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La Lampadina - n. 58 ::: Aprile 2017

Il tempo. E’ una costante in perenne movimento, noi ci muoviamo all’interno del suo scorrere, niente rimane immoto, mutiamo noi e il nostro fare, che a sua volta provoca innumerevoli variabili dagli effetti spesso imponderabili. Ecco che ciò che si riteneva sicuro non lo è più, a volte crediamo di essere padroni dei minuti che compongono la nostra giornata, ma fino a che punto? Le vestigia del passato ci fanno capire che commettiamo talvolta gli stessi errori, anche se ora, per alcuni accadimenti, gridiamo all’inciviltà e all’involuzione del genere umano. E ancora, il tempo passato ci porta i ricordi di cose che hanno costituito un mattone del nostro essere, e alcune variazioni sul tema proprio non ci appartengono. E’ nell’economia dell’evoluzione, ci dobbiamo stare.


Lunedi, 3 aprile 2017

Ciao,
oggi la nostra Lampadina si accende su:


ATTUALITA': Missili, errori, hackers, virus e altro
Articolo di Carlo Verga

Qualche giorno fa è apparso sul New Yorker un articolo di Eric Schlosser che descrive ed analizza nel Suo libro “Comando e controllo” i tanti errori accorsi nelle gestione della sicurezza mondiale fino al 1991. E descrive un momento nel quale siamo stati vicini ad una guerra nucleare e… solo per un errore.

Siamo nella primavera del 1980, I sovietici hanno recentemente invaso l'Afghanistan, e l'animosità tra le due superpotenze è all'apice, seconda solo alla crisi cubana degli anni '60. Il 3 giugno di quell'anno, alle due e mezzo del mattino, il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski, è nella sua stanza, dorme profondamente affianco della moglie. Il telefono squilla, è il suo aiutante militare, il generale William Odom che travolto dal terrore, lo chiama per informarlo che duecentoventi missili lanciati da sottomarini sovietici sono stati lanciati e si dirigono verso gli Stati Uniti.

E' necessario decidere con la massima urgenza cosa fare. Un attacco di rappresaglia dovrebbe essere ordinato immediatamente, Washington sarebbe stata distrutta in pochi minuti. Tutto era comunque predisposto. Air Force allertata, equipaggi dotati di missili balistici pronti verso i loro aerei, rimosse le chiavi di lancio dalle cassette di sicurezza dei missili nucleari, la Federal Aviation Administration pronti a ordinare ad ogni aereo di linea in volo di atterrare. Brzezinski decide di non svegliare neanche la moglie, preferendo che muoia nel sonno. Mentre si prepara a chiamare il Presidente Carter per raccomandare l’urgenza del contrattacco, il telefono squilla di nuovo è il generale Odom che con tutte le scuse possibili lo informa che si trattava solo di un falso allarme. Un'indagine prontamente eseguita, ha scoperto che un chip di computer difettoso in un dispositivo di comunicazione presso la sede NORAD aveva generato l’informazione errata. Il chip è costato quarantasei centesimi.

L’informazione era partita dal un computer presso il Comando Militare Centro Nazionale, presso la sede del Comando del Nord America Air Defense (NORAD), nel profondo di Cheyenne Mountain, nel Colorado.
Oggi, con tutti i sistemi di controllo messi a punto, le probabilità di una guerra nucleare per errore sono bassi, però il rischio esiste, in principal modo se gli Stati Uniti e la Russia dovessero entrare nuovamente in uno stato di “guerra fredda”.
I sistemi messi a punto per governare l'uso di armi nucleari, come tutti i sistemi tecnologici complessi, sono intrinsecamente imperfetti. Essi sono progettati, costruiti, installati, manutenuti e gestiti da esseri umani. Ma il fallimento di un sistema di comando e controllo nucleare può avere conseguenze ben più gravi rispetto al crollo di un sito online o ritardi nel traffico causati da un errore del software. Milioni di persone, forse centinaia di milioni di persone, potrebbero essere annientate inavvertitamente.

I trattati Start del 1993 e New Start del 2010 dell’Aprile del 2010, sanciscono la limitazioni delle testate nucleari tra le due grandi potenze limitandone il possesso ad un numero preciso. Toh! Sembrerebbe una buona notizia e una premessa per un costante riduzione fino alla definitiva eliminazione, ma è così? E i paesi con le nuove tecnologie nucleari?
Qualche giorno fa un missile lanciato dalla Corea del Nord, “plof”, è cascato in mare al largo del Giappone: grande allarme, concitati colloqui tra Usa e Giappone. Poteva essere un missile a lunga gittata e in grado di trasportare un ordigno nucleare? Non è chiaro o non ci è dato di saperlo, ma sappiamo che la Corea del Nord dispone di tecnologia nucleare così come tante altre potenze.
Tra le varie incertezze oltre ai possibili errori umani, oggi si devono poi affrontare le minacce che a malapena esistevano negli anni ‘80: malware, spyware, worm, insetti, virus, hackers e tante altre.
Certo proprio da stare tranquilli non direi, speriamo solo che prevalga il buonsenso delle parti e la positività che tutti dovremmo avere nel nostro profondo. Poi che altro potremmo fare, se non manifestare il nostro dissenso contro la barbarie delle armi nucleari?

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ABBIAMO OSPITI – PSICOLOGIA: La sindrome del Bianconiglio
Articolo Maria Cristina Zezza - Autore Ospite de La Lampadina

“Ho fretta ho fretta è tardi” ripeteva il Bianconiglio di Alice nel paese delle meraviglie. Il tempo era per lui una persecuzione ed era costretto a correre da una parte all'altra freneticamente.

Quante volte ci sentiamo anche noi dei Bianconigli?

Corriamo tra un impegno e un altro con la sensazione che il tempo a disposizione non sia abbastanza, che abbiamo troppi impegni e non abbiamo mai tempo per noi.

Se l’attenzione è sempre rivolta al futuro e la mente proiettata su quello che c’è ancora da fare siamo incapaci di vivere il presente

Essere impazienti quando si è in fila, completare le frasi degli altri e intervenire quando qualcuno è più lento di noi nel portare a termine un compito è tipico delle persone che nella vita vanno sempre di corsa.

La “mancanza di tempo”, nello stile di vita frenetico del mondo attuale, è una delle principali fonti di stress. Come affrontare questo stress?

In primo luogo analizzando cosa ci impedisce di gestire efficacemente il nostro tempo. Eccone un sintetico elenco:

  • Pensare che è tutto assolutamente importante.
  • Non programmare gli impegni.
  • “Ho troppo da fare non ho tempo per pensare”: eseguire tutte le attività in modo automatico
  • “C’è tempo”: non considerare attentamente il tempo che una determinata attività richiede
  • “Domani è un altro giorno”: rinviare quello che non ci va di fare
  • “Io vengo dopo”: mettere il nostro ben essere e la nostra vita privata in secondo piano.

In secondo luogo adottando degli accorgimenti tecnici:

  • Utilizzare una “agenda”. Questa va strutturata distribuendo il tempo tra compiti impegnativi (lavoro), impegni leggeri (amici, sport), tempo libero ed imprevisti.
  • Prevedere sempre uno spazio per gli imprevisti che sono una delle poche certezze della giornata lavorativa.
  • Fare attenzione ai “Rubatempo”: avvenimenti, situazioni e attività che ci danno la sensazione di aver sprecato il tempo. È importante riconoscerli per evitare che entrino in azione! Eccone un sintetico elenco:
    • La “porta sempre aperta”: evitiamo di lasciare la “porta aperta” a chi potrebbe interromperci e intralciare il nostro lavoro ma con rispetto e cortesia difendiamo il nostro tempo. Farsi vedere occupati scoraggia le persone; nel caso di una visita inattesa la tecnica del “rimanere in piedi” renderà l’incontro sicuramente più breve.
    • Il telefono: ci può disturbare in continuazione. Nel tempo che abbiamo programmato per svolgere una data attività perché non inserire la segreteria telefonica di modo da poter richiamare e dedicare del tempo alle attività sociali in un altro momento?
    • I’incapacità a dire di no alle richieste che consideriamo inopportune per la paura di offendere qualcuno, creare un conflitto o non venire accettati.

E ancora imparando (e metabolizzando) le 7 leggi del tempo (Gamirasio 2007).

  • Legge di Pareto: il 20% delle attività che svolgiamo produce l’80% dei nostri risultati
  • Legge di Parkinson: il lavoro dura sempre quel tanto che è necessario a colmare il tempo disponibile per farlo.
  • Legge di Fraisse: il tempo è un’esperienza soggettiva; la durata di un’attività piacevole viene percepita come breve; quelle spiacevoli sembrano non passare mai.
  • Legge di Illich: quando si supera una certa soglia di lavoro, l’efficacia diminuisce.
  • Legge di Murphy: lo svolgimento di un lavoro dura sempre più tempo di quanto era stato previsto.
  • Legge dell’accumulo di Douglas: quello che si accumula tende ad occupare tutto lo spazio disponibile che abbiamo per contenerlo
  • Legge di Carlson: svolgere un’attività in modo continuativo richiede meno tempo che suddividerla in più momenti.

Ma soprattutto

programmando lo spazio per il tempo libero e il tempo per noi stessi. E’ questa la nostra ricarica e la nostra energia, il riposo notturno non è sufficiente! Come una macchina si ferma senza la benzina, anche noi finiamo per andare in panne se non abbiamo la nostra fonte di ricarica.

Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto.

(Seneca)

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ASTRONOMIA: Trappist-1, che emozione!
Articolo di Beppe Zezza

Grande risalto mediatico ha avuto nei giorni passati la notizia della scoperta di 7 pianeti “simili” al nostro trovati non troppo lontano da noi, nel sistema solare Trappist-1 (il nome, acronimo di Transiting Planets and Planetesimals Small Telescope, poco ha a che vedere con i monaci trappisti, cistercensi di stretta osservanza, anche famosi produttori di birra molto famosa in Belgio, tranne il fatto che sia stato scelto da scienziati belgi!)
Subito si è scatenata la fantasia: “Non siamo le sole creature viventi nell’Universo. Chissà che meraviglia quando “potremo” raggiungere quei pianeti e scoprire se ci sono anche creature intelligenti, se la civiltà locale sarà più o meno progredita della nostra ecc ecc.”
Un inciso: sempre mi meraviglia il fatto che nei discorsi comuni si usi la prima persona plurale “andremo”, “vedremo” etc quando cosa assolutamente certa è che, se anche questo avverrà mai, sarà al di là del nostro orizzonte temporale limitato, ahimè, a qualche anno o decina di anni al massimo. La cosa deve avere un substrato “psicologico” e rivelare il desiderio inconscio e profondo che abbiamo di una vita illimitata!
E’ necessario buttare un po’ di acqua sul fuoco della eccitazione prodotta dalla notizia. In primo luogo bisogna sapere che questi 7 pianeti non sono affatto i primi orbitanti attorno a una stella a essere scoperti: ne sono già stati catalogati ben 3583 ai quali se ne devono aggiungere altri possibili 2410 (dati della Extrasolar Planet Encyclopedia).
Ma non basta: la Nasa calcola che nell’Universo ci possano essere ben 100 miliardi di “esopianeti” (così vengono chiamati i pianeti esterni al sistema solare) dei quali almeno 40 miliardi con caratteristiche paragonabili a quelle della nostra Terra (come composizione, dimensione e distanza dal sole).
Che in uno di questi pianeti, anche con questi numeri che ci appaiono enormi, ci possa essere “vita”, è possibile ma per nulla certo. (Il numero di 40 miliardi certamente ci impressiona ma forse non ci rendiamo conto ad esempio che il nostro corpo è costituito da -si dice- circa 100 mila miliardi di cellule).
Qualcuno si è preso la briga di calcolare quale sia la probabilità della esistenza di una vita aliena: c’è chi ha elaborato una formula (la formula di Drake) per calcolarla, altri invece affermano che le condizioni perché sia possibile la vita sono talmente tante da rendere la cosa quasi certamente impossibile. Mah!
I pianeti scoperti non sono “troppo lontani da noi”: solo 39,5 anni-luce cioè circa 3,74 x 17 m (l’anno-luce è una unità di distanza e rappresenta la distanza che la luce – radiazione elettromagnetica - percorre nel vuoto nel tempo di un anno 9,461 × 1015 m).
Con l’attuale tecnologia la massima velocità raggiunta è di 2,65 108 m/h.
Il tempo che si impiegherebbe viaggiando a questa velocità sarebbe dunque di circa oltre 160 mila anni. (Per avere un termine di raffronto, i primi fossili di “homo sapiens” – la nostra specie - trovati sulla terra sono stati datati circa 44.000 anni).

In altre parole: a meno di scoperte sensazionali, come il “teletrasporto” ipotizzato dalla saga di Star Trek, il raggiungimento di questi pianeti è fuori della portata dell’uomo.
Penso che ce ne dobbiamo fare una ragione: l’uomo è confinato entro limiti assai più angusti!

Più si allargano le nostre conoscenze, più conosciamo dell’universo che ci circonda più ci rendiamo conto della nostra piccolezza e più dobbiamo essere meravigliati di esistere, di potere elaborare dei pensieri, di potere provare delle emozioni, di poterci commuovere davanti a un tramonto o al sorriso di un bambino, di poter stabilire delle relazioni con altri esseri umani.

Fantasticare su altri mondi? Forse è una perdita di tempo.

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ABBIAMO OSPITI – ARCHEOLOGIA: Il culto del dio Mithra nella Roma imperiale
Articolo di Enrico Ricci – Autore Ospite de La Lampadina

Roma nel primo secolo dopo Cristo raggiunse l'apice del suo impero, sia come espansione territoriale, sia come magnificenza delle arti e della letteratura. La legge e il diritto di Roma venivano rispettati nelle isole Britanniche, in Spagna come in Mesopotamia, come in tutta l'Africa fino ad allora conosciuta. In quei tempi l'Occidente coincideva ancora con i territori abitati da popoli non particolarmente evoluti e civilizzati mentre l’Oriente e l'Asia Minore in particolare erano un crogiolo di razze, lingue o religioni più raffinato. L’attrazione per le usanze, i culti e i riti orientali si introdusse quindi facilmente in Italia tramite il mondo ellenistico e con esso anche il "mitraismo", sebbene all'inizio solo con deboli tracce.

Con il II e III secolo d.C. invece, sotto la dinastia dei Flavi, degli Antonini e dei Severi, coincidente con un periodo storico travagliato e di forte crisi sia per il mondo economico e militare romano, come per la stessa religione pagana, i riti orientali si impongono con più facilità, anche per il solo gusto dell'esotismo, il più importante dei quali fu proprio quello per il Dio Mithra, un’antica divinità orientale, che ha origine geograficamente in India, viene riportato nei antichi libri sacri del mondo spirituale indiano, i Veda, come la "divinità della luce". Con nomi diversi oppure assimilato con altre divinità, viene chiamato allora Shamash in Mesopotamia, o Ahura Mazda in Persia, infine Mehios in Grecia, tutti in ogni caso si identificano e rappresentano la "divinità solare o della luce", che combatte contro il male, ossia contro l'oscurità.

La più comune rappresentazione del dio Mithra è sempre legata alla scena mitraica dell'uccisione del toro o “taurobolio”. Il dio, sempre raffigurato con sembianze giovanili, vestito all'orientale, con una corta tunica, un mantello ed un copricapo è nell'atto di uccidere un toro con una piccola spada mentre un cane, un serpente e uno scorpione si avventano sulle ferite dell'animale. La scena sta a significare che il dio Mithra, la Luce, dà la vita con il sangue del toro appena ucciso. Invano lo spirito delle tenebre Amriman tramite il cane, il serpente e lo scorpione cerca di evitare la fecondazione della terra con il sangue dell’animale ucciso.

Gli iniziati a questa religione assistevano nei "mitrei" all'uccisione del toro, il cui sangue serviva loro ad alimentare il processo di rigenerazione e di appartenenza alla nuova fede. Roma nei primi due secoli dopo Cristo favorì molto il propagarsi di questa fede per chiari motivi politici: permetteva la coesione di un impero smisurato e l'amalgama di quell'esercito romano sterminato, composto oramai da soldati delle più diverse origini. Lo stesso Cristianesimo dovette scontrarsi con questa realtà che si era ben piantata e diffusa nel popolo romano, i cui riti in parte erano simili, come per esempio la nascita stessa del dio Mithra il 25 dicembre, lo stesso giorno di Cristo. Quando Costantino incominciò a perseguitare i cultori del mitraismo, il Cristianesimo iniziò a poco a poco a soppiantare i mitrei con la sovrapposizione di nuove chiese in modo da far scomparire visivamente e per sempre i luoghi di culto del dio Mithra. Del resto si è a conoscenza che a Roma potevano esserci almeno 100 mitrei nei primi secoli dell'Impero, o forse addirittura 2.000, secondo altri, considerando nel numero complessivamente anche quelli esistenti nelle vicine città portuali. Non ne sono sopravvissuti molti. La sovrapposizione dell'edificazione delle prime chiese cristiane proprio sulle rovine dei templi pagani ha così ben distrutto qualsiasi traccia degli edifici dedicati al dio Mithra, che se ne perse la memoria con i secoli.

Al contrario sono rimasti sino ai giorni nostri, quei mitrei sotterranei che erano rimasti celati nei sotterranei di alcune chiese protocristiane o di edifici pubblici dell'epoca imperiale. Si ricordano tra i più completi, quello di Santa Prisca, di San Clemente, di Santo Stefano Rotondo, di San Silvestro, del Circo Massimo e delle Terme di Caracalla.

Mitreo sotto Santa PriscaIl Mitreo di Santa Prisca è stato scoperto negli anni '30 e quasi per caso, da parte dei Padri Agostiniani, che erano alla ricerca dell'antica "Domus ecclesiae". E' a pianta rettangolare con copertura della volta a botte e presenta i segni subiti dalla sua parziale distruzione, forse attuata durante l'Imperatore Teodosio da parte dei cristiani, soliti a distruggere in quei secoli tutti i templi pagani. Il Mitreo di Santa Prisca è composto, oltre dell'ambiente principale, di alcuni vani quali il "Vestibolo", "l"Apparatorium", ossia la stanza degli arredi sacri e il "caelus" la stanza dove avveniva la cerimonia di purificazione del nuovo adepto e la stanza delle iniziazione di cui ci parla Tertulliano: egli racconta la prova dell'immersione da parte dell'iniziato in una vasca gelida posta al centro dell'ambiente. Immersione che andava compiuta più volte, completamente nudi e con gli occhi bendati. Superata questa prova all'iniziato si procurava un ferita nella coscia con una spada che veniva tamponata con un ferro rovente.

La fossa sanguinis a CaracallaQuesta vasca, che si chiama “Fossa sanguinis” si trova invece nel più imponente ed ampio mitreo ritrovato a Roma, durante alcuni scavi tra il 1901 e il 1938, quello situato sotto l'esedra delle Terme di Caracalla. La stanza principale misura 200 metri quadri e presenta ai lati gli usuali banconi per i fedeli realizzati con marmi bianchi e neri e la famosa fossa dove veniva convogliato il sangue del toro sacrificato durante l'iniziazione. L'enorme quantità di sangue, 50 litri circa, riempiva tale fossa e copriva completamente l’iniziando che veniva adagiato all'interno della fossa stessa. Per saperne di più sui particolari di questa cerimonia e sull’abbigliamento adatto per assistere al tauro bolio, leggete Prudenzio! Altro mitreo si è ritrovato nelle vicinanze del circo Massimo nel 1932 nascosto tra i resti di un edificio pubblico dell'età imperiale, e quanti ne sono andati completamente perduti o forse ancora semplicemente nascosti.

Il 19 aprile andremo a visitare il circo Massimo ed il suo Mitreo con Vannella Palombi Carrelli, contattateci se interessati!
eventi-appuntamenti@lalampadina.net

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ABBIAMO OSPITI – ARCHIVI DI FAMIGLIA: “Che bèle fèste, òsti”
Articolo di Andrea Scarpini - Autore Ospite de La Lampadina

Era un pomeriggio di Settembre di tanti anni fa e noi fratelli stavamo con la mamma a Madonna di Campiglio.
Io avevo 16 anni.
Mi sentii incredulo quando, quel pomeriggio, la più famosa e carismatica guida alpina delle Dolomiti del Brenta, Bruno Detassis, mi chiese all’improvviso, con la sua voce roca e la sua pipa sempre in bocca: “Andrea, vuoi venire con me stanotte al rifugio Agostini? Andiamo su per la Vedretta d’Ambièz.”
La Vedretta d’Ambièz, che culmina nell’omonima bocca, e’ un passaggio ripidissimo e arduo, su roccia e ghiaccio, difficile da superare anche di giorno. “Di notte è una follia” ho pensato.
In quei giorni, al rifugio Agostini, c’era mio fratello maggiore Stefano, a far roccia con altri amici alpinisti, e la voglia di dimostrare che il suo fratellino Andrea aveva fatto la Vedretta d’Ambièz in piena notte, e con il dio delle Dolomiti del Brenta, è stata più forte. Ho guardato Detassis, che come al solito si raschiava la gola e fumava la pipa: “Si, voglio venire” gli ho detto. Dopo cena, io e Detassis siamo stati portati fino a Vallesinella, “campo base” di tutto il Brenta, dalla vecchia campagnola del Celso Burrini, papà di Gino e Bruno, olimpionici di discesa libera a Cortina 1956.
Abbiamo iniziato, a notte già inoltrata, il sentiero verso il rifugio Brentèi, per poi proseguire verso la Vedretta d’Ambièz. Il primo contatto con la neve e con la roccia ghiacciata è stato bellissimo ed emozionante, ma dopo quasi un’ora di arrampicata la mia emozione è svanita: erano restate solo le mani gelate e doloranti, massacrate dagli appigli rocciosi coperti di ghiaccio. Non ho detto niente a Bruno, e ho continuato a salire in sofferente silenzio.
Lui sicuramente l’aveva “capito”: la sua freddezza, il suo assoluto tacere, il suo arrampicare tranquillo mi hanno dato più forza di mille possibili frasi di incoraggiamento. Scavallata la bocca d’Ambièz, siamo arrivati al rifugio Agostini verso le 5 di mattina (3 o 4 pezzi di parmigiano reggiano con 2 bicchieri di birra). Un’oretta di branda. Tempo bellissimo con il primo fresco settembrino. Un po’ di palestra di roccia con me’ fradèl Stefano (che allora era già un giovane istruttore della SUCAI di Roma) e due sgambate nella zona del rifugio. Nel pomeriggio un saluto a Bruno Detassis che tornava a valle, un saluto alle sue scatarrate, alle sue fatidiche e ritmate raschiate di gola e alla sua pipa.
Prima di cena (polenta e crauti) due o tre canti della montagna. Poi tutti a dormire, in una stessa grande camera con tanti letti: un po’ di chiacchiere a bassa voce, poi pian piano, nel buio, il silenzio…

Per ultima, la voce bassissima di Luciano Eccher, che ha sospirato: ”…che bèle fèste òsti.”

***n.d.r Luciano Eccher: “Chi era costui?”
1954: Il “Ragno dellle Dolomiti” Cesare Maestri e Luciano Eccher erano impegnati sul Campanile Basso, nella via Stenico-Franceschini, un VI grado, il massimo della difficoltà su roccia vera. Cesare Maestri faceva da “primo”: Eccher, che lo seguiva, impegnato in un difficile traverso, volò, strappando via ben tre chiodi.
Maestri picchiò duro il capo contro la roccia per trattenere il compagno dalla fatale caduta.
Eccher rimase appeso nel vuoto: "Taia Cesare, taia!", urlò mentre calava ormai la notte. Tradotto: taglia la corda e salvati almeno tu. Questo era Luciano Eccher.
Cesare, non ci pensò neppure a tagliare.
Il salvataggio fu un'epopea resa immortale dalla penna di Dino Buzzati.
Nel 2007, nella chiesa di Cognola, la moglie e i figli di Luciano lo hanno accompagnato nella sua ultima arrampicata.
(g.f.p.)

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COSTUME: calzette e calzini
Articolo di Lalli Theodoli

La globalizzazione ci colpisce in diversi e molteplici campi.

Anni fa era una usanza specifica dei paesi del Nord e di alcuni paesi asiatici il togliersi le scarpe nell’entrare nelle abitazioni.
Nei paesi asiatici, mi si dice, per una forma di sacro rispetto, nei paesi nordici dovuto al voler salvaguardare l’interno delle abitazioni evitando di entrare con scarpe cariche di neve che avrebbero fatto diventare la casa un fangoso pantano. Dapprima questa usanza è passata qui da noi solo per i bambini. Abbiamo trovato nei negozi di abbigliamento le “calzette antiscivolo”. Calzini con piccoli bottoni di gomma sotto la pianta per non scivolare: che gioia per gli inquilini del piano di sotto che stavano diventando pazzi per il rumore delle scarpe in perenne corsa! Poco a poco l’abitudine di togliersi le scarpe all’ingresso sta invadendo il nostro paese. Molteplici le cause. Con l’aumento di allergie si evita di portare dentro casa polvere e sporcizia.
Ma mentre per i bambini già ci siamo un po’ abituati per noi ora c’è la sorpresa di trovare al di fuori di alcuni appartamenti una fila di pantofoloni. Si abbandonano le scarpe e ci si infila nei feltri muovendosi ciabattando.

Tutto bene? Non per tutti.

Il prozio di una mia amica, invitato a pranzo per vedere i nipotini, ha salutato con sbigottimento la sfilza di ciabatte fuori dall’ingresso. Non ne capiva l’uso. Ha pensato dapprima ad una dimenticanza, poi ahimè, ha capito. All’ordine di levarsi le scarpe ha avuto un tremito. Mostrare i calzini, per persone di una certa età è come fare vedere le mutande. Le calze sono un indumento “intimo”.
Non è riuscito ad opporsi alle insistenze della padrona di casa. Ha cercato così un panchetto su cui appoggiare il piede calzato con cura da bellissime scarpe con i lacci. Sì, con quei lacci con cui ha lottato a lungo la mattina. Difficile in tarda età abbassarsi verso il piede o sollevarlo. Ma a fatica aveva provveduto.
Ora, tutto da rifare, e davanti ad occhi estranei.

Con fatica si china, con fatica, alza il piede e scioglie i lacci. Il doppio nodo di sicurezza non facilita. Ma è inevitabile: troppe volte ha rischiato cadute per i lacci penzolanti. Con vergognoso pudore leva il piede dalla scarpa. Nessun buco nei calzini. Che sollievo! Nudo, che a lui così pare, lo infila in un pantofolone, e poi l’altro.
I piedi sciacquano magri e sottili in due ciabattoni: un po’ sudati? Sarà solo una impressione.
Per tutta la durata della visita si sente a disagio, come svestito, inelegante e goffo. La classica eleganza del suo bel completo è annullata da quelle mostruosità ai piedi. Chino sul suo imbarazzo non è attento ai giochi dei bambini, alle battute del nipote.
Non vede l’ora di rimettersi, a fatica, le sue scarpe e scappare via.
Se mai in futuro vedrà la fila di ciabatte fuori dalla porta sgattaiolerà via in silenzio.
Fingerà una dimenticanza del gentile invito. Da anziani può succedere! Preferirà l’accusa di un po’ di senile vaghezza alla tortura degli orridi ciabattoni.

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GLI APPUNTAMENTI
DE LA LAMPADINA

Giovedì 6 Aprile 2017, ore 19.30

Sala Piacentini
Casa Madre dei Mutilati
e Invalidi di Guerra
Piazza Adriana 3

MUSICA PER RINASCERE

Da un'idea fattiva de
e

un concerto di musica classica e canto popolare
per la raccolta di fondi a sostegno di progetti specifici per supportare la popolazione del comune di Accumoli colpito, come molte altre zone dell'Italia centrale, dal terremoto degli ultimi mesi.

Nel corso della serata si alterneranno il piano di Gaia Vazzoler, la chitarra di Flavio Nati e le voci del Coro del Lunedì.
Scarica la locandina
L'entrata è a contributo minimo di € 20 e si prega di confermare la propria presenza a: info@lalampadina.net oppure a info@corodellunedi.com

FLASH NEWS!

Un po' qua, un po' là...

Qual è l'origine delle uova colorate a Pasqua? Una pia leggenda del cristianesimo orientale racconta che a un banchetto dell’imperatore romano Tiberio la Maddalena si sia presentata con un uovo, simbolo di nascita e dunque di risurrezione, esclamando: «Cristo è risorto!». L’imperatore beffardo avrebbe risposto che era tanto probabile quanto che quell’uovo divenisse rosso, cosa che puntualmente accadde!
BZ

*

Mozart superstar! Lo sapevate che è Wolfgang Amadeus Mozart, il musicista più venduto degli artisti del 2016 nel mondo? Lo afferma la rivista americana Billboard (voce autorevole nel campo della musica di ogni genere) che elenca, nella prestigiosa classifica, i Billboard Hot 100. Mozart esce in testa della classifica con un totale di 1,25 milioni di Cd venduti. Il 27 gennaio 2017, dopo 261 anni dalla sua nascita, Mozart si propone ancora con una musica che sopravvive con freschezza sino ai nostri giorni.
MdM

*

Bacon un tanto al grammo. - In asta a New York quest’anno, uno dei pittori più amati e più comprati di sempre: Francis Bacon. Sarà venduto il suo “Three studies of a Portrait of George Dyer”, un trittico dipinto nel 1963, che ritrae il suo compagno di allora, affiliato ad una banda di gangster e morto suicida. L’opera è stata stimata tra i 50 e i 70 milioni di dollari e se raggiungesse la stima prevista entrerebbe al quarto posto della classifica dei Bacon più cari venduti all’asta. Teniamolo d'occhio!
MdM

EVENTI APPUNTAMENTI

Arte italiana dagli anni Sessanta ad oggi
con Ludovico Pratesi
Last call!

Sta per iniziare il ciclo di quattro lezioni nel mese di aprile 2017 relative a
"Arte italiana dagli anni
Sessanta ad oggi"

Il Corso si svolgerà al Circolo degli Esteri di Roma e si snoderà in quattro incontri serali
nei mercoledì
5-12-19-26
del mese di aprile 2017.

Leggi di più

Scriveteci al più presto per segnalate la Vostra partecipazione a:
info@lalampadina.net

e ancora
FLASH NEWS!

Cifre impressionanti - Le cifre emerse da un recente vertice mondiale a Dubai sono impressionanti. Su 410 milioni di arabi, 57 sono analfabeti; 13 milioni e mezzo di bambini arabi non sono mai andati a scuola; i costi annuali della corruzione nel mondo arabo ammontano a un trilione di dollari; cinque Paesi arabi sono tra i 10 più corrotti del mondo; il 45% degli atti terroristici nel mondo, il 75% dei profughi, il 68% dei morti sono arabi; tra il 2011 e il 2017 i costi delle infrastrutture arabe distrutte dalla guerra ammontano a 460 miliardi di dollari; nello stesso periodo le perdite arabe nella produzione lorda hanno oltrepassato i 300 miliardi di dollari.
BZ

*

La globalizzazione è finita? Le misure restrittive per la libera circolazione delle merci adottate dai paesi del G20 sono passate da un numero di 381 del 2010 a 1583 del 2016. Potrebbe essere questa, in parte, la causa della crisi finanziaria mondiale che stiamo vivendo? Se questa era la situazione di fine anno passato, cosa succederà ora con le nuove idee di Trump?
CV

*

Vendesi Andromeda. Sarà battuta all’asta a Parigi una statua di Rodin, “Andromeda”, rimasta sconosciuta per più di 130 anni. L’opera regalata da Rodin al collezionista cileno Carlos Lynch de Morla, dopo il 1887 è sempre rimasta nella famiglia fin quando gli eredi non hanno deciso di metterla in vendita ultimamente. La bellissima opera unisce “sintesi, fluidità, sensualità e un gusto per l’incompiuto che è già proiettato verso il pieno Novecento.
MdM

ALL'OLIMPICO CON
LA LAMPADINA
Questo aprile al Teatro Olimpico:
in scena il 12 e 13 aprile 2017
“Cardia”
di Miguel Angel Berna
e Manuela Adam

In prima rappresentazione italiana, il nuovo spettacolo di Miguel Angel Berna e Manuela Adamo è un cuore che pulsa al ritmo di una danza impetuosa e di una musica travolgente. Tra canti e poesia, mito e tradizioni popolari, un viaggio attraverso l’anima profonda di due terre distanti eppure affini: la danza spagnola incontra il Salento.

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ai Lettori de La Lampadina

Info e Prenotazioni: Ufficio Promozione - Elisa Pavolini
06 32 65 99 32 - Scrivi email

LA LAMPADINA - LIBRI

In questo numero Giulia Pasquazi Berliri ci propone la lettura di un libro appena dato alle stampe, ed ecco ciò che ne pensa.

Spesso sono felice
di Jens Christian Grøndhal
Uscita: gennaio 2017
Casa Editrice: La Feltrinelli
Pagine 112

Per dirla in maniera riduttiva è un libro sull'amore e sulle relazioni familiari ma in realtà parla di espiazione e perdono, sofferenza e rinascita. Un romanzo che cattura il Lettore, ma non subito: occorrono alcune pagine per afferrare la situazione. Infatti la lettura prende forma lentamente, proprio come la vita stessa, per finire con lo svelare e svelarsi in una sorprendente ricchezza di contenuti.

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SUGGERIMENTI "ILLUMINANTI"

DA VEDERE:I BULBI DI EVELINA PISANI - Le emozioni e i cromatismi del nuovo design impressionista olandese - Allo scoccare della primavera, 60.000 tulipani rendono spettacolare il giardino di Villa Pisani Bolognesi Scalabrin per oltre un mese, da fine marzo quando sbocciano le prime specie botaniche, a fine aprile quando esplodono i tulipani da giardino tardivi in nuances sorprendenti.
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DA SENTIRE: GARAGE THERAPY AL SALOTTO PALATINO - UMDL OPEN vi invita ad una serata di musica per festeggiare l'arrivo della primavera, al Salotto Palatino con Garage Therapy: un amministratore delegato (Roberto Provenzano – batteria), un avvocato (Stefano Muscaritoli – basso), un funzionario del Senato (Francesco Peca – chitarra e voce), un ortopedico (Roberto Padua – tastiera).
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Tutti i nostri suggerimenti sono qui

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LA LAMPADINA
COSI' E'... E CI PIACE!
Lucilla Laureti Crainz ci guida alla ricerca di
Sua Maestà, il Supplì!

Non so voi ma io sono una patita di supplì, farei qualsiasi cosa per un buon supplì. Ma non quelli enormi con quintali di pomodoro e mozzarella, amo la dimensione piccola con ingredienti ben chiari. La nostra ricerca non ha potuto coprire tutta Roma, perciò, segnalateci le vostre preferenze, se non le vedete!

Ecco le mie scelte ... così se mi pare!

Supplizio Da un nome così azzeccato nasce una passione. Lui, Arcangelo Dandini, chef famoso, ne parla come di un amico e te lo serve in questi porta uovo di carta e ci stanno alla perfezione!
Via Banchi Vecchi 43 - Tel: 06 8916 0053

Franchi Famosa e tradizionale salumeria dei Prati - sempre meta dei golosi della zona - i supplì sono una delle loro tante specialità, entro e mi viene l'acquolina in bocca, poi passo da Castroni con quel delizioso profumo di caffè e da Pedrini per tutti i materiali da cucina. Un triangolo di piacere! Via Cola di Rienzo, 200 - Piazza Indipendenza - Tel: 066865564

Sisini La casa del supplì Buoni buoni, per molti uno dei meglio! Via S. Francesco a Ripa, 137 - Tel. 06.5897110 Piazza Re di Roma, 20 - Tel. 06.70491409

Rosticcerì Piccolo locale quasi davanti al Senato - lui Massimo Riccioli, ha una lunga storia di ristorazione. I supplì sono buoni e verso sera trovi chi non ha proprio né voglia né tempo di cucinare e si porta a casa qualche bel vassoietto! Corso Rinascimento, 83 - Tel. 0668808345 Piazza Testaccio 24-Via Mastrogiorgio 75 - tel. 06 60656157

Rosati Ci si va per vedere e farsi vedere; i supplì sono buoni e cotti al momento.
Piazza del Popolo, 4/5a - Tel. 06. 3225859

Pro Loco Pinciano
Della famiglia di "Supplizio", ottimo supplì quello alla romana, morbido dentro e croccante fuori. È un ristorante ma potete portare via anche solo i supplì, ottimi (2,50 €)
Via Bergamo 18 (Piazza Fiume) Tel.06 8414136

Mizzica Rosticceria e pasticceria siciliana che ha anche una sede in via Lucrezio Caro in Prati. Ce lo consigliano Ranieri e Quinta che ci vanno spesso. I supplì sono belli grandi in varie versioni.
Via Catanzaro 30/36 (piazza Bologna) - Tel: 0644236024

MOSTRE

Queste le scelte di Marguerite de Merode concentrate questo mese su

ROMA

Complesso del Vittoriano: Giovanni Boldini Non sono un'entusiasta delle mostre organizzate al Vittoriano mala mostra su Boldini, per gli amanti del genere, vale senz'altro una visita. Non c’è la marchesa Luisa Casati che l’artista dipinse varie volte, ma tra le 160 opere esposte troviamo la grande tela dedicata a "Ritratto di Donna Franca Florio", poi "Lady Colin Campbell" della National Portrait Gallery, il "Ritratto di Madame Blumenthal" della Gare d’Orsay e il famoso "Ritratto di Giuseppe Verdi." Un po’ troppi quadri della sua “prima manière” forse, ma comunque l’illustrazione di un bel “monde perdu”: la Belle Époque, ricca di ventagli, piume, velluti e femme fatale, esaltante la bellezza femminile nella cui rappresentazione il pittore ferrarese eccelleva.
Fino al 16 luglio

Palazzo delle Esposizioni: Georg Baselitz, Gli Eroi
Al Palazzo delle Esposizione si riprende una mostra storica dove nel 2016 lo Städel Museum di Francoforte propose ai tedeschi il ciclo del 1965-1966 di Georg Kern (Baselitz, da quando decise di prendere per cognome la città della Sassonia in cui era nato nel 1938) grande pittore neo espressionista. Gli eroi sono Soldati, Pastori, Ribelli, Partigiani, Pittori, Pittori moderni, Rossi, Bianchi realizzati dall’artista con una pittura vigorosa. Sono esposte al piano terra del palazzo di via Nazionale una quarantina di tele di grandi dimensioni, ma anche 30 opere su carta. “Negli Eroi risiedono il simbolo dell’adolescenza e le tematiche del dolore, della consapevolezza della propria colpa, della ribellione e della speranza in un mondo concepito come estraneo, sbagliato o mutilato” dice Max Hollein curatore della mostra insieme a Daniela Lancioni.

Fino al 18 giugno

Museo di Roma in Trastevere: Vivian Maier. Una fotografa ritrovata. La storia della fotografa, Vivian Maier, è una storia incredibile. Lavora tutta la vita come bambinaia ma la sua passione segreta è la fotografia a cui si dedica anima e corpo immortalando, con uno sguardo curioso e un incredibile talento, la vita quotidiana nelle strade con i suoi abitanti, bambini, lavoratori, persone di buona società e personaggi famosi come pure miserabili, mendicanti ed emarginati. La Maier “ritrae le città in un momento di fervido cambiamento sociale e culturale”. Quando un giovane ragazzo compra per caso ad un asta una scatola contenente centomila rullini, scopre lo straordinario talento dell’anonima artista dandole poi, la fama che si merita. Il Museo di Trastevere presenta 120 delle sue fotografie.
Fino al 18 giugno

Macro Testaccio: Alfredo Pirri, I pesci non portano fucili, curato da Benedetta Carpi de Respighi e Ludovico Pratesi. Nel Padiglione B del MACRO Testaccio, una prima mostra antologica dedicata all’artista Alfredo Pirri il cui lavoro spazia tra pittura, scultura, lavori su carta e ambientali. Sono tre gli elementi che caratterizzano la ricerca dell’artista: lo spazio, il colore e la luce. “Questa mostra, ci dice Ludovico Pratesi, permette una lettura completa e ragionata della complessità della ricerca di Alfredo Pirri, attraverso un itinerario espositivo strutturato come un’opera in sé. Lo spazio del Macro Testaccio viene interpretato dall’artista in maniera da sottolineare le componenti fondamentali del suo pensiero, per invitare il visitatore a condividere un’esperienza immersiva giocata sull’armonia tra spazio, luce e colore”.
Dall’11 aprile al 6 giugno

Museo di Roma Palazzo Braschi: I pittori del '900 e le carte da gioco - La collezione di Paola Masino, a cura di Marinella Mascia Galateria e Patrizia Masini. Giocare a carte con i pittori del ’900, da Carla Accardi a Burri, a Consagra, da Primo Conti a Carrà, da Campigli a Capogrossi, a Cagli, da Fautrier a Cocteau, da Carlo Levi a Guttuso, da Prampolini a Fausto Pirandello – solo per citarne alcuni. Questa suggestiva partita sarà idealmente possibile grazie alla originale collezione di carte di Paola Masino (1908-1989), donate da Alvise Memmo al Museo di Roma ed esposte per la prima volta al pubblico nelle sale al piano terra dal dicembre 2016 al 30 aprile 2017.
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Fino al 30 aprile 2017
(ICH)


Pensiero matematico

Due matematici si incontrano e uno per stuzzicare l'altro gli pone un problemino:
- il prodotto dell'età dei miei figli è 36. Che età hanno?
Il secondo matematico dice che ha bisogno di altre informazioni.
Il primo dice che la somma delle età è 13.
Il secondo chiede altre informazioni e allora questo risponde: il mio primogenito porta gli occhiali.

Niente? Vedete qui...

La Lampadina - Divertissement Littérarie
Antropologica

Anche in questo numero non c’è un racconto ma un arguto gioco letterario!
Sentitevi liberi di inviarci quanto scrivete, noi, dopo una semplice valutazione di opportunità, pubblicheremo ciò che ci proponete.

Oggi vi proponiamo
"Antropologica", di Laura Noulian

Ma, a proposito, Vi ricordate il numero scorso? Come Handel a finire Musicologica?
Mahler o Berliotz? Cliccate qui per saperlo!

Saranno Eschimesi, che dico?

Son Unni che aspetto e Maia nemmeno un bacetto.

Celti giorni penso: “Basta, me ne Navaho!”

Ma intanto i Ramni passano e, mi Greci?

Io t’Amorrei sempre di più.

Sumeri così dolce con me!

Eravamo così Fenici insieme!

Adesso non mi Dervisci più.

Sempre ti Arabi ed Assiri

che Inca si può far così,

che allora non mi Volsci più vedere.

E più mi Tartari così

e più mi Turchi il cuore.

Io t’Amorrei, sei Tugs per me l’amore.

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La Lampadina ::: Periodiche illuminazioni
Newsletter di fatti conosciuti ma non approfonditi, luoghi comuni da sfatare, semplici novità.

La Lampadina è una newsletter ideata da Carlo Verga, gestita da un Comitato di redazione composto da: Filippo Antonacci, Isabella Confortini Hall, Lucilla Crainz Laureti, Marguerite de Merode Pratesi, Ranieri Ricci, Carlotta Staderini Chiatante, Lalli Theodoli, Beppe Zezza e redatta con la partecipazione di: Lorenzo Bartolini Salimbeni, Renata Ferrara Pignatelli, Giancarlo Puddu e Angelica Verga. La sede è in via Castiglion del Lago, 57, 00191, Roma.

La newsletter, di natura non politica, non ha scopo di lucro e si propone di fornire - con frequenza inizialmente mensile - "periodiche illuminazioni" su argomenti di vario genere, con spunti di riflessione e informazioni. L'invio viene effettuato su segnalazione degli stessi lettori, agli amici ed agli amici degli amici. il presente numero è inviato a circa duemila persone. Sono gradite da chiunque le collaborazioni e le segnalazioni di persone interessate a ricevere la newsletter.
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