici. il presente numero è inviato a circa duemila persone. Sono gradite da chiunque le collaborazioni e le segnalazioni di persone interessate a ricevere la newsletter.
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